Schmidt Synthesizer: il dream-synth da 20.000 Euro arriva in Italia a novembre e New Musical Instruments vi offre un’intervista esclusiva coi suoi creatori

Incontrare dal vivo un sintetizzatore così costoso e costruito a mano in serie limitatissima non è facile, ma lo Schmidt Synthesizer sarà visibile in Italia durante la prossima edizione di novembre del Soundmit. Noi intanto abbiamo intervistato Stefan Schmidt e Axel Fischer per spiegarvi quale straordinario strumento vi attende a Torino.

 

In un momento in cui i sintetizzatori hardware sono tornati prepotentemente di moda e costano sempre di meno per far concorrenza ai software, non è cosa di tutti i giorni incontrare una macchina che costa 20.000 Euro e che viene prodotta in poche decine di unità. Ma cosa c’è di tanto unico e straordinario in questa macchina? Quali sono i suoi punti di forza? Come suona? Lo abbiamo chiesto in questa intervista esclusiva a Stefan Schmidt (creatore e progettista del synth che porta il suo nome) e Axel Fischer (product manager), in attesa di incontrarli di persona insieme alla loro creatura al prossimo Soundmit di Torino che si terrà a novembre. In occasione della seconda edizione della manifestazione fieristica torinese lo Schmidt Synthesizer sarà infatti esposto in Italia, e vi sarà così la ghiottissima occasione di metterci le mani sopra e sentirlo dal vivo. Ma siccome novembre è ancora lontano, per propiziare l’attesa leggete la nostra intervista ai suoi creatori…

 

New Musical Instruments: Un quarto di secolo fa, Stefan Schmidt iniziò a costruire sintetizzatori col marchio MAM. Erano unità dal prezzo contenuto, quindi la domanda che sorge spontanea è: qual è il percorso che porta a un prodotto high-end come lo Schmidt Synthesizer?

Stefan Schmidt: Quando si costruiscono synth analogici, l’aspetto finanziario, il prezzo, è uno degli aspetti principali a causa degli elevati costi di produzione. Alla MAM il nostro obiettivo era costruire strumenti di base molto semplici ma buoni. Lo Schmidt invece era un progetto in continua evoluzione che all’inizio facevo solo per me. Il progetto partì come sintetizzatore per basso (come il Moog Taurus) e stava crescendo in continuazione. I costi non avevano la priorità principale, c’erano solo aspetti musicali. Volevo costruire il mio personale “dream synth”!

Stefan Schmidt con la sua creatura

Axel Fischer: Poiché conoscevo abbastanza bene lo stato del progetto di Stefan, abbiamo deciso di fornire le risorse finanziarie per costruire due prototipi. Nel 2011 alla MusikMesse di Francoforte è stato presentato un prototipo che ha fatto molto rumore sulla stampa e nella scena dei synth. A parte il rivestimento esterno, i prototipi erano quasi identici agli strumenti che vendiamo ora. Erano già molto maturi e stabili anche in quel momento. Quando abbiamo presentato lo Schmidt al NAMM 2012 ad Anaheim ci sono stati anche dei feedback molto positivi, quindi abbiamo deciso di costruire una prima, piccola serie di 25 strumenti, [e poi un’altra serie da 25, NdR]. Ormai nel 2018 stiamo producendo il terzo lotto di 25 Schmidt Synthesizer.

Axel Fisher

 

NMI: Quali sono le idee tecniche principali alla base dello Schmidt Synthesizer? Quali sono le vostre fonti di ispirazione nel settore?

Stefan Schmidt: Il concetto di base è la sintesi sonora sottrattiva che era stata (ed è tuttora) il dominio per i sintetizzatori analogici classici. I sintetizzatori vintage degli anni Settanta e Ottanta sono sempre stati fonte d’ispirazione per me, ma volevo sviluppare ulteriormente il concetto nel 21° Secolo. Quindi lo Schmidt può essere considerato come un synth analogico classico ma con oscillatori molto più complessi e un numero maggiore di filtri e modulatori.

 

NMI: Potreste descrivere le principali soluzioni tecniche che rendono Schmidt Synthesizer un sintetizzatore davvero unico?

