Moog Sirin, il Minitaur colorato che non fa solo bassi

Sirin è una limited edition dell’ormai classico Minitaur moddata per superarne i limiti di estensione a C4. Nel nostro test tutte le caratteristiche, le funzioni, e soprattutto i punti di contatto e di diversità col “toro”…

 

Sirin è un sintetizzatore monofonico realmente analogico che è costruito sulla base del già noto e diffuso Minitaur del 2012. Come noto, Minitaur è nato proprio per replicare in epoca contemporanea le grandi performance “bassistiche” delle storiche pedaliere Taurus degli anni ’70. Proprio da quell’architettura Minitaur ha mutuato i propri oscillatori a controllo Volt/Hz, invece che Volt/Oct come gli altri synth Moog. Con un tale tipo di architettura la tensione di controllo deve raddoppiare a ogni ottava, e questo fa sì che per andare oltre una certa estensione occorrano tensioni di alimentazione elevate e componenti con punti di lavoro più alti. In fase di progetto del Minitaur la casa di Asheville ha allora deciso di limitare a C4 (il Do sopra quello centrale) l’estensione massima raggiungibile dallo strumento, probabilmente allo scopo di contenerne il costo di produzione e renderlo abbordabile a molti appassionati.

Negli anni la richiesta di un “Minitaur che non faccia solo i bassi” è però cresciuta tra gli appassionati, anche e soprattutto in considerazione dell’ottimo voicing che Moog è riuscita a dare a questa straordinaria macchinetta, piccola nelle dimensioni ma enorme nel suono. Molti hanno sperato che il limite del C4 fosse superabile con un aggiornamento di firmware, ma come abbiamo visto sopra la modifica implicava un parziale rifacimento dell’hardware.

Entra Sirin: presentato al NAMM di quest’anno, è proprio un Minitaur modificato in hardware per salire oltre C4 e trasformarsi così in un synth con capacità solistiche a tutto spettro, dai bassi potenti (E0) ai lead più liquidi e acuti (D8). L’operazione Sirin è dunque mirata a dare un “qualcosa in più” ai tantissimi estimatori del Minitaur, ma non è destinata a un mercato di massa: Sirin infatti è una limited edition nata per celebrare la Moog House of Electronicus, una expo interattiva tenutasi dal 24 al 30 gennaio nella Chinatown di Los Angeles.

Moog Sirin - 2019 Moog House of Electronicus

La vendita di Sirin è avvenuta inizialmente tramite un minisito dedicato, mentre gli esemplari rimanenti sono stati avviati ai normali canali distributivi. Dopo il batch produttivo dei primi mesi del 2019, Moog assicura che non verranno costruiti più altri Sirin in futuro, e il distributore italiano Midiware indica che gli esemplari disponibili per l’Italia sono stati tutti già preordinati dai maggiori negozi di strumenti musicali della penisola. Un’ultima curiosità: dopo che il precedente Minitaur era dedicato a un animale simbolo di potenza virile come il toro, Sirin prende il suo nome da creature mitologiche della tradizione russa che erano degli uccelli con testa di donna capaci di cantare nenie dolcissime ai santi, predicendo future gioie. Il concetto è ripreso dallo strumento Moog con il disegno di un volatile e la dicitura “analog messenger of joy” accanto al nome Sirin.

 

Lo strumento

Come abbiamo visto sopra Sirin è essenzialmente un Minitaur , per cui alloggia all’interno dello stesso case desktop del progenitore: un cuneo tronco tutto in metallo , robustissimo e dall’aria solida. È incredibile come Moog riesca a dare anche a strumenti contemporanei quell’aria di “fatto davvero bene” che siamo soliti associare mentalmente agli strumenti vintage, e che invece sfugge quasi sempre alle odierne macchine “Made in PRC” di altri costruttori. Tornando a Sirin, il cabinet che in Minitaur è verniciato in nero opaco diventa qui in alluminio vivo spazzolato. Il pannello comandi è ottenuto con una coloratissima serigrafia su lastra adesiva di Lexan e riprende quello stile “Flower Power” che la casa ha inaugurato con il Grandmother dell’anno scorso. Le manopole sono sempre le stesse di plastica nera lucida con disco centrale in alluminio spazzolato.

