Klark Teknik KT-2A, le valvole che costano poco

Dopo l’acquisto della storica azienda Klark Teknik, Behringer lancia sul mercato una serie molto economica che clona due compressori celebri della storia della musica occidentale: 1176 e LA-2A. Qui ci occupiamo di quest’ultimo: KT-2A è la replica del compressore ottico a valvole forse più famoso al mondo.

Partiamo dal prezzo | Caratteristiche tecniche | All’opera! | Conclusioni | Scheda tecnica


In questa recensione ci occuperemo del KT-2A, la replica del compressore ottico a valvole ascoltato su innumerevoli dischi e registrazioni memorabili.  L’originale LA-2A, insieme all’1176, sono entrambi compressori storici prodotti nei decenni all’interno della galassia Universal Audio (quelli di UAD per intenderci).

 

Partiamo dal prezzo

Il costo al pubblico del KT-2A in un noto sito di strumenti musicali italiano è di 309 Euro IVA inclusa, e questo fattore da solo ha causato una vera corsa all’acquisto, tanto che la prima batch di produzione pare sia già terminata in Italia e stia per terminare anche nel resto d’Europa. Se si è interessati a questo prodotto conviene quindi affrettarsi all’acquisto, dal momento che la seconda batch è prevista dall’azienda per il bimestre marzo/aprile. Al momento non si conosce il prezzo della nuova release, che speriamo rimarrà quello attuale. Ma intanto chiediamoci come va…

 

Caratteristiche tecniche

Come già rilevato, siamo in presenza di un compressore che funziona tramite fotocellula ottica che fa da attenuatore con lag di 0 secondi. Nel circuito sono presenti due valvole 12AX7A, una 12BH7 e una EL84, che assicurano il “warmth” tanto ricercato in questa epoca di registrazioni digitali. Due trasformatori Midas sugli stadi di ingresso (impedenza 600 Ohm) e uscita (70 Ohm) regolano il segnale, che è bilanciato su connettori Neutrik XLR e da ¼’’. La banda passante è 10Hz – 20kHz +/- 1dB (del tutto soddisfacente) e il rapporto segnale/rumore dichiarato è di -87dB a unity gain. Sul pannello frontale, oltre ai classici controlli rotativi di Output e Peak Reduction, è presente anche un nuovo controllo di pre-enfasi sul side chain del segnale: è possibile ridurre cioè la reattività della macchina alle alte frequenze, funzione oggi utile ad esempio in caso di sibilanti troppo presenti che innescano il compressore in modo indesiderato. Ancora sul fronte abbiamo, oltre all’interruttore On/Off, un altro switch che permette di selezionare le due modalità di utilizzo: compressore o limiter. Anche se i valori di ratio non sono dichiarati, in modalità compressor siamo intorno a un ratio di 4:1, mentre in modalità limiter si passa a un ratio infinito. Un selettore a tre posizioni invece permette di selezionare la lettura del bel VU-meter giallo: si può scegliere di misurare la Gain Reduction, oppure il livello d’uscita a +10dB o a +4dB. Sul pannello posteriore, oltre all’alimentazione, sono presenti due trimmer: uno per calibrare il VU-meter sullo 0, l’altro per la calibrazione nel caso si usino due macchine in stereo link. Per finire, i tempi di attacco sono fissi a 10’ ms, il rilascio è di 50 ms per il 50% del segnale, mentre la restante parte del segnale viene rilasciata entro 5 secondi al massimo. Un classico morbidone anni’ 60, tanto per intenderci.

 

All’opera!

