Test

UAD Volt 476, interfaccia audio vincente in fascia budget

In anteprima italiana proviamo la maggiore delle interfacce audio USB della serie Volt: il cambio di rotta rispetto alle molto più costose Apollo X è netto perché qui non ci sono né DSP né plug-in proprietari, ma la qualità in rapporto al costo resta molto alta.

 

Dici “Universal Audio” (UAD per gli amici…) e subito pensi a una pregevole linea di interfacce audio di fascia alta, con bus Thunderbolt e DSP a bordo che consentono di far girare dei plug-in proprietari molto bensuonanti senza pesare sulla CPU del computer.

In realtà questo è solo il ritratto di una ben precisa product-line di UAD, e segnatamente la Apollo X. È chiaro che le caratteristiche costruttive appena enunciate sono quelle di prodotti dal prezzo importante (anche la “piccola” Apollo Twin X Duo costa 1.099 €) che, se da un lato valgono fino all’ultimo Euro che costano, dall’altro escludono dalla cerchia dei propri potenziali utenti quegli utenti che hanno budget più contenuti.

Negli anni UAD ha cercato di espandere verso il basso la propria linea di prodotti (qualcuno ricorda la Arrow?), ma recentemente la casa deve aver realizzato che se si voleva invadere il campo delle interfacce audio economiche bisognava cambiare radicalmente strada: in fascia budget sono pochissimi i PC equipaggiati con bus Thunderbolt (esclusi i Mac), mentre il costo della combinazione DSP + plug-in proprietari è sostanzialmente incompatibile con prezzi di vendita sui 200/300 Euro.

A fine 2021 sono dunque apparse sul mercato le Universal Audio Volt, e in questi giorni sono finalmente arrivate massicciamente anche nei negozi italiani. Grazie alla disponibilità dell’importatore Midiware ne abbiamo ricevuta una in anteprima nazionale per i nostri test: l’analisi che segue è dunque sulla Volt 476 che è la maggiore della serie, ma le considerazioni qualitative si possono tranquillamente estendere anche ai modelli 176 e 276 che si differenziano per il minore numero di I/O. Più semplificate sono invece le Volt 1 e Volt 2, ma il completo riepilogo di caratteristiche, numero di ingressi e funzioni le trovate in questo nostro articolo.

Partiamo dunque con la disamina della Volt 476.

 

Hardware

Siamo davanti a un’interfaccia audio di fascia budget che offre quattro In e quattro Out indipendenti, si connette al computer tramite bus USB 2.0 (connettore USB-C, ma nella scatola c’è il cavetto adattatore per USB-A) ed è capace di risoluzioni massime di 24 bit/192 kHz. La connettività è garantita per Windows 10, MacOS, iOS su iPad e iPhone, offrendo quindi anche la possibilità di un impiego in mobilità. Per il pieno accesso a tutte le funzionalità dell’interfaccia in abbinamento a dispositivi mobili è comunque necessario alimentarla esternamente col power supply incluso nella confezione, oppure con la funzione Power Delivery (PD) di alcune porte USB 3.1 con connettore USB-C.

Da un punto di vista meccanico siamo davanti a un’unità molto ben fatta, con lo chassis interamente in pesante metallo accuratamente rifinito in argento satinato e grigio opaco. Lateralmente vi sono due fianchetti in legno chiaro per conferire quell’aura un po’ vintage che UAD ricerca sempre per i suoi prodotti. I comandi e le prese sono distribuiti sul frontale, sul lato superiore e sul pannello posteriore, e questo perché la Volt 476 è ricca di possibilità.

Sul frontale vi sono i due Input 1 e 2 che grazie ai due connettori combo XLR/jack accettano segnali microfonici, segnali bilanciati di linea e segnali di livello Instrument provenienti da chitarre e bassi. Se viene collegato un microfono si può attivare la Phantom Power a +48 V con un pulsante retroilluminato unico per i due ingressi, mentre essi possono essere commutati individualmente in modalità Instrument con due ulteriori switch dedicati.

