Behringer Neutron, tutto quello che c’è da sapere

Il nuovo monosynth analogico di Behringer è appena stato annunciato e arriverà nei negozi tra diversi mesi, ma noi di New Musical Instruments sappiamo già dirvi molte cose di questa nuova bomba del rapporto suono/prezzo. Ovviamente per riuscirci è stato necessario fare slalom tra le molte hyped-news che l’azienda guidata dal buon Uli Behringer è abituata a seminare ad arte prima che un suo prodotto arrivi sugli scaffali dei negozi, ma siamo convinti di avercela fatta!

 

Che cos’è

Neutron è un sintetizzatore monofonico realmente analogico che non imita niente e nessuno. Si tratta di una macchina stand-alone e che dunque può funzionare perfettamente da sola, ma che al contempo è pronta a essere integrata in un sistema modulare Eurorack.

Questo accade perché il case table-top di Neutron ha formato standard Euro e la larghezza da noi calcolata dalle immagini a disposizione è pari a 84 HP. Anche il sito Modulargrid conferma questo dato. Quindi ecco la prima notizia: il Neutron non è piccolissimo e i comandi appaiono sufficientemente spaziati. Del resto dai teaser video pubblicati da Behringer si vede benissimo il rapporto tra le dita dei progettisti e le dimensioni delle manopole. Per confronto, il Behringer Model D è un 70 HP e il Moog Mother 32 è un 60 HP.

L’altra caratteristica che rende Neutron pienamente integrabile in un sistema Eurorack è la matrice di connettori mini-jack sulla destra di pannello: si tratta di ben 56 patch point, di cui 32 in ingresso e 24 in uscita. Questa matrice è seminormalizzata: ciò vuol dire che i collegamenti-base sono già impostati internamente senza bisogno di inserire nessun patch-cable, ma con l’inserimento di uno di questi il circuito preimpostato si interrompe e si può attuare un routing della CV, del Trigger o del segnale audio a destinazione diverse da quelle previste di default.

 

Gli oscillatori

Gli oscillatori sono due, ciascuno con cinque forme d’onda: abbiamo sinusoidale, triangolare, dente di sega, quadra, più una quinta forma composita sulla quale ancora non si sa molto se non che sia denominata Tone Mod. Dai video e dalla struttura di pannello appare che è possibile passare da una forma d’onda all’altra con continuità: girando le manopole Shape si vede infatti che i LED tra due waveform a un certo punto restano accesi contemporaneamente. La sensazione si rafforza guardano il patch panel che tra le sue connessioni in ingresso ammette due jack per Shape 1 e Shape 2, a indicare che le forme d’onda siano modulabili con continuità anche tramite altre sorgenti CV. Inoltre ciascun oscillatore ha un controllo a manopola per la Pulse Width, e questa è anche modulabile tramite due jack denominati PW1 e PW2: diventa dunque facile attuare configurazioni PWM.

Ciascun oscillatore può essere settato su un piedaggio di 32”, 16” e 8”, evidenziando quindi che la massima distanza tra i due VCO può essere di due ottave, più quanto permesso dal controllo fine denominato Tune. I due oscillatori possono essere anche messi in Sync, mentre col pulsante Paraphonic la priorità di tastiera viene data alle ultime due note suonate e lo strumento diventa così bifonico come l’ARP Odyssey. I due VCO vengono mixati in volume tramite un unico comando a manopola Osc Mix.

Behringer Neutron – La sezione oscillatori

Va evidenziato come gli oscillatori siano realizzati tramite una replica contemporanea dei chip CEM3340, con buona pace di quegli osservatori che solo un paio di anni fa dicevano che con le tecniche e norme odierne era impossibile riprodurre quei componenti nati alla fine degli anni ’70. Per inciso, sono gli stessi chip usati nei VCO di Moog Memorymoog, Oberheim OB-Xa e OB-8, nel mitico Voyetra Eight, nei Roland Jupiter-6, MKS-80 (alcune serie) ed SH-101, nei Sequential Circuits Prophet-5 Rev.3, Prophet-10, Prophet-600, Prophet T8 e Pro-One. Naturalmente questo non vuol dire che questo Neutron suoni esattamente come quei synth storici, anche perché poi molto dipende dall’implementazione del circuito in cui viene inserito il chip e dai componenti aggiuntivi usati attorno a esso.

Tra le sorgenti vi è anche un generatore di rumore, non si sa ancora se bianco o rosa, con un proprio controllo mix che evidentemente è già normalizzato all’ingresso del VCF ma può essere prelevato via patch point e diretto anche ad altre destinazioni. Neutron offre un ingresso per un segnale audio esterno.

 

Il VCF

Il filtro è un circuito completamente nuovo, che la casa definisce “Moffat Filter” dal nome del designer Keith Moffat: ha una pendenza di 12 dB/Oct (due poli), cosa che conferma il fortissimo ritorno di questa tipologia di filtro dopo che per decenni molti hanno creduto che l’unico filtro “buono” fosse il 24 dB/Oct (quattro poli). Non è così, ed entrambe le tipologie di filtro possono venir implementate per avere un suono caratteristico e aggressivo, e del resto il mercato attuale è pieno di macchine di successo che usano un VCF a due poli: basti pensare ai Korg Monologue e Prologue, agli Arturia serie Brute, al Doepfer Dark Energy II.

