EVE Audio SC207

Il monitor in prova è il modello centrale della gamma EVE: sufficientemente piccolo da entrare anche in spazi ristretti ma all’ascolto “grande” abbastanza da offrire un vero monitoraggio full-range e un alto livello di attendibilità. Il tutto per un costo complessivo intorno ai 1.000 Euro la coppia.

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EVE Audio è un costruttore di monitor professionali con sede a Berlino e produzione in larga parte basata su facilities orientali. Nasce da una costola di ADAM Audio, proprio come Eva nacque da una costola di Adamo: il suo patron Roland Stenz fu infatti uno dei due fondatori di ADAM nel 1999. Nel 2011 Stenz, conclusa l’esperienza in ADAM, diede vita a EVE. In comune con la produzione precedente rimangono l’impiego generalizzato del tweeter a nastro in tecnologia A.M.T. (Air Motion Transformer) sviluppato negli anni ’70 dal fisico tedesco Oskar Heil, nonché un generale approccio high-tech alla progettazione e costruzione di monitor molto analitici.

 

EVE Audio SC207

SC207 è il monitor centrale della gamma EVE, che spazia dai piccolissimi SC203 pensati per uso desktop e che ho recensito qui, ai grandi modelli far-field da molte migliaia di Euro. Come tale, l’SC207 si candida a essere attrattivo per una gamma vastissima di utenti: ha dimensioni abbastanza piccole per essere usato in ambienti home anche non molto grandi, ha estensione in basso e qualità complessiva sufficienti da soddisfare le necessità di un vero monitoraggio professionale, è capace di livelli di emissione piuttosto elevati, e infine viene proposto a un livello di prezzo ancora raggiungibile da una vasta gamma di appassionati. Riguardo a quest’ultimo aspetto, non mi dilungherò qui sul fatto che è totalmente privo di senso spendere 5.000 Euro di synth e batterie elettroniche, 1.000 di computer e poi ridursi ad ascoltare tutto con dei monitorini da 300 Euro come spesso vedo fare in giro: mi limito in questa sede a dire che monitor come gli EVE SC207 rappresentano quel livello qualitativo necessario e sufficiente, sotto al quale un’installazione di produzione e registrazione musicale con un minimo di ambizioni non dovrebbe scendere se davvero si vuol sentire ciò che si suona e si registra.

L’EVE SC207 ha dunque dimensioni compatte, col cabinet che si sviluppa soprattutto in profondità. Il mobile è di MDF accuratamente verniciata a effetto-seta, e i bordi sono stondati per evitare diffrazioni. Anche la larghezza contenuta del pannello frontale, realizzato in resina, aiuta l’SC207 ad abbattere le diffrazioni e quindi a offrire un suono più preciso e focalizzato nello spazio.

Il caricamento del woofer è un tradizionale bass-reflex, col condotto di accordo che è posizionato sul pannello posteriore e che ha forma lamellare stondata su un lato per evitare turbolenze. Il retro del diffusore è completato da connessioni di ingresso bilanciate su XLR e sbilanciate su pin RCA, la presa e l’interrutore di alimentazione, e una coppia di dip switch che possono bloccare in maniera permanente le regolazioni effettuate coi comandi di livello e filtraggio. Come tradizione di EVE Audio questi sono infatti posizionati sul pannello anteriore e non sul retro, e sono gestibili tramite un’unica manopola multifunzione “turn&click” circondata di una corona di LED per la visualizzazione dei settaggi.

Con tale manopola è possibile controllare la sensibilità di ingresso e altri parametri di correzione acustica del monitor, in modo da poterne adattare la risposta a diverse situazioni ambientali. Tali parametri sono gestiti nel dominio digitale, poiché i monitor di EVE utilizzano tutti un DSP interno che poi alimenta direttamente gli amplificatori PWM (volgarmente detti “digitali” anch’essi, ma in realtà più correttamente “a impulsi” o in Classe D). Vediamo dunque questi parametri: Low Filter è un controllo shelving che permette un taglio dai 300 Hz in giù con intervento da +3 a -5 dB a passi di mezzo deciBel; High Filter è analogo ma con intervento sugli acuti, e interviene sopra i 3 kHz sempre con range -3/+5 dB; Desk Filter infine è il controllo dedicato alle situazioni più difficili, e ha intervento asimmetrico: se usato in attenuazione taglia i 170 Hz (max -5 dB) con una campanatura stretta allo scopo di ridurre l’influenza del rinforzo causato dal posizionamento acusticamente disastroso su meter-bridge, tavoli o altre ampie superfici. Se invece usato in esaltazione (max +3 dB) esalta gli 80 Hz.

In dotazione all’SC207 vi sono dei semplicissimi piedini gommati adesivi nel caso si voglia disaccoppiare il monitor dalla superficie di appoggio, nonché una griglia metallica da posizionare opzionalmente sul tweeter per proteggerlo.

