Solid State Logic SiX: desktop mixer con la leggendaria qualità di SSL, a circa 1200 €!

Arriva come un fulmine al ciel sereno la notizia di un mixer SSL pensato per gli home e project studio che vogliono l’alta qualità del marchio inglese in un formato compatto e con prezzo contenuto. E si può usare anche come sommatore a 12 ingressi. Ecco tutte le caratteristiche.

 

Il mercato è pieno di mixer piccoli dedicati agli home recordist e a chi usa contemporaneamente pochi strumenti e microfoni. In genere però il prezzo contenuto di questi device fa il paio con una qualità da bassa a media, e comunque lontanissima a quella delle grandi e inarrivabili console da studio. In questo scenario arriva ora Solid State Logic SiX, ovvero un mixer compatto e con pochi ingressi ma dotato dei leggendari circuiti  e dell’altrettanto leggendaria qualità sonora associate al britannico marchio SSL.

Di base SSL Six appare come un normalissimo mixer 4:2 totalmente analogico, ove quattro ingressi (due mono e due stereo) confluiscono su un bus stereo. A ben guardare però SiX è molto di più: è totalmente bilanciato  dall’ingresso all’uscita, ha tipici EQ e compressori SSL sui due canali principali, è dotato di bus-compressor sul master di uscita e può arrivare perfino a essere un sommatore a 12 ingressi su un master bus stereofonico per chi ama il mixaggio Out-of-The-Box (OTB) in abbinamento a interfacce audio multiporta.

 

I canali SuperAnalogue™

Ora che abbiamo la vostra attenzione, andiamo con ordine: i primi due canali 1 e 2 SuperAnalogue™, entrambi mono, sono dotati di doppio ingresso Mic e Line, commutabile. Attenzione, “doppio ingresso” vuol dire che questo è uno dei pochi mixer in cui il segnale di linea non passa comunque attraverso il preampli micro dopo essere stato attenuato, ma lo salta totalmente per preservare la massima qualità. Il preampli micro, con impedenza di ingresso di 1,2 kOhm e sorgente Phantom a +48 V, è ad alta accettazione e alta dinamica. Ha una capacità di banda passante fino a 100 kHz (come tutto il resto del mixer) che garantisce tempi di salita del segnale ridottissimi e una conseguente distorsione da intermodulazione ai transienti (Transient Intermodulation Distortion, TIM) molto bassa. Nessun condensatore elettrolitico è usato sul percorso del segnale, sempre per preservare pulizia ai transienti e velocità.

In alternativa all’ingresso microfonico si può commutare l’ingresso Line, che ha 10 kOhm di impedenza su jack TRS bilanciato, ma che alla pressione del tasto Hi-Z diventa un input per strumenti elettrici con 1 MOhm di impedenza. Quale che sia l’ingresso selezionato, i canali 1 e 2 sono dotati di filtro passa-alto a 75 Hz inseribile in opzione e hanno un gain fino a 66 dB che permette la gestione anche di sorgenti a bassa uscita. Segue uno stadio di equalizzazione a due bande derivato dalle console della serie E, coi bassi centrati a 60 Hz e i medio-alti a 3,5 kHz. Questo almeno è vero quando i due controlli sono lasciati in modalità shelving, ma premendo un tasto “Bell” essi diventano dei filtri peaking con centro-banda a 200 Hz e 5 kHz. In ogni caso, i due filtri prevedono un intervento di +/- 15 dB e sono completamente disinseribili con un pulsante dal percorso del segnale se non sono necessari. Lo stadio successivo è un compressore ad architettura semplificata, che deriva da un progetto nuovo ma ispirato al suono delle prime console SSL. È dotato di un solo comando Threshold che regola la soglia di intervento del circuito tra +10 e -20 dBu, mentre il rapporto di compressione (Ratio) è fissato in 2:1. Il tempo di attacco è dipendente dalla ripidità dei fronti del programma musicale e può andare da 8 a 30 msec, mentre il tempo di rilascio è fisso e pari a 300 msec. Tre LED indicano l’intervento del comp.

Dopo EQ e comp segue un Insert che è dotato di Send e Return completamente bilanciati per l’inserimento in serie al segnale di un processore esterno. Il Send è sempre attivo, mentre il Return può essere attivato al tocco di un pulsante: questo consente la commutazione istantanea tra il segnale processato dall’effetto esterno in insert e la sua versione non processata. Come la casa evidenzia, può essere usato per usare EQ più precisi e articolati o compressori più versatili di quello a bordo, magari ospitati in un sistema 500 esterno.

