Newfangled Audio Elevate

Un plug-in di mastering trasparente e natural-sounding. Basato su principi innovativi. Dagli sviluppatori di Eventide. Che costa poco. Vi basta per essere curiosi?

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Elevate | Filter Bank | Limiter/EQ | Transient | Spectral Clipper | Il test | ConclusioniScheda tecnica | FAQ


Elevate è un plug-in multiformato destinato a operazioni di mastering audio, realizzato dal nuovo brand Newfangled Audio e distribuito da Eventide. Per capire cosa leghi il nuovo marchio a quello ultranoto di Eventide, bisogna sapere che Dan Gillespie, il fondatore di Newfangled, ha lavorato in Eventide sin dal 2002, arrivando a essere Senior DSP Engineer per la casa del New Jersey e a sviluppare plug-in come Ultraverb.

Il primo prodotto di Newfangled Audio è stato un innovativo equalizzatore a 26 bande denominato EQuivocate, inizialmente distribuito gratuitamente. Ciò che rende unico EQuivocate è il fatto che le sue 26 bande sono centrate attorno alle frequenze di massima sensibilità dell’orecchio umano secondo quanto definito dalla Scala Mel e quindi la loro azione è massimamente incisiva e nel contempo naturale rispetto alla percezione psicoacustica del segnale. EQuivocate inoltre usa dei filtri FIR a fase lineare che secondo lo sviluppatore dovrebbero garantire una reale equivalenza tra la risposta in frequenza disegnata a schermo e quella percepita dall’ascoltatore. Tra le altre, EQuivocate offre funzioni di Match EQ per prelevare “l’impronta sonora” da un brano di riferimento e trasferirla nella traccia che si sta processando, e inoltre è possibile anche svolgere un’azione di “disegno” della curva di equalizzazione attraverso un semplice dragging del mouse.

 

Elevate

Se abbiamo discusso in dettaglio di EQuivocate è perché Elevate, il nuovo plug-in di Newfangled in prova qui, si basa su alcuni concetti comuni e sulla suddivisione del segnale audio nelle stesse 26 bande per poi essere processate separatamente. Elevate infatti è un plug-in dedicato al mastering che al suo interno contiene tre processori-chiave, tutti operanti in modalità multibanda:

  • un limiter
  • un transient shaper
  • uno spectral clipper

Se state pensando al processo di mastering come alla banale “massimizzazione” su cui era basato per esempio lo storico Ultramaximizer L1 di Waves, qui succedono cose molto più complesse e in buona parte diverse. Il risultato è che Elevate garantisce un incremento di volume, punch e dettaglio come doveroso per un processore di mastering contemporaneo, ma sempre garantendo un suono naturale in uscita. Intendiamoci, se volete “squashare” brutalmente il segnale masterizzato, Elevate è in grado di farlo ma non è certamente questo il punto di forza del progetto.

Elevate opera su cinque schermate, di cui una principale in cui fare i setting generali del trattamento dinamico del segnale, e quattro di dettaglio in cui rifinire particolari impostazioni o fare un fine-tuning della timbrica e dinamica ricercate. Tutte le schermate condividono la medesima impostazione di base: a sinistra ci sono i bargraph per il livello di ingresso, con indicazione separata per valori RMS e picco. A destra vi sono analoghi bargraph per il livello di uscita, sempre con indicazione separata di RMS e picco e in più anche con un’ulteriore barra che indica l’ammontare della Gain Reduction (GR). Da notare che tutti questi valori, oltre che essere visualizzati sulle barre, sono anche riportati come dato numerico, ed è quindi una manna sapere in tempo reale a quanti dB sotto lo 0 dBFS si sta lavorando sia come picco che come valore medio. In particolare, avendo sott’occhio il valore RMS è possibile decidere quanto “forte” e quindi quanto aggressivo sarà il master finale, e se del caso “darsi una regolata” per non farlo troppo hot. In alto, tra i bargraph di ingresso e di uscita, vi è una finestra grafica che può offrire tre visualizzazioni: Input/Output, Gain Reduction, Filter Bank. In questa finestra si può visualizzare a colpo d’occhio la situazione del segnale e dell’elaborazione che sta subendo visto che Input, Output e Gain Reduction sono rappresentati con colori diversi:

– in Input/Output si vedono le waveform del segnale in ingresso (azzurro pieno) e di quello in uscita (azzurro più scuro):

– in Gain Reduction si visualizza la riduzione di gain apportata per ciascuna banda:

– in Filter Bank si vedono i livelli per ciascuna delle 26 bande di ingresso (in azzurro) e di uscita (in giallo), nonché le barre rosse di Gain Reduction, sempre per banda:

All’interno di questo frame immutabile costituito dai due misuratori di livello laterali e dalla finestra superiore, ci muoviamo ora per analizzare le diverse schermate di Elevate.

