Arturia MicroFreak, tutto quello che c’è da sapere

Synth ibrido. Oscillatori digitali. Filtro analogico a stato variabile di impronta Oberheim. Sviluppato su osc di Mutable Instruments. Programmabile. Economico. Bomba.

 

È piccolo, ma secondo noi è la più grande synth-novità di questo Winter NAMM 2019: un nuovo synth Arturia che non ha più la parola “brute” nel nome né il DNA Steiner-Parker nel filtro, e che quindi indica una strada completamente diversa dalle macchine del costruttore francese viste fin qui. MicroFreak è davvero qualcosa di completamente nuovo per il mercato dei synth integrati di prezzo entry, ma non nasce affatto dal nulla: nella sua progettazione e costruzione sono sicuramente confluiti la grande esperienza di Arturia nel realizzare sintetizzatori piccoli ma tremendamente efficaci, nonché la visionarietà di Mutable Instruments che è oggi uno dei più interessanti nomi del mondo modulare e dell’uso delle tecnologie digitali applicate agli oscillatori.

Vi servirà un piccolo sforzo per capire cos’è davvero MicroFreak. Anzi, se volete agevolarvi il lavoro di comprensione buttate nel cestino tutto quello che sapete di Micro e MiniBrute e siate pronti a ripartire da zero, esattamente come è stata bravissima a fare Arturia!

 

Cos’è

Arturia MicroFreak è un sintetizzatore ibrido compatto con oscillatori digitali e filtro analogico. Di base è un monofonico, ma può anche lavorare in parafonia fino a quattro voci (ricordiamo che “parafonico” è un synth che può generare più note contemporaneamente con gli oscillatori, ma ha un solo filtro e un solo set di inviluppi, per cui nel tempo non si ha l’articolazione del timbro indipendente voce per voce di un vero polifonico). Il synth è programmabile e quindi consente di salvare le patch utente, dispone di sequencer e arpeggiatore, ha complete connessioni MIDI e CV per dialogare sia coi sistemi tradizionali che col mondo Eurorack e… ha uno strano coso al posto della tastiera a tasti mobili!

Ma andiamo con ordine e vediamo anzitutto la sezione oscillatori: la generazione sonora è come detto digitale e si basa su ben 11 modalità totalmente diverse, delle quali sette sviluppate sulla base dei lavori di Mutable Instruments e ispirate dal modulo Plaits. Le quattro modalità Made in Arturia sono:

  • Superwave: dente di sega, quadra, sinusoidale o triangolare con forti possibilità di detuning tra copie multiple dello stesso oscillatore, perfetta per la trance e i suoni espansivi.
  • Harmo: una sintesi additiva a partire da 32 parziali sinusoidali, che vengono modulati indipendentemente in volume. Suono brillante, ricco e con reminiscenze acustiche e metalliche.
  • Karplus-Strong: nota tecnica di sintesi a modellazione fisica, emula soprattutto il suono delle corde pizzicate.
  • Wavetable: 16 tabelle di forme d’onda da scansionare per suoni potentemente digitali e cangianti, che ricordano il PPG e il Korg Wavestation.

Le sette modalità “ereditate” dal Plaits di Mutable Instruments invece sono:

  • VA: una Virtual Analog perfetta per ricreare il suono dei classici analogici.
  • Waveshaper: un’onda triangolare di base viene distorta con processi di waveshaping e wavefolding per dar luogo a suoni metallici, aggressivi, nasali. Non passa inosservata.
  • FM: una FM a due operatori con waveform sinusoidale che creano i suoni clangorosi e inarmonici tipici di questa tecnica, ma anche bassi cattivi, percussioni e campane.
  • Grain: un motore di sintesi granulare indicato soprattutto per suoni percussivi e ricchi di corpo e incisività, ma senza dimenticare altre fantasiose applicazioni ambient.
  • Chords: un motore che genera più note a intervalli selezionabili dall’utente. Utile per fare trance, sperimentazione e i Boards of Canada.
  • Speech: generazione di vocali e formanti, per simulare i tratti della voce umana. Con l’automazione della modulation matrix può pronunciare autentiche parole.
  • Modal: ricrea le sonorità di volumi vuoti e metallici, ricca di overtones.

Questi oscillatori sono controllati da quattro manopole: Type seleziona una delle undici modalità sopra riportate, mentre poi Wave, Timbre e Shape variano di funzione a seconda del tipo di oscillatore selezionato e ne controllano i parametri caratteristici. È inoltre interessantissima la precisazione di Arturia che queste modalità potrebbero venir aumentate in futuro da nuovi rilasci di firmware, capaci dunque di aggiungere altri tipi di oscillatore! In ogni caso il controllo dei parametri avviene tramite un display OLED con capacità grafiche che si rivela utilissimo per il controllo di una massa così grande di variabili. Un tasto Paraphonic per attivare l’omonima modalità con quattro voci a disposizione e la manopola per il Glide (portamento) completano le funzioni di generazione.

Bene, già queste caratteristiche porrebbero MicroFreak in una categoria assolutamente unica nella sua fascia di prezzo, ma questa non è la fine delle sue possibilità, anzi è solo l’inizio: dopo il blocco oscillatori il segnale confluisce in un filtro risonante a 12 dB/Oct ispirato dal classico disegno SEM di Tom Oberheim. Qui non vi è il controllo continuo della topologia di filtro, ma un pulsante che sceglie tra passa-basso, passa-banda e passa-alto.

