Apogee Duet e Quartet: interfacce audio ad altissime prestazioni, ora anche su Windows!

Apogee è da sempre un nome di riferimento per le interfacce audio in ambiente Mac. Col recente rilascio di driver Windows 10 per alcuni suoi prodotti, oggi anche gli utenti dell’OS Microsoft possono accedere alle loro alte prestazioni. Ma quanto “alte”? Andiamo a vedere…

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Le Apogee Duet e Quartet sono interfacce audio sul mercato già da qualche anno. Da sempre Apogee è un costruttore di periferiche Mac-only, ma evidentemente anche dalle parti di Santa Monica (ove la casa americana è basata) devono essersi resi conto che il mondo Windows non è ormai più trascurabile in termini di produzione musicale. Se infatti è vero che i computer della mela sono sempre molto apprezzati da chi fa musica, la disponibilità di un OS Microsoft stabile, efficiente e non troppo pesante come Windows 10 rende pienamente matura anche questa soluzione in ambito musicale. A fine 2017 sono quindi stati annunciati i driver per Win10 per alcuni prodotti Apogee (vedi qui l’elenco completo) e questo ha reso finalmente le “piccole” Duet e Quartet appetibili anche per la vasta maggioranza degli utenti Windows.

La novità, badate bene, non è da poco: da sempre, Apogee vuol dire “suono da studio”, ovvero il lato bello del digitale grazie a una timbrica che è tipica delle grandi produzioni. Poter accedere a tale timbrica anche per gli utenti Windows è dunque opzione del massimo interesse. Per questo motivo ho messo in test una Duet e una Quartet sul mio recentissimo sistema basato su Intel i7 7700k, e adesso andiamo a vedere cosa è successo.

 

Duet

La Duet è una compatta interfaccia portatile in formato table-top dotata di due ingressi analogici multifunzione, una coppia di canali di uscita master e una seconda coppia di canali di uscita dedicati alla cuffia. Tecnicamente è dunque un’interfaccia definibile come 2 x 4 (due In per quattro Out), mentre non vi è traccia di I/O digitali. In compenso Duet offre anche un input MIDI su USB, che anche in questo mondo ormai virtualizzato fanno sempre molto comodo. L’interfacciamento con il computer-host è tramite bus USB 2.0. La risoluzione massima possibile è di 24 bit con sampling rate fino a 192 kHz. Il driver è ASIO e i sistemi supportati sono, oltre che il citato Windows 10, MacOS 10.6.8, 10.7.5 o superiore e iOS 6 o superiore: non va infatti dimenticato che Duet è compatibile anche con iPhone e iPad.

Fisicamente l’interfaccia si presenta realizzata in una pesante e qualitativa fusione di alluminio: prima di procedere, è importante evidenziare come questi siano prodotti Made in USA, e questo sicuramente ha a che fare con una costruzione impeccabile e di alta qualità. Superiormente vi è un bel display OLED a colori per la misurazione dei livelli e delle funzioni di I/O, e subito sotto un manopolone multifunzione dalla rotazione solida e gratificante. Il display può essere commutato su tre viste:

  • Home view, rappresenta in una schermata globale i livelli dei due ingressi e delle due coppie di uscita, insieme ai settaggi principali.
  • Input detail view, mostra i livelli dei due ingressi, se sono raggruppati o meno, la tipologia di ingresso configurato (Mic, Line o Instrument), l’attivazione dell’inversione di fase, l’attivazione del Soft Limit (un limiter a ginocchio morbido che interviene da -4 dBFS per evitare saturazione digitale) e l’eventuale raggruppamento dei due canali di ingresso per dar luogo a un input combinato con controlli unici.
  • Output detail view, rappresenta i due livelli di uscita L e R, l’attivazione delle opzioni Sum, Mute e Dim e l’assegnazione a Output 1&2 o 3&4.

Il manopolone di livello agisce in combinazione col display: premendolo si seleziona in sequenza la sua funzione diretta a Input 1, Input 2, Output 1&2, Output 3&4, mentre un puntino rosso si illumina sul display in corrispondenza della porta in quel momento controllata. Ecco, l’operatività di Duet è in buona sostanza quasi tutta qui, ovvero molto semplice, immediata, intuitiva e soprattutto dritta al punto. Altre funzioni sono comunque accessibili con due pulsanti a sfioramento definiti touchpad posti ai lati della manopola di livello. A essi possono essere assegnate via software numerose funzioni tra cui “Mute Outputs”, “Dim Outputs”, “Sum to Mono” e “Toggle Headphone Source”.