Moog Sirin

Tecnicamente lo strumento sembra un synth one knob/one function, ma in realtà esso si giova di alcune funzioni nascoste che sono state introdotte da Moog con la V2 del firmware di Minitaur. Qui come nel progenitore esse sono quasi tutte raggiungibili con combinazioni di tasti e manopole, oppure tramite MIDI CC e l’apposito editor gratuito che le elenca non casualmente nella tab “Under the Hood” (letteralmente “sotto il cofano”, termine di derivazione automobilistica per indicare ciò che si cela all’interno della macchina ma contribuisce fattivamente al suo funzionamento). Sirin quindi è davvero uno strumento architetturalmente semplice, ma comunque assai meno banale di quanto può apparire solamente dando un’occhiata al pannello. La lettura del manuale è quindi più opportuna che mai, anche se vi anticipo subito che a mio parere in studio il Sirin va usato in connessione permanente col suo editor per avere una visualizzazione immediata di tutte le funzioni a disposizione e del settaggio dei relativi comandi.

Da un punto di vista generale, Sirin è un analog synth programmabile e dotato di 128 memorie on board: le memorie si possono selezionare tramite l’editor, tramite normali messaggi MIDI di Program Change ma anche direttamente da pannello (Glide + VCO1 Wave per avanzare di preset, Glide + VCO2 Wave per indietreggiare al preset precedente, Glide + Release premuti per 1 sec per memorizzare il preset). Il pannello anteriore è dotato di 17 manopole e quattro pulsanti con cui svolgere tutte le funzioni, mentre posteriormente vi sono in un recesso l’uscita audio analogica di linea, l‘uscita cuffia (su mini-jack), un ingresso Audio In per segnali esterni, il connettore MIDI In, il connettore USB che porta il protocollo MIDI in modo bidirezionale ma ovviamente in questa macchina non trasporta audio, la presa per l’alimentatore esterno in dotazione e infine quattro prese jack da ¼” per il controllo della macchina tramite segnali analogici: gli input sono marcati Pitch CV (per il tracking degli oscillatori), Filter CV (per il controllo della frequenza di cutoff), Volume CV (per la gestione del livello del VCA) e Gate (per l’attivazione degli inviluppi). Tutti questi controlli hanno escursione da 0 a +5 V e sono pienamente compatibili con le macchine Eurorack, anche se servirà un adattatore per accettare i loro cavetti terminati con minijack a queste prese su jack grande.

Moog Sirin - Il pannello posteriore

 