L’inviluppo principale è uno solo, con articolazione ADSR e comandi Attack, Decay/Release e Sustain. Un pulsante lo attiva/disattiva sul VCA di uscita, mentre una manopola Filter ne dosa l’azione diretta sul filtro. Se l’inviluppo principale è unico, vi è però un ulteriore “coso” modulante che può agire da LFO o da inviluppo one-shot: si chiama Cycling Envelope e può fungere sia da inviluppo Attack/Decay/Sustain che, se messo in loop, da LFO con profili di salita e discesa (e quindi waveform) regolabili. Esso inoltre può essere configurato per avere profilo esponenziale, lineare o logaritmico. Un potenziometro Amount serve per dosarne la profondità di modulazione alla destinazione selezionata. Una terza sorgente di modulazione è data da un LFO più classico del precedente: ha forme d’onda Sine, Tri, Saw, Square, Random, Slew Random ed è syncabile al tempo in modo da offrire effetti ritmici.

Uno dei punti di forza di MicroFreak è comunque la matrice di modulazione: feature pressoché unica in questa fascia di prezzo, essa offre cinque sorgenti (Cycle Envelope, Envelope, LFO, Aftertouch, tastiera/arpeggiatore) da ruotare e dosare a sette destinazioni. Di esse, quattro sono fisse (Pitch, Wave , Timbre, Cutoff) ma – udite udite – altre tre sono selezionabili dall’utente, permettendo funzionalità tipiche da synth modulare e anche la possibilità di applicare modulazioni ad altre sorgenti.

 

Tastiera e modalità di controllo

MicroFreak dispone di una inedita tastiera capacitiva senza parti mobili, ma costituita invece da una superficie liscia in cui le dita del musicista si appoggiano e controllano la pressione (aftertouch) anche in modalità polifonica. A detta del costruttore questa tastiera è estremamente suonabile e naturale da controllare, anche se non dotata di tasti che si muovono. L’aftertouch polifonico che tale tecnologia permette inoltre è una chicca che quasi nessuna macchina sul mercato ha. L’ispirazione è certamente da ricercare nello storico Wasp Synthesizer, ma anche in certe realizzazioni Buchla. La capacità di espressione è inoltre completata da un’ulteriore striscia capacitiva a sviluppo orizzontale posta sopra l’ottava superiore. Tale striscia può essere assegnata a tre funzioni diverse: Bend è il classico pitch bending, Spice modifica i pattern in esecuzione alterando i loro parametri ma senza cambiare il pitch delle note, Dice infine effettua una randomizzazione della sequenza in play. Il tasso di alterazione dipende da quanto in alto ci si sposta sulla striscia. C’è dunque ancora una volta l’accento sulla casualità e sugli happy accidents che molto spazio sta trovando nell’elettronica contemporanea e negli strumenti degli ultimi anni.

Un arpeggiatore-sequencer permette le modalità Up, Random, Order, ma può anche memorizzare sequenze-utente fino a 64 step se si preme il tasto Pattern. Ogni preset della macchina permette di memorizzare due pattern distinti, selezionabili in alternativa. È inoltre possibile memorizzare quattro linee di automazione, il che vuol dire che fino a quattro comandi di pannello possono essere mossi, registrati e poi riprodotti per dar luogo a sequenze cangianti. La macchina dispone di 192 slot di memoria per le programmazioni timbriche e viene fornita con 128 preset di fabbrica.

 

Connessioni e dimensioni

MicroFreak è molto ben dotato di collegamenti col resto del mondo: l’uscita audio monofonica è su jack da 6,35 mm mentre un minijack da 3,5 mm si occupa dell’uscita cuffia. Le prese MIDI In e Out sono su minijack TRS forniti di adattatori per DIN pentapolare (ormai non è una tendenza, è una valanga), per il controllo nel dominio analogico vi sono prese Sync In e Out, nonché CV/Gate/Pressure, tutte sempre su minijack. Da notare che la tastiera capacitiva con sensibilità alla pressione può essere usata in questa sua peculiarità sia come controller per strumenti esterni MIDI (ove trasmette Polyphonic Aftertouch) che come sorgente di modulazione analogica per moduli Euro (jack Pressure). Vi è infine una porta USB per il trasporto del MIDI da/verso computer e la presa per l’alimentatore esterno.

Lo strumento misura 311 x 233 x 55 mm (L x P x A) e pesa 1,02 kg per garantirne la massima trasportabilità. L’estetica ricorda parzialmente i precedenti Mini e MicroBrute di Arturia, ma nei suoi richiami alla cultura indiana riprende anche elementi grafici caratteristici della produzione Mutable Instruments.

 

Mercato

Col suo prezzo annunciato di 299 Euro, MicroFreak si situa in una nicchia di mercato tutta per sé, virtualmente senza concorrenti grazie al mix di circuitazione ibrida, tastiera touch e sonorità aggressive, originali e non somiglianti a molto altro. È davvero una macchina fresca, innovativa, originale, che può trovare posto sia sul desk di un producer alle prime armi sia in set-up complessi di tastieristi esperti ma sempre alla ricerca di nuovi suoni e nuovi stimoli. Arriverà nei negozi tra aprile e maggio, e secondo noi venderà un sacco!

 

Video ufficiale di presentazione

 

Disclaimer

Questo articolo è stato redatto sulla base delle informazioni disponibili alla data del 24/01/2019 attraverso i canali ufficiali di Arturia e non sostituisce una recensione svolta sullo strumento reale. Ci auguriamo di poter ospitare prossimamente MicroFreak su queste pagine per una review

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

Un pensiero riguardo “Arturia MicroFreak, tutto quello che c’è da sapere

  • 27/01/2019 in 18:45
    Permalink

    Due parole:
    1) gran bella recensione
    2) gran bello strumento, che spero potrò avere presto in studio
    terza parola non prevista: design orribile!

    Risposta

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