Focal Shape 65

Dalla specialista francese Focal arriva un prodotto che cambia davvero il panorama dei monitor compatti di prezzo medio e alza notevolmente la prestazione in questo segmento. Il test? È stato esaltante…

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Shape 65 | Ascolto | ConclusioniScheda tecnica | FAQ


 

Non tutti i costruttori di diffusori acustici sono uguali: c’è chi si limita ad apporre il proprio logo su casse costruite (e talvolta perfino progettate) da fornitori terzisti che operano in Cina. C’è chi sviluppa il progetto in proprio e poi lo assembla a partire da altoparlanti costruiti da aziende specializzate. E infine c’è chi progetta e realizza tutto in casa, dagli altoparlanti ai mobili, dal crossover all’eventuale amplificazione interna. La francese Focal appartiene a quest’ultimo gruppo di operatori ed è fra i grandi nomi europei dei diffusori acustici a tutto tondo: grazie a 240 dipendenti in territorio transalpino, Focal costruisce altoparlanti e diffusori per automobile, per surround e multimediale, per l’hi-fi domestica e naturalmente per l’uso professionale. In particolare, di altissimo livello sono i diffusori hi-fi della serie Utopia, del costo di diverse decine di migliaia di Euro.

Nata nel 1979, oggi Focal è un’azienda che può fare praticamente quello che vuole con i diffusori acustici in quanto dispone di tecnologie esclusive per gli altoparlanti e di una grandissima capacità di realizzare mobili di alta qualità, bellezza estetica e varietà di materiali. La nuova serie Shape non fa eccezione e con le sue linee suadenti in vero legno va molto oltre alla freddezza e asetticità di solito associata ai monitor da studio. Ma la serie Shape non è solo estetica, e anzi si inserisce in quel solco di grandi prestazioni acustiche che già ha fatto apprezzare moltissimo modelli come l’SM9 che da anni costituisce un vero riferimento in fascia medio-alta. Pensata specificamente per l’utente che lavora in studi domestici di piccola cubatura ma non vuol rinunciare a un’elevata qualità, la serie Shape si articola su quattro modelli (40, 50, 65 e Twin) che impiegano tutti il caricamento in reflex passivo per la via bassa. Sono infatti ben visibili i due woofer passivi posti lateralmente rispetto al pannello frontale, che hanno il compito di recuperare l’emissione posteriore del woofer attivo. Rispetto a un accordo in bass-reflex, in genere la tecnologia a reflex passivo si distingue per un controllo più preciso delle frequenze basse nella zona dell’accordo acustico.

Il woofer attivo è realizzato con una tecnica denominata Flax Sandwich Cone, ovvero cono in sandwich di lino. Ed sono proprio le fibre di lino le protagoniste della membrana di questo woofer, ma per ottenere rigidità, leggerezza e smorzamento tutti insieme vengono abbinate a due sottili strati di fibra di vetro che la incapsulano. La sospensione denominata TMD Surround è disegnata per abbassare la distorsione da 1 a 2 kHz, garantendo così pulizia e trasparenza in tale criticissima gamma.

La tecnologia Flax Sandwich

Il tweeter riprende un concetto assai caro a Focal, ovvero quello della cupola rovesciata: accantonato qui il costosissimo berillio che caratterizza le serie top della casa francese, il diaframma in questo caso è in un composito di alluminio e magnesio, con il secondo che ha il compito di incrementare lo smorzamento del primo e scongiurare così le micro-risonanze che tanti annettono alle cupole in puro alluminio. La sospensione della cupola è in un materiale denominato Poron e ha il compito di linearizzare la risposta in frequenza sotto i 6 kHz e facilitare così un raccordo indolore col woofer. La bobina mobile è avvolta su un supporto di Kapton, sempre per abbassare la distorsione. La cupola invertita assicura una dispersione più ampia di una cupola tradizionale, e il corto trombino che la carica ha lo scopo di garantire che il piano orizzontale e quello verticale godano di uguale direttività.

Il tweeter a cupola rovesciata

Di tecnologia negli Shape ce n’è insomma a bizzeffe, ma questo non è l’unico atout di questi diffusori monitor visto che per Focal anche l’estetica conta: il pannello frontale e quello superiore sono costituiti in un unico pezzo curvato e rifinito in noce naturale con una bellissima finitura opaca. Quando la luce cade direttamente su tale pannello, il tono di colore è quasi bronzeo, con intrigantissimi riflessi metallici che danno immediatamente una sensazione di prodotto premium.