Gli oscillatori

I due VCO a disposizione hanno forme d’onda selezionabili tra dente di sega e quadra tramite due pulsanti dedicati. Nient’altro: non ci sono comandi per regolare la PW della quadra, non c’è triangolare o altre waveform più esotiche, niente. Questa è la caratteristica base di Sirin (e anche di Minitaur) che ne circoscrive il suono all’interno di un ballpark ben definito. Se però pensate che la macchina sia limitatissima, sbagliate di grosso perché, complici anche gli altri comandi disponibili nell’area oscillatori, si scopre ben presto che con due semplici waveform non modulabili si riesce a fare tantissime cose. VCO1 è l’oscillatore master e non ha controlli di piedaggio, mentre VCO2 può essere accordato finemente su +/- un’ottava con la manopola Freq. Oltre ai battimenti che si possono creare settando tale manopola in posizioni vicine all’unisono, Sirin ha un altro comando per impostare lo scostamento fine e costate, indipendentemente dalla nota suonata in quel momento, del secondo VCO rispetto al primo: si chiama VCO2 Beat, si raggiunge con Glide + VCO2 Freq e regola un drift che può andare da -50 a + 50 cents. Altri due comandi “under the hood” completano la sezione: Note Sync fa iniziare il ciclo della forma d’onda di entrambi gli oscillatori al momento del messaggio di Note On/Gate e favorisce così l’ottenimento di suoni più “compatti” (non ha shortcut di pannello ma si attiva con l’editor o via MIDI CC 81); Hard Sync invece è la classica funzione che forza l’intonazione di un oscillatore slave su quello master per un caratteristico suono “strappato”: si invoca con Glide + VCO2 Level. La modulazione dell’intonazione degli oscillatori si gestisce con la manopola VCO LFO Amt: se in apparenza essa dosa semplicemente l’intervento dell’LFO di bordo sul pitch, in realtà la versatilità è maggiore: anzitutto il suo intervento è mediato da un eventuale segnale MIDI di Modulation Wheel ricevuto in ingresso, e poi premendo Glide mentre si ruota VCO LFO Amt si può indirizzare la modulazione al solo VCO 2 lasciando immutato il pitch di VCO 1. Con la combinazione Glide + LFO Rate invece si può scegliere come segnale modulante tra cinque waveform dell’LFO (Triangle, Square, Ramp, Saw, Sample & Hold) oppure l’inviluppo del filtro. Con l’uso sapiente di questi comandi la versatilità timbrica del modulo oscillatori si amplia tantissimo, e comunque ben oltre quello che una sommaria occhiata al pannello lasciava intravedere. Chiudiamo il paragrafo relativo a oscillatori e intonazione evidenziando come la macchina supporti messaggi MIDI di Pitch Bend che possono avere escursione massima di +/- 24 semitoni, con possibilità di impostare su valori diversi l’escursione positiva e quella negativa. I settaggi vengono effettuati tramite i MIDI CC 107 e 108, oppure via editor.

Moog Sirin editor

 

Mixer e filtro

Il segnale in uscita ai due oscillatori viene mixato con due manopole di livello, ognuna dedicata a un VCO. Fino a una posizione pari circa a “ore 2” il segnale viene aumentato linearmente di livello, mentre oltre tale posizione si inizia a saturare la capacità dinamica del filtro e quindi a ottenere suoni affetti da overdrive per un impatto sonoro più pieno, gonfio. La combinazione Glide + VCO 1 Lvl regola il volume del terzo ingresso del mixer, ovvero il segnale audio esterno che può andare da 0 al 200% del valore originario.

Il filtro viene definito dal costruttore “un classico Moog LPF a 24 dB/Oct con risonanza” e su questo credo che non ci sia molto altro da aggiungere. È ovviamente capace di autooscillazione, mentre il tracking di tastiera da 0 a 200% può essere abilitato e regolato solo da MIDI CC 20 o via editor. Esclusivamente tramite MIDI o editor è anche possibile dosare la sensibilità del cutoff alla velocity dei messaggi di MIDI Note On. Il filtro gode di un inviluppo dedicato che, attraverso la manopola EG Amount, può modulare con valori positivi o negativi il cutoff. La frequenza di taglio può essere modulata anche dall’LFO tramite la manopola dedicata VCF LFO Amt.

Spendiamo ora qualche parola di dettaglio sull’inviluppo del filtro di Sirin: la presenza di tre manopole denominate Attack, Decay e Sustain e di uno switch marcato Release può far pensare a un inviluppo in stile Minimoog, ove appunto il rilascio era escludibile oppure attivabile ma sullo stesso valore del Decay. Qui però le cose sono molto più articolate: in Mode 1 la manopola Decay controlla infatti il decadimento, ma col tasto Release premuto quest’ultimo stadio viene attivato e il suo tempo è legato a quello di decadimento. In Mode 2 invece i tempi di Decay e Release sono totalmente indipendenti: la manopola di Decay controlla il decadimento, ma col pulsante Release premuto controlla invece il rilascio. Per passare da Mode 1 a Mode 2 e viceversa è necessario premere il pulsante Release per più di un secondo. Abbiamo dunque un ADSR in piena regola, ma non è ancora tutto perché con altre combinazioni di tasti si attivano due ulteriori stadi: premendo Glide + EG Attack si regola infatti la durata di uno stadio di Delay che ritarda l’attivazione dell’inviluppo, mentre con Glide + Decay viene attivata una fase di Hold tra Attack e Decay. Come si vede insomma alla fine ci troviamo con un versatilissimo DADSR, e se queste combinazioni di tasti vi sembrano difficili da ricordare vi devo invece dire che sono molto intuitive e dopo un po’ d’uso viene naturale invocarle.

