ARP Odyssey Module

Dopo il remake dell’ARP Odyssey a tastiera, Korg ne ha realizzato anche una versione a modulo con lo stesso, strepitoso generatore sonoro. Prezzo basso e funzioni virtualmente identiche alla macchina vintage fanno di questo synth un winner totale.

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Lo strumento | La catena di sintesi | Utilizzo e ascoltoConclusioni | Scheda tecnica | FAQ


Facciamo un passo indietro: nel 2015 Korg ha rifatto l’Odyssey presentato originariamente nel 1972 dall’americana ARP. Lo strumento Korg è una replica totale e fedelissima della circuiteria sviluppata dall’azienda americana per quello che sarebbe diventato uno dei due monosynth più famosi della storia (l’altro è ovviamente il Minimoog). Grazie a un accordo con David Friend, co-fondatore di ARP e tra i principali progettisti dell’Odyssey originale, è stato possibile prendere i vecchi schemi e reingegnerizzarli per l’implementazione con componenti SMD, più economici e particolarmente adatti a una produzione automatizzata che permette di abbassare i costi.

È nato così l’Odyssey 2015, virtualmente identico all’originale degli anni Settanta ma con tre importanti eccezioni:

  1. la tastiera di questa versione non è più full-size ma dotata di tasti slim;
  2. i tre VCF corrispondenti alle tre principali revisioni hardware della macchina originale, tra loro diversissimi per comportamento e sonorità, sono tutti e tre contemporaneamente presenti sui nuovi Odyssey;
  3. è stata aggiunta una funzione Drive per saturare il segnale in uscita dal filtro che non era presente sulla macchina originale.

Visto il successo dell’operazione Odyssey, Korg ha in seguito messo in produzione anche le versioni “Module” e “FS”, ovvero Full Size con tastiera a passo standard. In questo articolo ci occupiamo della versione a modulo, che rappresenta il modo più economico per entrare oggi in possesso di un Odyssey nuovo di fabbrica. Ma ci sono rinunce da fare? E se sì, quali? Andiamo a vedere!

 

Lo strumento

L’ARP Odyssey Module è un sintetizzatore desktop dotato di tutte le funzioni dei modelli a tastiera. In uno chassis di robusto metallo troviamo dunque la nota circuiteria real-analog in sintesi sottrattiva basata su due oscillatori, un VCF passa basso, un filtro passa-alto non risonante, un inviluppo AR e uno ADSR assegnabili a diversi stadi della macchina, un LFO e un circuito Sample&Hold. I comandi sono disposti sul pannello superiore inclinato  che fa sembrare questo Module molto simile a un modello a tastiera al quale siano appunto stati segati via i tasti. Il retro ospita una gran ricchezza di connessioni: vi sono il connettore per l’alimentatore esterno, lo switch di alimentazione, gli ingressi MIDI su DIN pentapolare e USB, le prese per un pedale di espressione e un footswitch per attivare il Portamento, le due uscite a basso livello (su jack) e alto livello (su XLR), un ingresso per segnale esterno, una presa cuffia con piccolo pomello per il suo livello, e infine un completo set di connessioni CV/Gate per interfacciarsi con altri analogici, anche modulari. In un clima di massima fedeltà al modello originale – nato quando del MIDI non esisteva neanche l’idea – va rilevato che le prese MIDI ricevono solo il messaggio di Note On e quello di Pitch Bend (che la versione a tastiera del 2015 non supportava). Per il resto l’Odyssey non risponde alla velocità né a nessun altro comando di espressione o di controllo. Korg ha dunque scelto di non rendere l’Odyssey programmabile o almeno controllabile nei suoi parametri fondamentali via MIDI CC, restando totalmente fedele all’impostazione old-school della macchina.