Stefan Schmidt: Ci sono quattro oscillatori per voce e ogni oscillatore ha capacità diverse [dagli altri] quali la modulazione di frequenza, il Sync, la modulazione ad anello, i suboscillatori. C’è anche una sezione molto avanzata disponibile per la Pulse Width Modulation. L’oscillatore numero 4 può generare suoni molto freddi basati su una combinazione di sei Pulse wave e cinque modulatori ad anello. Io chiamo questo tipo di suoni “Metallic Noise”. La sezione filtro è composta da sette filtri: due filtri multimodo da 24 dB/Oct, due doppi filtri multimodo da 12 dB/Oct e un filtro aggiuntivo per migliorare la prestazione di alcuni degli oscillatori. Lo Schmidt non ha bisogno di una matrice di modulazione. Ogni sezione ha i suoi modulatori dedicati (generatori di inviluppo ed LFO). La realizzazione tecnica è basata su componenti elettronici discreti e non su chip custom che eseguono una o più funzioni in modo integrato

Axel Fischer: Uno dei nostri scopi principali era offrire una manopola o un pulsante per quasi tutte le funzioni dello Schmidt. Ma abbiamo dovuto evitare di rendere questo sintetizzatore troppo complesso, e quindi inutilizzabile. Il flusso del segnale assomiglia ai sintetizzatori classici come per esempio il Minimoog, quindi chiunque abbia familiarità con questo concetto può iniziare a programmare patch di base sullo Schmidt. L’industrial designer Axel Hartmann (che ha lavorato anche per Moog, Waldorf, Arturia e molti altri) è stato responsabile dell’aspetto esclusivo dello Schmidt.

Il blocco oscillatori

 

NMI: Pensate che queste soluzioni portino ad un suono particolare, facilmente riconoscibile? O lo Schmidt Synthesizer è piuttosto un “jack of all trades”, un synth capace di una vasta gamma di personalità diverse?

Axel Fischer: Secondo me, Schmidt Synthesizer ha sicuramente il proprio carattere unico. Naturalmente è facilmente in grado di produrre suoni come quelli dei ben noti polysynth analogici classici. Ma grazie alla sua architettura avanzata offre anche uno spettro di suoni complessi, freddi e simili a quelli delle macchine a wavetable. Suoni insomma mai sentiti da un sintetizzatore analogico. A volte per scherzare noi diciamo che lo Schmidt è un “virtual digital” 😊

 

NMI: In un mondo pieno di synth analogici virtuali, avete optato per un percorso del segnale completamente analogico: perché? “Analogico” è ancora un valore in termini di puro suono?

Stefan Schmidt: Sebbene i sintetizzatori analogici virtuali siano straordinariamente perfetti [nelle loro emulazioni], ci sono ancora differenze tra analogico virtuale e analogico reale. La domanda se il vero analogico sia migliore del digitale diventa sempre più una discussione filosofica. Un buon punto è sicuramente che la costruzione di strumenti analogici virtuali è più economica …

Axel Fischer: … dal mio punto di vista è ancora molto difficile emulare in ambito digitale tutti i comportamenti intenzionali e quelli, anche più interessanti, “non intenzionali” dei synth analogici. Sono decisamente un fan dei synth analogici, ma ho un grande rispetto per i sintetizzatori digitali e ne uso anche alcuni nel mio studio.

 

NMI: Oggigiorno il mercato è invaso da sintetizzatori economici, e il cliente medio si aspetta di pagare sempre meno per un sintetizzatore completo: c’è ancora un mercato per un synth top-end?

Axel Fischer: il mercato per un synth senza compromessi, di alta qualità, realmente analogico e dal prezzo di 20.000 Euro è ovviamente piccolo e limitato dal suo stesso costo. Ma stiamo vedendo che molti musicisti sono disposti a pagare un sacco di soldi per uno strumento costruito senza compromessi e dotato di possibilità timbriche eccezionali. Questo è il motivo per cui esiste una domanda persistente [per la nostra macchina].

La complessa ma ordinatissima costruzione interna

 

NMI: chi è il vostro cliente-tipo?

Axel Fischer: Non esiste il “tipico cliente Schmidt”. Ovviamente la base-clienti è limitata dal prezzo, ma ci sono studi, musicisti professionisti e musicisti dilettanti.

 

NMI: avete intenzione di rilasciare in futuro altri modelli, magari più economici? O questo è incompatibile con la vostra filosofia di prodotto?

Stefan Schmidt: Siamo proprio nella fase in cui stiamo pensando ai futuri prodotti a marchio Schmidt. Ma siamo assolutamente consapevoli che per noi sarà quasi impossibile realizzare qualcosa di ancora più grande dello Schmidt Synthesizer.

Axel Fischer: Il nostro obiettivo è pensare fuori dagli schemi, quindi se ci sarà un nuovo prodotto Schmidt potete essere certi che sarà qualcosa di fantastico 🙂

 

 

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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