 

VCA

Il VCA di Sirin gode di un altro inviluppo simile a quello descritto sopra: è un completo AHDSR in cui i segmenti di Decay e Release possono essere gestiti congiuntamente (Mode 1) o separatamente commutando la funzione della manopola Decay con il tasto Release. Anche qui è disponibile un ulteriore stadio di Hold azionando Glide + Decay, ed è poi possibile lasciare aperto il VCA in Drone Mode con la combinazione Glide + Sustain al massimo. Con il MIDI CC 90 o con l’editor è possibile dosare la sensibilità del VCA ai messaggi di velocity, mentre col tradizionale MIDI CC 7 si può regolarne il guadagno. Una manopola di pannello post-VCA invece determina il livello in uscita dal VCA verso le uscite linea e cuffia, ma questa manopola è solo un controllo fisico non remotizzabile via MIDI.

 

Portamento, trigger e modulazioni

Il portamento di Sirin è un altro “doppiogiochista”: semplice solo in apparenza. La funzione viene attivata con lo switch Glide e col la manopola Glide Rate se ne determina la velocità, e fin qui tutto ovvio. Tramite MIDI o editor però sono disponibili due ulteriori funzioni: Glide Type (MIDI CC 92) sceglie tra le tre modalità di portamento a velocità lineare costante, a tempo lineare costante, o infine ad andamento esponenziale che fa partire velocemente il glide e poi lo rallenta man mano che si si avvicina alla nota di destinazione, esattamente come avveniva nello storico Taurus. Legato Glide (MIDI CC 83) invece attiva la modalità di portamento solo in presenza di note legate tra loro, mentre attua una transizione di pitch immediata tra le note suonate staccate.

Sul fronte degli inviluppi è possibile scegliere tra tre modalità di trigger: il default è Legato On per cui gli inviluppi si retriggerano solo se si suona staccato; in Legato Off gli inviluppi si retriggerano anche se si suona una nota senza prima aver rilasciato l’altra; infine in EG Reset l’inviluppo riparte da zero a ogni pressione di nota. Queste tre modalità si possono combinare con tre diversi modi di tastiera per far suonare il Sirin secondo le logiche Low Note Priority (tra due note premute contemporaneamente, ha la priorità la nota più bassa), High Note Priority (priorità alla nota più acuta), Last Note Priority (prevale sempre l’ultima nota premuta).

L’oscillatore di bassa frequenza (LFO) è unico per tutta la macchina, può essere messo in sync al clock MIDI in ingresso su sue numerose suddivisioni ed è accreditato delle già citate cinque forme d’onda Triangle, Square, Ramp, Saw, Sample & Hold. Come abbiamo visto sopra se ne dosa l’azione al/ai VCO e al VCF tramite due manopole dedicate alle rispettive funzioni.

 

Editor, varie ed eventuali

Sirin viene comandato al meglio tramite il suo editor dedicato, il cui indirizzo di download viene fornito solo ai proprietari registrati. L’editor è disponibile nei formati VST2, VST3, AAX e AU, con opzioni 32 e 64 bit per il mondo Windows, e funziona grazie al colloquio bidirezionale col PC garantito dalla connessione USB.

Moog Sirin editor

È con l’editor, per esempio, che potete settare la modalità Polychain per concatenare più Sirin e ottenere in tal modo un sistema polifonico (se siete ricchi…), ed è sempre da editor che potete attivare la modalità trasmissiva a 14 bit dei comandi MIDI CC, che in questa maniera possono godere di molto maggiore risoluzione se volete registrarli in DAW e automatizzare così il comportamento di alcuni parametri. Potete anche scegliere la modalità di reazione delle manopole rispetto ai valori programmati con le opzioni Snap, Pass-Through e Relative, ma la funzione forse più preziosa è quella che consente di usare Sirin come convertitore da segnali CV a messaggi MIDI: gli ingressi CV del pannello posteriore infatti possono essere rimappati a destinazioni diverse da quelle stampigliate sul pannello: le CV Pitch e Volume sono infatti reindirizzabili a qualsiasi parametro del Sirin, mentre il Gate può mettere in On/Off qualsiasi degli switch presenti sul pannello. Contemporaneamente, i valori di CV applicati ai jack vengono tradotti anche nei messaggi MIDI CC corrispondenti e inviati quindi all’output MIDI over USB per l’eventuale controllo di altri strumenti.

