IK Multimedia UNO Synth Pro Desktop: suono, arpeggi, sequencer, editor… Un pacchetto irresistibile!

Suono e versatilità caratterizzano questa versione del synth modenese, che in pochi centimetri quadrati costituisce il cuore melodico-ritmico di un set-up con un potenziale creativo travolgente. Scopriamo perché!

 

L’italiana IK Multimedia ha presentato l’anno scorso il suo sintetizzatore mono/parafonico real analog progettato in collaborazione con la Soundmachines di Davide Mancini ed equipaggiato con tre VCO e due diversi VCF, di cui uno realizzato a partire dal chip SSI 2164 di Dave Rossum (aka Mr. Emulator, visto che è stato tra le altre cose anche il fondatore di E-mu Systems).

UNO Synth Pro esiste in due versioni: quella con tastiera tre ottave a passo full e quella Desktop. Nell’aprile 2021 avevamo provato il modello a tastiera, apprezzandone suono, innovazione e versatilità. Adesso il rilascio della Black Edition della versione da tavolo del synth IK e del suo editor per PC è l’occasione per guardare con occhi diversi uno strumento che in questo formato cambia radicalmente prospettiva. Di seguito useremo anche l’acronimo USP per identificare UNO Synth Pro in entrambe le varianti.

La catena di sintesi è assolutamente identica tra le due versioni e così anche le funzioni e quindi il suono, eppure il form-factor cambia completamente l’approccio con lo strumento: l’edizione a tastiera si configura come classico monosynth da portare sul palco e suonare in studio per parti solistiche, mentre in questo modello è assai più accentuata l’importanza di sequencer e arpeggiatore che portano la macchina a giocare in territori di bassline e di groove-synth. Ovviamente nulla vieta di attaccare una tastiera MIDI a passo standard a UNO Synth Pro Desktop e usarlo come l’altro modello, ma è probabile che la maggioranza degli acquirenti di questa versione la useranno in contesti più elettronici e basati sulla ritmica.

Altro grosso elemento di novità è il rilascio di un editor per PC disponibile in formato stand-alone e come plug-in: anche l’editor contribuisce a rafforzare il legame col computer e con una modalità di produzione maggiormente basata sull’integrazione con la DAW.

In questo test vi descriverò l’architettura generale di UNO Synth Pro, rimandandovi per il dettaglio della sua catena di sintesi alla mia recensione del 2021., ma poi approfondiremo l’uso della versione Desktop nei contesti che ho appena descritto.

 

UNO Synth Pro Desktop Black Edition

All’uscita del progetto UNO Synth Pro, la IK aveva puntato su un design coraggioso e ispirato alla tradizione dell’elettronica italiana degli anni ’60 e ’70 che va da Brionvega a Galactron. Il risultato, benché personale e a mio avviso ben azzeccato, non aveva accontentato tutti, soprattutto per quell’accostamento di nero e rosso che nella versione a tastiera si evidenzia in una grande fascia metallica scarlatta che abbraccia fondo e fianchi dello strumento.

Nel modello Desktop originale il rosso torna nel guscio di plastica che costituisce il fondo dello strumento nonché nella retroilluminazione dei comandi principali, mentre i 16 pulsanti per la programmazione degli step e per la selezione dei preset la retroilluminazione è verde.

“Non si può guardare!” hanno tuonato i soliti soloni di Facebook, quelli che per contratto ti sparano sentenze inappellabili sulla base di una singola foto 300 x 200 pixel nel disperato tentativo di ritagliarsi 12 millisecondi di visibilità attaccando un marchio famoso.

“È plasticaccia!” hanno rincarato altri che non avevano mai toccato UNO Synth Pro, mentre la realtà che ti trasmette lo strumento quando lo hai in mano è quella di un bel pezzo di design e di una costruzione in plastica robusta e di buona qualità, assolutamente allo stesso livello di quella usata da altri marchi considerati “più nobili” nella stessa fascia di prezzo: il guscio di plastica che forma fondo e fianchi, per esempio, sembra fatto dello stesso materiale dell’analogo componente della mia Roland TR-8S.

Con la Black Edition della primavera 2022 IK Multimedia ha comunque inteso raccogliere le istanze di chi non apprezzava la precedente estetica e ha puntato quindi su una combinazione di colori più aggressiva e magnetica: tutte le parti in plastica diventano nere, e anche i tasti a sfioramento della tastiera musicale abbandonano la tradizionale successione di bianco e nero in favore di un’estetica total black. Infine, i 16 tasti di step adesso non sono più illuminati in verde ma in rosso, dando così alla macchina un’estetica nettamente più forte e caratteristica che definirei “luciferina”.