Il pannello posteriore

Va notato che grazie ai connettori presenti sul pannello posteriore l’Odyssey può essere messo in feedback su se stesso prelevando il segnale dall’uscita cuffia e facendolo rientrare dall’Ext Audio Input, in modo da ottenere un suono cattivo e imballato. “Quanto” imballato è poi possibile deciderlo tramite il controllo di livello dell’uscita cuffia. Sempre grazie alla ricchezza di connessioni è anche possibile ottenere che se si connettono tra di loro i jack Gate Out e Trig In, il solo ADSR non verrà retriggerato dalla tastiera, consentendo un suo uso in modalità “Legato”. Infine, il pedale di controllo eventualmente connesso al jack posteriore prende il posto del segnale S/H Mixer tra le sorgenti di controllo. Chiudiamo questa analisi tecnica con un’osservazione di carattere generale: è evidente come l’Odyssey originale sia stato pensato da chi aveva gli strumenti modulari in testa e, tramite percorsi multipli e possibilità di selezione di sorgenti audio o di modulazione, voleva fornire in un synth compatto una versatilità in qualche modo comparabile a quella delle macchine patchabili. Il sintetizzatore ARP richiede quindi un certo studio per essere compreso fino in fondo nelle sue numerose possibilità, e si presta inoltre a essere integrato in set-up modulari grazie alla ricchezza di connessioni di controllo.

 

La catena di sintesi

I VCO sono due, ciascuno con forme d’onda quadra a simmetria variabile e dente di sega selezionabili in opzione. Tale selezione non avviene però nel modulo oscillatori ma nel mixer, dove al di sotto dei controlli di livello dei due VCO ci sono i selettori a slitta delle waveform. Un terzo slider controlla il livello del generatore di rumore (bianco o rosa, in opzione), oppure del modulatore ad anello tra i due VCO: anche in questo caso la selezione della sorgente avviene con un selettore posizionato sotto il cursore di livello. Nel riquadro di pannello ad essi dedicato, i due VCO esibiscono ciascuno un controllo di accordatura Coarse e uno Fine: non vi sono i selettori di ottava impostati sui tradizionali piedaggi dell’organo (16’, 8.’, 4’, ecc…) che di solito troviamo negli altri synth. Qui l’altezza di ciascun oscillatore va settata caso per caso tramite un comando continuo e quindi bisogna “riaccordare” l’Odyssey –  o almeno un suo oscillatore – ogniqualvolta si vuol shiftare d’ottava o altro intervallo un VCO, e questo è sicuramente scomodo. Si tratta del prezzo che Korg ha deliberatamente voluto pagare alla fedeltà assoluta all’impostazione del modello originale, evitando “ammodernamenti” che in molti avrebbero percepito come uno snaturamento dello spirito dell’Odyssey originale. Il sottoprodotto di questa scelta è la necessità di tenere un accordatore permanentemente collegato al synth, oppure di sviluppare un orecchio assoluto di buon livello. Vicino ai controlli di accordatura ciascun VCO ha un selettore a slitta: per VCO 1 è quello che seleziona la possibilità di usarlo in range normale oppure come LFO, mentre per VCO 2 è quello che abilita o disabilita il Sync.

Il blocco oscillatori

Il Sync, è opportuno dirlo, è una componente-chiave nella “voce” dell’Odyssey ed è in grado di far suonare la macchina compatta, selvaggia e graffiante come non mai. Per un esempio virtuoso del suo utilizzo è necessario ascoltare le gesta di Billy Currie degli Ultravox grazie alle quali è percepibilissimo il continuo variare della waveform che il musicista opera muovendo – furiosamente eppur sapientemente – il controllo di accordatura di VCO 2 mentre il Sync è attivato. Sotto ai comandi di intonazione, ciascun oscillatore presenta altri quattro slider, in questo caso per gestire le modulazioni. Per ciascun VCO vi sono infatti due percorsi di modulazione della frequenza di oscillazione (denominati FM), la cui sorgente può essere variata con selettori a slitta. In VCO 1 il primo percorso di FM è selezionabile tra l’onda sinusoidale e quella quadra dell’LFO, mentre il secondo può arrivare dal modulo Sample&Hold (S/H secondo la denominazione ARP, di cui parleremo tra un attimo) o dall’ADSR. In VCO 2 invece la prima FM è selezionabile tra la sinusoide dell’LFO o il mixer del Sample&Hold, mentre la seconda FM arriva da S/H o ADSR. Ciascun VCO dispone poi di comandi slider per la gestione della simmetria dell’onda quadra: il primo slider controlla la simmetria statica della waveform (PW), mentre il secondo la sua modulazione dinamica (PWM). Tale PWM può arrivare dalla sinusoide dell’LFO o dall’ADSR, coi soliti selettori a slitta posti sotto il relativo comando a cursore. A centro pannello c’è la sezione forse più criptica della macchina, quella da sempre “incomprensibile” per i neofiti: in alto troviamo il solitario comando di velocità di oscillazione dell’LFO, mentre al di sotto vi sono i comandi del citato modulo di Sample&Hold. Un S/H Mixer dosa due sorgenti con altrettanti slider, e sotto di essi si trovano i relativi selettori per i segnali da inviare al modulo di campionamento della CV. La prima sorgente può così essere la waveform quadra o quella sawtooth di VCO 1, mentre la seconda può essere la quadra di VCO 2 o il segnale del generatore di rumore.

