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Expressive E Osmose: I have the touch!

Ci sono tanti strumenti che vantano di essere rivoluzionari, ma in realtà non lo sono affatto. Poi ogni tanto ne appare uno che invece rivoluzionario lo è davvero, in tutto e per tutto: è il caso di Osmose, un synth che ridefinisce l’interfaccia tra uomo e strumento elettronico a tastiera.

“I have the touch” era un rivoluzionario pezzo di un rivoluzionario IV disco di un rivoluzionario Peter Gabriel. Il suo tema era il contatto fisico e Peter con essa voleva “evocare diversi approcci al concetto di contatto”. Ecco, l’Osmose di Expressive E fa lo stesso: stabilisce i canoni di un diverso approccio al contatto con la tastiera, la allontana dalla sua interpretazione solo-pianistica legata alla percussione e quindi al decadimento, e anche dalla sua interpretazione organistico-sintetica più legata alla nota sostenuta. In compenso si avvicina a certi modi espressivi degli strumenti a corde…

Ma non corriamo: adesso che abbiamo visto che questo sintetizzatore francese gioca in una lega tutta sua e abbiamo tentato di definire quale lega sia, andiamo a vedere col nostro consueto rigore metodologico che cos’è davvero, come è fatto, cosa fa e come suona.

 

Osmose, una “tastiera”? No, un synth!

Oggi c’è la cattiva usanza di declinare al femminile tutti i sintetizzatori con tastiera, anche se sul pannello c’è scritto a chiare lettere “synthesizer” (traduzione: sintetizzatore, sostantivo maschile) ed esso pullula dei tradizionali controlli di VCO, VCA e inviluppi che da sempre definiscono questa tipologia di apparecchi.

Con Osmose invece sarebbe più facile confondersi, pensare che sia davvero una “tastiera” qualsiasi, con chissà quale strano generatore bloccato: l’oggetto è infatti nero e misterioso, quasi monolitico coi suoi pochi comandi a vista, stilosissimo!

Da un punto di vista morfologico, siamo davanti a una specie di “tavola” con gli spigoli stondati sulla quale è appoggiata una meccanica a quattro ottave completamente esterna: in vista infatti c’è anche la parte di articolazione dei tasti che nelle altre macchine è celata dal coperchio. I pochi comandi della parte synth sono tutti raggruppati sulla sinistra della meccanica, ove spicca un display LCD a colori che ha attorno a sé due manopole di navigazione e quattro per la regolazione dei parametri che man mano appaiono dentro di esso.

Sopra il display ci sono quattro tasti selettori di modo, di cui ci occuperemo in seguito, mentre sotto di esso altre due coppie di pulsanti aumentano/diminuiscono il preset in esecuzione e l’ottava-base di tastiera. L’interfaccia utente è completata da due slider messi in diagonale, che hanno sostanzialmente le funzioni delle due ruote di pitch e modulazione dei synth tradizionali (quello di sinistra è a molla), e per finire c’è la manopola di volume. È chiaro che da questa dotazione è molto difficile comprendere come funzioni davvero Osmose, ma sicuramente si è portati a pensare che sia molto più uno strumento da suonare che da editare profondamente mentre si suona.

Osmose vista pannello sintesi

Nel pannello posteriore vi sono le connessioni, ma nemmeno esse contribuiscono molto a chiarire la situazione: troviamo infatti una normale uscita stereo su jack TRS bilanciati, le prese per due pedali di cui uno assegnato permanentemente al sustain e l’altro a un macro-parametro (lo stesso assegnato anche allo slider di modulazione) e infine il MIDI, disponibile sia sui tradizionali connettori DIN pentapolari di In e Out che su USB. Quest’ultima connessione non trasporta anche l’uscita audio della macchina ma appunto solo il MIDI. L’alimentazione è esterna, mentre sul frontale compare una presa cuffia con manopola di volume dedicata: colpo di stile, è retrattile!

Osmose - le connessioni sono montate direttamente sulla scheda madre dell'elettronica.