Diamo ora un’occhiata alle connessioni: la limitata dimensione fisica dell’interfaccia favorisce certamente il trasporto e il posizionamento di Duet davanti al musicista che fa il fonico di se stesso, ma non consente di ospitare tutte le porte a bordo di essa. Per questa ragione è stato necessario ricorrere estensivamente a un break-out cable. Esso porta fuori la coppia di ingressi bilanciati su connettore combo XLR/jack, nonché le due uscite Master L ed R su jack bilanciato. La cuffia si attacca frontalmente senza l’uso di adattatori, mentre la connessione MIDI è invece posteriore e su USB type-A (il connettore largo e piatto) che può essere usato per collegare una master keyboard unicamente se dotata di questo tipo di connettività e compatibilità CoreMIDI. Non è invece possibile connettere direttamente a Duet periferiche con I/O MIDI nel tradizionale formato DIN pentapolare.

L’alimentazione è esterna, con un apposito adapter fornito in dotazione: in proposito, Apogee dichiara che Duet può funzionare anche in modalità bus-powered su Mac e in alcune configurazioni Windows. Vista però la disponibilità di un alimentatore esterno che rende tutto più stabile e pone i circuiti sotto il governo di una sorgente di energia più pulita di quella (sporchissima di interferenze) che può essere il bus USB di un computer, io non ho dubbi a consigliarvi di usare sempre l’alimentatore fornito.

 

Quartet

Una volta conosciuta Duet, è facile approcciarsi a Quartet in quanto si tratta praticamente della sua “sorella maggiore”. Le specifiche di risoluzione sono identiche (max 24 bit a 192 kHz), così come uguali sono le compatibilità software con MacOS 10.6.8, 10.7.5 o superiori, Windows 10 e iOS 6 o superiore. Se però Duet è l’interfaccia audio dedicata al musicista solitario, magari in movimento, Quartet è a tutti gli effetti una pregevole control-station che può essere il centro di uno studio personale anche mediamente complesso e di alte ambizioni qualitative: si tratta infatti di un’unità desktop con forma inclinata che è ideale per essere appoggiata sulla scrivania di produzione e da lì avere tutto sotto controllo.

Quartet è dotata di quattro ingressi analogici su connettore combo XLR/jack che possono accogliere microfoni, segnali di linea e strumenti ad alta impedenza di uscita. I pre di ingresso hanno fino a 75 dB di gain, permettendo così di sfruttare anche i microfoni più “duri” compresi gli abitualmente difficili trasduttori a nastro. Come per Duet, troviamo anche qui il circuito Soft Limit per controllare con un limiter morbido i picchi pericolosamente vicini allo 0 dBFS, e poi anche la Phantom Power e l’inversione di fase. Il numero degli ingressi può essere grandemente espanso tramite ben due porte TOSlink alle quali collegare 8 canali ADAT; tali porte supportano anche la modalità SMUX per superare i 48 kHz massimi del protocollo ADAT e arrivare così a cloccare l’intero sistema espanso a un massimo di 96 kHz.

Le uscite analogiche separate sono sei su jack bilanciato, più un’ulteriore coppia L/R sul connettore cuffie posto sul laterale destro. Vi è inoltre un’uscita WordClock su connettore BNC in modo da cloccare gli eventuali convertitori A/D esterni con l’affidabilissimo segnale della Quartet. La connettività è completata dalla presa host per il bus USB 2.0, dalla porta USB type-A per periferiche compatibili CoreMIDI e dalla presa per l’alimentatore esterno fornito in dotazione. Anche qui ripeto che l’alimentazione esterna è assolutamente necessaria per quei costruttori che vogliono garanzia di elevate prestazioni grazie all’impiego di alimentazioni potenti e pulite, in grado di fare davvero la differenza di qualità sonora rispetto a un’interfaccia alimentata solo dai miseri 5 Volt dell’USB.