 

Altoparlanti e tecnologia

SC207 è un monitor due vie che impiega le tipologie di driver da sempre cari a EVE Audio, ovvero woofer in composito e tweeter di Heil. Il woofer in particolare è un componente da 6,5” a lunga escursione: trattenetevi dal solito giochino di valutare l’estensione in basso dal solo diametro di questo componente, perché questo monitor scende molto più di altri prodotti appartenenti alla categoria commerciale dei “7 pollici”. Il merito di ciò è della già citata lunga escursione della membrana, di un magnete ad elevata energia e di una bobina mobile di 1,5”. La membrana è definita dal costruttore come “honeycomb”, ovvero con struttura a nido d’ape, ma non è fornita la specifica di quale ne sia il materiale costituente. EVE Audio non fa accenno a eventuali interventi del DSP di bordo anche per rinforzare la risposta alle frequenze più basse, supportando dunque il progetto meramente acustico del monitor, ma conoscendo il costruttore ciò è da ritenersi possibile.

Il tweeter è un componente a nastro realizzato secondo la tecnologia AMT sviluppata negli anni 70 da Oskar Heil: tale tecnologia prevede una massa mobile estremamente contenuta a fronte di un’elevata efficienza del trasduttore. Questo si traduce in una grande velocità di risposta, bassa distorsione e quindi elevato tasso di analiticità. Diffidate di chi vi dice che “il tweeter a nastro è trapanante” perché sta facendo un’operazione di banalizzazione della tecnologia bella e buona, cercando di mandare in vacca il discorso tecnico e portarlo verso i luoghi comuni. La verità è che questo altoparlante ha qualità analitiche molto elevate e se realizzato bene può dar luogo a prestazioni molto, molto buone. L’esemplare usato nell’SC207 è denominato RS2 ed è dotato di un magnete più potente rispetto a passate realizzazioni in modo da consentire un pilotaggio del nastro più efficiente e quindi livelli di uscita più elevati.

I due altoparlanti sono alimentati da due distinti amplificatori PWM, accreditati rispettivamente di 100 e 50 Watt di potenza a breve termine. La potenza RMS non è dichiarata ed è certamente più bassa, potendo essere stimata in circa 60+30 Watt. Il tutto comunque sembra più che bastevole a far suonare molto forte una coppia di SC207, visto che SPL massimo a 1 metro è di 106 dB.

Le due vie sono incrociate elettronicamente a 2.800 Hz, una frequenza abbastanza alta da lasciare gran parte del “voicing” del diffusore in mano al woofer, col tweeter che si occupa soprattutto della rifinitura armonica e dei transienti.

Un’occhiata alla risposta in frequenza dichiarata dal costruttore (curva rossa) mostra una più che eccellente linearità su tutta la gamma audio, con solo un piccolo “bump” centrato sui 70 Hz che consiglia di abbassare un po’ il livello dei bassi se si vuole la massima neutralità, e la gamma dai 100 ai 500 Hz leggerissimamente attenuata: durante la sessione di ascolto vedremo come queste specifiche trovino puntuale correlazione nelle risultanze uditive. Interessante anche la curva di risposta rilevata col monitor angolato di 30° (in verde): la perdita alle alte frequenze è modestissima, a testimoniare la ampia dispersione di cui è capace il tweeter AMT e quindi il fatto che dall’SC207 possiamo attenderci uno sweet spot bello grande.

 

Ascolto

Appena attaccato, l’SC207 fa immediatamente capire il suo carattere, le sue qualità e le sue “richieste”. Cominciamo da queste ultime: il monitor tedesco gradisce essere posizionato a 30/40 cm dalla parete posteriore e con i due cabinet distanti tra loro un po’ meno di un paio di metri. Appare subito che si tratta di un monitor “bass-heavy”, ovvero con un basso potente e imperioso, e quindi una collocazione troppo a ridosso dalla parete posteriore rischia di caricare troppo la gamma grave. Inoltre l’SC207 preferisce una distanza di un paio di metri tra i diffusori perché così riesce a dispiegare un’immagine ampia, sferica e aerea. Il suono si estende ben oltre il confine fisico delle “casse”, e anche in altezza è ben esteso. Si evita insomma quell’effetto “panorama appiattito” che affligge alcuni monitor con cui ti senti come quando al cinema finisci in seconda fila sotto lo schermo, e coi quali tutta l’emissione sonora è piatta e confinata in un segmento di retta strettamente compreso tra la posizione dei due diffusori. Qui no, qui il suono è grande, si diffonde bene in ambiente e ti avvolge piacevolmente. Da questo deriva anche uno sweet spot ampio, per cui lavorare con una coppia di SC207 installati sopra un production desk lungo e spostarsi lungo di esso non rappresenta assolutamente un problema per la coerenza dell’ascolto.

Veniamo ora alla timbrica: è sostanzialmente piatta, ma non anonima perché l’SC207 è neutrale ma ricco di dettaglio a media e alta frequenza al tempo stesso. Il suono è coinvolgente ma non tende assolutamente al caldo, all’eufonia tipica di una vecchia concezione dell’Hi-Fi. Al contrario, il monitor potrebbe apparire freddo, ma in realtà è solo neutro, veloce e iper-analitico. Si seguono con questo diffusore tutte le parti ritmiche, gli incastri, i suoni più nascosti nel mix. Di un kick-drum si avvertono separatamente le diverse componenti, ovvero la “pancia” in basso, la percussione e le armoniche in alto. Le “lettura” da parte del fonico dei giri di basso elettrico ed elettronico è esemplare, così come quella dei testi cantati. Si riesce a cogliere la struttura armonica di un brano assai meglio che con altri diffusori monitor, ed è la scrittura musicale ad apparire più chiara e meno confusa.

