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Arturia MiniFreak, tutto quello che c’è da sapere

Arriva la versione espansa del già notevole MicroFreak, ed è tutt’altro strumento: due oscillatori multifunzione, realmente polifonico a sei voci, tre effetti digitali a bordo, il tutto a un prezzo davvero allettante…

 

“Le freak c’est chic” dicevamo nella nostra recensione del 2019 quando apparve il notevole MicroFreak, un synth tanto anticonvenzionale quanto creativo nella sua struttura circuitale e fisica, grazie all’oscillatore digitale multimodo, al filtro analogico di vaga ispirazione Oberheim, alla possibilità di parafonia a quattro voci e infine alla tastiera touch di “buchliana” memoria”. Adesso ne esce una versione potenziata a 1000, che rilancia tutte le potenzialità di un progetto già geniale in partenza. Ripercorriamone le tappe.

 

La storia della famiglia Freak

L’uscita del primo MicroFreak fu speziata di qualche critica in quanto sette dei suoi 12 algoritmi del blocco oscillatori erano ripresi dal modulo Plaits di Mutable Instruments. I soliti, patetici cacciatori di polemiche da Facebook che esistono solo in base al cartesiano 2.0 “commento, ergo sum” subito si presentarono compatti all’appello accusando Arturia di “aver copiato” Mutable senza riconoscerle una lira, dimenticando però che gli algoritmi di Plaits sono coperti da licenza MIT che permette a chiunque di usarli, modificarli e venderne copia.

Oltretutto MicroFreak già all’uscita andava molto oltre a un modulo come Plaits perché si configurava quale synth ibrido completo con parafonia a quattro voci, filtro analogico e ulteriori algoritmi di sintesi originali. Nel tempo poi, grazie a nuove versioni di sistema operativo, sono stati aggiunti modelli di oscillatore creati da Noise Engineering e anche una funzione vocoder che inizialmente nessuno immaginava potesse esserci. È anche uscita una specifica versione Vocoder Edition, ma in realtà differisce dal MicroFreak normale solo perché è in colore bianco e perché il microfono (altrimenti opzionale, ma potete usarne uno da cellulare) è fornito in dotazione.

Insomma questo piccoletto anticonformista ne ha fatta di strada, mentre tre anni dopo i polemici di cui sopra sono ancora lì a masticare imprecisioni e rancori indefiniti.

Adesso però…

 

MiniFreak, e cambia tutto!

Il nuovo arrivato è anzitutto un vero synth polifonico: ha sei voci realmente indipendenti, ognuna col suo blocco di due oscillatori/filtro/amplificatore, mentre il MicroFreak era di base un monofonico che poi faceva anche parafonia a quattro voci ma sempre e comunque con un VCF soltanto.

Gli “oscillatori”, che in realtà la casa chiama più appropriatamente Sound Engines, adesso sono due con 22 modelli operativi diversi. Ognuno a pannello mantiene le quattro famigerate manopoline arancioni con cui si cambiano altrettanti parametri della catena di sintesi, diversi di volta in volta in funzione del modello di oscillatore selezionato. Inoltre Engine 2 può essere usato per processare Engine 1 assumendo funzioni di filtro digitale, oppure per fare una FM incrociata. Il fatto che i due oscillatori siano accordabili diversamente apre la possibilità di ottenere intervalli e detune tipici di altri synth, prima preclusi a MicroFreak.

Le sei voci combinate ai due oscillatori permettono di lavorare in reale polifonia, in monofonia, ma anche in una curiosa configurazione parafonica con un totale di 12 voci digitali in due filtri analogici. È disponibile anche un portamento polifonico, un Chord Mode e una funzione Scale.

Arturia MiniFreak .vista superiore

Il filtro rimane analogico ed è naturalmente multimodo LPF/BPF/HPF come già nel modello precedente. Gli inviluppi sono sempre due ma adesso quello principale ha comandi separati per i quattro stadi del modello ADSR, mentre il secondo resta quel Cycling Envelope che può fare sia da inviluppo Attack/Hold/Decay che da inviluppo ciclico o semplice LFO.

