Rob Papen SubBoomBass 2: quello che non sapevate di volere da un bass synth

Rilasciato in versione 2 il 24 novembre, il prodotto dello sviluppatore e sound designer olandese torna sulle scene con una veste grafica aggiornata, novità nel campo della modulazione ed un modello fisico di sintesi dedicato alla simulazione di strumenti a corda nella loro accezione percussiva. 

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Basato sul motore del fratello maggiore Predator, SubBoomBass 2 è un sintetizzatore virtuale specializzato nella produzione di bassi e sub dalla grande versatilità che strizza l’occhio a generi come Dance e Urban; in questo articolo cercheremo di guidarvi attraverso le sue (numerose) componenti e funzionalità.

 

Interfaccia utente

Partendo da sinistra in alto, oltre ai vari sistemi di gestione per bank, preset e parametri globali, troviamo la prima novità di questa versione: il Pad XY, dove è possibile registrare e mandare in playback dei movimenti che verranno poi usati come sorgente di modulazione per una qualsiasi delle destinazioni impostabili a pannello. Proseguendo abbiamo due oscillatori identici per funzionalità, una distorsione pre-filtro, due filtri e la sezione amplificatore.

Scendendo nella parte inferiore dell’interfaccia abbiamo il Play Mode a gestire le modalità di riproduzione di ogni patch e la Multi Page (cuore pulsante di questo synth) che permette di gestire Sequencer, String Modeling, sorgenti di modulazione ausiliarie, Mod Matrix e Pad XY. A chiudere il tutto è presente una pressoché onnicomprensiva sezione effetti.

Faccio notare che le impostazioni a pannello di tutte queste sezioni sono salvabili singolarmente su disco, dandoci la possibilità di creare per esempio una cartella per i nostri filtri o catene di effetti preferiti.

 

Oscillatori

SubBoomBass 2 dispone di due oscillatori per voce (fino a sei voci disponibili in modalità Poly) entrambi dotati delle stesse caratteristiche. Sono disponibili 128 differenti forme d’onda che spaziano dalle classiche analog modeling alle spectral waveform, ed ancora sample percussivi e di bassi, fino ad arrivare alla seconda novità di questa versione: lo String Physical Model.

Più avanti nella sezione Osc troviamo il controllo Symmetry (in sostanza una PWM applicata ad ogni forma d’onda ad esclusione dei sample), il pulsante Free che permette alla forma d’onda di “correre libera” o di resettare la fase di partenza ad ogni nota suonata e gli usuali Coarse (qui rinominato Semi) e Fine Tune per il controllo del pitch; a chiudere la sezione abbiamo il  Sub Osc (onda quadra o sinusoidale) e Pulse Width Modulation, la quale è gestita da un LFO a sua volta modulabile da diverse sorgenti accessibili da menù a tendina, che appare schiacciando il tasto destro del mouse sulla manopola “Speed”.

A integrare la nutrita selezione di controlli, il parametro FM Amount presente su Osc 2 permette la modulazione di quest’ultimo da parte di Osc 1, Ring e sezione filtri, mentre il pomello Dist gestisce 4 tipi di distorsione da poter applicare al segnale prima che questi raggiunga il filtro.

String Physical Model
Selezionando la forma d’onda String nella sezione oscillatori è possibile usufruire di un generatore sonoro a modello fisico che ha lo scopo di emulare il suono di una corda pizzicata o percossa. Per giungere a questo risultato, il software impiega una versione del modello Karplus-Strong in cui un piccolo ma potente impulso sonoro (generalmente noise) viene fatto passare attraverso un corto delay il quale è parte di un anello di feedback dotato di filtro Low Pass. La tempistica del delay e i livelli di feedback quindi determinano l’intonazione, mentre il filtro – a seconda dei parametri impostati – ha la funzione di smorzare o meno la nostra corda virtuale.

Eccezion fatta per i parametri Colour, Lenght e Damp (che sostituiscono rispettivamente Symmetry, PWM e Speed) nella sezione oscillatori, la gestione del motore di sintesi è accessibile solo tramite una sezione dedicata sulla Multi Page. Nella  parte superiore della pagina si individuano i parametri che andranno a comporre e in parte modulare la pasta timbrica  della nostra corda virtuale. Prime tra questi le sorgenti che costituiscono il nostro impulso (A e B), selezionabili tra sedici forme d’onda differenti (tutte le classiche analog modeling, loro combinazioni e diverse fonti di noise) che vengono mixate tramite il parametro Colour. Continuando verso destra troviamo le impostazioni per gestire lunghezza e volume dell’impulso, seguite dal parametro Impulse Shape che definisce l’inviluppo del volume nella sua fase di decay.