 

Shape 65

Mentre i modelli minori della serie Shape sono raccomandati dal costruttore soprattutto per piccoli ambienti (lo Shape 40 fino a 10 mq e lo Shape 50 fino a 12 mq), il modello in prova è quello centrale della gamma e gode di maggiore flessibilità di uso e posizionamento pur rimanendo molto compatto grazie alle sue dimensioni di 355 x 218 x 285 mm. La distanza di lavoro tra monitor e fonico è indicata in un metro o più, e la capacità di sonorizzazione (109 dB SPL di picco a un metro) è tale da poter ipotizzare l’impiego di una coppia di Shape 65 anche in ambiti fino a 25 mq circa senza soffrire minimamente di basso livello di uscita e quindi di “fiato corto”.

Il woofer è un componente da 6,5”, ma mi raccomando non fate il solito e banale errore di pesare la capacità di estensione e volume di un monitor solo in base al famigerato “diametro del cono”: non a caso il costruttore dichiara un notevole punto a -3 dB a 40 Hz, alla faccia di chi crede che certe frequenze siano raggiungibili solo con woofer da 8 pollici o più. Il woofer degli Shape 65 è inoltre amplificato con uno stadio in classe AB (niente ampli a commutazione o “digitali” in classe D, qui) accreditato di 80 Watt di potenza. Il caricamento della via bassa è in reflex passivo coi due radiatori laterali comuni a tutta la serie.

Il woofer Flax

Il tweeter è il citato componente a cupola invertita in lega alluminio-magnesio, con un tradizionale diametro di 1” e amplificazione dedicata di 25 Watt, sempre in classe AB. Il costruttore non dice nulla in merito alla frequenza di crossover tra i due altoparlanti attivi, ma dal manuale del modello superiore Shape Twin veniamo a sapere che l’incrocio è in quel caso centrato a 2,5 kHz: è dunque ragionevole supporre che anche nel caso degli Shape 65 il raccordo tra woofer e tweeter avvenga tra i 2 e i 2,5 kHz.

Gli altoparlanti possono essere potetti da griglie traforate fornite in dotazione: esse appaiono ben acusticamente trasparenti, tuttavia il costruttore raccomanda di non utilizzarle se si desiderano le prestazioni più elevate. Riguardo al posizionamento su stand o piano d’appoggio, sono disponibili dei piedini in materiale morbido smorzante che possono essere regolati su diverse altezze in modo da inclinare il monitor in avanti o indietro all’occorrenza, e allineare così il centro di emissione del tweeter alle orecchie del fonico. Se invece si opta per un fissaggio permanente con viti M6, sul pannello posteriore sono presenti due fori filettati per l’aggancio a muro.

Il sistema di piedini regolabili permette la corretta inclinazione dei Focal Shape in più posizionamenti

Il cabinet, realizzato in MDF da 15 mm di spessore e pesante 8,6 kg, presenta un pannello posteriore metallico. Il livello di ingresso è fisso ma sono disponibili un XLR bilanciato e un pin RCA sbilanciato con sensibilità di 12 dB più elevata. In compenso vi è una ricca dotazione di controlli per scolpire la risposta in ambiente: anzitutto è possibile ingaggiare un filtro passa-alto sintonizzabile su 45, 60 o 90 Hz se si vuole usare il monitor in abbinamento a un subwoofer. Vi sono poi due comandi destinati alla gestione della gamma bassa: LF Shelving è un filtro shelving che permette la regolazione continua tra -6 e + 6 dB del livello della gamma fino a 250 Hz, mentre LMF Eq è un filtro peaking che regola tra -3 e + 3 dB il livello della gamma intorno ai 160 Hz. Il primo dei due controlli va usato per bilanciare il livello dei bassi in funzione della vicinanza/lontananza del monitor dal muro posteriore e quelli laterali, mentre il secondo può essere utile per correggere eventuali installazioni su desk o meter-bridge, che tipicamente enfatizzano i mediobassi a causa della riflessione del segnale sul piano di lavoro. Anche la gamma acuta gode di un proprio controllo di livello, denominato HF Shelving e dotato di intervento di +/- 3 dB da 4,5 kHz.

Il pannello posteriore si chiude con la presa di rete, il cambiatensione e l’interrutore On/Off. Va comunque notato che lo Shape 65 è dotato di una modalità di Auto Stand-by che mette a riposo il diffusore dopo 30 minuti che non riceve segnale in ingresso, e lo riattiva subito appena tale segnale ricompare.

Dettagli tecnici

 

L’ascolto

Il test degli Shape 65 si è svolto dopo un opportuno rodaggio, come premurosamente consigliato dal costruttore sia sul manuale sia con un adesivo posto nell’imballo interno. Questa attenzione al “burn-in” da parte di un operatore serio quale è Focal testimonia una volta di più come la pratica del rodaggio – che chissà perché fa tanto ridere persone che hanno più certezze che conoscenze – sia fondamentale per slegare le sospensioni degli altoparlanti e portarli nelle condizioni ottimali di funzionamento.