Moog Sirin editor

La visualizzazione dei parametri del synth è demandata a tre diverse schermate: Panel raffigura esattamente il pannello di Sirin e quindi solo i parametri raggiungibili direttamente; il citato Under The Hood accede ai parametri “nascosti” e altrimenti raggiungibili solo con MIDI CC o combinazioni di tasti; Extended infine raffigura skeumorficamente l’intero synth come se fosse un hardware completo sia dei comandi visibili che di quelli nascosti, ed è la raffigurazione che vi raccomando perché vi consente di cogliere con un colpo d’occhio tutto lo stato dello strumento.

Moog Sirin editor

Infine, va evidenziato come l’editor funga anche da librarian: la schermata Preset Manager rappresenta in una colonna i preset memorizzati dentro lo strumento hardware e in un’altra i preset salvati sull’hard disk del computer. Ovviamente con drag’n’drop è possibile spostare i preset da una locazione all’altra, mentre altre operazioni di catalogazione riguardano la gestione dei folder Factory e User nonché l’assegnazione di diverse categorie strumentali ai vari preset per identificarli meglio.

 

Il test

Va premesso che tutte le considerazioni architetturali che sopra abbiamo espresso sulle funzioni e sull’editor di Sirin sono applicabili in toto anche al Minitaur. Gli strumenti sono di fatto identici in tutto, tranne che in un piccolo particolare: il “volatile” è stato moddato per farlo salire dove il “toro” non arriva, e allora tutti si sono chiesti sin dalla presentazione di questa colorata variante se Sirin suonasse uguale o diverso rispetto al Minitaur nel range di note coperto da entrambe le macchine. Insomma, la modifica per salire oltre il C4 ha mantenuto, modificato o addirittura stravolto la tanto apprezzata voce del Minitaur? Rispondere a questa domanda è stato per noi facilissimo in quanto chi vi scrive possiede da anni un Minitaur e così i due synth sono stati posti spalla a spalla. Grazie all’editor ho ricostruito tre patch di Minitaur anche su Sirin copiandone valore per valore, e ho provato a far girare la stessa frase di quattro battute su entrambi gli strumenti. I loro output sono stati poi collegati direttamente ai Line In di una RME FireFace400 e registrati in Cubase a 44,1 kHz/24 bit di risoluzione senza l’intermediazione di nessun altro hw o sw. Il risultato del confronto è qui sotto e lo potete ascoltare anche voi: la sequenza inizia con una nota acuta per identificarne lo start, suona prima il Minitaur e poi il Sirin.

Si scopre così che Sirin suona molto simile a Minitaur, ma non proprio identico. La differenza di voicing è lieve ma palpabile, e a mio parere non può essere attribuita solo alle sempre invocate (in realtà un po’ esagerandole) differenze tra due macchine analogiche identiche. No, i due strumenti sono parenti strettissimi e questo si sente, il timbro è uguale ma la “pronuncia” è lievemente diversa: Minitaur è più pulito, asciutto e un filo più dinamico, mentre Sirin appare come se fosse appena appena compresso, un po’ più imballato e saturo. Non avendo la possibilità di vedere gli schemi elettrici è difficile capire da dove queste differenze originino, ma poiché il confronto all’oscilloscopio delle waveform pure dei due strumenti evidenzia una sostanziale uguaglianza, la sensazione è che avvenga qualcosa subito dopo i VCO, nel tragitto dal mixer al filtro al VCA. In ogni caso, se qualcuno temeva che Sirin fosse meno potente e prestante di Minitaur sui bassi possiamo rassicurarlo che non è così: l’estensione c’è e la botta pure.

