Arturia 3 Filters & 3 Preamps

Tre preamplificatori/equalizzatori dei più famosi e bensuonanti al mondo. I VCF di tre grandissimi synth del passato riadattati al processing di segnali esterni. Signori, ecco a voi le ultime due fatiche virtuali di Arturia!

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Arturia, reduce dai successi hardware della serie Brute, non dimentica i suoi fan della prima ora, quelli che da tanto tempo apprezzano i suoi soft-synth e le sue capacità di modellizzazione di strumenti vintage. Dopo l’annuncio della V-Collection 6 dello scorso dicembre (qui il nostro articolo completo), nessuno però attendeva altri prodotti virtuali dalla casa di Grenoble: arrivano così non senza sorpresa due nuovi package, di cui uno dedicato all’emulazione di tre preamplificatori/EQ famosissimi e l’altro a tre VCF “prelevati” da synth già virtualizzati da Arturia, ma qui ripacchettizzati per funzionare da soli e opportunamente dotati di nuove funzioni.

I nomi completi dei due package già vogliono dire molto: “3 Preamps you’ll actually use” e “3 Filters you’ll actually use” sono tre preamplificatori e tre filtri che “userai davvero”, a evidenziare la convinzione del costruttore francese che si tratti di prodotti dal suono estremamente utile e impiegabile in molti contesti.

Da sempre, la “ricetta Arturia” si basa su una buona emulazione timbrica, una rappresentazione skeumorfica dei pannelli degli strumenti emulati, l’aggiunta di nuove funzioni non presenti negli hardware originali, una ricca dotazione di preset per partire subito con molti suoni “pronti”, e per finire una compatibilità realmente multipiattaforma in quanto i plug-in sono sempre compatibili Win e Mac e atti a funzionare in host AAX, AU e VST2 e VST3. I due pacchetti in prova non fanno eccezione a queste regole, e si inseriscono a tutti gli effetti nella gamma Arturia in maniera coerente e perfetta. Andiamo dunque a vedere cosa c’è in questi package!

 

3 Preamps

Cominciamo dal pacchetto di preamplificatori perché è questa la novità più significativa: finora Arturia aveva sempre modellizzato strumenti completi e non si era mai dedicata ai processori da studio. In 3 Preamps you’ll actually use invece compaiono le rendition digitali di tre preamplificatori/equalizzatori famosi in epoca vintage:

  • 1973-Pre è ovviamente la replica dello storico Neve 1073 del 1970, forse in assoluto il processore più famoso di Rupert Neve e dotato di un suono cremoso e armonicamente ricco grazie all’impiego di trasformatori di ingresso e uscita dalla saturazione caratteristica;
  • TridA-Pre è ispirato al modulo pre/EQ delle consolle Trident A-Range disegnate all’inizio degli anni ‘70 da Malcolm Toft e Barry Porter per gli omonimi Trident Studio e realizzate in soli 13 esemplari worldwide, e poi ri-prodotto come processore stand-alone in anni più recenti;
  • V76-Pre infine è la rivisitazione del preamplificatore valvolare Telefunken V76 che compariva nelle consolle da broadcast degli anni ’60 e che è stato usato, tra gli altri, nella registrazione del White Album dei Beatles.

Come vedete, in Arturia non ci sono andati piano e hanno deciso di modellizzare tre fra i più ricercati e caratteristici moduli di preamplificazione ed equalizzazione presenti sul mercato. Seguendo la tradizione della casa, sono state introdotte un paio di migliorie funzionali: tutti e tre i moduli sono qui forniti in versione a due canali, e tali canali possono essere fatti funzionare in maniera stereofonica tradizionale, o per processare separatamente le componenti Mid e Side del segnale e modificare così per esempio solo alcune componenti di un mix. In modalità stereo inoltre i comandi dei due canali possono essere regolati in maniera indipendente, oppure agganciati e quindi comandati dalle regolazioni di un solo canale. Sono inoltre fornite anche le versioni mono nel caso in cui questi plug-in vengano istanziati su tracce monofoniche. I tre pre sono dotati di una comoda funzione Bypass per disattivarli e sentire subito il loro intervento sul suono, e di una GUI ridimensionabile in modo da adeguare la loro grandezza a diversi tipi di monitor video.