UAD Volt 476 - Gli ingressi sul pannello frontale e la sezione cuffia

Il guadagno di questi ingressi si determina superiormente tramite due manopole Gain 1 e Gain 2, ciascuna sovrastata da una coppia di pulsanti denominati 76 Compressor e Vintage. Poiché qui non ci sono i plug-in dedicati che sulle Apollo X consentono di cambiare radicalmente la timbrica degli ingressi Unison, Universal Audio ha infatti ben pensato di inserire nelle Volt una sorta di “plug-in hardware” che apportano modifiche timbriche direttamente nei circuiti dell’interfaccia.

UAD Volt 476 - I comandi per gli ingressi 1-2 e i comandi Vintage e 76 Compressor

Il compressore realmente analogico è ispirato al classico e deciso 1176, forse il prodotto più famoso di Universal Audio. Esso non dispone di controlli separati per gain, rapporto di compressione e tempi di attacco/rilascio come sul modello originale ma piuttosto è dotato di tre preset denominati Vocal, Guitar e Fast che il manuale così schematizza:

UAD Volt 476 - I preset del compressore

Pressioni successive del pulsante 76 Compressor commutano i tre preset, mentre una quarta pressione lo esclude. Resta invece la funzione della manopola Input come strumento per aumentare gradatamente la compressione man mano che si spinge sul livello.

Riguardo al circuito Vintage, questo si abilita con un tasto dedicato per ciascun canale 1 e 2. Esso attiva una emulazione della timbrica del classico preamp Universal Audio 610.

Gli altri due ingressi denominati 3 e 4 si trovano invece sul lato posteriore, hanno prese jack TRS bilanciate e non dispongono né di controlli di gain né di compressore e circuito Vintage. I quattro input hanno un misuratore di livello individuale realizzato con una scala di cinque LED per canale.

Le uscite della Volt 476 sono quattro, ma in realtà sarebbe più corretto dire sei: infatti si dispone di quattro Out di linea bilanciati che si affacciano sui jack posteriori Line 1/2/3/4. Essi sono a disposizione della DAW, all’interno della quale si può decidere quali segnali escono da quali porte hardware per andare a un registratore multitraccia o a delle unità di effetto. L’utente però non monitorizza tramite queste quattro uscite, ma attraverso una ulteriore coppia di jack TRS bilanciati denominata Monitor.

UAD Volt 476 - Le connessioni sul pannello posteriore

È a queste uscite che si attaccheranno i diffusori monitor amplificati dello studio, e cosa uscirà da essi lo decidono i tastini Monitor Source presenti sulla destra del frontale: si tratta di quattro pulsanti che sommano sui Monitor Out i segnali di In 1-2/In 3-4/Out 1-2/Out 3-4. Si tratta di una configurazione particolare, tipica dei monitor controller che consentono di scegliere tra più sorgenti quale di esse si ascolterà. Poiché è possibile premere anche più di un tasto alla volta, si può per esempio mandare in ascolto la prima coppia di ingressi sovrapposta alle uscite 3 e 4, o cose di questo tipo. Un ulteriore tasto Mono somma le uscite L ed R per verifiche di compatibilità o per esempio per mandare in ascolto a entrambi i monitor un ingresso microfonico. Il volume di ascolto è dosato dalla grande manopola Monitor, replicando la modalità operativa che troviamo nelle Apollo X di fascia alta.

UAD Volt 476 - La sezione monitor controller e i level meter a LED

Per chi lavora in cuffia, va rilevato che il segnale che arriva alla sua presa posta frontalmente è lo stesso che viene mandato ai jack Monitor, ma il livello è dosabile separatamente grazie a una manopolina dedicata. La casa promette potenza abbondante e pulita su questa porta: vedremo in fase di test se tale promessa è stata mantenuta.