Nella schermata Main Parameters si ha accesso ai comandi principali che definiscono il comportamento dei tre sub-moduli del plug-in (Limiter/EQ, Transient, Clipper). Nella sezione Limiter si regolano con degli slider il Limiter Gain tra 0 e 12 dB (ovvero la “spinta” globale del plug-in), la velocità del detector del limiter (e quindi l’andamento dinamico, più veloce o rilassato, del brano nel suo complesso) e il Ceiling (ovvero il livello massimo di uscita). Riguardo a quest’ultimo parametro, la mia raccomandazione è quella di impostarlo a -0,3 dB per evitare grane in caso di conversione del proprio master in segnali a compressione lossy: sarebbe un discorso lungo da affrontare nei suoi perché e percome tecnici, ma in questa sede divagheremmo troppo. Nel dubbio, fidatevi di queste righe e fatevi una ragione che scendere di tre decimi di dB sotto lo zero non vi farà perdere neanche un ascoltatore 😉 Ancora sul Limiter, vanno segnalati i comandi Adaptive Gain e Adaptive Speed che, se ingaggiati, consentono a ciascuna banda di assumere regolazioni autonome nei rispettivi parametri. Questo può portare a un maggiore livello percepito, ma a scapito del bilanciamento tonale della traccia. Infine, un parametro importantissimo: un menu drop-down permette di impostare tra 1 e 26 il numero di bande su cui opererà Elevate. Questo permette di ridurre il numero di bande di processing nel caso si disponga di computer poco potenti o si voglia un controllo più “broad” sul timbro, ma anche di ottenere quel comportamento da limiter monobanda che qualcuno potrebbe desiderare per emulare processori meno recenti e più basici come quelli citati sopra.

Il modulo di gestione dei transienti dispone di un solo controllo slider nella schermata Main Parameters: esso permette di spingere  più o meno l’enfasi dinamica sui segnali percussivi, rendendo per esempio il rullante più incisivo e “staccato” dal resto della base. Il parametro Adaptive Transient invece influenza l’ampiezza della banda di trattamento del transiente.

Anche il modulo Spectral Clipper gode di un solo comando slider Drive, che è quello che dosa la saturazione del segnale in uscita e se spinto verso l’alto lo rende più “hot”. Il comando Clipper Shape invece ha il compito di impostare un intervento della saturazione più o meno netto al superamento della soglia impostata dalla curva di saturazione definita con Drive.

Lavorando solo all’interno di questi parametri – comunque non pochi e di non immediata comprensione – è possibile usare Elevate come un mastering limiter quasi “normale”, e certamente giocando coi controlli qui a disposizione è possibile definire al 90% il carattere dinamico della traccia masterizzata. A mio parere tuttavia, il bello di questo plug-in esce andando a modificare i parametri di dettaglio dei singoli moduli, in modo da spremere tutte le funzioni esclusive di Elevate, quelle che rendono il suo suono e la sua versatilità così particolari e interessanti. Andiamo dunque a vedere questi moduli!

 

Filter Bank

Abbiamo visto come Elevate sia di base un modulo multibanda pensato per lavorare su 26 bande spaziate secondo la Scala Mel. Questo comportamento tuttavia può essere alterato nella finestra Filter Bank in quanto è possibile qui impostare il numero di bande di funzionamento tra 1 e 26, ed eventualmente slegarsi dalla Scala Mel per impostare delle frequenze di centrobanda definite dall’utente. Ciò che è ancora più incredibile nella versatilità di controllo spettrale offerta da Elevate è la possibilità di mettere in Solo una o più bande, in modo da evidenziare l’apporto di ciascuna di esse al messaggio musicale e gli eventuali problemi che introduce in esso. Il soloing delle bande permette inoltre di ottenere timbriche stranissime, e apre la porta all’uso di Elevate come effetto creativo.