Cablato sulla patch bay, per prima cosa inviamo al compressore una sinusoide di test a 1kHz -18 dBFS dalla nostra DAW. Con compressione a zero’ è necessario regolare l’output sul valore 25 per ottenere i -18dB dBFS in uscita. Basta ovviamente tirare su il controllo di compressione per sentire la sinusoide abbassarsi di volume e il knee morbido entrare in gioco, e per compensare questa perdita di gain è sufficiente usare il knob di output. La macchina si comporta molto bene su un basso elettrico preso in diretta (preamp → KT-2A → conversione A/D), livellandone la performance e mettendo in evidenza gli attacchi e il decay delle note. Esagerando il livello all’ingresso la macchina comincia a saturare, in realtà poco rispetto a quanto mi aspettassi, e la saturazione dello stadio di ingresso comincia più o meno quando i convertitori stanno per clippare (su una UAD Apollo16 MkII). La vera meraviglia inizia non appena decidiamo di inserire il compressore in insert su una voce maschile già registrata in precedenza: anche con parecchi deciBel di gain reduction il suono rimane naturale, musicale, mentre gli artefatti non risultano per nulla fastidiosi. I transienti sono gentilmente trattati dall’attacco a 10 ms e il risultato è molto morbido e “caldo”. Noto una tridimensionalità maggiore e un arrotondamento molto piacevole in gamma alta. Le sibilanti, che mi avevano dato molta pena in missaggio, si addolciscono in modo assai gradevole, e riesco addirittura a spegnere un de-esser (plug-in) perché il KT-2A mi ha tolto la vetrosità della fonte senza intaccare la presenza del segnale. A proposito di plug-in: mentre con le emulazioni digitali (UAD) non spingo mai fino in fondo, con questa macchina anche in presenza di gain reduction molto elevata (dell’ordine di -20 deciBel) il suono rimane intatto e gradevole, mettendo ancora una volta in risalto i transienti, valorizzati dall’attacco di 10 ms. Il rilascio lento non sarà adatto a tutti i tipi di voci (nell’hip-hop sceglierei qualcosa di più veloce), ma per linee vocali tradizionali e con grande dinamica il KT-2A è imbattibile da altri tipi di compressore. Chitarre acustiche, legni e archi, voci, bassi elettrici e contrabbassi sono senz’altro il pane quotidiano per questo apparecchio, ma ne ipotizzo un utilizzo proficuo anche su percussioni “maleducate” e riverberi da controllare. Provando a comprimere un loop di batteria acustica monofonico, ci si rende subito conto che il programma contiene troppi transienti veloci per poter essere gestiti a dovere dal 2A, che però continua a tenere sotto controllo il segnale senza troppi problemi. In modalità limiter, il rapporto di compressione diventa infinito e la “pacca” è ancora più decisa, con un interessante schiacciamento/saturazione degli attacchi che può essere una valida alternativa al classico ratio 4:1. Un Moog Minitaur sparato dentro con 15 dB di compressione in modalità limiter regala una gommosità e una consistenza davvero superlative: anche sui synth monofonici questa macchina è un validissimo tool da aggiungere all’arsenale digitale.

Per chiudere con i confronti, posso solo paragonare questo apparecchio con un paio di LA-2A UREI provati in due studi diversi. Il comportamento è molto simile (probabilmente è solo più alto il rumore di fondo del Klark Teknik, attestato comunque a -87 dB full band), e la differenza – che pure esiste – fra l’originale e il clone direi essere abbastanza trascurabile, soprattutto in mix densi.

L’unica “anomalia” rilevata durante i miei test è risultata essere il comportamento della macchina al primo transiente del segnale, che viene restituito più alto dei successivi. Come se un condensatore ci mettesse un po’ troppo a caricarsi per poi cominciare a lavorare in modo regolare. Altri utenti hanno rilevato lo stesso comportamento, quindi suppongo siamo in presenza di un piccolo bug forse risolvibile in laboratorio o con una nuova release (attesa per marzo/aprile 2019), o comunque in post-produzione.

 

Conclusioni

Siamo in presenza di un compressore senz’altro interessante, e non solo per il prezzo, del tutto paragonabile a quello di plug-in blasonati e altrettanto ben suonanti. Ne prevedo proficuo utilizzo soprattutto in fase di tracking, dove’ la sua utilità è espressa al massimo dalla compressione morbida e dal sound inerente all’uso di valvole e trasformatori. È una macchina che si può senz’altro spingere più delle controparti digitali (Waves e UAD in primis), e che dona un colore che non è così facilmente ottenibile con i plug-in in mia dotazione. Altro possibile utilizzo è usarla solo per colorare, e non per comprimere: con il Compression knob a zero, si passano decine di minuti felici di giocare col gain staging della catena, ottenendo molte interessanti variazioni. Anche in mix può dare le sue soddisfazioni, a patto che lo si utilizzi con convertitori di qualità che non degradino il segnale nel round trip. In definitiva una scelta quasi obbligata (e molto economica) per chiunque volesse approcciarsi per la prima volta ad un hardware di questo genere, o per chi – stanco di sborsare migliaia di Euro per macchine blasonate – voglia abbandonare il suo status da fashion victim e abbordare macchine non celeberrime ma perfettamente funzionali e al passo con i tempi.

 

Scheda tecnica

Prodotto: Klark Teknik KT-2A

Tipologia: Compressore ottico valvolare

Dati tecnici dichiarati dal costruttore:
Completely discrete signal path
Premium selection 12AX7, 12BH7 and EL84 tubes
Lag-free optical attenuator based on original electroluminescent technology
Custom-built Midas input and output transformers
Frequency Response: 10 Hz to 20 kHz, +/- 1 dB
Gain Limiting: 0 to 30 dB
Ultra-fast attack time: 10 milliseconds
Release time: 50 milliseconds to 5 seconds
Adjustable stereo-link connection
Variable pre-emphasis
Vintage-style meter features gain reduction and output
Transformer balanced inputs and outputs on Neutrik* XLR connectors
Rugged 2U rackmount chassis
Auto-ranging universal switch-mode power supply

Prezzo: 309 Euro

Distributore: Klark Teknik

Alberto Dati

Alberto Dati, produttore artistico indipendente, musicista e fonico, vive e lavora in Puglia. Ama insegnare, viaggiare, bere caffè e suonare musica. È il fondatore della label Putsch Records. http://www.albertodati.com

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