Anche le uscite godono di LED-ladder a cinque segmenti separati per i canali 1-4, mentre non vi è un’indicazione specifica per il livello di uscita verso i monitor.

Il pannello posteriore è corredato dalle porte MIDI In e Out su DIN pentapolare, dalla USB-C per il dialogo col computer, dalla presa per l’alimentatore esterno e dall’interruttore di alimentazione.

 

Il software

Uno dei punti di forza di questa serie Volt è che nel prezzo di acquisto l’utente trova incluso parecchio software interessante. Esso viene acceduto tramite una procedura di registrazione residente all’interno dell’app UA Connect, che si occupa anche di installare il driver e aggiornare il firmware dell’unità. Al termine dell’installazione sono disponibili la DAW Ableton Live 11 Lite, il software di autotune Celemony Melodyne Essential, la sezione ritmica virtuale di UJAM (Virtual Drummer DEEP e Virtual Bassist DANDY), la libreria generalista di campioni Spitfire Audio LABS (strings, pianoforti, percussioni, synth, chitarre, ecc…), e poi ancora dei plug-in di effetto da usare nella DAW preferita.

UAD Volt 476 - La dotazione software

Di rilievo è il Time & Tone Bundle di Softube che include Drawmer S73 Intelligent Master Processor, TSAR-1R Reverb, Tube Delay e Saturation Knob, in modo da coprire alcune delle principali necessità di effetti in fase di mixaggio e poi di masterizzazione. Sempre di Softube è il Marshall Plexi Classic Amp che fornisce un emulatore dello storico amplificatore per chitarra che ha fatto la storia del rock.

Con l’Ampeg SVT-VR Classic Bass Bundle by Plugin Alliance si ha un’emulazione dello storico amplificatore per basso, un tuner elettronico (che vi servirà anche per accordare i synth analogici!) e il bx_masterdesk che è un semplice ma efficace processore da mastering.

Infine con il Relab Development LX480 Essentials si viene dotati di un ottimo processore di riverbero algoritmico che richiama lo storico Lexicon 480L della seconda metà degli anni ’80.

 

Il test

L’installazione su Windows 10 scorre via veloce e pienamente automatizzata. Valide sono le combinazioni latenza/stabilità: con 128 samples di buffer ho ottenuto circa 4,4 msec di latenza in ingresso e altrettanti in uscita, e questo senza percepire alcun click&pop in audio. Si tratta di valori che consentono una piena suonabilità dei soft-synth e sostanzialmente permettono anche un monitoraggio che misceli ingressi microfonici/strumentali live con il playback della DAW. Il round-trip delay è ovviamente più elevato e pari all’incirca alla somma della latenza di ingresso e uscita, ma siamo ancora su livelli molto ben gestibili a fronte di una stabilità che in prova non ha mai dato problemi. In ogni caso, quando non si registra o non si suonano i virtual instrument, personalmente consiglio con qualsiasi interfaccia un valore di buffer più alto (diciamo di 256 samples almeno) in modo da non appesantire inutilmente le prestazioni del computer.

UAD Volt 476 - Le impostazioni del buffer

Mi sono piaciute molto le funzionalità di monitor controller, con la possibilità di miscelare direttamente in hardware diversi tipi di ingressi e uscite, senza dover usare complesse matrici software che si interpongono tra l’hardware e la DAW per il routing e che talvolta confondono gli utenti meno tecnici. Qui tutto è immediato, le assegnazioni degli I/O si fanno direttamente in DAW e poi a bordo della Volt si decide di volta in volta cosa mandare in ascolto.

I preamp di questa Volt 476 colpiscono positivamente per la loro cifra di rumore bassa e l’ampio gain, cosa che renderà questa UAD molto gradita a chi ha microfoni piuttosto duri, poco sensibili. Poco rumore e buona pulizia degli ingressi sono comunque qualità che rendono più fedele e bensuonante qualsiasi ripresa, anche se effettuata con microfoni di buona sensibilità.  Molto bello il fatto che l’attivazione della Phantom Power è graduale, sia in attivazione che in spegnimento, per cui non vi sono “botte” in audio quando viene accesa. Complessivamente l’uso della Volt 476 in abbinamento con microfoni è molto soddisfacente e i pre sono puliti, ariosi e ben estesi.

Le cose possono cambiare, e anche molto, quando si premono i tasti Vintage e 76 Compressor: con Vintage il suono “balza fuori” e vi è un distinto boost in gamma alta che conferisce presenza e aria, scava leggermente i medi e chiude con un lievissimo effetto di rinforzo sulle frequenze più basse delle voci, dando quindi tridimensionalità e impatto alla registrazione. Non è un effetto che si desidererà sempre e su tutte le voci, su tutti i suoni, ma con alcuni cantanti si rivela molto efficace e può fare la differenza tra una registrazione piatta e un suono più “da studio”. La distorsione armonica viene incrementata, e anche questo dà quel tocco di saturazione che contribuisce a spingere in avanti il suono rendendolo più facilmente discernibile rispetto agli altri strumenti.

Il compressore è un’altra risorsa preziosa, e anch’essa da usare con criterio: appena ingaggiato, aumenta il livello percepito e in presenza di segnali vocali può contribuire in maniera significativa a farli sedere nel mix. Anche in questo caso si aggiunge un sapore di suono elaborato in maniera non naturale ma al contrario molto “discografica”, da produzione di buon livello. In mancanza di altri comandi, l’intervento del 76 Compressor va certamente dosato lavorando con pazienza sul gain in modo da evitare effetti di pompaggio e al contempo saturazione dell’input (a meno che non sia proprio quel che si desideri!). Si viene ricompensati con un suono veloce, presente e ben scolpito nei suoi fronti di salita e discesa. La posizione GTR è eccellente con le chitarre distorte e con suoni in genere più artificiosi, mentre per il basso elettrico continuo a preferire il preset pensato per la voce. Infine, la posizione Fast si rivela ottima per dare una sistemata alla dinamica di synth e anche segnali complessi, loop, microfonaggi di batteria. Quando si spinge sul livello il compressore introduce notevole effetto di pumping, e questo può essere usato in maniera creativa sulle voci, sui suoni di basso e nei contesti più aggressivi.

Complessivamente il 76 Compressor è una bella e pregevole addizione alla serie Volt, che se da un lato non darà mai la flessibilità di un plug-in dall’altro conferisce un suono molto credibile alla pressione di un tasto. Da segnalare che chi non pensasse di aver bisogno del compressore può rivolgersi alle Volt 1 e Volt 2 che per il resto hanno prestazioni audio sostanzialmente equivalenti.

Il suono della conversione A/D è valido, trasparente e dinamico. Analogamente anche la decodifica D/A ha dinamica, estensione eccellente in alto e pulizia. La differenza rispetto a modelli di costo triplo ovviamente c’è e si paga soprattutto in termini di minore punch alle frequenze bassissime e un minor senso di separazione e tridimensionalità degli strumenti. Rispetto però alla concorrenza della sua fascia di prezzo, questa Volt 476 suona molto bene e con generosità.

Ultima nota per l’uscita cuffia, dotata di una gagliarda potenza di uscita che sarà capace di pilotare anche modelli piuttosto duri senza dover costringere all’acquisto di un ampli-cuffie dedicato.

 

Conclusioni

La 476 è la maggiore delle interfacce audio della nuova serie Volt di UAD ed è sicuramente un progetto vincente in rapporto al prezzo: sonorità molto valida, driver ben fatti, funzionalità da monitor controller, costruzione accurata, ricca dotazione software la rendono un prodotto molto competitivo. A queste caratteristiche di base si aggiungono quelli che ho chiamato “plug-in hardware” e cioè i processori Vintage e 76 Compressor: essi si incaricano di dare un’elaborazione pregiata e ulteriore al segnale di ingresso e differenziano questa linea dalle altre concorrenti.

Personalmente ritengo questa 476 il prodotto più competitivo in fascia economica che sia capace di dare 4 In/4 Out con elevata qualità sonora e buona versatilità, ma anche i modelli a uno (176) e due ingressi (276) sono posizionati molto bene. Se cercate un’interfaccia USB che non costi molto ma vada ben oltre alle prestazioni dei modelli-base che da anni occupano la fascia economica del mercato, questa serie UAD Volt è assolutamente meritevole della vostra più forte attenzione.

 

Scheda tecnica

Prodotto: Universal Audio Volt 476

Tipologia: interfaccia audio USB 2.0 4 In/4 Out

Dati tecnici dichiarati dal costruttore:
Microphone Input(s)

Frequency Response: 20 Hz to 20 kHz, ±0.1 dB
Dynamic Range (A–weighted): 112 dB
Total Harmonic Distortion + Noise (1 kHz @ -1 dBFS): -103 dB (0.0007 %)
Equivalent Input Noise (150 Ohms, A-weighted): -127 dBu
Maximum Input Level: 9 dBu
Input Impedance: 3 kOhms
Available Gain: 55 dB
Phantom Power: +48V (switchable)
Connector Type: XLR Female, pin 2 positive

Instrument Input(s)
Frequency Response: 20 Hz to 20 kHz, ±0.5 dB
Dynamic Range (A–weighted): 111 dB
Total Harmonic Distortion + Noise (1 kHz @ -1 dBFS): -86 dB (0.006 %)
Maximum Input Level: 12 dBu
Input Impedance: 1 MOhms
Available Gain: 55 dB
Connector Type: ¼” TS unbalanced

Line Inputs 1/2
Frequency Response: 20 Hz to 20 kHz, ±0.5 dB
Dynamic Range (A–weighted): 111 dB
Total Harmonic Distortion + Noise (1 kHz @ -1 dBFS): -102 dB (0.0008 %)
Maximum Input Level: 22 dBu
Input Impedance: 15 kOhms
Available Gain: 55 dB
Connector Type: ¼” TRS balanced or TS unbalanced

Line Inputs 3/4
Frequency Response: 20 Hz to 20 kHz, ±0.5 dB
Dynamic Range (A–weighted): 113 dB
Total Harmonic Distortion + Noise (1 kHz @ -1 dBFS): -105 dB (0.0006 %)
Maximum Input Level: 18 dBu
Input Impedance: 10 kOhms
Connector Type: ¼” TRS balanced or TS unbalanced

Monitor and Line Outputs
Frequency Response: 20 Hz to 20 kHz, ±0.1 dB
Dynamic Range (A–weighted): 110 dB
Total Harmonic Distortion + Noise (1 kHz @ -1 dBFS): -102,5 dB (0.00075 %)
Maximum Output Level: 15 dBu
Output Impedance: 100 Ohms
Connector Type: ¼” TRS balanced or TS unbalanced

Stereo Headphones Outputs
Frequency Response: 20 Hz to 20 kHz, ±0.1 dB
Dynamic Range (A–weighted): 110 dB
Total Harmonic Distortion + Noise (1 kHz @ -1 dBFS): -100 dB (0.001 %)
Maximum Output Level: 15 dBu
Output Impedance: 100 Ohms
Maximum Output Power into 32 Ohms: 84 mW per channel
Maximum Output Power into 300 Ohms: 22 mW per channel
Maximum Output Power into 600 Ohms: 12 mW per channel

Requisiti di sistema
PC (Windows 10 64 bit), Mac (macOS 10.14 Mojave o superiore), iPad e iPhone (iOS 14 o superiore).

Dimensioni (L x A x P): 241 x 133 x 175 mm
Peso: 0,92 kg

Prezzo: 369,00 € (modello 176 1 In/2 Out: 249,00 €; modello 276 2 In/2 Out: 289,00 €)

Distributore: Midiware

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 1200 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.