Scendendo di una fila abbiamo Lenght, che imposta il livello di feedback nel loop in cui il nostro impulso viene generato (dunque quanto “viaggia” la nostra corda una volta percossa) e Pluck, che ha il compito di simulare la posizione in cui diamo la nostra virtuale plettrata: ne discende un timbro nasale se suonata vicino al bridge (valore 0%) ed un suono più corposo via via che ce ne allontaniamo (100%). L’ultimo valore presente, Damp, regola la frequenza del filtro Low Pass inserito nell’anello di feedback: più alto il valore, più sordo ed attenuato risulterà il nostro suono.

Tutti i parametri sopraelencati (ad esclusione di Impulse Lenght, Volume e Shape) possono essere impostati per ricevere la velocity come sorgente di modulazione, la quale risponde a sua volta ai valori di keytracking singolarmente impostati.

 

Filtri

SubBoomBass 2 dispone di due filtri, principale e secondario, i quali presentano i classici Slope di 6/12/18/24 dB/Oct nelle varianti High e Low Pass. Sui modelli a 12 e 24 dB/Oct sono presenti anche Band Pass e Notch ed è possibile scegliere tra due varianti all’interno dello stesso Slope. Chiudono la collezione Comb Filter e Vocal.

Oltre a frequenza di taglio e resonance (qui denominata Q secondo una gergalità più tecnica), il filtro principale presenta a pannello i classici controlli per la modulazione derivata da inviluppo, velocity, keytrack, mod wheel ed LFO.

La sezione è arricchita da un inviluppo a 5 stadi ADSFR di cui è possibile invertire la polarità, e da un LFO con gli usuali controlli di frequenza ed intensità relativi alle sei forme d’onda a disposizione: Sine, Triang, Saw Up/Down, Square e S&H. L’oscillatore di bassa frequenza, oltre a poter essere sincronizzato ai BPM della DAW, può operare in due modalità: Mono in cui la forma d’onda si resetta alla propria fase iniziale per ogni nota suonata, oppure Free se preferite una modulazione continua.

Il filtro secondario non dispone di controlli di modulazione a pannello e presenta solo i due knob principali per regolazione di Cutoff e Q.

I due filtri possono interagire col segnale in arrivo dagli oscillatori in tre diverse maniere selezionate tramite l’interruttore alla base del pannello del Filtro Principale: Series, Parallel e Split. Nel primo caso il segnale generato dagli oscillatori passa (nell’ordine) attraverso filtro principale, ausiliario e amplificatore; nel secondo il segnale viene immesso contemporaneamente nei due filtri per poi venire ricompattato prima dell’ingresso nella sezione Amp: nell’ultimo caso vi è uno split del segnale dei singoli oscillatori: quello proveniente da Osc 1 passa attraverso il filtro principale mentre quello proveniente da Osc 2 impiega il filtro ausiliario. In questo modo è possibile indirizzare tali segnali a due distinte componenti della sezione effetti, utilizzando per esempio distorsione per la catena proveniente da Osc 1 e riverbero per Osc 2.

 

Amplificatore

La sezione Amp è piuttosto essenziale e comprende oltre alla gestione del volume in uscita, un controllo della velocity, la regolazione dell’immagine stereo tramite panpot ed un inviluppo a cinque stadi del tutto simile a quello trovato nella sezione filtri.

 

Play Mode

Situato in basso a sinistra, il pannello Play Mode ha tutto ciò che serve per gestire il comportamento di SubBoomBass 2 in fase di riproduzione e performance. Abbiamo dunque le modalità di esecuzione della nostra patch, selezionabile tra Mono, Legato, Sequencer, Poly (fino a sei voci), e una sezione a parte per Unison. Quest’ultimo può riprodurre dalle due alle sei voci con detune gestibile da apposito knob, e offre la possibilità di sommarvi la relativa ottava superiore, per un totale di dodici voci riprodotte contemporaneamente. Di fianco ai controlli per la modalità Unison troviamo la gestione dell’effetto Glide (sotto la dicitura Portamento), il quale può operare secondo due modalità: nella prima tanto più è grande l’intervallo tra due note, tanto più aumenta il tempo di transizione dall’una all’altra; nella seconda il tempo di transizione è impostato, rimanendo costante qualsiasi nota si suoni.