I meccanismi di controllo di Quartet sono gli stessi di Duet, opportunamente espansi: la grande manopola è coadiuvata da nove touchpad: sei accedono direttamente ai parametri degli ingressi e delle uscite monitor e cuffia, mentre altri tre denominati A/B/C hanno funzioni assegnabili. La casa suggerisce per esempio di usare i tre touchpad programmabili per attivare alternativamente tre diverse coppie di monitor per sentire come il proprio mix trasla su diversi tipi di ascolti, ma chiaramente non tutti hanno tre coppie di monitor e magari esprimono invece esigenze di controllo diverse. In tal caso, no problem: le funzioni dei tre pulsanti a sfioramento sono assegnabili da software. Non è inoltre da trascurare che la presenza di sei uscite fisiche separatamente indirizzabili permette di monitorare anche con un unico sistema 5.1 per produzioni surround.

 

Apogee Maestro

Entrambe le due interfacce in esame si appoggiano a un software di controllo e gestione denominato Maestro, che serve per impostare e monitorare i diversi parametri di configurazione, routing e livello dell’interfaccia. Per ciascuno degli ingressi si può selezionare la sensibilità di input tra i valori Mic, Instrument, Line -10 dBV e Line +4 dBu. Sempre da Maestro è possibile attivare l’inversione di fase, l’attivazione della Phantom e il grouping con un altro canale in caso serva un ingresso stereo, e ovviamente regolare l’input level. Per quanto concerne le uscite, il software imposta le configurazioni di uscita (solo per Quartet) e ne gestisce l’uscita attraverso le diverse opzioni assegnate ai touchpad. Per essi possono essere scelte le funzioni Mute, Dim, Sum to Mono, Engage Speaker Set (solo Quartet, per alternare le diverse coppie di monitor connessi in uscita), Clear Meters.

Apogee Maestro con Quartet

Maestro dispone naturalmente di diverse viste che corrispondono ad altrettanti pannelli per la gestione di ingressi, uscite, configurazione, ecc…Tra queste esiste anche una vista Mixer che permette di configurare il mixaggio a bassa latenza degli ingressi e dei ritorni dal PC allo scopo di impostare il monitoraggio più gradito all’artista e al sound engineer.

 

In prova

Il test inizia con Duet: l’installazione dei driver e del software di controllo Maestro sulla mia macchina Windows 10 avviene velocemente e senza problema alcuno. L’interfaccia dimostra subito una grande qualità ergonomica poggiandosi saldamente sul tavolo e non scivolando in giro grazie alle protuberanze gommate del pannello di fondo. La manopola di controllo colpisce fortemente per il suo movimento fluido, sia meccanico che audio. Non vi sono click o pop in uscita durante la rotazione del comando fisico, e il tracking dei livelli è sempre accurato su un amplissimo range. Analogamente non si percepiscono disturbi o fastidi di alcun tipo nell’azionamento dei due touchpad. In definitiva, l’uso di Duet è immediato e intuitivo, e il manopolone coi suoi meccanismi di selezione funge perfettamente sia da regolatore dei livelli di registrazione che da efficace monitor controller.

L’uscita cuffia si dimostra molto pulita, ma soprattutto adeguatamente dotata di potenza per pilotare anche cuffie a elevata impedenza. Sul fronte del suono, prende subito posto davanti a me un soundstage ampio e tridimensionale, con una personalità pulita e al contempo ricca, elegante. È il classico suono Apogee che si manifesta anche in un piccolo studio. Magari la qualità non sarà la stessa dei modelli top, ma l’impronta della casa c’è tutta e viene comunque espressa a un livello qualitativo praticamente sconosciuto ad altri prodotti della stessa fascia di prezzo. Ultima nota positiva riguarda i pre di ingresso, che esibiscono un ottimo gain con una personalità sempre neutra e pulita anche quando “tirati per il collo”. Tutti i test di ascolto, è opportuno dirlo, sono stati fatti con l’interfaccia alimentata dal suo PSU e non tramite il bus USB: ho voluto così seguire le indicazioni della casa che raccomandano l’alimentatore esterno in ambiente Windows, ma soprattutto dare a Duet l’occasione per lavorare al meglio.