 

Limiter/EQ

In questa finestra, oltre a poter intervenire sui parametri di Limiter Gain e Adaptive Gain già visti nella schermata principale, è possibile regolare il guadagno banda per banda, comprimendo le frequenze cui si vuol dare più spinta, e viceversa abbassando di livello quelle bande che risultano già troppo gonfie. È qui che si svolge quell’operazione di “ritocco della timbrica” cui oggi si ricorre sempre più spesso per adattare più tracce (magari di autori diversi, oppure registrate in diversi studi/periodi temporali) all’interno di un’unica release. Con questo modulo si possono inoltre anche correggere errori o eccessi di equalizzazione fatti in fase di mixdown. Il livello di ciascuna banda è regolabile in un intervallo di +/-6 dB, è anche qui possibile il soloing di una banda, e infine si possono regolare i livelli di più bande in una sola “passata” draggando il mouse (opzione Draw Curve).

 

Transient

Quando si entra in questa finestra, analogamente a quanto visto per quella precedente, è possibile visualizzare il processing dei transienti banda per banda, e poi regolarne l’esaltazione in maniera selettiva. Questo può servire soprattutto per dare maggior “pacca” per esempio al rullante dando più Transient Emphasis solo alle bande in cui esso opera, oppure a ridurre il movimento di una traccia di batteria in cui la cassa sia stata mixata troppo “fuori”. Anche in questo caso, la possibilità di mettere in Solo una o più bande può essere utilizzata per ascoltare e dosare le regolazioni che riguardano solo essa.

 

Spectral Clipper

In questa finestra ci si addentra alla gestione di dettaglio del saturatore di Elevate, potendo visualizzare graficamente e quindi regolare la curva di saturazione del plug-in, sia in termini di sua pendenza (ovvero quanto velocemente aumenta la saturazione al crescere del livello), che in termini di nettezza dell’intervento (passaggio graduale/brusco da segnale pulito a segnale saturo).

 

Il test

Il plug-in si installa nei vari formati desiderati dall’utente con la massima facilità e senza alcun problema. Il suo peso, nonostante i warning dello sviluppatore, non è elevato su una macchina di ultima generazione in quanto impegna circa il 10% di un Intel i7 7700k con tutte e 26 le bande attivate. Su sistemi più anziani potrebbe essere necessario ridurre il numero di bande di elaborazione, ma si tratta di casi estremi legati a processori davvero obsoleti. Una volta aperto Elevate, tutto appare chiaro e ben dislocato: la logistica del plug-in è davvero ben congegnata e per muoversi fluidamente al suo interno bastano pochi minuti. Un po’ più complesso è il prendere confidenza coi suoi comandi, capirne la logica: intendiamoci, Elevate non è un plug-in difficile, ma da un lato impegna concetti innovativi coi quali è necessario fare conoscenza, e dall’altro è proprio il processo di finalizzazione in sé (preferisco questa espressione all’abusato “mastering”) che richiede attenzione per non rovinare il suono di una traccia. Quello che colpisce subito dell’intervento di Elevate è la sua trasparenza: è possibile subito guadagnare 3, anche 5 dB di loudness senza minimamente percepire alcuno schiacciamento di dinamica, né alcun pompaggio o distorsione sui transienti. Poi chiaramente se si spinge ancora, aumentando l’intervento del limiter e soprattutto spingendo in alto il livello di ingresso, il segnale comincia ad apparire più “carico”, ma sempre in maniera naturale. Per andare a cercare il suono “bello caldo” bisogna spingere invece il pedale dell’acceleratore sullo spectral clipper che può aiutare nei generi più energetici, fino a poter arrivare a un suono distorto e un po’ troppo carico per produzioni che esulino il rock più pestone. Fantastica è la possibilità di dosare il lavoro del limiter con le singole bande, alzandone e abbassandone il livello in maniera gentile e garante di una continuità di intervento all’interno dello spettro audio. Spesso coi limiter multibanda in cui l’intervallo audio viene diviso in tre o cinque gamme si arriva a un suono disarticolato se si spinge su regolazioni troppo diverse da banda a banda, mentre con Elevate e le sue 26 bande questo non è possibile. A meno che ovviamente non sia quello che si cerca, e allora non ci sono problemi. In alcuni casi ho assistito a una maggiore coesione e naturalezza abbassando la soglia di intervento delle funzioni Adaptive Gain e soprattutto Adaptive Speed, ma tale risultato dipende strettamente dalla distribuzione dei picchi dinamici della traccia. Il consiglio è quindi di provare entrambi i settaggi: con Adaptive Gain e Adaptive Speed pienamente inseriti il suono è più veloce e vivo, mentre disinserendoli o limitandone l’azione il blend dei vari strumenti e gamme aumenta. Alla fine, tutto dipende dal tipo di sonorità ricercata. La versatilità di Elevate è comunque altissima, e supera di gran lunga quella di analoghi limiter da mastering disponibili in formato software. Grandiosa infine la possibilità di regolare i transienti per singole bande: si può tirare fuori la “pacca” del rullante senza aumentare l’incisività della cassa, o enfatizzare il dinamismo dei soli hi-hat per incrementare la loro capacità di “portare” il tempo. La chiave per ottenere questi risultati è la sperimentazione, ma Elevate è facile da gestire. Infine una nota funzionale: il plug-in dispone di una logica (escludibile) di make-up del Gain che consente di confrontare segnale processato e segnale naturale a parità di livello. Questo rende tutte le operazioni di confronto assai più facili ed efficaci, e aiuta a sagomare la traccia che si sta finalizzando in modo che suoni forte, ma nel contempo non stravolta rispetto alla sua connotazione di partenza.