L’enigmatico modulo Sample&Hold

Un cursore Output Lag influisce sullo slew-rate del circuito e, in pratica, modifica il grado di “smussatura” delle variazioni di voltaggio in uscita da S/H. Un cursore a slitta permette di selezionare se il modulo S/H deve campionare ogni volta che arriva un trig di tastiera oppure con la periodicità data dall’LFO. Se tutto questo vi suona ostico e avete difficoltà a legarlo a uno specifico effetto sul suono non preoccupatevi, è assolutamente normale! Il modulo S/H dell’Odyssey richiede tempo e sperimentazione per essere capito, ma poi è in grado di regalare molti suoni inusuali e assai movimentati.

Veniamo alla sezione Mixer e VCF: qui i tre segnali di VCO 1, VCO 2 e Noise o Ring Mod confluiscono nel filtro passa-basso risonante, e poi in un passa-alto non risonante. Il filtro LPF è come detto multimodo e tramite un selettore a levetta può assumere le personalità sonore corrispondenti a quelle delle tre maggiori revisioni di Odyssey. Va infatti sottolineato come negli anni l’Odyssey sia stato modificato con una certa continuità dal suo costruttore in numerosi particolari. Il VCF in particolare ha avuto tre incarnazioni totalmente diverse, e voi sapete bene quanto un filtro contribuisca a forgiare la “voce” di un synth: il primo filtro a essere stato realizzato era un 12 dB/Oct ed era quello più aperto, sonoro, selvaggio e tagliente; il secondo era un 24 dB/Oct simile in qualche modo al VCF Moog (cosa che ha portato a un confronto legale tra le due case, poi risolto extragiudizialmente) e dotato di una grandissima inclinazione “vintage”; il terzo filtro era un altro 24 dB/Oct, notevolmente liquido e in qualche modo più moderno, ma gravato da una sensibile perdita di livello all’aumentare della risonanza. Fino a oggi per avere un filtro o l’altro gli appassionati di vintage erano costretti a mettersi sul mercato e cercare un Odyssey dotato della configurazione hardware desiderata. Questo fatto ha reso i primi modelli (e in particolare i “Blackface” della seconda serie col primo 24 dB/Oct) ricercatissimi e quindi molto costosi. Adesso invece sull’Odyssey by Korg è sufficiente muovere un apparentemente innocente selettore a slitta per accedere a tutte queste tre personalità sonore: è questa la vera funzione-killer del nuovo Odyssey!

La sezione filtri e mixer

Oltre ai comandi per Cutoff e Resonance, il VCF dispone di tre ulteriori slider che ne modificano la frequenza di taglio. Al solito, altrettanti selettori a slitta posti sotto agli slider ne scelgono la funzione: il primo modificatore può essere selezionato tra il tracking di tastiera o l’S/H Mixer; il secondo tra S/H e la sinusoide dell’LFO, il terzo tra l’inviluppo ADSR e quello AR (ne parleremo tra poche righe). Tutto questo permette una gestione del filtro molto flessibile e soprattutto aperta a modulazioni estremamente dinamiche. Il filtro HPF dispone invece del solo comando di cutoff. Vicino ad esso ecco comparire una delle poche innovazioni introdotte da Korg sul percorso del segnale: si tratta di uno switch Drive che aumenta il segnale del VCA fino a portarlo in saturazione. Il Drive non ha comandi per dosare tale saturazione, ma l’intervento di questo stadio si è dimostrato in prova davvero ben calibrato e molto, molto musicale. Ci avviciniamo allo stadio di uscita della macchina, ed eccoci dunque al cospetto del VCA: il suo gain può essere variato staticamente con un primo slider (in tal caso la macchina suona indefinitamente anche senza segnale di trigger), e sottoposto all’azione dell’inviluppo tramite un secondo slider. Quest’ultimo è alimentabile con uno dei due inviluppi di bordo, ovvero i citati ADSR e AR. Ed eccoci dunque a fare la conoscenza di costoro: l’ADSR è un inviluppo classico, capace di attacco e decadimento molto veloci (la casa dichiara tempi minimi di 5 msec); l’AR è invece un inviluppo a due stadi in cui l’Attack si innesca gradualmente alla ricezione del segnale di trigger, poi sostiene indefinitamente finché tale segnale è applicato, e infine decade a zero secondo le impostazioni del parametro di Release appena il trigger cessa. Come avrete capito dalle righe precedenti, l’Odyssey non ha un routing fisso di un certo inviluppo al VCF e un altro al VCA come avviene in molti altri synth, ma al contrario ciascuno dei due inviluppi può essere impiegato per modulare ciascuno dei due moduli di filtro e di amplificazione. Si può dunque inviare l’ADSR al controllo del cutoff del filtro e l’AR al guadagno del VCA (configurazione molto classica), ma anche usare un unico inviluppo (tipicamente l’ADSR) sia per VCF che per VCA, o ancora sbizzarrirsi con ulteriori combinazioni.