Nel Neutron il filtro a 12 dB/Oct è multimodo in quanto può funzionare in modalità passa-basso, passa-alto. Purtroppo la topologia del filtro non può essere variata con continuità tra le tre modalità, come per esempio avviene nel DSI OB-6 ma anche così c’è una versatilità timbrica notevole rispetto al “solito” monofonico standard. Il tracking di tastiera può essere attivato o disattivato con un pulsante, mentre un inviluppo ADSR è direttamente cablato al cutoff e viene dosato tramite manopola Env Depth. Il comando Mod Depth deriva il suo segnale di controllo dall’LFO, ma tramite un jack della patch-bay si può cambiare sorgente di modulazione. Sempre sulla patch-bay notiamo che il VCF ha ingresso audio, input di controllo CV per Cutoff e Reso e due uscite separate: tramite esse sarà possibile far uscire il filtro in configurazione LPF ed HPF in contemporanea. La sezione Overdrive appare essere posta “dalle parti” del filtro, anche non si capisce ancora con precisione se prima o dopo di esso. Noi, osservando lo strumento, propendiamo per quest’ultima ipotesi. Il circuito ha controlli separati per Drive, Tone e Level (quest’ultimo per compensare eventuali guadagni troppo elevati impartiti con Drive). L’Overdrive ha ingresso e uscita separata sulla patch-bay.

 

Il VCA e l’uscita

Il modulo di amplificazione in tensione ha un proprio ADSR, più un comando VCA Bias che setta il suo guadagno indipendentemente dall’azione dell’inviluppo in modo da poter generare droni: anche qui c’è la somiglianza con l’ARP Odyssey. Il segnale transita poi in un delay realmente analogico realizzato con chip BBD (Bucket-Brigade Delay) che ha comandi per tempo di ritardo, feedback e mix dry/wet. A questo punto il segnale si dirige verso l’uscita, dove prima incontra un comando master di volume.

 

Le modulazioni

Anzitutto Neutron ha i due citati ADSR, ciascuno dei quali ha ingresso Trigger separato per essere innescato da sorgenti esterne come per esempio sequencer o batterie elettroniche. Entrambi gli inviluppi hanno una propria uscita per pilotare altri moduli, più un’uscita Invert che fornisce il profilo rovesciato del primo inviluppo.

Vi è poi un LFO con cinque forme d’onda base (sinusoidale, triangolare, rampa invertita, quadra, rampa) ma si può transitare tra l’una e l’altra con continuità. Il modulo LFO può essere controllato in velocità e asservito al sync di tastiera. Alcune specifiche preliminari che sono circolate parlano anche della possibilità di sincronizzare l’LFO al clock MIDI e di farlo partire attraverso un fade-in, ma il pannello non sembra dar conto di tali possibilità: bisognerà quindi appurare come essere vengono attivate, anche se è molto probabile che la sincronizzazione al MIDI avvenga esclusivamente attraverso un patching tra il jack di patch-bay denominato MIDI Gate e l’ingresso di controllo della velocità dell’LFO, mentre invece il ritardo possa essere gestito con un patching del modulo Slew Rate Limiter. A proposito di quest’ultimo, vi sono comandi di Slew e Porta Time e jack di In/Out per il comando Slew che dosa il tempo di salita di un segnale. Altro modulo della sezione è il Sample&Hold, che ha comandi di Rate e Glide nonché ingressi per il segnale e per il clock, nonché un’uscita dedicata.

Moduli accessori sono due Attenuator, ciascuno con manopola di controllo e jack di I/O, e due sommatori che dispongono ognuno di due In su un Out.

Behringer Neutron – I moduli accessori e la patch-bay

 

Connessioni

Il pannello posteriore presenta un’uscita audio monofonica, un’uscita cuffia con controllo di volume e il citato ingresso audio esterno. È quindi possibile cortocircuitare uscita cuffia e ingresso audio per ricreare il solito e truculento trucco del feedback che fornisce una distorsione e un grit veramente cattivi. Vicino ai jack audio, vi è una batteria di dip-switch per impostare il canale MIDI di ricezione, una presa pentapolare MIDI Thru e un MIDI over USB. Ma… il MIDI In? È stato posizionato sul frontale del synth, analogamente a quanto già fatto col Model D della casa cino-tedesca. Sul posteriore invece resta la presa per l’alimentatore esterno, che auspicabilmente sarà fornito in dotazione. Un’ultima nota per la possibilità di stacking tra più unità: dalle prime info, Neutron sarà stackable via MIDI con altri suoi gemelli in modo da costruire una catena polifonica!

Behringer Neutron – Il pannello posteriore

 

Prezzo e disponibilità

Il nuovo Neutron non è ancora disponibile ma è già apparso brevemente in offerta su alcuni siti USA al prezzo di 299 Dollari americani. È ben noto che non si può fare una comparazione diretta tra i prezzi USA (esposti sempre senza IVA) e quelli europei, comunque poiché 299 $ è anche il prezzo del Behringer Model D che in Europa è venduto a 349 Euro, c’è da attendersi che anche il Neutron sarà venduto a una cifra del genere. In ogni caso un prezzo sotto i 400 Euro per tutte le funzioni sopra analizzate, e per un suono che dai primi teaser video sembra molto valido e pieno, appare una bomba che farà parecchio scalpore sul mercato. Chiaramente a questa cifra non è pensabile pretendere feature come la programmabilità, peraltro inconciliabile con un patch panel come quello del Neutron.

Per quanto concerne la disponibilità, Behringer annuncia una distribuzione massiva per aprile 2018 ma poiché è immaginabile che per quella data ci sarà già un cospicuo backorder e ipotizzando magari qualche ritardo di produzione, è probabile che sarà possibile ottenere facilmente Neutron solo a inizio estate.

 

Video ufficiale di presentazione

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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