Global Preset Settings
In questa porzione del synth, oltre al controllo Tuning, troviamo il parametro Analog: questo introduce all’interno del segnale delle imprecisioni, piccole scordature degli oscillatori e rumori di fondo; tanto più alto il valore di questo parametro, tanto più alti saranno volume ed intensità di questi eventi. Più avanti in questa sezione è posizionato il comando Decay/Release Shape, che introduce traiettorie concave e convesse nelle altrimenti lineari transizioni tra gli stadi dell’ Amp Envelope, permettendo un controllo del volume più organico e dettagliato.

Pitch Bend e Pitch LFO
Nello spazio dedicato alla modulazione della tonalità emessa dal nostro Synth troviamo un LFO del tutto simile a quello presente nella sezione filtri, compresi il controllo di intensità da parte di una sorgente esterna (Mod Wheel, Aftertouch, Velocity e chi più ne ha più ne metta) e la possibilità di “correre libero” oppure essere vincolato ai BPM della DAW sulla quale operate. È possibile inoltre regolare il numero dei semitoni entro i quali opera la nostra Pitch Wheel (da +48 a -48) impostabili singolarmente per direzione: ad esempio 2 semitoni in positivo e 4 in negativo.

 

Multi Page

Nella parte inferiore centrale dell’interfaccia di SubBoomBass 2 si trova la Multi Page, contenitore per il controllo di Sequencer, String, inviluppi ed LFO ausiliari, Matrice di Modulazione e Pad XY.

Envelope/LFO
Partiamo da cose a noi familiari: nella pagina dedicata alle modulazioni ausiliarie “classiche” troviamo due inviluppi ADSFR come quelli presenti su sezione filtri ed amp, che possono essere inviati ad una miriade di destinazioni (ne conto 87!) ed essere controllati da una tra le 38 sorgenti esterne a disposizione. La cosa si ripete anche per l’unico LFO ausiliario, che rispetto ai suoi simili dispone in questo caso di un controllo Fade In, ovvero la gestione del “ritardo” con cui interviene l’effetto di modulazione quantizzato in secondi (fino a 16,4).

XY
Questa pagina fa riferimento al piccolo “schermo” dotato di assi cartesiani posto in alto a sinistra della nostra interfaccia grafica. Si tratta di un controller interattivo che funge da sorgente di modulazione per una serie di  destinazioni assegnabili, a scelta tra le decine disponibili.

Per sentire il Pad in azione basta selezionare la modalità Live posta sopra la superficie di controllo e portare a spasso il pallino normalmente posto al centro dei due assi. Sul  pannello di gestione XY, tramite i controlli Amount e Destination, viene stabilito quali parametri e con quale intensità essi andranno ad agire sulla patch in esecuzione: tali controlli sono presenti  nel numero di tre per X e tre per Y, dunque fino a sei contemporaneamente. È inoltre possibile registrare i propri movimenti sul Pad grazie al tasto Rec, per poi ascoltarne l’effetto premendo il tasto Play e suonando una nota. A questo punto la nostra piccola automazione può comportarsi in due modi: correre libera (Free Mode) oppure ricominciare dalla sua fase iniziale ad ogni nota suonata (Mono Mode), esattamente come uno degli LFO descritti in precedenza.

Se non vi piace il risultato della vostra registrazione potete ricominciare daccapo, oppure entrare in Edit Mode: questo permette di gestire i punti di riferimento di cui è composta la vostra registrazione (da un minimo di 4 ad un massimo di 128), che possono essere spostati, cancellati, ridotti arbitrariamente di numero oppure quantizzati al livello di tempo (frequenza di aggiornamento tra un punto e l’altro) e di spazio (spalmando i punti su una griglia a 4, 8, 16 oppure 32 linee per asse). Se vi pare troppo aggressiva, è possibile inoltre “limare” l’automazione tramite la funzione Smooth, che mantiene il tracciato originale del segnale di modulazione ma lo riporta verso lidi più tranquilli, riducendolo in ampiezza e posizionandolo più vicino al centro degli assi XY.

Manco a dirlo il tutto è sincronizzabile con la vostra DAW e verrà salvato assieme alla patch in esercizio.