I due inviluppi

Ciascuno dei due inviluppi può essere innescato dal trigger di tastiera o dall’LFO. In quest’ultimo caso, si può ulteriormente selezionare se l’auto-repeat è attivo solo a tastiera premuta oppure indefinitamente. Per completare la disamina della macchina rispostiamoci all’estrema sinistra di pannello: qui troviamo uno slider di portamento, una leva Transpose (-2 Oct/0/+2 Oct), un controllo incassato da azionare con una penna o altro oggetto appuntito per il Portamento Mode (seleziona se il Portamento deve attivarsi o meno anche a leva Transpose attivata) e il famigerato Proportional Pitch Control introdotto da ARP con la terza revisione dell’Odyssey. Quest’ultimo, attraverso l’uso di tre pulsanti, gestisce il pitch-bend verso il basso, l’inserimento graduale del vibrato e il pitch-bend verso l’alto.

 

Utilizzo e ascolto

Come abbiamo detto, il nuovo Odyssey by Korg è una replica fedele del prodotto originale. Il suono di una grande macchina del passato infatti c’è, c’è tutto, e l’entusiasmo nel poter riavere tra di noi un synth che ha segnato la storia e che ha una personalità così forte e brillante è davvero elevato. L’Odyssey non è mai stata una macchina “facile”, e questo sia per l’architettura particolare descritta sopra che per le impostazioni non convenzionali di molti comandi. Tenuto presente ciò, questo è un synth di grande, grandissima soddisfazione: i bassi sono incredibili, profondi e definiti, e la macchina può cimentarsi con estrema efficacia su un’ampia palette di suoni di synth-bass. Stesso discorso per i lead, forse il terreno di elezione dell’Odyssey: qui il suo timbro aperto e pungente, ma per niente aspro o sgranato, lo fa venir fuori di brutto in tutti i mix, specialmente se si impiegano le sawtooth e magari il Sync. L’architettura della macchina in effetti va un po’ “capita” perché l’Odyssey implementa una sorta di matrice di modulazione ante-litteram che all’inizio non è facilissimo comprendere e poi piegare ai propri voleri. Tuttavia, una volta che ne si coglie il funzionamento, la macchina si rivela tanto sonora quanto sperimentale, tanto efficace in senso mainstream quanto capace di inerpicarsi in territori sonori che sembrano innovativi ancor oggi. Per capire davvero l’Odyssey però non basta sentirlo “raccontato”, occorre sentirlo all’opera. Se davvero amate i synth, lo strumento vi conquisterà subito con una personalità forte e marcata che riporta in diretta allo spirito pionieristico con cui si progettava, si comprava e si suonava un sintetizzatore a inizio anni ’70. E anche le innovazioni anni ’10 di Korg non scherzano: i tre filtri sono un’aggiunta incredibile e permettono di cambiare radicalmente timbro e soprattutto stile sonoro con un click. Il 12 dB/Oct è una “bestia da lead”, ha un suono d’epoca che vi farà sentire gli elettroni scorrere dentro i transistor, quasi che non si trattasse di una fredda macchina elettronica ma di uno strumento organico fatto di legno e pelli. Il terzo filtro (a patto di compensarlo in volume quando si sale con la Resonance) è quello più standard e “universale”, di perfetta scuola americana, mentre il secondo ha un fascino tutto suo, talvolta gutturale e talaltra un po’ intubato che dona all’intero Odyssey una personalità unica nell’intero panorama dei sintetizzatori. Molto bello anche il comando Drive: pur senza alcuna possibilità di essere dosato, introduce una distorsione eufonica, un modo elegante eppure “crunchy” di imballare il suono senza mai nemmeno avvicinarsi alle timbriche “zanzarose” tipiche di circuiti meno pregiati. Ottima infine la connettività, che sostanzialmente permette soprattutto il pilotaggio della macchina con tensioni analogiche e non col MIDI: questo può portare a timing più rocciosi nelle sequenze di basso e negli arpeggi, a patto di disporre di un adeguato sequencer hardware. In definitiva, siamo davanti a una macchina economica ma che suona da grande, grandissima!