IK UNO Synth Pro Desktop - Original vs. Black Edition

Dal punto di vista della funzionalità nulla è cambiato: siamo davanti a un sintetizzatore realmente analogico con tre oscillatori. Esso nasce ovviamente per lavorare in monofonia con i tre VCO su un’unica nota, ma può operare anche come parafonico a tre voci se ci si accontenta di un VCO per voce. La sezione filtro è quella davvero caratterizzante questo synth, in quanto si basa su due filtri diversi multimodo la cui combinazione garantisce una miriade di combinazioni sonore diverse. Poi vi sono due ADSR, due LFO, una completa matrice di modulazione a 16 percorsi con cui fare molte cose, e infine una completa sezione effetti. Se volete conoscere il dettaglio della catena di sintesi di UNO Synth Pro, vi raccomando la lettura della mia recensione del modello a tastiera, in cui descrivo il dettaglio di tutti i comandi. La trovate a questo link.

Adesso che esiste l’editor, lasciamo che sia lui a raccontarci la macchina…

 

Pannello Vs. editor

Il progetto di UNO Synth Pro prevede che il synth sia editabile da pannello attraverso il collaudato meccanismo delle “pagine”: quattro manopole poste superiormente a una matrice cambiano funzione a seconda della pagina di editing in cui ci si trova e quindi con pochi comandi fisici si riescono a raggiungere velocemente tutti i parametri della catena di sintesi.

Si tratta di un modello operativo adottato da decenni da diversi costruttori, che ovviamente è un compromesso tra la più costosa soluzione “one knob per function” e il singolo slider/manopola di data entry che viceversa deve essere usato per accedere in sequenza a tutti i parametri. Quanto veloce ed efficace sia il modello di lavoro a matrice dipende da quanto bene lo ha implementato il costruttore e con quali feedback visuali: qui possiamo dire subito che Soundmachines e IK Multimedia hanno fatto un buon lavoro: la catena di sintesi è stata suddivisa in nove pagine che vengono raggiunte direttamente tramite otto pulsanti. Basta premere uno di essi e le quattro manopole di pannello risultano assegnate a quella pagina, mentre una serigrafia di pannello retroilluminata in rosso spiega quali funzioni sono in quel momento assegnate alle manopole.

IK UNO Synth Pro Desktop - L'editing per pagine

Altre due manopole sono destinate in permanenza ai vitali parametri di Cutoff e Resonance dei filtri, in modo da essere raggiungibili immediatamente. Poiché i filtri sono due separati, tali manopole possono essere assegnate a VCF 1, VCF 2, oppure messe in link in modo da intervenire contemporaneamente su entrambi i filtri.

Un piccolo display OLED monocromatico si incarica di visualizzare il valore del parametro in editing in quel momento, che può ulteriormente essere modificato con l’adiacente encoder a scatti di data entry. Lo stesso encoder serve anche per modificare alcuni parametri minori che non sono raggiungibili con le quattro manopole: se per esempio volete modificare il tracking del primo filtro, premete i tasti “Filter” e “12” e sul display appare il relativo parametro. Complessivamente il sistema funziona bene, anche se questi ultimi parametri di uso meno frequente non sono indicati da alcuna serigrafia di pannello per cui bisogna andare a memoria: nulla di drammatico, dopo un po’ che si usa il synth le shortcut di tastiera diventano note.

A sua volta l’encoder di data entry permette la completa navigazione nei parametri del synth attraverso un tradizionale modello per pagine e sottopagine: si preme il pulsante Preset sulla destra, sul display compaiono le pagine di primo livello e poi premendo l’encoder si entra nelle pagine di livello inferiore. Per risalire i livelli si preme il tasto Back. Più lungo a scriversi che a farsi.

IK UNO Synth Pro Desktop - L'organizzazione di pannello

Da settembre 2021 IK ha rilasciato anche un editor che può funzionare in modalità stand-alone per MacOS 10.10 e superiori o Windows 8 e superiori, nonché come plug-in VST 2, VST 3, AU e AAX (solo a 64 bit). Tramite l’editor vengono accedute tutte le funzioni del synth, e soprattutto vengono rappresentate tutte insieme tramite tre schermate che permettono di cogliere con un singolo colpo d’occhio l’impostazione della catena di sintesi. Tali pagine sono dedicate rispettivamente al motore di sintesi (tab Engine), alla matrice di modulazione (tab Matrix) e ai quattro processori di effetto (tab Effects). Affinché l’editor possa inviare i suoi comandi al synth e al contempo aggiornare le sue visualizzazioni a seconda del preset caricato nella macchina, UNO Synth Pro deve essere collegato al computer in maniera bidirezionale tramite cavetto USB (per un trasporto MIDI-over-USB) o connettori MIDI In/Out.