A loro volta gli LFO adesso sono due, con selezione di diverse forme d’onda, possibilità di sync al clock della macchina, modalità Retrig per innescarsi al premere sulla tastiera oppure girare in free-running. La funzione Shaper permette all’utente di “disegnare” una waveform a piacere.

Le modulazioni sono ancora gestite dalla mitica matrice che ricorda un po’ i modulari e un po’ l’EMS VCS3: prevede sette sorgenti verso quattro destinazioni fisse e nove impostabili dall’utente. Possono essere modulate sia tutte le manopole di generazione timbrica presenti a pannello, sia parametri raggiungibili solo da menu.

In uscita alla catena di sintesi sono disponibili tre effetti digitali che possono operare in modo Insert o Send e possiedono in tutto 10 algoritmi di effetto tra cui Stereo Chorus, 3-band EQ e distorsore. È disponibile un ingresso audio per processare con i circuiti di MiniFreak un segnale esterno.

 

Sequencer, arpeggiatore e memorie

Il sequencer di bordo è stato espanso e ora possiede quattro pagine da 16 step, per un totale di 64 step massimi in tutto. Vi sono quattro tracce di automazione per automatizzare la modulazione di altrettanti parametri della macchina. La registrazione può avvenire a step o in tempo reale ed è presenta anche una logica di Overdub.

L’arpeggiatore ha numerosi modi di funzionamento, illustrati dalle serigrafie presenti sopra i tasti:

Arturia MiniFreak - Le logiche dell'arpeggiatore

Può lavorare infatti secondo le logiche Up, Down, UpDown, Random, Order, Poly, Walking, Pattern ed essere impostato per operare su una, due, tre o quattro ottave. Sono disponibili logiche di Repeat, Random Octave, Ratchet e Mutate.

Le memorie di suono a disposizione dell’utente sono 256 per i suoi programmi, più altri 256 sono quelli di fabbrica.

 

Fisica

Rispetto al MicroFreak, il nuovo strumento guadagna ora una tastiera tradizionale, anche se in formato slim. I tasti sono 37, con velocity e aftertouch di canale. Le due wheel sono invece sempre virtualizzate tramite strip capacitive a controllo touch.

Arturia MiniFreak - Le wheel e la tastiera

Molto interessante e ricco il pannello posteriore che ospita ingresso audio, uscita stereo su jack a dimensione normale, porta cuffia, presa per alimentatore esterno, tripletta MIDI In/Out/Thru (evviva!), USB che supporta il trasporto del MIDI, presa per pedale di sustain, prese mini-jack per il clock analogico in ingresso e in uscita.

Arturia MiniFreak - Il pannello posteriore

Le dimensioni e il peso restano contenuti in quanto sono pari a 578 mm x 231 mm x 40 mm x 1,12 kg.

Il controllo della macchina è possibile, oltre che dal ricco pannello frontale, anche da un plug-in che virtualizza MiniFreak in un VST che può suonare anche da solo: MiniFreak V infatti modellizza lo stesso generatore sonoro della versione hardware ma può essere gestito e fatto suonare interamente tramite DAW. MiniFreak V può essere usato anche per programmare lo strumento hardware, ed è perfino possibile creare una patch sul solo VST senza che il synth hw sia connesso e successivamente importarla sulla macchina fisica quando PC e synth sono collegati.

Arturia MiniFreak - Il MiniFreak V, la versione VST dello strumento

MiniFreak avrà un prezzo di 599 € ed entrerà in distribuzione nel mese di novembre 2022.

Per informazioni: Midiware

 

Demo video

Qui l’unboxing e la demo video dei preset fatta dall’amico Daniele Chierichetti di DSK Synth Lab:

Disclaimer

Questa non è una recensione ma una presentazione delle caratteristiche del nuovo MiniFreak sulla base delle informazioni fornite da Arturia alla stampa in occasione della presentazione del 18 ottobre 2022. Saremo felici di proporvi una recensione appena avremo ricevuto un esemplare di MiniFreak per il test in studio.

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 1200 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.