Seguono due mandate Cue stereofoniche, ciascuna dotata di livello e panpot per essere inviate ad altrettanti submix. Di norma sono pre-fader ma possono essere commutate in modalità post-fader. Una delle due mandate (Stereo Cue 1) può essere commutata per ricevere non già il segnale di canale, ma un segnale alternativo di ingresso disponibile su un multiconnettore DB25 presente sul pannello posteriore. Se si opera questa scelta, si dispone automaticamente di un ulteriore ingresso che è possibile mandare al Master Bus per aumentare il numero totale di input linea a disposizione.

I canali 1 e 2 si chiudono con il panpot e un fader a corsa lunga da 100 mm la cui massima sensibilità è centrata attorno allo 0 dB del cursore per consentire aggiustamenti fini di livello con movimenti millimetrici. Seguono dei peak meter con risposta articolata su otto LED. Un pulsante Mute/Bus B sopprime l’uscita del canale dal Master Bus e la invia invece a un secondo bus di mixaggio denominato appunto Bus B. Il pulsante PFL ruota il segnale del canale a un Pre Fader Listening Bus senza eliminare il segnale dal Master Bus.

SSL SiX top

 

I canali stereofonici di linea

I canali 3/4 e 5/6 sono più semplici: sono stereofonici, intestati su doppio jack TRS e capaci di gestire segnali solo linea, con Trim regolabile tra +10 e -20 dB. Se si inserisce un solo plug nel jack del canale L, il canale diventa monofonico. Qui non ci sono EQ e compressore, ma restano le due mandate a Stereo Cue 1 e 2. Stante la natura stereofonica di tali canali, il LED-ladder è a 8 x 2 segmenti e il comando per gestire la stereofonia è opportunamente configurato come Balance. Rispetto ai canali mono, invariati sono il fader da 100 mm, il commutatore Mute/Bus B e il tasto per attivare il PFL.

 

La sezione Monitor

La sezione Monitor è molto articolata: è concepita per alimentare due set distinti di speaker amplificati, ai quali offre le connessioni Main Monitor e Alt Monitor su jack TRS bilanciati. In questa maniera il fonico può commutare su due diversi set di diffusori reference al tocco di un pulsante. Un tasto Dim permette di attenuare il livello di uscita di un ammontare prestabilito con apposito potenziometro, mentre un altro tasto Cut sopprime completamente l’uscita audio. Il bus è commutabile anche in Mono per verifiche al volo di monocompatibilità. Ma da cosa viene alimentato il Monitor Bus? Beh, qui sta una delle tante ottime idee di SiX in quanto il segnale che entra in esso può derivare da ben quattro sorgenti: Main Bus, Bus B, più due ingressi ulteriori regolabili in livello denominati Ext 1 ed Ext 2. Queste quattro sorgenti non solo sono selezionabili in opzione ma il circuito ha anche la possibilità di sommarle per ascoltare contemporaneamente per esempio il segnale master e anche un segnale proveniente dall’esterno del mixer.

Non è finita: in SiX vi è una sezione con due ulteriori uscite indipendenti denominate Foldback che hanno lo scopo di creare altrettanti mix alternativi da mandare ai musicisti rispetto a quanto ascolta il fonico dall’uscita Master. Come sorgenti per queste uscite possiamo infatti selezionare Stereo Cue 1/Stereo Cue 2, Ext 1, Ext 2 o una sorgente denominata Talk che si rivela essere un ulteriore ingresso: essa infatti prende il nome dal tradizionale circuito di talkback che era integrato nelle grandi console da studio per permettere il dialogo tra musicisti in sala e fonico in regia. Per consentire un segnale vocale massimamente intelleggibile, il circuito prevedeva un Listen Mic Compressor (LMC) che forzava tutto il segnale in transito attraverso una compressione molto spinta. La leggenda narra che l’idea di far passare anche le riprese strumentali attraverso questo circuito, e non solo le comunicazioni vocali sala/regia, nacque nel 1979 mentre Phil Collins partecipava alla registrazione del terzo disco solista di Peter Gabriel: il fonico Hugh Padgham avrebbe attivato il Listen Mic per errore durante una ripresa e il segnale della batteria “passò per dove non doveva passare” con un effetto giudicato straordinario. Oggi quell’effetto è lì pronto per essere usato in SiX, visto che c’è un’apposita presa microfonica che può alimentare un LMC e da lì essere inviata a un’uscita Foldback. Se infatti è vero che le barre Foldback sono state concepite come uscite da dedicare a un alt-mix a beneficio dei musicisti, nessuno vieta di usarle invece come mandate-effetto da far rientrare poi nel Master Bus attraverso una delle due sorgenti External 1 e 2.