Il 1973-Pre ripropone i controlli del modello originario con regolazione del gain in ingresso, pulsanti di EQ In/Out e inversione di fase. L’equalizzatore è dotato di:

  • un filtro passa-alto a frequenza regolabile fino a 300 Hz e pendenza di 18 dB/Oct;
  • una banda shelving per i medio bassi con intervento di +/- 16 dB con frequenza di taglio regolabile tra 35 e 220 Hz;
  • una banda peaking per i medi e medio-alti con intervento +/- 18 dB e frequenza di intervento regolabile tra 360 e 7.200 Hz;
  • infine, una banda shelving per gli acuti con intervento di +/- 16 dB e frequenza di intervento fissa a 12 kHz.

Arturia ha aggiunto un controllo di livello di uscita e la possibilità di scegliere tra due setting dei trasformatori: alla data di stesura di queste note, non sono purtroppo disponibili ulteriori informazioni su quali componenti siano emulati nelle due posizioni.

 

Il TridA-Pre è il più versatile del lotto: è un pre/EQ con controllo di gain in ingresso, equalizzatore a quattro bande e controllo di livello in uscita. Anche qui è disponibile il comando per l’inversione di fase e quello per attivare/disattivare l’EQ. Quest’ultimo è basato su un disegno a transistor discreti e l’uso di induttori per le due bande centrali che gli conferiscono un suono caratteristico, morbido e musicalissimo (uno dei miei EQ preferiti di sempre!), risultato al quale certamente concorrono anche i trasformatori sia in ingresso che in uscita. Le quattro bande inoltre interagiscono tra di loro in modi non pienamente prevedibili, influenzando reciprocamente le loro risposte. Ciascuna è semiparametrica con +/-15 dB di cut/boost e frequenza di taglio regolabile su quattro posizioni. Inoltre sono disponibili due filtri, ciascuno con tre frequenze di taglio selezionabili (25 Hz, 50  Hz e 100 Hz per il passa-alto, 9 kHz, 12 kHz e 15 kHz per il passa-basso).

 

Il V76-Pre in confronto è molto più semplice, con comandi di gain di ingresso, inversione di fase, gain di uscita, switch per attivare o disattivare l’EQ. Quest’ultimo conta su due semplici controlli di tono per alti e bassi, romanticamente indicati sul lettering del frontale con la chiave di violino e la chiave di basso. Un filtro passa-alto può assumere le posizioni Off, 80 Hz, 300 Hz, 80+300 Hz. Chiaramente qui il gioco non verte sulla versatilità di intervento, ma sul replicare la bellezza della timbrica valvolare dell’originale: pensate che un V76 originale in perfette condizioni può essere scambiato anche a 8.000 dollari USA!

 

3 Filters

Qui Arturia si muove in territori per lei più abituali, in quanto si tratta di tre VCF estrapolati da tre virtual-synth già realizzati dalla casa francese: 3 Filters you’ll actually use infatti contiene i filtri del Minimoog, dell’Oberheim SEM e dell’Oberheim Matrix 12. Affinché l’operazione non sia però una sterile riproposizione di quanto già disponibile in forma integrata, Arturia ha pesantemente lavorato per arricchire molto le funzioni e la versatilità di questi tre filtri.

 

MiniFilter V è l’unica “faccia nota” di questo annuncio, in quanto era stato protagonista di un giveaway natalizio a fine 2016. Si tratta della sezione VCF della loro rendition digitale del Minimoog,  e quindi dotata di un filtro ladder LPF a 24 dB/Oct. Agli scontati comandi Cutoff e Resonance sono state aggiunte tre distinte sezioni di modulazione, in modo da poter usare il filtro anche in maniera dinamica: anzitutto vi è un LFO che può correre in free-run o agganciato al clock MIDI, dispone di cinque waveform diverse, è regolabile in fase della forma d’onda e può essere indirizzato a modulare separatamente il cutoff e la risonanza. Una forma di modulazione ciclica ancora più complessa è ottenibile con il sequencer, ovvero un modulo a otto step regolabile in sync al clock MIDI, velocità o divisione musicale, e poi capacità di modulare separatamente il cutoff, la risonanza e la frequenza dell’LFO. Per ciascuno degli otto step – ma se ne possono impostare anche di meno – è regolabile un parametro di livello che aggiunge o toglie modulazione alla destinazione desiderata. Un comando Smooth permette di dosare una transizione secca tra uno step e l’altro, oppure arrotondarne i profili.