Andando dunque nella tab Engine, ecco che vediamo immediatamente come è fatta una patch di USP:

IK UNO Synth Pro Desktop - Editor Engine

I tre VCO sono dotati di variazione continua della waveform, da triangolare a dente di sega a quadra con larghezza dell’impulso variabile. Muovendo il comando Wave la forma d’onda cambia in tempo reale, sia sul display del synth che nell’editor. L’intonazione di ciascun oscillatore è modificabile con la manopola Tune, che ha escursione +/-24 semitoni e che nel range centrale funge da accordatura fine su +/-100 Cents. Per aumentare la palette timbrica è possibile attivare il Sync su VCO 1, separatamente per VCO 2 e VCO 2. È poi disponibile anche un Ring Modulator in cui il primo oscillatore modula il secondo. Le due manopole FM Amount controllano poi la modulazione di frequenza tra oscillatori: in particolare VCO 1 è il modulante e VCO 2 e 3 sono i portanti. Come non mi stanco mai di ripetere, una sezione oscillatori di questo tipo, con sync, ring ed FM, offre una palette timbrica già ampia all’origine, e questo è un vantaggio non da poco perché amplia la versatilità sonora del synth.

Ma le modulazioni? Dove sono vibrato e PWM per esempio? Sembra che non ci siano, ma per il momento è meglio sospendere ogni giudizio, almeno finché non andremo a dare un’occhiata alla matrice…

Passiamo oltre, e arriviamo al mixer, ove i tre oscillatori sono dotati ciascuno di un comando di volume. I loro livelli sono dosabili tra 0 e 127, ma l’utente va avvertito che verso i tre quarti della corsa il mixer comincia a saturare e il suono si arricchisce di armoniche. Questo è un tema chiave in UNO Synth Pro: lo strumento si presta facilmente a timbriche imballate e distorte, se l’utente lo richiede. Il mixer ha anche controllo di livello per un generatore di rumore bianco e un ingresso esterno che può essere pre-filtro o post-filtro. Nel primo caso il synth farà da processore con i suoi stadi VCF e VCA, mentre nel secondo agirà da semplice sommatore.

Eccoci ai filtri, snodo nevralgico del synth IK Multimedia: come detto sopra sono due, sono multimodo, sono combinabili secondo diversi routing e tutto ciò implica che capirli appieno non è facile, almeno in prima battuta. L’utente infatti può scegliere se usare solo il primo VCF, solo il secondo, oppure se e come combinarli. Il primo filtro deriva dal disegno OTA dell’UNO Synth originale del 2018. Può lavorare in modalità passa-basso o passa-alto, entrambe con pendenza di 12 dB/Oct ed entrambe configurabili per operare in modalità a fase lineare (0°) o invertita (180°). Questi ultimi due settaggi sono sostanzialmente indifferenti se si usa solamente questo VCF, ma diventano fondamentali se si sceglie di usarlo accanto al secondo filtro perché in tal caso i segnali in uscita dai due filtri si sommeranno in modalità differenti e daranno luogo a profili di filtraggio combinato diversi.

Il secondo filtro è quello basato sul chip SSI, è solo passa-basso e può assumere profili e routing completamente diversi dal primo: 12 dB/Oct in serie al primo filtro, 24 dB/Oct in serie, 12 dB/Oct in parallelo, 24 dB/Oct in parallelo. Sono inoltre disponibili i routing di bypass in serie e bypass in parallelo, anch’essi con effetti marcatamente diversi sulla timbrica: il bypass in serie lascia lavorare solo il primo VCF mentre il secondo è disabilitato, mentre il bypass in parallelo mixa i segnali elaborati dal primo filtro con quelli non filtrati che passano dal secondo. Complessivamente i routing di filtraggio disponibili ammettono ben 24 combinazioni, che danno luogo ai seguenti comportamenti:

IK Multimedia UNO Synth Pro - Le 24 modalità di utilizzo dei filtri

Occorre sperimentare, e sperimentare, e ancora sperimentare per capire il suono di ciascuna combinazione, e per inciso questa è certamente una delle sezioni che più spiegano il carattere e il comportamento di UNO Synth Pro: una macchina potente ma non semplicissima, che richiede esplorazione e impegno per trarre da essa tutto ciò di cui è capace.

Per ciascuno dei due VCF sono disponibili i controlli di cutoff e risonanza, profondità di modulazione dell’inviluppo dedicato (ammesse anche le modulazioni negative), tracking di tastiera (con tracking tra -200 e +200%). I parametri di cutoff e risonanza sono agganciabili come detto sopra, in modo che si possa agire su un solo filtro ma modificare al contempo i parametri di entrambi. Questo consente ai due VCF di comportarsi come un modulo unico, mantenendo tuttavia i rispettivi caratteri timbrici e quindi i loro apporti individuali al suono. Un comando Spacing imposta una differenza tra il Cutoff di VCF 1 e VCF 2, positiva o negativa.

La catena di sintesi prosegue con i due ADSR, di cui uno dedicato al filtro e uno al volume. Per ciascuno di essi si può attivare una logica di Loop (trasforma l’inviluppo in un sofisticato LFO), oppure di Retrig (abilita/disabilita il retrigging del relativo ADSR quando si suona legato).

Il comparto delle sorgenti di modulazione è completato da due LFO, ciascuno con waveform a scelta tra sinusoidale, triangolare, rampa, rampa inversa, quadra, Random, Sample&Hold, Noise, e poi comandi di velocità, Fade In (per un inserimento graduale della modulazione) e Sync. Attivando quest’ultima opzione, gli LFO vanno a tempo con la velocità del sequencer interno o con il clock MIDI proveniente da USB o connettore DIN: in questa modalità sono disponibili diverse divisioni musicali da 1/1 a 1/128, valori puntati e terzinati inclusi. La curva di Fade In può essere selezionata tra lineare, esponenziale e logaritmica, mentre un parametro Retrigger stabilisce se la waveform dell’LFO si resetta ad ogni pressione di una nota di tastiera o meno.

La pagina Engine è chiusa dal selettore Voice che regola il modo in cui USP gestirà la pressione contemporanea di più note di tastiera: in Mono ogni nota premuta eccita i tre VCO insieme e genera un retrig; in Legato la nota di tastiera pilota ancora tutti e tre i VCO ma gli inviluppi si retriggerano solo se si suona staccato; in Para infine si ha la classica modalità parafonica per cui tre tasti eccitano tre note diverse (ciascuna indirizzata a un VCO soltanto) mentre gli inviluppi si retriggerano per qualsiasi nota premuta.

 

Moduliamoci un po’, vi va?

Per scelta progettuale, tutte le modulazioni di UNO Synth Pro non hanno percorsi dedicati ma si gestiscono unicamente all’interno della matrice di modulazione. Sono disponibili 16 slot, per ciascuno dei quali si può impostare sorgente, destinazione, profondità di modulazione positiva o negativa e tempo di fade in. Questa matrice comprende tra le sue sorgenti i modulatori tradizionali, ma anche parametri della catena di sintesi e del sequencer:

MODULATION SOURCES: Velocity, Mod Wheel, Aftertouch, Key Pitch, Key Gate, Osc 1 Tune, Osc 1 Level, Osc 2 Tune, Osc 2 Tune, Osc 3 Tune, Osc 3 Level, Noise, Filter 1 Cutoff, Filter 1 Res, Filter 2 Cutoff, Filter 2 Res, Filter Spacing, LFO 1, LFO 1 Fade In, LFO 2, LFO 2 Fade in, Filter Env, Amp Env, CV 1 IN, GATE 1 IN, CV 2 IN, GATE 2 IN, Accent, Gate, Tie.

Come destinazioni si possono selezionare tutti i parametri vitali di VCO, VCF, VCA, inviluppi ed LFO, ma anche parametri degli effetti, l’Accent del sequencer e gli altri slot di modulazione:

MODULATION DESTINATIONS: OFF, Osc 1 Tune, Osc 1 Wave, Osc 1 Level, Osc 2 Tune, Osc 2 Wave, Osc 2 Level, Osc 2 FM Amount, Osc 3 Tune, Osc 3 Wave, Osc 3 Level, Osc 3 FM Amount, Noise level, Filter 1 Cutoff, Filter 1 Res, Filter 2 Cutoff, Filter 2 Res, Filter Spacing, LFO 1 Wave, LFO 1 Rate, LFO 2 Wave, LFO 2 Rate, Filter 1 Env Amount, Filter 2 Env Amount, Amp Env Amount, Drive Amount, Delay Amount, Reverb Amount, Mod Amount, CV OUT 1, GATE OUT 1, CV OUT 2, GATE OUT 2, Accent Amount, Mod N1-16 Amounts.