 

Expressive E Vs. Haken Audio

Osmose è uno strumento che è stato presentato già nel 2020, che è rimasto in pre-order per molto tempo ma che solo a fine 2023 è arrivato in buone quantità nei negozi. Si tratta di un sintetizzatore che mette al centro l’espressività del musicista attraverso la combinazione di una tastiera rivoluzionaria e di un generatore sonoro altrettanto innovativo: ciascuno di questi due componenti arriva da un produttore diverso e siamo quindi davanti a uno sforzo cooperativo, cosa alquanto inconsueta nel nostro mercato e che invece ricorda quanto avviene in campo automobilistico ove non è infrequente vedere macchine col motore di un fabbricante e la carrozzeria e l’allestimento di un altro.

Il keybed e il concept generale dello strumento vengono da Expressive E, un’azienda francese che nasce pochi anni fa con l’intento di “migliorare il modo in cui i musicisti interagiscono con i suoni creando un’esperienza di creazione musicale molto più intuitiva e potente” (cit.). Secondo quanto dichiarano i progettisti, la loro ispirazione deriva direttamente dall’Ondes Martenot, una sorta di pionieristico sintetizzatore creato nel 1928 da Maurice Martenot in Francia. In esso era presente una leva (“touche d’intensité”) da azionare con la mano sinistra, la quale permetteva di gestire in maniera fine l’ampiezza del segnale in tempo reale e quindi di controllare l’espressività dell’esecuzione. Fast Forward ai nostri giorni, ed ecco che i progettisti di quella che sarebbe diventata Expressive E si formano alla Université Pierre et Marie Curie e qui cominciano a sviluppare quel cilindro di silicone che è alla base del meccanismo di reazione alla pressione dei prodotti di questa casa: il primo di essi è stato il controller multi-gesture Touché del 2017:

Expressive E Touché esploso
I pezzi di cui è composto il Touché, compresi diversi tipi del cilindro di silicone.

Il motore sonoro di Osmose invece è dato dall’EaganMatrix, ovvero uno sviluppo software di una piccola azienda americana di nome Haken Audio a sua volta titolare della realizzazione di alcuni strumenti hardware basati su un approccio esecutivo innovativo. EaganMatrix viene definito come “sintetizzatore digitale modulare”, il cui motore multisintesi risiede appunto in Osmose (ma anche nella serie Continuum della stessa Haken Audio) e che viene editato tramite un’interfaccia software ospitata su PC o Mac che si appoggia sulle funzioni free di MaxDSP.

Osmose-EaganMatrix

Va subito detto che i concetti di sintesi alla base dell’EaganMatrix non sono alla portata di tutti, per cui l’editing profondo di questo ambiente richiede un’importante quantità di studio e sperimentazione. La parola Matrix presente nel suo nome indica infatti che l’interfaccia di programmazione si basa sulla metafora della matrice modulazione sorgente-destinazione, ove a ogni incrocio si applica una formula trasformativa che può essere anche molto complessa.

Questo però non vuol dire che Osmose non sia editabile anche autonomamente perché la modifica dei 500 preset forniti in dotazione può avvenire senza dover accedere all’EaganMatrix ma tramite una serie di macro-parametri accessibili direttamente dall’interfaccia-utente di bordo, quella che ruota attorno al display e che approfondiremo nel prossimo paragrafo. Si delinea quindi un utilizzo “a due tempi” di Osmose: chi è interessato soprattutto all’esecuzione potrà usare lo strumento in modalità presettata e modificare i suoni già presenti con le macro, in maniera anche importante. Chi invece è maggiormente interessato alla sintesi e vorrà crearsi suoni completamente personali, dovrà apprendere la programmazione dell’EaganMatrix, scaricarsi il relativo editor e poi accedere a un livello di controllo molto profondo, certamente non facile ma radicale.

 

Una meccanica di tastiera esclusiva

È indubitabile che il punto di maggiore distinzione di Osmose sia la tastiera custom sviluppata appositamente per questo apparecchio. Se essa è infatti anni-luce distante da quella di una normale meccanica synth-action o piano-action che sia, è anche una periferica di input totalmente diversa da quella delle macchine di Haken Audio, che pure sono basate sullo stesso motore sonoro ma che usano superfici continue invece dei tasti cromatici.