 

Conclusioni

L’ARP Odyssey Module è una macchina eccezionale, che permette l’accesso con pochi denari a un suono fino a pochi anni confinato esclusivamente a sintetizzatori vintage dall’affidabilità talvolta problematica e dal costo di acquisto molto elevato.

Anche a 35 anni dalla presentazione del modello originario, l’Odyssey è un synth che ha ancora molto, moltissimo da dire. Gli altri synth monofonici dotati di suono di pari lignaggio sono infatti tutti posizionati su livelli di prezzo ben più alti, spesso doppio o anche triplo rispetto a questa versione a modulo. Il nuovo ARP Odyssey Module si posiziona in una fascia ancora raggiungibile da molti, e in cambio di circa 600 Euro di street-price fornisce un suono di livello assoluto. Brava quindi a Korg per aver fatto rinascere un mito, e buona musica a chi deciderà di comprare uno strumento così ricco di anima e di suoni come questo. Anzi, per quello che costa, di Module bisognerebbe comprarne due…

 

Scheda tecnica

Prodotto: ARP Odyssey Module
Tipologia: sintetizzatore analogico duofonico
Dati tecnici dichiarati dal costruttore:
Polifonia Massima 2 voices in modo Duofonico; normalmente monofonico
Controlli Posizioni del Transpose 2 Octave Down (2 Ottave sotto), normale, 2 octave up (2 ottave sopra) Proportional Pitch Control b (Pitch down) Pad: -2 / 3 ottave circa – (Modulation) Pad # (Pitch-up) Pad: +2 / 3 ottave circa
Noise Generator – generatore di rumore
Noise Spectrum Types (white e pink) – rumore bianco e rosa
Portamento Velocità massima Circa 0.01 msec./oct Velocità minima Circa 1.5 sec./oct
VCO (Voltage Controlled Oscillator) Waveforms – forme d’onda Sawtooth, Square, Pluse (Dynamic Pluse) Frequency Range – estensione della frequenza VCO-1 in modo Low Freq. (bassa frequenza) da 0.2 Hz a 20 Hz: VCO-1 e VCO-2 (banda audio) da circa 20 Hz a 20 kHz
Variazione della frequenza in fase di riscaldamento 1/30 di semitono max. all’accensione
Pulse Width 50 % – 5 %
Pulse Width Modulation
ADSR, +45 %, LFO, +15 % Voltage Controlled Response – Risposta al controllo di voltaggio 1 V/oct Massimo spostamento in frequenza LFO sin wave, +1/2 oct. LFO square wave, +1.5 oct, ADSR, +9 oct, S/H, +2 oct.
VCO-1 priorità nota più bassa, VCO-2 priorità nota più alta
VCF (Voltage Controlled Filter) Tipi Low pass (I: 12 dB/oct., II III: 24 dB/oct.) Frequency Range – Estensione della frequenza 16 Hz – 16 kHz Massimo fattore Q utilizzabile 30 Risonanza 1/2 – auto oscillazione Voltage Controlled Response – Risposta al controllo di voltaggio Tasto C3 (lato sinistro): 0 V Tasto C6 (lato destro) 3 V
VCA (Voltage Controlled Amplifier) Dynamic Range – Risposta dinamica 80 dB
Ring Modulator Tipo Digitale
Input Signal – segnale d’ingresso VCO-1, VCO-2 (square wave – onda quadra)
Sample & Hold Sorgenti di controllo Tastiera o LFO Trigger Segnali utilizzabili VCO-1 sawtooth wave e square wave, VCO-2 square wave e pink noise
ADSR Envelope Generator – generatore d’inviluppo Attack Time 5 msec. – 5 sec. Decay Time 10 msec. – 8 sec. Sustain Level 0 – 100 % or Peak Release Time 15 msec. – 10 sec.