 

M12-Filter è affare nettamente più complesso, come del resto lo stesso synth Matrix-12 da cui proviene. Qui i VCF sono due, ciascuno con ben 15 profili di filtraggio selezionabili (LPF, HPF, BPF, Notch, Phase, più alcune varianti di filtro singolo a diverse pendenze e quattro combinazioni di due filtri diversi). I due filtri sono configurabili in alternativa, in serie e in parallelo, per ottenere la massima flessibilità di routing e dei profili di filtraggio complessi. Ogni filtro dispone infatti di una propria sezione di controllo che comprende cutoff, risonanza, panpot e livello di uscita. I due filtri confluiscono poi in una sezione di uscita dotata di bilanciamento Dry/Wet, controllo di Master Cutoff e controllo di livello di uscita. Sul fronte delle modulazioni sono disponibili ben cinque sorgenti: un generatore casuale (“Random”), un LFO (“Mod Osc”) e tre inviluppi multistadio. Gli inviluppi sono innescabili dalla soglia del segnale in transito. In un disegno in cui “tutto modula tutto”, le cinque sorgenti di modulazione confluiscono in una matrice con otto percorsi, ciascuno indirizzabile a 22 destinazioni diverse.

 

Un’impostazione simile viene riproposta anche nel SEM-Filter, il quale ovviamente è basato sul filtro a stato variabile del SEM originale che poteva passare con continuità tra LPF, Notch e HPF, più un’ulteriore posizione passa-banda. Qui disponiamo di controllo di livello, livello del rumore in ingresso (per una più fedele emulazione dell’oggetto originale), manopola di configurazione del filtro, cutoff, risonanza, interrutore per attivare un Soft-Clip, livello di uscita e bilanciamento Dry/Wet. Due sorgenti di controllo contribuiscono a modulare il filtro: troviamo infatti un semplice inviluppo con Attack/Hold/Release e un LFO con sei forme d’onda, controllo di velocità (eventualmente agganciabile al clock MIDI) e comando di Smooth per addolcire le transizioni. Questi due controller possono essere innescati da un Gate Sequencer a 16 step con i pulsanti in stile Roland-TR per l’attivazione/disattivazione su ciascuno step. Il sequencer può essere syncato al clock MIDI e il numero di step può essere regolato tra 1 e 16. Alla base della finestra di controllo, una matrice di modulazione 2 x 8 indirizza le due sorgenti LFO e Env a modulare otto destinazioni (Frequency, Resonance, Mode, Noise, LFO Rate, LFO Amp, Env Amp, Filter Out), ciascuna con profondità di modulazione regolabile su valori positivi e negativi.

 

In prova

Tutti i plug-in di questa tornata sono stati provati in versione VST3/64 bit per Windows, e in tale configurazione hanno dimostrato di pesare davvero pochissimo sulla CPU: questo è un dato significativo, soprattutto per i preamp/EQ che possono così essere istanziati contemporaneamente su molte tracce senza mettere in affanno il sistema. L’interfaccia è chiara e molto leggibile, e in più si apprezza che è resizable in modo da adattarsi a diversi monitor e diverse preferenze delle schermate di lavoro all’interno di varie DAW.

Il test di 3 Preamps you’ll actually use evidenzia una buona aderenza ai caratteri sonori degli originali: come previsto il pre meno versatile è il V76-Pre, che sostanzialmente impartisce un bell’effetto di tridimensionalità e plasticità al suono in transito ed è capace di nobilitare soprattutto voci e strumenti solisti. Agendo sui controlli di tono si ha il “sollievo” di non dover fare grandi pensate su quale frequenze andare a toccare: basta alzare un po’ gli alti ed ecco che si sprigiona una naturale luminosità in alto, basta ritoccare i bassi ed ecco il suono gonfiarsi o alleggerirsi in maniera sempre spontanea e per nulla artificiosa. Alzando il gain ovviamente sale la saturazione, che fino a un certo punto si traduce in un ispessimento del segnale che serve a dare presenza. In definitiva, V76-Pre non deve essere usato per stravolgere il suono in transito, mentre si rivela efficacissimo nel dargli una patina di “nobiltà” e ricchezza. Quando TridA-Pre entra in campo, si dimostra subito molto dotato: grazie alle sue quattro bande riesce davvero a scolpire la timbrica del suono, mentre non è adatto per interventi di tipo “chirurgico” a causa delle sue campanature fisse. C’è la forte sensazione che puoi aumentare tot deciBel di qua, calarli di là e il segnale in transito resterà sempre naturale e gradevole, senza mai deteriorarsi da un punto di vista spettrale. Il suono di TridA-Pre è per me il più bello del lotto, specialmente se usato per dipingere curve di EQ anche abbastanza spinte, e consente una ottima capacità di intervento praticamente su qualsiasi strumento, con particolare efficacia sulla batteria e sui segnali a spettro complesso che altri EQ fanno più fatica a trattare senza sciuparli. Istanziando 1973-Pre si apprezza il suo carattere eufonico soprattutto sulla voce, ove spingendo la banda acuta si riesce a donare “aria” a registrazioni anche non troppo ricche armonicamente. L’uso di questo plug-in appare interessante su strumenti solisti come pianoforte, chitarra, synth, ma esso lavora bene anche per esempio su pad di tastiere o suoni comunque complessi per “ribilanciare” spettri tropo ricchi che altrimenti tenderebbero a occupare troppo spazio nel mix. Bello il modello di trasformatore “Type 1”, mentre il suono diventa più piccolo e lineare, ma anche meno tridimensionale e presente con il Type 2. In ogni caso è interessante poter disporre di questa ulteriore possibilità perché non tutti i suoni devono essere per forza “grandi”.

