Roland Boutique: troppo piccoli per essere “veri”?

A ogni annuncio di un nuovo Boutique, il popolo di Synth Cafè insorge: “Troppo piccoli!” è il giudizio inappellabile. Ma sarà giusto così? E perché quando esce un Korg Volca o un Novation Circuit nessuno muove foglia?

Eh già, sono proprio in tanti quelli che sentenziano che i Roland Boutique sono troppo piccoli per essere davvero usabili: sotto accusa finiscono inevitabilmente i comandi di ridottissime dimensioni e i terminali di uscita sull’odiato mini-jack da 1/8 di pollice. Eppure i 30 cm di larghezza dei Boutique non sono in assoluto troppo pochi: vi sono degli strumenti con le stesse dimensioni che sono diventati dei miti assoluti, come per esempio il Roland TB-303 Bassline! E vi sono tante altre macchine sul mercato che hanno dimensioni ancora più piccole e sui quali nessuno ha mai mosso appunti “dimensionali”: non si sentono mai, per esempio strali verso i Korg Volca (19,3 cm), il Dave Smith Mopho Desktop (19 cm), il Novation Circuit (24 cm) o verso strumenti di nicchia come Audiothingies Micromonsta (19 cm) e Mutable Instruments Shruthi XT (30 cm).

Korg Volca

Ma allora perché tanto accanimento proprio verso i Roland?!? Beh, i fattori sono molteplici. In una parola, i Boutique hanno scatenato in molti appassionati il sentimento di “delusione”: arrivano da uno dei brand sintetici più prestigiosi, hanno promesso fedeltà ai modelli originali che emulano, usano la “odiata” tecnologia digitale per riprodurre strumenti analogici, hanno polifonia ridotta rispetto ai loro antenati.

Insomma, la linea Boutique è stata percepita dall’utenza come un’operazione interamente “al ribasso”, un’iniziativa che nel 2017 offre meno di quello che la stessa casa di Osaka era stata capace di fare 30 e più anni fa.

Gli appassionati di complottismi vari non hanno poi perso occasione di sfoderare uno dei loro cavalli di battaglia di sempre, e cioè che quella dei Boutique sarebbe solo una squallida “operazione di marketing”. Probabilmente chi fa queste affermazioni gonfia il petto e crede di calare un asso formidabile mentre le pronuncia, dimenticando che tutte le aziende, di qualsiasi settore esistono solo per vendere i loro prodotti e per fare profitto attraverso di essi, e non certo per fare beneficenza e supportare la diffusione della cultura. Semplicemente, Roland ha deciso di capitalizzare sulla grande fama e desiderabilità dei vari Jupiter-8, TB-303, TR-808 e 909 per proporne delle riedizioni che andassero a soddisfare la fame di quei suoni da parte di migliaia e migliaia di giovani appassionati che da sempre li desiderano, ma non hanno né il cash né la competenza di comprarsi uno strumento vintage che nel frattempo ha raggiunto quotazioni imbarazzanti e un livello di potenziale fragilità preoccupante. Se Korg o Yamaha avessero prodotto negli anni ’80 delle drum machine o dei synth diventati in seguito altrettanto mitologici, state tranquilli che oggi ne farebbero delle riedizioni anche loro.

Ma ciò che mi fa più rabbia è quando leggo che si tratterebbe di “giocattoli” e che i Boutique “costano troppo”: il suono e le funzioni non sono affatto da giocattoli ma da strumento serio, l’uscita a mini-jack non crea nessunissimo problema con il cavo adattatore giusto, mentre l’obiezione sul prezzo francamente non riesco a capirla. E quanto diavolo dovrebbero costare questi Boutique affinché il popolo del web dica che si tratta di un “prezzo onesto”? 200 Euro? 100 Euro? Dovrebbero regalarteli perché il prezzo sia considerato equo? No, la verità è che i Boutique sono posizionati perfettamente: costano anzi poco in rapporto a quello che offrono (pensate al JU-06 che stava a 299€), suonano alla grande rispetto al prezzo e le dimensioni contenute aiutano tantissimo i musicisti che fanno tour low-cost e debbono sobbarcarsi loro stessi il trasporto dell’attrezzatura, nonché i bedroom producer che spesso hanno sei metri quadri in tutto per sistemare la loro mercanzia in casa, accanto al letto o in un angolo del salotto.

Roland System-8

E a chi si lamenta che “potevano anche farli un po’ più grandi”, andrebbe ricordato che Roland ha in listino anche il synth System-8 che raccoglie in sé molti modelli usati (magari con qualche variazione) nei Boutique, nonché la batteria TR-8 che ha dimensioni molto più confortevoli per lavorarci sopra.

Insomma, Roland Boutique assolti? Ni, il popolo di Synth Cafè non ha tutti i torti. Perché sinceramente rimane il dispiacere per una manovrabilità un po’ limitata in certi modelli (quelli con più controlli fisici a fronte della stessa superficie di pannello, come il JU-08 e l’SE-02), per la polifonia circoscritta a quattro note nei polysynth (sei sarebbe il minimo sindacale), per la frequenza di campionamento limitata a 44,1 kHz (che toglie un po’ di aria in alto).

Roland Boutique SH-01A

Ma ripeto, per la cifra richiesta i Boutique offrono comunque tantissimo e anche se non soddisferanno appieno gli integralisti più esigenti (tra cui mi metto anch’io), possono comunque dare tanto valore ai più giovani e agli appassionati con meno pieghe nella fisarmonica del portafoglio: a queste ultime categorie di utenti daranno per molto tempo suoni, ispirazione, idee, soddisfazioni che una volta erano irraggiungibili a quel prezzo.

E questo badate che non è poco.

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

4 pensieri riguardo “Roland Boutique: troppo piccoli per essere “veri”?

  • 17/10/2017 in 10:10
    Permalink

    Sono in lacrime davanti a tanta saggezza ! Complimenti per la sua intramontabile bravura e competenza……

  • 17/10/2017 in 12:17
    Permalink

    Un interessante e chiaro articolo che mette in luce molti lati di questi nuovi strumenti. Come sempre grazie grande Claudio! !

  • 17/10/2017 in 17:32
    Permalink

    Grande Giulio come sempre in bocca al lupo per questa nuova avventura digitale al passo con i tempi. 🙂

  • 19/10/2017 in 14:03
    Permalink

    Bravo Giulio! Aggiungo che dopo l’ondata di modulari in formato eurorack, dare del “troppo piccoli” ai boutique è davvero comico! Ho visto sistemi eurorack praticamente inutilizzabili per la sola mole di cavetti patch che ne ricoprivano la superficie di lavoro. Ci credo che un buon ottanta per cento di modularisti eurorack ci fa solo i droni, mentre chi suona i boutique fa da “padroni” del suono! 🙂

I commenti sono chiusi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: