Dreadbox Typhon: analogico, economico e vincente

La casa ellenica si è già conquistata molte attenzioni con i suoi synth analogici visionari, creativi e personali. Ma stavolta promette di fare sfracelli con un prodotto che offre un mix ideale di suono, funzionalità, prestazioni e… Prezzo! Scopriamolo insieme.

 

Erebus, Nyx e Medusa, certo. Ma adesso i greci di Dreadbox calano un’altra carta, che promette di fare ancora più rumore delle precedenti. Parliamo di Typhon, compattissimo monosynth analogico programmabile che ospita al suo interno una quantità veramente sorprendente di funzioni e le mette a disposizione dell’utente finale in cambio di un prezzo piccolissimo.

Di base Typhon è un sintetizzatore a generazione analogica con due VCO, filtro passa-basso, VCA realmente analogici, due generatori di inviluppo dedicati a filtro e amp, tre modulatori multifunzione. A questa struttura, in fondo classica per la casa, si aggiungono però stavolta la programmabilità di patch, un sequencer a 32 step e una sezione di effetti digitali sviluppata dalla specialista Sinevibes. Ciò rende Typhon una macchina ricchissima di suoni e potenzialità, e molto adatta anche alla performance dal vivo grazie alla disponibilità di memorie.

I due oscillatori sono realmente analogici e dal sapore tipico della casa, con la possibilità di passare da una waveform all’altra con continuità grazie a una manopola Wave che sceglie contemporaneamente la waveform di VCO 1, la waveform di VCO 2 e il loro mix. Per esempio nella prima posizione a in senso antiorario (marcata FM) VCO 1 genera una quadra e VCO 2 una triangolare che modula VCO 1. Il quadro completo delle possibili combinazioni è il seguente:

DreadBox Typhon - il selettore delle waveform

Va notato che il secondo oscillatore può essere trasposto fino a due ottave sopra il primo.

La sezione filtro è assolutamente tradizionale con un LPF a 24 dB/Oct dotato di comandi a pannello di cutoff, risonanza e profondità di intervento dell’inviluppo dedicato.

Vi sono ben tre modulatori a disposizione (M1, M2, M3), ciascuno dei quali può funzionare in quattro diverse modalità: essi possono infatti comportarsi da LFO, generatori di inviluppo, generatori random e infine parameter step sequencer. Ogni modulatore può essere indirizzato a più destinazioni contemporaneamente. Tra le destinazioni possibili vi sono l’intonazione di entrambi i VCO, il solo VCO 1, il solo VCO 2, la selezione della waveform, cutoff, risonanza, profondità dell’inviluppo sul cutoff, modulazione di frequenza del filtro da parte del blocco VCO, livello del VCA, parametri di mix, di distorsione e di tempo degli effetti.

Dreadbox Typhoon front panel

Alla fine della catena di sintesi analogica è posto un generatore di effetti digitale stereofonico basato sul lavoro svolto con la partnership di Sinevibes. Il DSP lavora internamente a 96 kHz con 32 bit di risoluzione e dispone di 12 algoritmi di effetto: cinque differenti tipi di distorsione, un Bit Crusher, Chorus, Flanger, Ensemble, due diversi tipi di delay e naturalmente un riverbero. I 12 algoritmi sono raggruppati in tre categorie: FX1 ospita Distorsion e Bit Crusher, FX2 contiene Chorus, Ensemble e Flanger, FX3 raggruppa Delay, Ping Pong e Reverb. Ciascuna patch di Typhon può usare tre effetti in catena, uno per gruppo.

Il Note Sequencer è un modulo diverso dagli step sequencer contenuti nei tre modulatori ed è destinato alla generazione di sequenze melodiche. Possiede 32 step e per ciascuno di essi si possono inserire altezza di nota, ottava, velocity e durata del gate. Da notare che col gate al massimo si ottiene l’effetto di legatura (Tie) con la nota successiva, aprendo così di fatto la strada a parti tipo Roland Bassline. Inoltre, poiché la lezione di Elektron al mondo intero in tema di sequencer non è stata spesa invano, è possibile anche impostare per ogni step la probabilità che esso suoni, con conseguente generazione di sequenze variabili nel tempo. Una funzione Swing completa le dotazioni di questo modulo. Al momento il manuale non cita la possibilità di registrare o editare le sequenze in tempo reale via tastiera musicale, né di trasporle con essa in fase di play.

Quello che davvero dà una marcia in più a Typhon sono i cinque slider posti a destra del pannello, la cui funzione varia in base a ciò che viene mostrato in quel momento nel display OLED: essi servono dunque per editare gli inviluppi di filtro e amplificatore, i modulatori, gli effetti e il sequencer mentre il display ne illustra l’azione. In questo modo si ha un vero controllo hands-on in una superficie di pannello tutto sommato limitata. La navigazione tra le pagine avviene tramite un encoder del tipo push&turn posto alla destra del display.

La memoria interna dispone di 256 locazioni ripartite in quattro banchi in cui salvare l’intera patch, comprese le programmazioni di effetto e sequencer. Il manuale fa riferimento anche a un software per PC per la gestione delle memorie ma al momento sul sito della casa esso non compare ancora. I parametri timbrici sono anche modulabili da esterno tramite il pieno supporto di messaggi MIDI CC. L’implementazione MIDI attuale è abbastanza completa e prevede la possibilità di rispondere a messaggi di nota, velocity, aftertouch, modulation wheel, pitch bend. La piena funzionalità dei MIDI CC a controllare tutti i parametri della catena di sintesi è attesa per l’update di sistema operativo di settembre 2020.

DreadBox Typhon back panel

Il fattore di forma è quello di un piccolo modulo desktop di 23 x 13 x 6 cm e pesante 1 kg. L’alimentazione è via USB e quindi Typhon può funzionare anche in mobilità tramite il collegamento a un laptop o un powerbank. La connettività è molto interessante: l’uscita è stereofonica ed è disponibile su una coppia di jack da ¼”, come gradito all’utenza. Vi è anche un ingresso audio per un segnale mono esterno (stavolta su minijack da 1/8”) che consente di usare Typhon come unità effetti per strumenti esterni. Il MIDI In e Out è sui tradizionali connettori DIN, e non su minijack come alcuni usano oggi ma senza grande entusiasmo degli utenti. Naturalmente i comandi MIDI verranno trasportati anche via USB (a partire da settembre 2020) per cui Typhon potrà essere connesso direttamente a un PC senza bisogno di un’interfaccia dedicata. I collegamenti sono completati da un’uscita cuffia su minijack stereo da 1/8”.

Le prime demo mostrano un suono tipico della casa, molto liquido, imballato e organico. Stavolta però c’è anche tanta estensione in territori metallici grazie alla FM, mentre gli effetti digitali portano verso direzioni ambient e drone con estrema facilità e pienezza.

Il prezzo di Dreadbox Typhon è stato fissato su un livello molto, molto interessante: i 349 Euro richiesti infatti lo fanno percepire come un prodotto vincente, in considerazione delle grandi potenzialità sonore, della ricca dotazione di moduli di sintesi, effetti e sequencing, e infine del fatto che è sempre e comunque un prodotto europeo realizzato in piccola scala. Typhon sarà disponibile dalla seconda metà di luglio ed è preordinabile già oggi.

 

Disclaimer

Questo articolo è stato redatto sulla base delle pre-informazioni dedotte dai canali web di Dreadbox alla data del 3 luglio 2020. Non sostituisce una recensione e le informazioni riportate devono intendersi preliminari.

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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