Abbandoniamo adesso il confronto Sirin/Minitaur e guardiamo al nuovo arrivato come synth in quanto tale, come macchina autonoma slegata da paragoni e parentele: bene, vi dico subito che ci troviamo davanti a un synth analogico di gran classe, a un prodotto che riporta alla mente il suono classicissimo dei Moog anni ’70. Le sue sonorità non sono sterminate, questo è vero, eppure la macchina si dimostra capace di una varietà timbrica comunque inattesa data la sua catena di sintesi. Lead liquidissimi e davvero “storici” escono con una facilità impressionante, mentre i suoni percussivi sono eccellenti grazie alla proverbiale velocità e incisività degli inviluppi Moog. Le due opzioni di detuning offerte dalla manopola VCO 2 Freq permettono di ottenere timbri molto mossi e vivi, con tutta l’autenticità che si associa al migliore analogico. Le opzioni di portamento, per chi saprà giocarci con la complicità della tastiera, offrono inoltre grandi possibilità di lick e sfumature varie. Riguardo ai bassi c’è poco da dire: belli, potenti e profondi, sono i bassi che vi aspettate da uno strumento targato Moog, sono l’espressione di un suono di synth-bass che ha fatto la storia.

In definitiva, Sirin vi riporta col suono nello stesso territorio in cui vi aveva già portato con la sua estetica colorata: abbiamo un synth tipicamente americano, ricco e opulento, dal suono classicissimo e di alta qualità. Con lui non farete grande sperimentazione e non andrete in territori timbrico-spettrali inesplorati, ma quello che farete sarà pura… gioia sonora!

 

Conclusioni: per chi Sirin?

Nel trarre le conclusioni su questa macchina è inevitabile guardare al mercato, al prezzo e anche alla sua disponibilità limitata, e allora tanto vale dirlo subito: Sirin è uno strumento per amatori, un synth particolare che non può essere giudicato col solo parametro economico. I circa 700 Euro del suo prezzo di acquisto lo rendono in apparenza poco competitivo con prodotti di fabbricazione cinese, o magari con synth a generazione digitale emulativa che a un’ingenua occhiata sembrerebbero offrire di più. In realtà però è difficile che chi intende acquistare un vero Moog si accontenti di un prodotto meno blasonato, e difatti la concorrenza peggiore a Sirin arriva dall’interno: a poco più di 400 Euro è possibile acquistare il suo fratellino Minitaur che a sette anni dalla sua presentazione continua ad offrire un valore assolutamente formidabile in termini di qualità sonora assoluta dei suoni di synth-bass. Il Minitaur (che alla presentazione costava quasi come Sirin oggi) offre suono Moog autentico, una prestazione in basso che è semplicemente spettacolare e i plus di memorie ed editor che abbiamo già descritto sopra parlando della macchina in prova. Per chi invece è disposto a spendere di più vi è l’altrettanto insidiosa concorrenza del Grandmother, che rispetto a Sirin offre una tastiera, molti più patch-point per uso combinato con sistemi Euro e un’architettura realmente one knob per function. In questo scenario sembra dunque che lo spazio per Sirin sia molto ridotto, ma noi crediamo che non sia così: questa è una macchina per chi vuole proprio il Minitaur, il suo suono classico e personale, la sua compattezza, la sua architettura versatile, le memorie, e in più vuole usarlo come strumento lead dal timbro meravigliosamente classico e di classe (se mi passate il bisticcio di parole). Per avere questo, e in fondo anche per l’esclusivo piacere di avere un oggetto in tiratura limitata, questo appassionato è disponibile a pagare il delta-prezzo che separa Sirin da Minitaur. Se dunque vi riconoscete in questo profilo Sirin è per voi, ma affrettatevi: gli esemplari ancora liberi e non prenotati sono pochissimi e Sirin potrebbe volarvi via dalle mani…

 

Scheda tecnica

Prodotto: Moog Sirin

Tipologia: sintetizzatore analogico monofonico

Dimensioni: 222,3mm x 130,2mm x 79,4mm (L x P x A)

Peso: 1,2 kg

Prezzo di mercato: 719,00 Euro

Distributore: Midiware

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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