Veniamo adesso a Quartet: in buona sostanza vengono confermate tutte le positive sensazioni generate da Duet, ma con alcune importanti differenziazioni. Anzitutto la versatilità è estremamente elevata, e per Quartet vedo numerosi scenari di impiego possibile: si va dall’uso di più coppie di monitor per scopi di controllo, al monitoraggio surround, all’uso di una coppia di I/O per collegare effetti fisici esterni da impiegare in mandata nella DAW e ottenere così qualità timbrica e immediatezza d’uso non sempre disponibili coi plug-in. La costruzione qualitativa, solida ed ergonomicamente bilanciatissima di Quartet permette di tenere interfaccia sul tavolo di lavoro davanti a sé e leggere livelli, fare routing e controllare i monitor nel modo più veloce e semplice possibile: è davvero un vantaggio rispetto ad altre interfacce che sono rack-mounted o che comunque non hanno questo fattore di forma. Veniamo ora al suono: per farla breve, Quartet suona ancor meglio di Duet e si ha la sensazione di avere a disposizione uno “studio-sound” di alto livello. Ritroviamo qui tutte le qualità della sorella minore, con un suono pulito e di classe, tridimensionale ma soprattutto caratterizzato da estrema piacevolezza, naturalezza. Certamente è un’interpretazione un po’ “californiana” della realtà e cioè iper-realista, mentre interfacce di altre case possono esibire un suono un filino più austero, ma è indubitabile che il suono Apogee piaccia moltissimo e sia godibile in tantissime situazioni. Rispetto a Duet si apprezza qui un low-end più solido, esteso e soprattutto articolato: c’è pulizia, chiarezza e facilità nel percepire le note del basso, il suo incastrarsi nella cassa in maniera lucida e pulita. Decisamente una prestazione eccellente!

 

Conclusioni

Le due interfacce audio Apogee testate qui non sono delle assolute primizie tecnologiche, in quanto sul mercato già da qualche anno col loro supporto nativo per sistemi Apple. Ciononostante le loro prestazioni sono ancora totalmente competitive con prodotti usciti più recentemente, e la recente aggiunta del supporto per Windows 10 le rende finalmente accessibili anche a utenti che hanno sempre desiderato il leggendario suono Apogee ma non avevano un sistema adatto a supportarlo. Il posizionamento di mercato di Duet e Quartet è quindi più solido che mai: Duet è probabilmente l’interfaccia audio portatile meglio suonante nella sua fascia di prezzo, e appare un prodotto di fortissimo appeal per il musicista singolo che punta tutto alla qualità e che cerca un riferimento assoluto. Più difficile è l’impresa di Quartet: non perché non suoni bene, anzi suona anche meglio di Duet, ma perché il prezzo importante la espone soprattutto alla concorrenza di un paio di marchi che ultimamente hanno iniziato a fare più sul serio che mai (mi riferisco ad Antelope e UAD). Nonostante ciò, Quartet ha dalla sua il suono lucido e scintillante tipico della casata Apogee, un suono che riesce a donare a qualsiasi produzione una vividezza e una presenza davvero invidiabili. Per raccontare questo suono gli americani direbbero “expensive”, ovvero un timbro ricco, affascinante, importante nella sua pulizia e precisione.

Mancano in Duet e Quartet gli effetti accelerati hardware che i concorrenti propongono già da qualche tempo e che la stessa Apogee ha inserito su altri prodotti come per esempio le serie Element ed Ensemble. Ma se cercate solo il suono di livello assoluto in un’interfaccia perfetta per uno studio personale di eccellenza o anche per un project-studio compatto ma con forte focalizzazione sulla qualità, Quartet è sicuramente tra le interfacce da considerare con la massima attenzione.

Infine, un ultimo ragionamento sulla composizione del prezzo: nel guardare al listino delle due interfacce Apogee, non trascurate il valore aggiunto dei preamplificatori di alta qualità e della funzionalità di monitor controller: spesso si finisce per comprare questi componenti a parte perché i pre di alcune interfacce sono buoni ma non eccezionali, e magari manca un facile e immediato metodo di controllo dei livelli di ascolto. Qui invece è già tutto elegantemente integrato in un unico prodotto, e anche questo ha un grande valore per l’utente. È una cosa da ricordare quando si mette mano al borsellino.