 

Il Master Bus

Siamo arrivati al Master Bus: qui c’è anzitutto un doppio LED-ladder a 12 segmenti a vegliare in qualità di meter di picco sull’intensità del segnale di uscita. Cosa confluisce all’uscita Master è determinato da tre pulsanti che possono sommare in questa barra anche i segnali Stereo Cue 1, Ext 1 ed Ext 2. Un punto di Insert bilanciato e attivabile con un pulsante dedicato permette di inserire un processore esterno sul Master. Dopo di esso si trova il G-Series Bus Compressor, ovvero il famosissimo circuito di compressione derivato dal mixer SSL-4000 G del 1989 che ha la funzione di “incollare fra loro” i vari elementi del mix e fonderli in un segnale coeso e compatto. Il rapporto di compressione è fisso in 4:1 e i comandi a disposizione sono la regolazione di soglia (Threshold) e il Make-up Gain per recuperare la perdita di livello medio introdotta dalla compressione. Allontanandosi dal disegno originale, nel circuito di side-chain del comp è inserito un filtro passa-alto a 50 Hz per evitare che materiale “bass-heavy” influenzi troppo la dinamica del segnale musicale complessivo.SSL SiX il pannello posteriore

 

In Uso

Fin qui la teoria dei circuiti e relativi comandi, che occupa solo la prima parte del manuale di SiX: la seconda metà infatti è dedicata a numerosi esempi applicativi che la flessibilissima struttura del mixer consente in alternativa. Ci si può allontanare anche molto da quanto si può fare coi piccoli mixerini standard da home studio, accomodare sia numerosi strumenti che i ritorni della DAW, inserire un processore come SSL Fusion sul master per dargli colore ed effetto, fino appunto ad arrivare a una configurazione che permette a SiX di fare da sommatore di 12 stem uscenti da altrettante porte di un’interfaccia audio multiporta. Il mixer può essere poi usato anche dal vivo (ma forse è un po’ uno spreco…) e anche in contesti di post-produzione video ove in genere servono pochi canali ma di elevata qualità per le riprese vocali e per gli effetti.

SSL SiX summing

 

Il prodotto e il mercato

SSL SiX è un mixer compatto (325 mm x 155 mm x 360 mm per 6 kg di peso) che si distingue per l’estetica originale, la forte inclinazione del frontale e l’aspetto da prodotto premium. Il parco connessioni ampio, la riconfigurabilità, distorsioni e rumore bassissimi (rispettivamente inferiori a 0,0015% e -127,5 dBu sui canali micro), l’ampia banda passante che supera i 100 kHz, la presenza di EQ, comp di ingresso e bus-compressor rendono quasi miracoloso il prezzo di questo SSL: fissato in 1.199 Euro più IVA, e quindi non basso in assoluto, è tuttavia stupefacente in relazione alla capacità tecnica e sonora del prodotto. Può essere ottimo come unico mixer dello studio, oppure usato sui segnali più critici in abbinamento ad altri ingressi presenti sull’interfaccia audio che raccoglieranno segnali di linea con minori esigenze. La sua funzione di sommatore può inoltre aprire a molti piccoli set-up la strada del summing OTB, che ancora oggi molti affermano di gradire per l’ariosità e la tridimensionalità che può offrire rispetto a un mixaggio tutto ITB. La presenta del bus-compressor aggiunge valore alla proposizione di somma a bordo, e da sola giustifica almeno metà del prezzo della macchina. Rispetto a mixer più economici, può evitare gli impastamenti, la perdita di definizione e di headroom che essi tipicamente introducono. Anche la progressività di potenziometri e cursori è qui migliore, così come il matching tra i due canali stereo che in prodotti economici soffre spesso di sbilanciamenti anche di qualche dB introdotti da componentistica di poco valore.

Insomma, un prodotto notevole e probabilmente un altro successo annunciato per il nuovo corso di SSL dopo il processore da mastering Fusion. Se per voi la registrazione è affare serio e non avete esigenze di tantissimi canali di ingresso, c’è da farci un pensierino serio.

 

Per ulteriori informazioni: https://midiware.com/slide/3081-sslsix

 

SSL Six layout

 

Disclaimer

Questo articolo di presentazione è stato redatto sulla base delle informazioni presenti sul sito ufficiale SSL alla data del 20 marzo 2019. Non sostituisce una recensione e le informazioni riportate devono intendersi preliminari.

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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