AR Envelope Generator – Generatore d’inviluppo Attack Time 5 msec. – 5 sec. Release Time 10 msec. – 8 sec.
Ingressi – Control Input Pedale Jack mono da 6.3 mm Pedale Portamento Jack mono da 6.3 mm
Uscite audio – Audio Output LOW Connettore Jack mono da 6.3 mm Massimo livello d’uscita -20 dBu@ 10 k ohm di carico Impedenza d’uscita 10 k ohm Uscite audio. Audio Output HIGH Connettore XLR Maximum Output Level +4 dBu@ 1 k ohm di carico Impedenza d’uscita 330 Ohm. Cuffia Connettore Jack stereo da 6.3 mm Massimo livello d’uscita 50 mW + 50 mW@ 33 ohm di carico Impedenza d’uscita 10 Ohm regolabile tramite la manopola di Volume Ingresso audio esterno (Ext. Audio Input) Connettore Jack mono da 6.3 mm Massimo livello d’ingresso -10 dBu Impedenza d’ingresso 22 k ohm
Porta MIDI IN
Porta USB Tipo B
Connessioni CV IN/OUT: Keyboard CV (IN/OUT) 1 V/oct. Connettore jack mono da 3.5 mm GATE IN/OUT Jacks Connessioni GATE IN/OUT +3 V (minimo) GATE OUT +10 V, tasto giù; 0 V tutti i tasti su Connettore jack mono da 3.5 mm Connessioni TRIG IN/OUT TRIG IN +3 V pulse min., 10 μsec durata minima TRIG OUT +10 V impulse alla pressione del tasto, 10 μsec durata Connettore jack mono da 3.5 mm Alimentazione Connettore per adattatore AC (DC 9V) Consumo 6.5 W
Finiture disponibili Bianco – White (ARP ODYSSEY Module Rev1), Nero/arancio – Black and Orange (ARP ODYSSEY Module Rev3)
Accessori in dotazione Adattatore AC, cavo tipo “phone”, cavo tipo “mini-phone”
Accessori opzionali Pedale Expression/Volume XVP-20 Pedale Volume VP-10 Switch a Pedale PS-3 Switch a Pedale PS-1 Cavi Patch SQ-CABLE-6
Dimensioni: 496 x 89 x 265 mm (L x A x P)
Peso: 3,7 kg
Prezzo: 649 Euro
Distributore: Eko

 

FAQ

Q: quante sono le versioni di ARP Odyssey realizzate da Korg?
A: sono otto in totale: tre con tasti slim-keys (Mk1 bianco, Mk2 nero/oro, Mk3 nero/arancio); due a modulo (Mk1 bianco e Mk3 nero/arancio); tre con tasti Full Size FS (Mk1 bianco, Mk2 nero/oro, Mk3 nero/arancio).

Q: quali differenze di sonorità ci sono tra le versioni coi diversi colori?
A: nessuna: le differenze tra il Module Mk1 e Mk3 per esempio sono solo cosmetiche, ma internamente gli strumenti sono identici, suonano uguale e montano tutti i tre modelli di filtro citati nel testo.

Q: è possibile montare l’Odyssey Module a rack?
A: no, il modulo è più largo della dimensione standard dei rack da 19” e non entra in essi. Si è fatta questa scelta per mantenere la dimensione dei comandi analoga a quella della versione con tasti slim-keys.

Q: è possibile qualche forma di programmazione o controllo dei parametri via MIDI?
A: no, Korg ha scelto di ricreare la macchina il più fedelmente possibile rispetto all’originale, quindi non ci sono memorie né controlli digitali sui comandi di pannello. L’interfaccia MIDI integrata è molto basica, riceve solo i comandi di Note On e di Pitch Bend e non trasmette nulla in uscita. Questo è un synth da suonare.

 

Ascolta

La demo audio ufficiale di ARP-Korg

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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