 

Scheda tecnica

Prodotto: Apogee Duet e Quartet

Tipologia: Interfaccia audio USB

Dati tecnici dichiarati dal costruttore – Duet:
Computer Connectivity USB 2.0 High Speed
Roundtrip Latency performance 32 buffer @ 96kHz = 3.5 ms; 64 buffer @ 44.1kHz = 4.2 ms
Power USB Bus Power or DC power supply
Bit resolution/sample rate 24-bit/44.1-192kHz
Input Channels 2 Analog Inputs
Output Channels 2 Line/Speaker outputs + stereo headphone output
Microphone Preamps 2
Microphone Preamp Gain up to 75dB
Line Level Input +4 dBu, -10 dBV
OLED Display
Touch Pads: 2, software assignable

Dati tecnici dichiarati dal costruttore – Quartet:
Computer Connectivity USB 2.0 High Speed
Roundtrip Latency performance 32 buffer @ 96kHz = 3.6 ms; 64 buffer @ 44.1kHz = 5.8 ms
Power Supply: DC power supply
Bit resolution/sample rate 24-bit/44.1-192kHz
Input Channels 4 Analog, 8 ADAT/SMUX Optical
Output Channels 8 6 Line/Speaker output + stereo headphone outputs
Microphone Preamps 4
Microphone Preamp Gain up to 75dB
Line Level Input +4 dBu, -10 dBV
OLED Display
Touch Pads 6 single function, 3 software assignable

Street-price: € 649,00 (Duet), € 1.499,00 (Quartet)
Distributore: Soundwave

 

FAQ

Ma ha senso spendere tanti soldi per così pochi canali di I/O?
Sul mercato esistono interfacce audio comprese in range di prezzo molto ampi e diversificati: in genere, a una variazione importante di prezzo corrisponde anche una variazione altrettanto importante di qualità audio percepita. Se dunque si punta a una elevata qualità sonora, non v’è dubbio che queste interfacce Apogee siano tra le migliori scelte che si possano fare nei loro rispettivi settori. Quindi sì, ne vale la pena.

Le specifiche dichiarate sono simili a quelle di interfacce assai più economiche…
Purtroppo i soli dati-base di un’interfaccia audio (risposta in frequenza, rapporto segnale/rumore, distorsione armonica) non sono sufficienti a rappresentare la sua effettiva qualità audio. Nessuno sta dicendo che le misure tecniche non abbiano alcun significato, ma che per rappresentare compiutamente la qualità sonora di un’interfaccia audio occorre misurare numerosi parametri che di solito i costruttori non dichiarano mai. Tra questi, si possono annoverare per esempio la risoluzione effettiva espressa in bit-equivalenti, la distorsione a diversi livelli e con diversi tipi di segnali di prova, la risposta all’impulso, il livello e la distribuzione spettrale del jitter. In assenza, ma anche a complemento, di queste rilevazioni, è opportuno valutare le prestazioni audio soggettivamente percepite.

Per godere della qualità sonora di queste interfacce Apogee è necessario registrare ad almeno 96 kHz o suonano bene anche a 44,1 kHz?
Bisogna sempre ricordare che i segnali audio, una volta acquisiti e memorizzati su disco, vengono “congelati” al livello di qualità usato per la registrazione e quindi non potranno mai essere migliorati. Per questa ragione, conviene sempre registrare e mixare ad alta risoluzione, e fare downsampling solo al momento del mastering adattivo per i diversi formati di distribuzione (vinile, CD, MP3, streaming, ecc…). Se però il proprio sistema non “regge” fluidamente progetti complessi a 96 kHz, diventa giocoforza registrare direttamente a 44,1. In questi casi, con altre interfacce il calo prestazione può essere marcato. Con queste due Apogee invece la qualità degrada assai poco, a testimonianza della bontà del processo di conversione. Duet e Quartet sono dunque soluzioni ideali per chi ama lavorare a 44,1 kHz.

 

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

3 pensieri riguardo “Apogee Duet e Quartet: interfacce audio ad altissime prestazioni, ora anche su Windows!