Questo vuol dire che se volete dosare il vibrato dell’LFO con la Modulation Wheel, basta impostare uno slot dall’LFO al Pitch, più un secondo slot dalla wheel alla profondità dello slot precedente:

IK UNO Synth Pro Desktop - Vibrato controllato da Mod Wheel

Più in generale, può essere una buona idea quella di crearsi un template di modulazione che abbini i percorsi sorgente/destinazione più comuni in modo da averli sempre pronti senza doverli ricreare ogni volta. Io per esempio ho creato questo template:

IK UNO Synth Pro Desktop - Fast Init Matrix

Qui vedete che in Slot 1 la Pitch Wheel controlla l’altezza della nota di tutti i VCO; gli slot 2, 3 e 4 sono destinati alla PWM rispettivamente di VCO 1, 2 e 3 a opera di LFO2; gli slot 5, 6 e 7 sono destinati alla velocity che controlla rispettivamente il cutoff di VCF 1, il cutoff di VCF 2 e il volume del VCA; lo slot 9 modula il vibrato tramite LFO 1 e lo slot 10 ne controlla la profondità tramite la Modulation Wheel; infine, negli slot 11 e 12 l’Accent del sequencer modula il Cutoff e la Resonance del primo filtro per creare sequenze tipo Bassline. Una volta che avrete impostato questi percorsi, sono a vostra disposizione le modulazioni più comuni già mappate per ciascun preset in cui userete questo schema. Vi rimangono poi cinque ulteriori slot liberi per altre modulazioni, da decidere preset per preset.

 

Effetti ad effetto

Gli effetti giocano un ruolo importante nella sonorità di USP: in particolare, scorrendo i preset noterete subito sia in audio che nell’editor come i programmatori abbiamo usato spesso il Drive per dare alla macchina quel suono saturo e imballato che spesso ricorre nelle sue memorie.

IK UNO Synth Pro Desktop - Editor FX

A mio parere sono però il Modulation e il Delay gli effetti più belli, ricchi di potenzialità timbriche e versatili di cui dispone questo synth: Modulation può essere declinato su Chorus, Phaser e Flanger, e specialmente i primi due donano caratterizzazioni sonore molto profonde. Il Delay può invece essere articolato in ben cinque sapori, e il comando Filter consente anche di raggiungere echi tipicamente dub e di forte sapore analogico. Vi rimando alla mia precedente recensione di UNO Synth Pro per la descrizione dettagliata di questi effetti, ma qui mi preme ribadire che contribuiscono significativamente e molto piacevolmente alla timbrica.

 

Sequencer e arpeggiatore

Uno dei principali motivi per tenersi sul desktop questo synth – e non lasciarlo più andare via! – è dato a mio parere dalle sue funzioni melodico-ritmiche. Partendo con l’arpeggiatore si possono fare cose molto, molto belle: le 10 logiche di scansione dell’accordo sono Up, Down, Up/Down, UpDown+ (la nota più alta e quella più bassa vengono ribattute due volte), Down/Up, Down/Up+ (come UD+), Random, Play, X2U e X2D. In queste ultime due configurazioni ogni nota arpeggiata viene ribattuta due volte.

Adesso aggiungiamo che l’arpeggio può operare una, due, tre o quattro ottave. Adesso aggiungiamo ancora che grazie ai 16 step selector è possibile escludere individualmente uno o più 16esimi dall’arpeggio, aprendo così la strada ad arpeggi con vere e proprie figure ritmiche. Adesso aggiungiamo che lo Swing dell’arpeggio è settabile tra il 50 e l’80%. E infine buttiamo nell’equazione anche il Delay che, essendo sincronizzabile al clock, può operare per arricchire e complicare l’arpeggio. Bella la possibilità di usare tempi di ritardo diversi per le due uscite L ed R, e bello anche il filtro passa-basso messo nel circuito di feedback che permette di chiudere progressivamente il suono dei ribattuti. Insomma, posto che come diceva Totò “è la somma che fa il totale”, l’insieme di queste features è capace di produrre arpeggi di grande efficacia ed effetto.

Andando al sequencer, il quadro è simile ma ovviamente più articolato: in questo caso si può contare su pattern di 64 step massimi da registrare in modalità step o in tempo reale. Per la registrazione a passi basta tenere premuto uno dei 16 step selector e assegnargli la nota desiderata con la tastiera di bordo o via MIDI. Mantenendo premuto il selettore dello step desiderato è anche possibile editare la nota, la sua velocity e la durata del gate. Se invece si opera in real time, si preme Rec+Play, parte un count-in e sulla base di una guida metronomica si suona la frase desiderata. In tempo reale si possono anche muovere i controlli della catena di sintesi per registrarne le automazioni.

Con il tasto Alt si accedono ulteriori funzioni: Gate fissa le note selezionate su un valore impostabile tra Off e 10; Tie crea una legatura tra due note consecutive e non retriggera gli inviluppi; Accent inserisce sugli step selezionati l’omonima istruzione, che di default aumenta il volume ma in realtà può essere usato come sorgente di modulazione all’interno della matrice e quindi influenzare numerosi parametri timbrici: nei miei test ho per esempio ruotato l’Accent alla profondità del Drive per rendere distorte solo le note accentate, al cutoff+risonanza per il classico effetto TB-303, alla profondità del Delay per dare eco solo sugli accenti, al pitch di un solo oscillatore per cambiare i rapporti di frequenza su certi step. Grazie ai 16 slot della matrice di modulazione l’Accent può essere ruotato a più destinazioni e con profondità diverse contemporaneamente. In breve, si possono creare sequenze con modulazioni molto complesse che richiederebbero un modulare per essere replicate.

Altre funzioni del sequencer di UNO Synth Pro sono la possibilità di leggere le sequenze in avanti, indietro o avanti/indietro; l’attivazione dello swing tra 50 e 80%; di trasporre la sequenza in fase di play di +/-12 semitoni usando la tastiera di bordo. Quest’ultima funzione, che ancora una volta ricorda il Bassline, è preziosa perché consente in fase di jamming di seguire l’andamento degli accordi di un brano con lo stesso pattern di basso.

 

MIDI, MIDI, MIDI!!!

UNO Synth Pro ha un’implementazione MIDI completa e ben documentata nel suo apposito manuale. È quindi possibile modificare i parametri della macchina da un controller dotato di manopole o slider con CC assegnabili, e questo si rivela comodissimo per esempio per gestire in maniera fisica e immediata i due ADSR ma anche le waveform, le intonazioni e i volumi dei tre VCO. Poiché è però la sezione a doppio VCF quella più sperimentale su questo synth, forse più utile di tutto è assegnare i comandi fisici di un controller esterno ai due filtri per poter provare al volo tutte le innumerevoli combinazioni e settaggi che una simile architettura consente: tra i due cutoff, le due risonanze e le altre funzioni ci sono ben 12 comandi da mappare solo per il comparto “filtri”.

È anche molto interessante combinare controller hardware con editor software: ben lungi dall’essere una soluzione ridondante, l’hardware consente di intervenire manualmente e con immediatezza sui parametri principali. Nel frattempo l’editor visualizza in tempo reale i valori di tali variazioni, e dà accesso a tutti gli altri parametri che magari sono troppo numerosi per essere mappati su un solo controller fisico. Decisamente una bella soluzione.

 

Tante connessioni, nessun ronzio

UNO Synth Pro Desktop ha tante possibilità di collegamento, ma prima di tutto vale la pena di soffermarsi sul tema del ronzio che è sempre in agguato con strumenti alimentati solo via USB. È noto infatti che alcuni modelli di synth e drum machine soffrono particolarmente l’alimentazione tramite USB in quanto essa genera spesso ground-loop digitali col PC, e questi a loro volta si traducono in “rumoracci” di volume importante. Va chiarito che questa problematica non è mai innescata da una macchina sola ma dipende piuttosto dalla combinazione synth/cavo/computer: talvolta basta cambiare uno di questi fattori per vedere il rumore da ground-loop digitale sparire o almeno abbassarsi molto.

Qui comunque la questione non si pone: UNO Synth Pro Desktop ha infatti due prese USB distinte, di cui una da collegare al PC host, e la seconda da usare opzionalmente per l’alimentazione se il PC non ce la fa. Questa seconda porta può venir impiegata sia se un portatile non eroga abbastanza corrente sulle proprie prese USB, sia se l’alimentazione è sufficiente ma innesca rumore. In entrambi i casi basta collegare un alimentatore da cellulare di buona qualità alla porta Aux Power e ogni eventuale problema legato all’alimentazione via USB sparisce, almeno nelle diverse configurazioni che ho provato io. A conclusione dell’analisi dell’USB, va osservato che in questo synth esso porta il MIDI ma non ha funzioni di interfaccia audio.

IK UNO Synth Pro Desktop - Pannello posteriore

Il trasporto MIDI è poi duplicato anche su due tradizionali porte DIN pentapolari (In e Out). Le uscite audio sono due, Left e Right, su jack standard TRS da 6,35 mm bilanciati. Vi è poi un ingresso mono su mini-jack al quale collegare una sorgente audio esterna e una porta cuffia, anch’essa su mini-jack.

Di particolare rilievo sono i mini-jack per i segnali CV/Gate, disponibili sia in ingresso che in uscita. A differenza di altri synth ove un connettore è assegnato rigidamente alla CV e l’altro al Gate, in USP è possibile anche usare entrambe le porte come due CV indipendenti, come due Gate separati o infine per portare il Sync + Gate analogico. Le loro funzioni sono infatti determinabili via software, e compaiono all’interno delle sorgenti e destinazioni della matrice di modulazione per essere ruotate con una flessibilità davvero esemplare che merita una lode ai progettisti.

UNO Synth Pro può anche fungere da interfaccia MIDI per altri strumenti collegati, e può tradurre il flusso MIDI in segnali CV/Gate: anche questa è una funzione preziosa, che va considerata nell’analizzare il rapporto qualità/prezzo della macchina perché in certi set-up potrebbe far risparmiare il costo di acquisto di un convertitore dedicato.

 

In prova

Ho provato a lungo UNO Synth Pro Desktop, ritrovando le impressioni molto positive che avevo già riscontrato nella versione a tastiera ma integrandole anche con alcune funzionalità che, come dicevo sopra, in questo formato piccolo ed economico emergono maggiormente. La costruzione è valida, la macchina è bella e l’interazione con essa si rivela pratica e immediata. Naturalmente la matrice di editing con quattro knob (più le due dedicate a Cutoff e Resonance) non è veloce come una soluzione one-knob-per-function ma considerato il formato, il prezzo e la molteplicità di funzioni, qui era davvero impossibile fare di più di quanto offre IK Multimedia a questo prezzo.

IK UNO Synth Pro Desktop - Vista superiore

L’editing da pannello è già veloce una volta che si è capita l’articolazione della macchina, mentre poi l’uso dell’editor software mette il turbo all’interazione con questo synth e rappresenta davvero un passo in avanti notevole per la sua gestione. Più di tutto, piace la capacità di vedere l’impostazione della patch, della matrice e degli effetti con un unico colpo d’occhio.

Nel suono ho ritrovato la timbrica originale che avevo scoperto nella versione a tastiera, una timbrica che non fa il verso a niente ma che può declinarsi in molti modi: di base molti preset sono imballati col Drive, anzi forse sono troppi perché danno la sensazione che questo synth sia adatto soprattutto a contesti trap e trip-hop ma poco altro, mentre così non è affatto. Sono alla sua portata anche sonorità acide in stile Bassline (soprattutto col primo filtro, quello OTA), nonché arpeggi cristallini e lead liquidi. Il basso non è da oltretomba, ovvero non è profondo e tellurico come quello di un Moog Minitaur per esempio, ma è chiaro che questa macchina gioca in territori diversi, più basati sulla “spinta” che sul “peso”. Il secondo VCF graffia parecchio, soprattutto quando lavora a 24 dB/Oct e si propone col massimo dell’aggressività della scuola USA.

Di base siamo davanti a una macchina che chiede molta sperimentazione, sia per trovare la “materia-prima” con la combinazione di tutte le notevoli possibilità degli oscillatori, sia per trovare la configurazione di filtri più adatta caso per caso. È il contrario dell’approccio Minimoog se vogliamo, ove pochi comandi e un unico filtro protagonista assoluto generano suoni interessanti al girare di poche manopole. Qui invece si possono fare cose pazzesche, ma serve ricerca. Per esempio lavorando col sequencer, la matrice e l’Accent si riescono a mettere echi solo su certi step di una sequenza, dare la sensazione che siano più synth a suonare, mettere una percussione di rumore bianco che intervalla una parte melodica perché la fai entrare a tempo.

Interessante poi la possibilità della parafonia: di solito è una soluzione che non amo perché è un “vorrei ma non posso” (avere il polifonico, nel caso specifico…), ma qui è una bella addizione a una macchina che si propone come multifunzionale a basso costo. È vero che con la parafonia hai un solo oscillatore per voce, ma se combini questo con la modulazione della waveform e magari l’intelligente applicazione di un chorus o un ensemble, ottieni dei violini o dei pluck mica male, molto “veri”…

Emanuele Pescia
Emanuele Pescia

Ho voluto raccogliere anche l’opinione di un altro musicista per questo test, come da un po’ di tempo faccio spesso per rendere New Musical Instruments una testata open source che riporta le molteplici voci di altre persone che hanno maturato esperienze significative sullo strumento in prova. In questo caso ho contattato Emanuele Pescia, in arte LEHEL P., che si definisce un “amatore viscerale di synth” visto che ne possiede più di una quarantina nel suo piccolo studiolo fatato. Emanuele, dopo il CPM e la collaborazione col maestro Andrea Lo Vecchio, si è occupato di composizioni teatrali, cortometraggi, spot pubblicitari e documentari, e attualmente collabora con l’orchestra sinfonica Verdi di Milano con un tributo sinfonico ai Pink Floyd. Inoltre pubblica regolarmente brani di ispirazione drone ambient e affini ed è impegnato di live set elettronici e techno.

Emanuele dunque afferma che “UNO Synth Pro mi ha sorpreso per quanta potenza potesse esprimere un synth così apparentemente piccolo e dal costo assai modesto: tre ottimi oscillatori con forme d’onda variabili, gli ottimi due filtri coi quali ottenere soluzioni multimode, l’arpeggiatore interessantissimo dove si possono mutare  e personalizzare gli step, la matrice di 16 punti piuttosto profonda anche se con un limite piuttosto antipatico: non è possibile, al momento, poter usare un “rubinetto” per le modulazioni costringendoti ad usare un secondo nodo della matrice”.

Emanuele così prosegue: “Ho trovato molto belli anche i quattro effetti a disposizione (anche se uno shimmer o riverbero simile ci poteva stare). Io uso live UNO Synth Pro per suono, dimensioni e portabilità: con un power bank te lo porti in mezzo ai boschi e puoi fare il figlio dei fiori o il randagio per strada. Lo uso per fare techno in diversi formati e drone-ambient. Ho la versione Desktop e mi piace assai. Esteticamente non mi fa impazzire. trovo un po’ scomodo lo spippolamento ma niente di insormontabile, basta stare concentrato. Ad ogni modo tanta roba, non è un Moog ma manco costa come un Moog: bravissimi!”.

Prima di chiudere la sezione dedicata alle impressioni d’uso, lasciatemi dare ancora un paio di dritte sull’utilizzo della macchina: anzitutto se volete un bel basso profondo “sacrificate” uno dei tre VCO a generare la triangolare e questo darà ai timbri di USP delle fondamenta sonore davvero solide e presenti. Non usate il Drive in maniera spropositata perché altrimenti i preset vi suoneranno tutti uguali, ma al contrario dove volete un po’ di punch e presenza in più dosatelo con sapienza tra valori di 10 e 20, e vedrete che i timbri della macchina cominceranno ad acquistare potenza e presenza in maniera invidiabile. Usate il riverbero con parsimonia, tende a intubare parecchio, mentre viceversa buttatevi a capofitto sul delay perché puoi dare ambienze e movimenti davvero, davvero interessanti. Infine: lavorate tanto con l’arpeggiatore e il sequencer, quest’ultimo anche in modalità polifonica con la parafonia attivata. La macchina vi stupirà per il suo potenziale creativo!

 

Conclusioni

UNO Synth Pro non è certamente il synth mainstream che emula questo o quel mito del passato, ma viceversa una macchina personale, originale con cui vivere la musica dei nostri tempi. Con esso potete sperimentare, creare e crescere tanto, godendo inoltre di un elevato potenziale di divertimento se amate davvero la sintesi. Questa versione Desktop è compatta e versatilissima, ma non è uno strumento per puffi: ci lavori bene e con piacere grazie anche ai comandi di ottime dimensioni. L’editor ti apre lo scrigno della catena di sintesi e, pur non essendo affatto “obbligatorio” per capire il synth, per alcuni sarà una scoperta favolosa.

L’estetica Black della nuova edizione rende il piccolo synth IK aggressivo e meno giocattoloso, ma in qualunque variante estetica lo prendiate il piccolo UNO Synth Pro Desktop è un ottimo value-for-money ed è uno strumento dal grande potenziale creativo. Personalmente me ne sono innamorato, soprattutto per la combinazione di tutte le funzionalità e possibilità più che per un singolo aspetto. È per questo che lo raccomando: non sostituirà né un Bassline né un synth puro e duro, ma farà e vi farà fare cose che daranno una grossa spinta in avanti alla vostra musica. E scusate se è poco…

 

Scheda tecnica

Prodotto: IK Multimedia UNO Synth Pro Desktop Black Edition

Tipologia: sintetizzatore analogico parafonico

Dati tecnici dichiarati dal costruttore:

3 discrete wave-morphing oscillators
PWM, sync, FM and ring modulation
Dual state variable filters with 24 modes
Original UNO Synth OTA filter
New SSI-based filter with self-oscillation
16-slot modulation matrix
256 user-editable presets
12 studio-quality FX in 3 slots
Reverbs, Delays, Modulations
64-step sequencer with 84 parameters
10-mode onboard arpeggiator
USB / MIDI / CV / Gate in/out
Audio input to filters, FX or pass-through

UNO Synth Pro Desktop
Ultra-portable 32 capacitive-key tabletop
Powered by USB or optional UNO Synth Power Bank
Size (W x D x H): 33.3 x 15 x 5 cm
Weight: 700 g
Power: USB Power

Prezzo: 369,00 Euro (street price)

Costruttore: IK Multimedia

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 1200 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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