Mod Matrix
Questa sezione della Multi page ci permette di controllare una matrice di modulazione a 4 slot, dunque quattro sorgenti di modulazione a scelta tra Midi Input (Mod Wheel, Velocity, CC, ecc…) e Modulation, ovvero le classiche modulazioni presenti all’interno dello strumento (Inviluppi, LFO, ecc…). Queste sorgenti andranno poi a modulare singolarmente la destinazione associata sulla matrice, per un intensità stabilita attraverso il valore inserito nella colonna Amount. Tale parametro può essere gestito in maniera dinamica associandovi un controllo a scelta sempre tra i vari MIDI Input e Modulation disponibili, i quali a loro volta dispongono di un controllo di Amount.

Esiste una modalità avanzata della Mod Matrix che fornisce tre parametri addizionali: Lower e Upper Threshold vanno a stabilire la variazione massima e minima entro la quale “lavora” la nostra modulazione, mentre Offset definisce il livello minimo di modulazione offerto quando la modulante non riceve segnali da controller esterni (quelli presenti nella colonna Control Source per intenderci). Funzionalità molto utile: è possibile selezionare e trascinare con il mouse le varie destinazioni dal pannello principale all’apposita colonna.

Sequencer
Il sequencer nativo di SubBoomBass 2 è dotato di funzionalità tali da poter essere considerato uno strumento di sound design a se stante. Può agire in maniera tradizionale, mettendo semplicemente le note “in fila”, oppure essere parte integrante del processo di modulazione, introducendo delle radicali variazioni nella pasta timbrica della nostra patch.

Ma partiamo dal principio: l’interfaccia ci mostra un sequencer con la classica impostazione a 16 step, che viene attivato selezionando l’entry “Seq” della sezione Play Mode. Di ogni step è possibile impostare Tie (effetto Legato), Tonalità, Velocity, Slide (effetto Glide), forma d’onda dell’oscillatore 1, forma d’onda dell’oscillatore 2 e, attenzione! Free. Quest’ultimo può essere usato come sorgente di modulazione all’interno della Mod Matrix, portando alle modifiche radicali a cui abbiamo accennato in precedenza.

Sono a disposizione per noi ben 4 differenti sequenze (A/B/C/D) accessibili dai relativi pulsanti in alto a sinistra della Multi Page, che possono essere riprodotte singolarmente oppure in serie, in un ordine stabilito secondo la griglia che apparirà premendo il tasto Pattern: questi è il nostro “sequenziatore di sequenze”, sempre a 16 step. Abbiamo quindi un massimo di 256 step per Pattern. Specifico “un massimo” perché è possibile impostare liberamente il numero step per sequenza e il numero di sequenze all’interno del Pattern Mode.

Altre modalità di esecuzione del sequencer sono Split A-B e Split A-D, che dividono letteralmente la nostra tastiera in due oppure quattro sezioni, ognuna suonante una diversa sequenza, a chiudere il pannello i controlli generali di Swing, Slide, Velocity  e Step Lenght ovvero la durata di ogni singolo step. Un’ulteriore funzionalità è data dal parametro Lock che, se selezionato, permette di mantenere la sequenza in riproduzione pur selezionando un’altra patch,

 

Effetti

Alla fine del nostro viaggio, come se non ne aveste abbastanza, il software offre un arsenale composto da ben 29 effetti, utilizzabili due per volta, tra cui riverbero, gate, EQ, diversi tipi di distorsione, delay, filtri, chorus, e chi più ne ha più ne metta. Questi effetti lavorano in serie (ad eccezione della modalità Split dei filtri, di cui abbiamo scritto in precedenza), possono essere esclusi singolarmente dalla catena del segnale e, udite udite, tutti i parametri presenti sul pannello dedicato sono controllabili tramite Input MIDI e sorgenti di modulazione interni al Synth tramite la piccola Mod Matrix posta ai piedi del pannello FX.

 

Il test

Il software, dopo aver lanciato l’installer scaricabile alla pagina “My Products” del sito robpapen.com, si posiziona automaticamente all’interno della cartella VST della nostra DAW, nel mio caso Ableton Live.