  • 13/03/2018 in 10:52
    Permalink

    Gentilissimo Giulio, leggo di questa recensione e mi rendo sempre più conto di quanta bontà di informazioni includi ogni volta che realizzi un articolo, grazie.
    Da un bel po’ di anni sono un felice possessore del modello Duet e devo dire che ritrovo tutta la tua descrizione del suono nella mia esperienza di utilizzo, addirittura mi incuriosisce la superiorità che attribuisci a Quartet.
    Approfitto dell’occasione per chiederti un consiglio, sicuramente dettato dalla tua esperienza, a riguardo della mia necessità di acquisire più strumenti hardware alla massima qualità possibile.
    Possiedo un mixer Mackie 1202VLZpro il cui master bilanciato è collegato ai due ingressi della Duet. Molti synth hardware sono collegati sui vari canali, ma il risultato sonoro che ne consegue non mi soddisfa pienamente in quanto gli stessi synth, collegati singolarmente direttamente negli ingressi line/instrument della Duet (escludendo il mixer esterno) assumono una tridimensionalità e corposità notevolmente ed inequivocabilmente diverse; passando dal mixer non ha lo stesso calore, piuttosto più flat e molto meno godibile in generale. Da questa mia esperienza deduco che il mixer in questione fa una sua traduzione del suono e non rispedisce pari pari il segnale sul master out.
    A questo punto nasce l’idea di acquistare una scheda audio esterna multi input che permetta anche di aggiungere altri convertitori input in seguito via ADAT ottico, escludendo in tal modo la presenza del mixer esterno e garantendo, forse, l’acquisizione di un segnale “full”.
    A tal proposito, ho cominciato a dare un’occhiata in giro e le offerte ovviamente sono tantissime, ognuna con la sua fascia di prezzo, peculiarità sonora e di affidabilità. Anni addietro, memore della stabilità dei drivers e del supporto, ho posseduto una RME FF800, la stessa RME che sta proponendo prodotti che seguono la tradizione della casa. Ho visto che recentemente MOTU ha presentato sul mercato una 828es che sto prendendo in seria considerazione, date le caratteristiche tecniche e la fascia di prezzo, ma, come tutte le altre soluzioni, mi fa sorgere la domanda: ma il suono? dopo l’esperienza Apogee?
    Ti ringrazio a priori qualsiasi consiglio o spunto tu voglia offrirmi a proposito.
    Grazie, Tommaso

    • 13/03/2018 in 12:11
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      Ciao Tommaso, anzitutto grazie mille per l’apprezzamento al mio lavoro 🙂 Venendo alla questione del mixer, è innegabile che mixer di fascia economica – chi più chi meno – contribuiscano a “sporcare” il suono, creando artifici quali una piccola compressione, minore tridimensionalità, meno definizione. Sono tutti portati del processo di preamplificazione, eq e somma che si svolge in un mixer e che, ove i circuiti non siano di alto livello, inevitabilmente degrada il segnale. Come risolvere? Beh, sicuramente cambiando interfaccia audio con una multiporta, da scegliere in base alle proprie esigenze e al proprio gusto sonoro. E qui tu, avendo Apogee, sei in una situazione paradossalmente “difficile” in quanto vieni già da uno dei due o tre più bei “timbri” digitali sul mercato e io certamente non ti consiglierei di andare su prodotti di minor caratura perché il salto sarebbe doloroso. Ma c’è un’altra possibile soluzione: una patch-bay. Con la patch-bay colleghi tutti i synth al mixer che hai già, e in questa configurazione lavori in tutta la parte di sound design e composizione. Poi, quando devi registrare, prelevi tramite patch-bay il segnale in uscita dal synth e lo ruoti direttamente agli ingressi della Duet, senza passare dal mixer. In questo modo, registrando un synth alla volta, mantieni invariato il tuo setup e non perdi qualità sul materiale registrato. Da farci una pensata…

    • 20/03/2018 in 11:35
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      Ciao Giulio, grazie per la tua celere risposta e per le delucidazioni preziose.
      Grazie alle tue valutazioni sto pensando di sfruttare l’ottima possibilità che offre il sistema operativo OSX (se è presente anche su Win non saprei) e cioè quella di combinare più interfacce audio sotto lo stesso “driver virtuale” (l’ho scoperto sul sito Apogee) e quindi continuare ad utilizzare la Duet ma anche accostando l’ottima Quartet che hai recensito e con la quale potrei aggiungere in maniera modulare altri input attraverso gli ingressi ottici Adat che offre sul retro. In questa maniera non rinuncerei al suono Apogee, avrei 6in e 6out “già pronti” oltre alle due uscite cuffia e ad altri 8in/OUT aggiuntivi su connettore ottico (eventualmente una Element 88?). La Quartet qui farebbe da main out e master clock.
      Tra l’altro, con questa modalità di accorpamento schede unisco i 2in/2out della Native Instrument Maschine MK3 che ho testato e che non mi hanno per niente lasciato male, anzi, qualitativamente mi hanno sorpreso positivamente (secondo un mio modestissimo orecchio, si intende).
      Questa una mia ipotesi, sempre aperta ad eventuali rettifiche più esperte 😉

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