Gli Shape si distinguono per la bella forma e l’accurata finitura, fornendo un tocco di gentilezza e “sensibilità umanistica” anche agli studi più asettici e tecnici. I piedini regolabili si dimostrano subito fondamentali per inclinare i diffusori in modo che i tweeter siano in linea con le orecchie del fonico, garantendo effettivamente un’emissione più omogenea tra i due altoparlanti e un livello ottimale di messa a fuoco dell’evento sonoro. Una distanza di 1,3 metri tra i monitor e di 1 metro tra monitor e fonico si rivela più che sufficiente per costruire una scatola sonora ampia e tridimensionale, che si estende in larghezza molto oltre le casse.

Dopodiché, ciò che va in onda è solo pura meraviglia: i due Focal si dimostrano subito monitor naturali, trasparenti, pulitissimi senza alcun accenno di enfasi su niente. Non vi è una banda che predomina sulle altre, non vi è la tradizionale distinzione “bassi/medi/alti” ma un’emissione continua e omogenea su tutta la gamma audio. Ciò che colpisce di più è proprio questo senso di naturalezza che fa affrontare il monitoraggio con estrema serenità e nel contempo sicurezza della prestazione: gli Shape 65 riescono nel miracolo di essere analitici senza essere sparati, di far sentire tutti i dettagli del programma musicale senza che ciò risulti minimamente stancante o innaturale.

Il suono emesso è assolutamente tridimensionale, con una grande scansione dei piani avanti/dietro che porta fuori tutte le singole tracce nel mix. L’ascolto dei miei soliti brani-test è entusiasmante ed evidenzia una capacità di dipanare le parti vocali e corali assolutamente straordinaria, con una lettura perfetta dei testi che diventano massimamente intelligibili e con la capacità di seguire le singole voci in layer, distinguendo respiri e sfumature di ognuna. L’ascolto di synth e batterie elettroniche è fantastico perché essi vengono proposti lucidi e puliti come un cristallo, articolati in tutte le loro sfumature sonore volute dal progettista e dal sound designer. Ma soprattutto escono vivi, rotondi, presenti, a dimostrazione che saranno anche elettronici ma sono davvero strumenti musicali a tutti gli effetti. Tutto questo accade perché la gamma media è perfettissimamente raccordata con quella acuta, e che l’estensione in gamma altissima è ampia e naturale, con una grande quantità di “aria” all’estremo superiore. Quest’ultima caratteristica può tra l’altro essere utile per valutare suoni e artefatti della produzione digitale, aiutando a distinguere click, micro-clipping, code di riverbero, diversi algoritmi di effetto apparentemente simili. La magia con gli Shape è che tramite essi tutto diventa semplice, istintivo, piacevole e rasserenante. Insomma, ci si lavora con infinito piacere, ma senza che questo scaturisca da un suono artefatto o ruffiano.

Parliamo infine di estensione in gamma bassa e dinamica: gli Shape 65 hanno un basso profondo e dettagliatissimo, veloce e preciso. Anche qui è forte l’accento sulla naturalezza: questo monitor potrebbe scontentare chi cerca un basso “battuto”, ostentato e potente, ma in realtà la gamma bassa che serve in uno studio e non in un club è esattamente quella che esce dagli Shape 65, senza esaltazioni e con grandissima pulizia. Altra cosa che colpisce in questi monitor – e che riguarda tutta la banda audio – è la velocità e precisione ai transienti: tutte le percussioni sono rese al meglio, con contorni precisi e puliti che offrono una sensazione di grande dettaglio. È davvero eccellente il cosiddetto “nero strumentale”, ovvero quella metafora che muove del mondo video per spiegare come un suono decade verso il silenzio esattamente come la luce decade verso il nero quando essa si spegne. Ecco dunque che i suoni percussivi sono circondati da “nero”, nel senso che sono velocissimi ad estinguersi senza code o risonanze di alcun tipo. Tra l’altro, questa prestazione rimane costante sia a basso che ad alto livello di ascolto, e questo è un ulteriore punto di forza degli Shape: con essi è infatti possibile lavorare a bassissimo volume senza perdere intelligibilità e precisione (cosa che per chi ha lo studio in casa è davvero utile), ma è anche possibile salire senza perdere compattezza fino a saturare di suono ambienti di almeno 25 metri quadrati. È probabile che in ambienti più grandi questo monitor soffra un po’, ma allo scopo Focal ha pronto il modello superiore Shape Twin che offre impostazione sonora simile ma potenza di amplificazione doppia e un sistema a due woofer attivi.

