10 errori sui monitor near-field da dimenticare prima possibile

Dal reflex posteriore che andrebbe sempre lontano dal muro, al triangolo equilatero che risolverebbe tutti i problemi di ascolto. Dalla necessità della stanza trattata al “ma non devo mica fare mix e mastering!”: ecco a voi i più comuni errori di scelta e valutazione dei monitor, e come superarli.

 

L’acustica, in quanto branca della fisica, è una scienza. E bella complessa anche. Eppure, per il fatto che i diffusori acustici sono oggetti con una forte componente meccanica che si vede e si tocca, in tanti credono che bastino quattro regolette in croce per aver capito tutto, per fare scelte vincenti e posizionamenti ambientali accurati. Finisce così che molti luoghi comuni – in genere tecnicamente infondati quando non addirittura sbagliati proprio – finiscono per passare di bocca in bocca, di bacheca Facebook in bacheca Facebook, per essere infine ripetuti come verità assolute.

Capiamoci, in apparenza sembrano cose sensate: chi non scommetterebbe che un monitor con il reflex posteriore deve andare lontano dal muro per non interagire negativamente con esso? La bocca reflex non è forse lì che soffia e sbuffa contro quella dannata parete? Certo, e allora ecco lì dunque pronta la regoletta neurone dormi tranquillo: “reflex posteriore = monitor lontano dal muro”. Peccato che la cosa acusticamente non abbia alcun senso, ma vallo a spiegare a quello che guarda il buco del reflex e lo vede affacciarsi minaccioso contro il muro dietro!

Alla fine, mi sono sentito stanco di leggere questi errori/orrori in decine e decine di post su Facebook e nei forum, e di doverli correggere in dozzine di post tutti uguali. Ho allora deciso di scrivere questo decalogo sulle misconception più comuni in tema di diffusori monitor per home recording: l’intento, chiariamolo subito, non è quello di dare bacchettate virtuali a chi li compie, ma piuttosto di smontare concetti che possono condurre a scelte sbagliate con conseguenti spreco di denaro e di prestazioni. Solo smontando questi errori così scontati eppure così diffusi diventa poi possibile indirizzare gli appassionati di registrazione domestica verso le scelte più opportune.

Ho dunque raccolto in questo articolo-contenitore i dieci concetti errati che affronteremo, e poi a ciascuno di essi dedicherò un articolo apposito in cui l’errore verrà descritto, analizzato e indirizzato verso la sua giusta soluzione. Gli articoli appariranno in sequenza periodica, e man mano che i titoli diventeranno anche link cliccabili, il relativo articolo sarà consultabile. Ecco dunque per voi…

 

I dieci errori sui monitor da dimenticare prima possibile

#errore01: “I monitor col reflex posteriore devono andare lontani dal muro”

#errore02:  “Se non hai la stanza trattata, tutti i monitor suonano allo stesso modo e non serve spenderci soldi”

#errore03: “Anche un monitor da 300 Euro scende a 50 Hz, a che ti servono monitor più grandi?”

#errore04: “Che monitor prendo con 100 Euro? Non devo fare né mix né mastering…”

#errore05: “Metti i monitor ai vertici del triangolo equilatero, risolvi i problemi di acustica”

#errore06: “Hai la stanza piccola? Prendi un cono da 5 pollici!”

#errore07: “Le KRK sono per l’elettronica, le Genelec sono troppo hi-fi, le ADAM hanno il tweeter frizzante!”

#errore08: Synth grossi, monitor piccoli

#errore09: “Se si ascolta in campo ravvicinato, l’ambiente non influenza il suono”

#errore10: “Le Yamaha NS10 sono casse piatte, sono un riferimento assoluto.”

 

Bene, restate dunque sintonizzati su questa pagina per seguire insieme a me il debunking di questi errori, e soprattutto per come superarli!

 

Disclaimer: questo articolo e quelli linkati in esso sono indirizzati soprattutto al pubblico dell’home recording e all’attività di produzione, registrazione e mixaggio in ambienti domestici o comunque non professionali. Diamo per scontato che gli studi professionali non siano i destinatari di simili indicazioni poiché in tali contesti i budget, le conoscenze tecniche, le predisposizioni acustiche sono diverse.

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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