Aperta un istanza e tralasciati i preset, che spaziano dai grandi classici ai suoni più moderni ai sound FX, mi cimento nella creazione di una nuova patch. In circa 60 secondi ho ottenuto il suono che avevo in mente, anzi, migliore di quello che avevo in mente. Un po’ di saturazione pre-filtro, un po’ di chorus qui, una punta di riverbero là, ogni oggetto della mia stanzetta in risonanza e i vicini alla porta, non propriamente sorridenti. Ciò che invece ha sorriso è stata la mia CPU (i5 2,7 GHz) che non ha mai superato lo scalino del 10% su patch complesse, con un 3-5% di utilizzo in più abusando della sezione effetti.

 

Conclusioni

SubBoomBass 2 di rivela un synth molto valido per modulazioni inusuali, qualità del suono, sound design, con un occhio benevolo alla gestione di performance dal vivo.

Certo, sei voci di polifonia sono pochine per un soft-synth, e certo, il sequencer integrato non è polifonico, ma questo è un software dedicato alla produzione di una cosa: BASSI (perché di questo si parla) profondi, corposi e soprattutto, VIVI.

Personalmente, poter assegnare parametri che non sapevamo di volere a destinazioni che non sapevamo esistere (il tutto schiaffato dentro un’automazione) ci permette di tornare in contatto col Mistero della Sintesi: quel “come diavolo ci sono arrivato?” da cui deriva curiosità e successiva conoscenza. Buona Musica!

 

Scheda tecnica

Prodotto: Rob Papen SubBoomBass 2
Tipologia: Soft-synth
Dati tecnici dichiarati dal produttore:
Formato: AAX, AU, VST 32/64 bit
Requisiti sistema: Mac OS-X 10.6 o superiore, Windows: 7 o superiore
Prezzo: 99 Euro
Distributore: Rob Papen

 

FAQ

Ma chi è Rob Papen?
Rob Papen è un sound designer olandese nato nel 1964 che ha cominciato a conoscere i synth attraverso un Korg MS-20 quando aveva 15 anni. Studioso di organo elettronico, Rob dice di amare musicisti come Tangerine Dream, Kraftwerk, Jean Michel Jarre, Giorgio Moroder, Vangelis, Klaus Schulze. Papen ama però anche Bach ed è un apprezzato musicista di musica religiosa. Dopo essersi fatto conoscere negli anni ’90 come autore di numerosi sound-bank per i synth più popolari del periodo, nei 2000 si è fatto conoscere per la sua linea di strumenti virtuali, tutti molto bensuonanti e naturalmente tutti dotati all’origine di numerosissime patch di alta qualità.

Possiedo SubBoomBass prima versione: esiste un percorso di upgrade a questa V2?
Sì, attraverso il sito robpapen.com è possibile accedere alla sezione My Products e da essa scaricare un coupon che consente l’upgrade a 39 Euro.

Esiste un’offerta bundle con gli altri synth di Rob Papen?
Sì, SubBoomBass può essere acquistato anche come parte del pacchetto eXplorer4, che al prezzo complessivo di 499 Euro offre i seguenti prodotti, come da descrizione dello sviluppatore:
SubBoomBass 2: Ultimate bass synthesizer.
Predator 2: The GoTo Synth!
RP-EQ: Silk sounding channel and mastering EQ.
Blade: The cutting edge of today’s synthesizers!
Punch: Speaker busting and body rattling drum machine.
BLUE-II: Cross-fusion synthesis.
SubBoomBass: Ultra-deep groove bass synth with built-in step sequencer.
Predator: Phat analogue synth with killer presets and first class features.
PredatorFX: Filter, modulation, vocoder and effects plug-in.
RG: Electric & acoustic guitar grooves with sequencer and synth effects.
RP-Delay: Delay insanity. reverser, 6 lines, 8 filters, 4 LFOs & more.
RP-Verb 2:  Most intriguing in RP-VERB 2 – next to a great sound – is the new ‘Reverser’ section!
RP-Distort: Wicked FX unit that will distort or alter your tracks.
RP-AmodSpice up your vocal track, liven an instrument and even beef up your drums.
Punch-BD: Based around the BD module of the multi award winning Punch virtual drum synth, Rob Papen delivers a creative module to help you to produce the fattest sounding bass drums.
RAW: Cutting edge EDM synthesizer with the focus on ‘distorted sounds’

 

Demo video (by Rob Papen)

Daniele Dissegna

Classe 1987, operaio nella musica e nella vita, sempre presente ove ci siano tasti, manopole, fader e generatori di onde sonore.

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