 

Conclusioni

Fate un favore alle vostre orecchie, al vostro essere musicisti: compratevi questi monitor. Sono davvero la migliore scelta che si possa fare attualmente nella fascia 1.200-1.500 Euro/coppia, e anzi sono in grado di dare fastidio a monitor prezzati anche ben più in alto. Negli Shape 65 tutto si fonde e bilancia a meraviglia: costruzione accurata, suono naturale e pulitissimo, grande tridimensionalità, assenza di fatica d’ascolto, micro- e macro-dinamica. Vale davvero la pena di investire un po’ per portarsi a casa un prodotto come questo, in grado di semplificarci il lavoro in studio, di farci apprezzare di più i nostri preziosi synth, di farci usare con la massima chiarezza sonora e mentale tutti gli strumenti della produzione digitale al computer. Insomma, di renderci più bella la vita.

 

Scheda tecnica

Prodotto: Focal Shape 65
Tipologia: Monitor amplificato, due vie
Dati tecnici dichiarati dal costruttore:
Frequency response (+/-3dB): 40Hz – 35kHz
Maximum SPL (musical signal): 109dB SPL (peak @ 1m)
Inputs/Impedance: XLR, balanced 10 kOhm; RCA, unbalanced 10 kOhm with sensitivity compensation
Midrange and low frequency amplifier: 80W, class AB
High frequency amplifier: 25W, class AB
Automatic standby after approximately 30 minutes with no signal
Standby off Signal detection > 3 mV
High pass filter: Full range/45/60/90 Hz
Bass (0-250Hz): Adjustable, +/-6 dB
Midrange/bass (160Hz, Q=1): Adjustable, +/-3 dB
High (4.5-35 kHz): Adjustable, +/-3 dB
Woofer: 6,5″ (16,5cm) Flax Cone
Tweeter: 1″ (25mm) ‘M’ profile Aluminum-Magnesium
Cabinet construction: 0.6″ (15mm) MDF. Finish Vinyl, real walnut and black painting
Dimensions with four rubber feet (HxWxD): 355 x 218 x 285 mm
Weight: 8,5 kg
Prezzo: 699,00 Euro l’uno (prezzo medio di mercato)
Distributore: Eko Music Group

 

FAQ

Ma vale la pena di spendere 1.400 Euro per una coppia di monitor? Io mica faccio mastering…
Vale sempre la pena di spendere parecchio nei monitor, che sono l’unica e indispensabile interfaccia tra il suono delle nostre macchine da un lato, e le nostre orecchie dall’altro: se i monitor non sono buoni, sentiamo solo parzialmente ciò che stiamo facendo, e questo vale in qualsiasi fase del processo di produzione musicale, composizione, tracking, mixing o mastering che sia. Ma nel caso degli Shape 65 la convenienza è ulteriore: con questi monitor Focal aumentano la piacevolezza e la serenità delle ore passate in studio, ci si gode davvero ogni singolo suono emesso dai nostri strumenti, e tutte le fasi di lavorazione diventano più facili. Si tratta quindi di investire sul proprio “star bene” acusticamente nel senso più ampio del termine.

Ma, visti i due altoparlanti laterali, non è un sistema a tre vie?
No, lo Shape 65 è un sistema due vie ove il woofer attivo frontale è caricato con due altoparlanti laterali che sono definiti “passivi” in quanto hanno membrana e sospensione come tutti gli altri, ma sono privi di bobina mobile e non sono quindi attaccati all’amplificatore. Essi si muovono solo grazie all’aria spinta dal woofer frontale, e contribuiscono quindi alla sua emissione nella gamma più bassa di frequenze. Il sistema è definito “reflex passivo” ed è alternativo al caricamento col tradizionale bass-reflex dotato di condotto di accordo frontale o posteriore.

Visto che manca il condotto posteriore del bass-reflex, gli Shape si possono mettere attaccati al muro, vero?
No, è profondamente sbagliato credere che solo i modelli con bass-reflex posteriore debbano stare lontani dal muro: la parete posteriore riflette le basse frequenze emesse da tutto il diffusore, e quindi riflette sia l’emissione del woofer frontale che degli eventuali condotti reflex che siano posti davanti o dietro. Viste le lunghezze d’onda di svariati metri delle basse frequenze, che la bocca del reflex sia anteriore o posteriore non cambia assolutamente nulla: la parete posteriore riflette sempre i bassi e li rinforza indebitamente. Questo vale anche per gli Shape 65, che se accostati alla parete posteriore devono quindi venir compensati sui bassi diminuendone il livello col comando LF Shelving. Quindi anche con questo monitor una distanza di almeno 30/40 cm dalla parete posteriore è raccomandata per il funzionamento più lineare.

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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