La tastiera sviluppata da Expressive E si basa dunque su una possibilità di controllo tridimensionale: il tasto può essere premuto verso il basso in maniera tradizionale e affonda per circa 9 millimetri (“Pressure”, nel gergo di Osmose), dopodiché manifesta una prima resistenza. Se però lo si preme a fondo si arriva a un’ulteriore escursione di circa 5 mm ulteriori (“Aftertouch”), e a questo movimento si possono assegnare altre funzioni di controllo. Infine, e questa è la cosa forse più strana e importante nella logica esecutiva di questo strumento, i tasti si prestano anche a un movimento laterale a destra e sinistra (“Bending”) che è molto simile a quello operato dai violinisti e chitarristi per ottenere il vibrato, ma che è assolutamente sconosciuto a chi ha studiato in maniera classica gli strumenti a tastiera. Anche questo movimento ovviamente è assegnabile, tipicamente per dare un senso naturale al pitch-bending e ai vibrati. Come conseguenza di questa impostazione meccanica c’è più spazio tra un tasto e l’altro rispetto a una tastiera tradizionale e questo implica che c’è anche più “da lavorare” per l’esecutore che è chiamato a un numero di movimenti maggiore e di maggiore ampiezza. Da un punto di vista costruttivo, questo è ottenuto con gli elementi elastici di silicone citati sopra, che la casa afferma avere durata di “molti anni”.

Osmose - i movimenti dei tasti sui tre assi

Agendo sulla parte elettronica dello strumento diventa poi possibile dosare l’ampiezza delle modulazioni concesse dai tasti meccanici, a seconda della pesantezza e ampiezza del tocco del musicista: ne parliamo tra un attimo!

 

I modi operativi

Osmose lavora impostando i suoi parametri con quattro diverse pagine, contraddistinte da altrettanti colori: Presets Menu, Synth Menu, Sensitivity Menu e Playing Menu.

Nel Presets Menu (verde) si selezionano i suoni presettati di fabbrica e le locazioni di memoria a disposizione dell’utente. I primi non possono essere cancellati o sovrascritti, ma i loro edit possono essere salvati nelle memorie-utente. Interessante notare che specifiche impostazioni di sensibilità ai diversi gesti permessi dalla tastiera e del Playing Menu (vedi sotto) possono essere salvate per ciascun suono, in modo da assegnare a ciascuno la tecnica esecutiva che gli è più congeniale. Va anche segnalato che i preset possono essere scorsi sequenzialmente, oppure selezionati per diverse categorie strumentali/esecutive in modo da trovare più facilmente il suono adatto a un determinato contesto.

Nel Synth Menu (rosso) si apportano le modifiche al timbro del preset, con delle possibilità di intervento piuttosto ampie. Nella tab Macros in particolare si modificano i diversi macro-parametri definiti dal programmatore nell’EaganMatrix. Fino a sei macro sono memorizzabili per preset, ed esse possono essere completamente diverse per ciascuna locazione di memoria in modo da permettere le operazioni di editing più significative per ciascun timbro. Il manuale indica che per suoni basati su emulazioni di synth analogici ed FM, le macro possono intervenire sulla brillantezza del timbro, l’ammontare e i rapporti di frequenza della FM, il cutoff del filtro, i tempi e l’ammontare dell’inviluppo, la modulazione. Per i suoni basati sulla modellazione fisica (anch’essa presente in EaganMatrix) e destinati all’emulazione di strumenti acustici invece si possono alterare la struttura, il corpo e la risonanza dell’oggetto fisico emulato. La tab degli effetti globali consente di impostare e gestire un effetto di ambienza basato su sei diversi modelli (Reverb, Mod Delay, Swept Echo, Analog Echo, LPF Echo, HPF Echo). La tab EQ invece serve a scurire/schiarire il suono attraverso un meccanismo di tilting che alza gli alti e abbassa i bassi, o viceversa, il tutto ovviamente con intensità e frequenza di taglio regolabili. La tab Comp&Gain si occupa degli effetti di compressione, che in uno strumento con una dinamica esecutiva e sonora molto elevate come Osmose sono quanto mai opportuni perché consentono di riportare l’emissione sonora nel range di volume deciso dal musicista. La tab Voice imposta l’ampiezza del pitch bend controllato dallo slider laterale. Va notato che questo bending agisce su tutte le voci contemporaneamente e con la stessa entità, mentre invece col bending associato al movimento dei tasti del keybed si possono fare delle modifiche individuali all’intonazione di ciascuna nota. La tab Assign infine modifica i parametri che saranno interessati dall’azione dello slider di modulazione e dei due pedali.