Il basso è potente, veloce, incisivo e piuttosto esteso. Difetti? Sì certo, qualcuno c’è sempre: l’SC207 non è il monitor più riposante che esista, e metterlo in un ambiente con grossi problemi di acustica potrebbe rivelarsi un problema. I controlli di bordo permettono comunque di limitare l’emissione dei bassi, spesso troppo esuberante se lasciata in condizioni Flat, e di adeguarla alle esigenze dell’ambiente e del proprio gusto. Vi è un minimo di opacità in zona medio-bassa, coi 200/300 Hz che vengono resi appena indietro, ma niente di grave. Ne guadagnano invece le rappresentazioni dell’effettistica, dell’immagine, degli arpeggi e strumenti di dettaglio.

Un’ultima parola sulle capacità di sonorizzazione: SC207 può suonare piuttosto forte e rivelarsi un monitor perfetto per regie anche di 20/25 metri quadrati. E il bello è che questa prestazione è raggiunta senza che il monitor si scomponga o accenni ad andare in crisi.

 

Conclusioni

L’EVE Audio SC207 è uno dei due/tre migliori monitor del suo segmento: ricchissimo di dettaglio e di spazialità, è un vero strumento di lavoro, a patto di posizionarlo con un minimo di generosità. Non ama essere addossato al muro posteriore, né stare troppo vicino al suo gemello, ma se lo posizionate adeguatamente vi stupirà con una analiticità davvero in grado di rappresentare tutto ciò che esce dalla vostra DAW e finisce nella vostra musica. Lo consiglio soprattutto a chi richiede un monitoraggio dinamico, dettagliato, ricco di bassi (che non vuol dire “pompato”!) e di fisicità. Il prezzo è assolutamente conveniente in rapporto a quanto offerto, mentre per avere di più in termini meramente qualitativi bisogna salire a cifre quasi doppie. Un ottimo prodotto.

 

Scheda tecnica

Prodotto: EVE Audio SC207
Tipologia: Monitor amplificato, due vie
Dati tecnici dichiarati dal costruttore:
Dimensions (WxHxD) [mm]: 215 x 330 x 280
Free-field frequency range (-3dB): 44Hz – 21kHz
Tweeter: A.M.T. RS2
Woofer: 165 mm/6,5″
Cross-over frequency: 2800Hz
Maximum SPL @ 1m: 106dB
Number of amplifiers: 2
Output power (woofer): 100W
Output power (tweeter): 30W
Protection limiter
Settings: Volume: -inf. – +6dB; High-shelf filter (-5dB – +3dB): > 3kHz; Desk filter boost (0dB – +3dB @80 Hz); Desk filter cut (-5dB – +0dB @170 Hz); : on filter: flat, desk, console; Low-shelf filter (-5dB – +3dB): < 300Hz
Connectors: RCA in (impedance 10k); XLR in (impedance 10k)
Power consumption: Standby: < 1W; Full output: 120VA
Weight kg: 8
Prezzo: 1.198,00 Euro la coppia (suggerito)
Distributore: Soundwave

 

FAQ

Ma l’EVE Audio SC207 è la copia dell’ADAM A7x?

È innegabile che ADAM ed EVE partano da radici comuni, da una medesima filosofia di prodotto e dallo stesso modo di vedere il monitoraggio. Non è tuttavia corretto considerare l’EVE la copia di nessun prodotto in commercio perché qui abbiamo una prestazione che fa storia a sé, con un suono ricco, dettagliato e bilanciato che vale la pena di prendere in considerazione se si desidera un monitoraggio che abbia queste caratteristiche.

Il tweeter a nastro AMT non sarà troppo trapanante?
Assolutamente no: si tratta di un trasduttore trasparente e veloce, ma certo non enfatizzato o fastidioso da impiegare. Ha una bassa distorsione, un ampio sweet spot e un suono molto esteso, per cui chi è abituato con tweeter più scuri e lenti potrebbe restarne sorpreso. Ma ciò non vuol dire che sia il prodotto EVE ad essere in torto…

Cosa offre di più un monitor come l’EVE SC207 rispetto a monitor col cono da 7” che costano la metà?
Siamo “semplicemente” su altri pianeti: la dimensione del woofer dice solo una piccolissima parte della storia di un monitor, e in realtà niente di davvero attendibile sulla sua risposta in basso. Inoltre, le altre caratteristiche sonore sono nettamente superiori perché rispetto a un monitor economico qui c’è più estensione in basso a parità di litraggio del cabinet e diametro del woofer, miglior pulizia e dettaglio in alto, minore distorsione. In definitiva un suono più pulito e trasparente.

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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