 

Conclusioni

Rispetto ad altri prodotti concorrenti, Elevate soffre della mancanza di tool di gestione dell’immagine stereo, di emulazione della saturazione del nastro magnetico e di certi processori vintage come per esempio l’autenticamente mitologico Fairchild 670. Sono features in alcuni casi importanti, che magari speriamo di veder apparire in bundle futuri di Newfangled Audio. Ma intanto, quel che c’è in Elevate è buono, dannatamente buono: in sostanza siamo davanti a un limiter multibanda senza reali concorrenti sul mercato, né in termini di soluzioni tecniche né in termini di suono. Ad esso si aggiungono delle funzioni di transient shaping tanto uniche quanto preziose da avere in un processore di mastering, e un saturatore che può riscaldare il suono nei contesti sonori più hot. Elevate suona trasparente, veloce, pulito (a meno che non lo si spinga deliberatamente in saturazione). Permette davvero di aumentare il loudness percepito di una traccia senza distruggerne la dinamica e/o l’equilibrio spettrale, senza farla pompare come un segugio asmatico, senza farla distorcere a ogni colpo di cassa. Elevate è un plug-in unico, certamente non adatto a chi cerca sonorità pesantemente colorate o addirittura lo-fi, ma in compenso indicato per una gamma vastissima di applicazioni di finalizzazione audio. In questa logica, il prezzo è da intendersi molto conveniente, e la qualità offerta in cambio è molto alta. Dateci seriamente un’occhiata.

 

Scheda tecnica

Prodotto: Newfangled Audio Elevate
Tipologia: plug-in multiformato per mastering
Dati tecnici dichiarati dal costruttore:
Sistemi operativi supportati: Microsoft Windows 7 e successive; Apple MacOS X 10.7 e superiori
Formati del plug-in: AAX Native, AU, VST2, VST3
Sistema di protezione: iLok (non è necessaria la chiavetta USB)
Prezzo: 199,00 US$; upgrade da EQuivocate 99,00 US$
Distributore: Eventide

 

FAQ

La protezione è tramite sistema iLok: è necessaria la omonima chiavetta USB?
No, se si possiede già un dongle iLok si può certamente usare tale chiavetta per depositarci sopra l’autorizzazione. Ma se invece non la si possiede è sufficiente scaricare il Pace’s iLok License Manager, un software gratuito che abilita il processo di autorizzazione su un PC anche se sprovvisto di chiavetta iLok.

Per che tipo di attività di mastering è indicato Elevate?
Per il suo prezzo e le sue prestazioni Elevate è adattissimo all’home recordist e ai piccoli project studio che vogliono finalizzare le proprie tracce in proprio per arrivare a master adatti alla pubblicazione su SoundCloud, release digitali, CD autoprodotti. È improbabile che esso verrà impiegato per masterizzare il prossimo disco di Vasco Rossi perché le grandi produzioni possono accedere ad hardware analogici di livello altissimo che hanno ancora diverse marce in più rispetto alle soluzioni software. Ma è indiscutibile che con Elevate si possono raggiungere risultati anche molto seri e professionali, direttamente in competizione con i servizi esterni di mastering più economici. Basta saperci fare.

Come sono i preset forniti con Elevate?
Possono dare spunti interessanti per comprendere meglio il plug-in e vedere in quanti modi diversi si può usare. Tuttavia non trovo particolarmente efficace fare del mastering usando dei preset in quanto le regolazioni devono essere fatte dal fonico in base alla traccia in trattamento. Guardate ai preset forniti come a degli utili starting point, null’altro.

 

Video demo ufficiale

 

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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