Nel Sensitivity Menu (viola) succedono forse le cose più peculiari di Osmose perché è qui che viene gestita la risposta timbrica ai movimenti fisici di tastiera. Nella tab Bending si definisce il range massimo di flessione dell’intonazione ottenibile coi movimenti laterali più ampi dei tasti, nonché i vari parametri di sensibilità che aiutano Osmose ad adeguarsi alla tecnica esecutiva del musicista in modo da dare modulazione quando lo si desidera ma al contempo di non reagire ai micro-movimenti per evitare un’esecuzione continuamente un po’ stonata. Vi è anche una funzione Stabilization che rende omogenei i gesti più bruschi della pressione sui tasti, specialmente nei primi istanti in cui essa si manifesta. Con la tab Pressure si gestisce l’effetto della prima pressione verticale sui tasti, quella di normale esecuzione: si sceglie a quale punto della discesa del tasto si ottiene il trigger delle note, e la curva di reazione alla pressione. Nella tab Aftertouch si dispone invece delle regolazioni alla seconda parte della pressione sul tasto, quella che si verifica – come detto sopra – dopo che si è manifestato il primo stop verticale alla pressione. La tab Default Sensitivity infine “fotografa” le regolazioni dell’utente e le propone come scelta di default per i suoni Factory.

Expressive E Osmose Menu

Nel Playing Menu (giallo) si può attivare una funzione esclusiva denominata Pressure Glide, una sorta di portamento dipendente dalla pressione esercitata sui tasti. Si imposta qui l’intervallo all’interno del quale si desidera che due note vengano interpretate come legate, in funzione del rapporto della pressione esercitata sui due tasti corrispondenti. In questo menu risiede anche l’arpeggiatore, che sarebbe anche tradizionale se poi un’Assign tab non permettesse due percorsi di modulazione per ciascuno dei quali si può scegliere come sorgente uno dei tre tipi di movimento dei tasti elencati sopra, e un parametro dell’arpeggiatore come destinazione. Per esempio la pressione sui tasti può influenzare il numero di ottave arpeggiate, e questo si somma alle modulazioni che i tasti effettuano di default sul programma timbrico selezionato. In questa maniera diviene possibile “suonare” l’arpeggio e controllarlo in maniera molto musicale.

 

Osmose come master keyboard MPE

Oggi che l’estensione MIDI Polyphonic Expression (MPE) è sempre più spesso implementata in tanti strumenti sia hardware che software, diventa possibile con essi gestire modulazioni separate per ciascuna nota eseguita. Nel MIDI tradizionale infatti i messaggi delle pitch e modulation wheel sono “per canale” e quindi influenzano tutte le note suonate da un synth, mentre con MPE diventa possibile veicolare ogni nota su un canale diverso e quindi assegnare a essa una modulazione indipendente. Questo richiede ovviamente al tastierista di sviluppare una tecnica esecutiva specifica, perché una cosa è muovere una wheel con la mano sinistra, e un’altra e gestire ogni dito sulla tastiera per dare più o meno modulazione indipendentemente da quello che fanno le altre dita.

Con Osmose configurato in modalità MPE, di default il messaggio Pressure (la prima pressione verticale del tasto) invia la velocity di nota e la pressione di canale; il messaggio Aftertouch (la seconda pressione) invia il CC74; infine il Bending invia il messaggio MIDI di pitch bend. Osmose ha poi anche un’altra modalità per gestire in maniera analoga l’espressione su soft-synth che non riconoscono i messaggi MPE: in essa, denominata Multi-Channel, ogni nota emette su un canale MIDI diverso i messaggi associati a Pressure, Aftertouch e Bending, e a quel punto nella DAW è sufficiente aprire tante istanze del soft-synth desiderato, assegnarne ognuna a un canale diverso, e riprodurre così il controllo polifonico dell’espressione anche con plug-in non-MPE.

Altre due modalità sono definite Classic Keyboard, ove Osmose si comporta come una normale master keyboard che emette solo messaggi di modulazione a livello di canale, e Poly Aftertouch che emette appunto tale tipo di messaggio a beneficio dei synth che sono in grado di riconoscerlo.

Una volta che si è selezionata la modalità operativa si passa a gestire la configurazione delle risposte di tastiera: nel Sensitivity Menu che abbiamo già visto riguardo al generatore interno si impostano le risposte ai gesti di Bending, Velocity e Pressure allo scopo di adeguarsi allo stile esecutivo del tastierista.

Nell’ambito dell’Adjust Menu si definiscono quali messaggi sono emessi da ciascuno dagli assi Pressure e Aftertouch di Osmose nonché i loro valori minimi e massimi in modo da dosare l’escursione dell’espressione. Nel caso che il synth ricevente non sia abilitato MPE, si può anche scegliere quale sarà l’evento scatenante la modulazione tra Maximum (il tasto più premuto definisce il valore), Minimum (il tasto meno premuto definisce il valore), Last Note (l’ultimo tasto premuto definisce il valore), First Note (la nota premuta per prima definisce il valore) e Average (viene fatta una media fra il valore di tutte le note premute).

L’arpeggiatore di Osmose attualmente non viene trasmesso via MIDI ma la casa afferma che la funzione sarà abilitata in futuri release del firmware.

 

In prova

Uno strumento particolare come questo ha richiesto un approccio particolare: anzitutto ho svolto il mio consueto test in studio, mirante a vedere come è costruito e come suona lo strumento. Eh sì, perché se uno strumento non suona bene, può avere tutte le features del mondo che servirà comunque a poco, e questo tendiamo spesso a dimenticarcelo. Ma tranquilli che Osmose suona benissimo, con una dinamica grande e naturale, assolutamente non compressa. Anche l’estensione in banda è ottima, con un basso solido e un estremo acuto aperto e luminoso.

Mi sono poi confrontato con due amici musicisti che spesso compaiono su queste pagine: uno è Willy Perco, al quale riconosco da sempre un approccio tecnico-musicale approfonditissimo, e l’altro è Daniele Chierichetti che col suo canale YouTube di grande successo DKS Synth Lab si occupa da tempo di dimostrare la performance sonora di tantissimi sintetizzatori: la demo e la recensione di Osmose fatte da Daniele sono infatti linkate qui sotto.

Nel mio studio Osmose ha dimostrato di essere uno strumento fatto benissimo, un autentico oggetto premium che già ai primi contatti fisici dimostra di valere tutti i soldi che costa. La costruzione è solida e si appoggia a materiali di qualità, il display è bello e il design complessivo ti strega. L’interfaccia-utente è molto ben pensata, con la navigazione che procede fluida e intuitiva già dopo pochi minuti di utilizzo: questo, credetemi, per uno strumento particolare come Osmose è un grande risultato che testimonia grande sapienza progettuale.

Nell’ambito dei materiali premium spicca anche la tastiera, che ha un feeling vagamente satinato e opaco di grande piacevolezza: la samba però inizia davvero quando cominci a suonarla, perché questa tastiera si muove e ondeggia in un modo che non avevi mai incontrato prima. Il meccanismo di bending lo attivi in maniera molto naturale, con dei gesti che ti vengono subito spontanei e piacevoli, distanti anni luce dall’interfaccia un po’ gommosa e resistente di una periferica di qualche anno fa (la prima Seabord di Roli, per non far nomi) che invece non piacque a diversi tastieristi.

I movimenti di Osmose ti vengono incontro con naturalezza, è molto facile ingaggiare il meccanismo di espressione della macchina, anche se dopo un po’ ti accorgi che non è tutto rose e fiori: per suonare questa tastiera ci vuole un discreto impegno fisico e una certa propensione a studiarla. Se venite dal pianoforte sarà tutto più facile in quanto a gestione del tocco, velocità, ampiezza dei movimenti. Questo keybed infatti ti sorprende perché devi “remare”, devi farli muovere questi tasti, e se vieni dal tocco leggero del synth questo ti viene più difficile. In compenso i sintetisti si troveranno maggiormente a loro agio nei movimenti di bending, che invece ai pianisti potrebbero non risultare intuitivi: chi suona il synth è infatti abituato a muovere le wheel, e vi garantisco che trasporre mentalmente tale movimento dalle ruote alle dita è questione di un attimo. Complessivamente comunque sono convinto che Osmose – come peraltro tutta questa nuova generazione di strumenti dall’azione ed espressività non convenzionali – richieda al musicista di sviluppare una tecnica ad hoc per essere sfruttato a fondo. Mi viene in mente il paragone, in campo bassistico, col Chapman Stick: anche lì si parte dalle corde e dalla scalatura tipiche di basso e chitarra, ma poi si deve arrivare a sviluppare una tecnica basata sul tapping e sull’indipendenza che negli strumenti di partenza non è richiesta.

Tornando alla tecnica necessaria a suonare Osmose, Willy Perco afferma in proposito che “certamente richiede un percorso di apprendimento, ma vista la somiglianza fisica con le tastiere standard, non è né ripido, né frustrante come potrebbe esserlo quello su una superficie continua o a onde (ogni riferimento …)”. In compenso secondo Willy “avere sotto ciascun dito il controllo della sintesi è una droga”.

Da un punto di vista sonoro lo strumento è multiforme: nei 500 preset programmati dalla casa si sente tutta la potenza di sintesi dell’EaganMatrix perché si spazia dai suoni di synth analogico (anche se sempre “reinterpretati”) ed FM, a molti suoni a modellazione fisica che sono indefinibili ma sempre molto organici. Il punto che accomuna tutti i suoni di Osmose è che sono tutti pensati per l’espressività, per il controllo continuo del timbro. Esso muta sempre, lo plasmi con le dita, lo rendi vivo e mai statico, sempre diverso. Questo naturalmente richiede contesti musicali ad hoc, e in proposito non si può che ribadire in questa sede che nuovi sintetizzatori possono dare luogo a nuove musiche, a modalità di espressione che prima non esistevano semplicemente perché non erano possibili.

Sicuramente con Osmose è facile scivolare nella World Music e nella New Age appena lo si tira fuori dalla scatola, ma questo è solo l’utilizzo più superficiale dello strumento. Non a caso nelle demo presenti sul sito del costruttore sono presenti anche eccellenti esempi di suoni cinematici, tanto jazz, musica percussiva, ovvero ambiti in cui l’espressione conta, ma anche esempi in ambiti del pop e rap mainstream, e per finire l’apprezzamento del pioniere dell’elettronica Jean Michel Jarre. È probabile che questo strumento contribuirà a sviluppare nuove modalità esecutive, nuovi modi di suonare e forse nuovi generi. Ancora con le parole di Willy “non è uno strumento che può stare da solo in un rig, ma sicuramente un complemento irrinunciabile, dal momento che ora c’è”.

Riguardo alla sintesi “profonda” con l’EaganMatrix, debbo confessarvi che nel mese in cui lo strumento è rimasto con me non sono riuscito ad approfondirla quanto avrei voluto perché la sua curva di apprendimento è davvero ripida e richiede a sua volta studio, approfondimento e dedizione. Bisogna avere basi solide in termini di conoscenza della sintesi, e impegnarsi ogniqualvolta si pensa a una modulazione a studiare gli effetti che essa avrà sul suono. Sicuramente è un percorso che aggiunge fascino al già abbondante fascino di Osmose così com’è out-of-the-box, ma ripeto che lo strumento può fare tanto già da solo, e senza passare per un editor riservato ai sintetisti più appassionati.

 

Conclusioni

Siamo davanti a uno strumento notevolissimo, dal fascino che inizia nel momento che lo guardi, prosegue quando ci appoggi le mani sopra, ed esplode quando lo suoni.

“Per molti, ma non per tutti” recitava negli indimenticati anni ’80 la pubblicità del Pinot Chardonnay Cinzano, forse proprio perché allora il vino con le bolle era ancora confinato a momenti particolari e non si riusciva a capirne l’uso in molti contesti. La stessa cosa si può dire oggi di Osmose: con esso la Expressive E crea un sintetizzatore che può stare in molti contesti, ed è demandato alla creatività del musicista inventare questi nuovi ambiti. Ci vuole studio e impegno: temo che coloro che acquistassero Osmose sulla sola base dell’impulso lo rivenderebbero dopo pochi mesi, specie se non hanno una buona tecnica tastieristica per sfruttarlo appieno. Ma è un errore che non bisogna assolutamente fare, perché questa può essere una macchina che ripaga alla grande l’impegno che vorrete mettere in essa. Osmose è espressivo, musicale, intuitivo, forse molto più “strumento” che synth. Bello e ben costruito, vale fino all’ultimo soldo che costa. Se vi riconoscete nel suo profilo timbrico e di utilizzo, dovete assolutamente provarlo: potrebbe essere una delle scoperte più importanti nella vostra vita musicale.

Prezzo: 1.799,00 €

Distributore italiano: Midiware srl

La demo video e la recensione di Daniele Chierichetti

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 1200 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.