Venendo ai tre filtri, mi ha generato autentico entusiasmo il SEM-Filter: rotondo, croccante e bello pieno, riesce a scolpire profondissimamente un loop di batteria, una chitarra o una seconda voce con una grande musicalità e tanta vocazione alla Resonance. Se poi si ingaggia il filtraggio dinamico tramite il sequencer stile TR ecco che si aprono delle possibilità straordinarie di gating di stile Trance o di modulazioni ritmiche in grado di tenere su un pezzo quasi da sole. È un filtro dotato di un groove incredibile, semplice da usare ma potentissimo negli effetti. In paragone, M12-Filter è meno facile assai, complici le sue tantissime possibilità e un suono meno coloristico. È un filtro più “pensato”, va studiato più che manovrato alla cieca in un rapporto istintuale, ma una volta che si entra nella sua logica – soprattutto col processing parallelo fatto da due filtri con impostazioni completamente diverse – si possono fare cose molto complesse. È utilissimo per spazializzare sul panorama stereo una sorgente di fondo (backing vocals, chitarra ritmica, synth pad) che verrà data in pasto a due filtri settati in maniera completamente diversa e panpottati belli aperti. Infine, MiniFilterV: beh, qui c’è poco da dire, è il VCF più famoso del mercato e il suo suono è pienissimo e molto molto rotondo. Nei preset di questo plug-in spesso sono usati setting con risonanza molto elevata, cosa che conduce a suoni abbastanza lunari e inconsueti: è un segno che anche il filtro più noto può essere usato in maniera creativa. Valida a mio parere soprattutto la possibilità di essere usato col suo sequencer e in abbinamento ad altri plug-in di synth mono per dar loro una potente marcia in più.

 

Conclusioni

Il package 3 Preamps you’ll actually use è la prima uscita di Arturia in un settore, quello dei plug-in emulativi di hardware vintage, che è reso difficile da tanta e nobile concorrenza presente sul mercato già da molti anni. Nonostante questo gap di partenza, Arturia riesce a fare bene e sforna un trittico di preamplificatori/equalizzatori di sicuro interesse e validità. A fronte della citata e agguerrita concorrenza, il prezzo annunciato potrebbe essere un pelino più basso per disincentivare i soliti craccatori seriali che ancora infestano il nostro mercato assai di più di quello di altre nazioni. Il package comunque suona bene e dal punto di vista musicale ha un indubbio valore che non mancherà di dimostrarsi in molteplici situazioni di impiego, rendendosi appetibile ai musicisti ancor prima che ai fonici per la sua semplicità e immediatezza di impiego.

Il pacchetto 3 Filters you’ll actually use dal canto suo risulterà di grande interesse sia per i producer di musica dance, sia per chi vuole adottare un approccio “modularista” e sperimentale anche nel mondo virtuale, creando tessiture davvero originali e dando libero sfogo alla creatività con filtri che suonano davvero bene. Il prezzo in questo caso è anche un po’ minore, e certo contribuirà a rendere popolare il pacchetto.

Insomma, ancora una volta… Brava Arturia!

 

Scheda tecnica

Prodotto: Arturia 3 Preamps you’ll actually use & 3 Filters you’ll actually use
Tipologia: Raccolta di plug-in di elaborazione audio
Dati tecnici dichiarati:
Formato: AAX, AU, VST 2.4 e VST 3
Protezione: Autorizzazione tramite Arturia Software Center
Requisiti sistema: Mac OS-X 10.8 o superiore, Windows: 7 o superiore
Prezzo: Arturia 3 Preamps you’ll actually use 299,00 Euro (in offerta lancio a 199,00 Euro fino al 5/4/2018); Arturia 3 Filters you’ll actually use 199,00 Euro (in offerta lancio a 99,00 Euro fino al 5/4/2018)
Distributore:
Midiware

 

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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