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Arturia Astrolab: tutti i virtuali di Arturia in un unico synth hardware

Per il suo 25esimo compleanno la casa francese si regala un sogno che culla da tempo: portare tutti i soft-synth che l’hanno resa famosa dentro un sintetizzatore in carne e ossa, zeppo di preset pronti da suonare in studio e sul palco senza ricorrere al computer, ma comunque sempre pronto a un editing più approfondito quando necessario. Vediamolo da vicino!

La squadra di Fredéric Brun ci aveva già provato: era il 2009 e Arturia presentò Origin, un ambizioso e futuribile sintetizzatore hardware che racchiudeva al suo interno i motori di alcuni dei soft-synth che già 15 anni fa stavano lanciando la casa francese nell’Olimpo dei costruttori di strumenti elettronici. Origin era costruito attorno a uno schermo contornato di manopole, che assumevano funzioni via via diverse a seconda di ciò che si voleva editare. Dentro c’erano i template di Minimoog, ARP 2600, Jupiter-8 e Prophet-5 ma si poteva creare anche una patch ibrida che prendesse un VCO di qua e un VCF di là.

Probabilmente era troppo presto, per la tecnologia dell’epoca e anche per i musicisti di allora, fattostà che Origin non ebbe molto successo e oggi rappresenta più un culto che una realtà di mercato del passato. Adesso però arriva Astrolab, distillato di tutto il know-how di Arturia in tema di synth virtuali pronto a raccogliere l’eredità di Origin rilanciandola molto, molto più in là…

 

Cos’è Astrolab

Astrolab è un sintetizzatore hardware realizzato in tecnologia digitale che incorpora in se stesso i motori dei soft-synth Analog Lab (a sua volta una compilation presettata dei migliori suoni della V Collection) e Pigments.

Proposto a 1.599 Euro, Astrolab è uno strumento completo, pronto da portare sul palco e in studio senza avere bisogno di un computer per suonare. Lo strumento è quindi dedicato in primis a chi cerca i suoni dei sintetizzatori software Arturia senza però dover armeggiare dietro a un monitor e un mouse: la tastiera è a cinque ottave/61 tasti a passo standard con velocity e aftertouch e insieme ai comandi di bordo permette di accedere a circa 30 strumenti diversi per un totale di oltre 1.300 preset. Due pitch- e mod-wheel di dimensioni standard poste sopra la tastiera, una grande data-wheel centrale che incorpora anche un display a colori da 320 pixel, otto manopole di editing e 10 pulsanti di accesso ai preset completano lo strumento, che è alloggiato in un case di alluminio e bachelite dal sapore un po’ futuristico e un po’ steampunk, in perfetto stile anni ’70.

Arturia Astrolab Data Wheel

Che si tratti di un synth tutto da suonare lo testimoniano anche altre caratteristiche: la macchina è bitimbrica con la possibilità di mettere due preset in split sulla tastiera o in layer; a bordo vi sono un sequencer/looper e un arpeggiatore; vi sono delle modalità Chord (per riprodurre un accordo con un solo tasto) e Scale (per non andare mai fuori tonalità); una funzione di transizione “smooth” tra i preset garantisce che alla selezione di un nuovo suono il precedente non viene troncato ma decade naturalmente; vi è un ingresso per le funzioni di vocoder. Le uscite stereo sono bilanciate, a testimonianza che siamo davanti a uno strumento pensato per lavorare in contesti professionali.

Arturia Astrolab

Un primo editing tutto sotto le dita

La grande wheel centrale ha la funzione di visualizzare i preset selezionati e le impostazioni all’interno del suo display integrato. Ruotandola si naviga tra gli strumenti, i loro preset e infine i loro parametri. Quattro encoder a corsa infinita controllano i quattro principali parametri timbrici di un preset, e la loro funzione varia a seconda del suono selezionato. Altri quattro encoder controllano invece i parametri di due effetti e i livelli di delay e riverbero. I blocchi-effetto FX, Delay e Reverb possono essere attivati/disattivati al volo con altrettanti pulsanti dedicati, che poi se premuti insieme allo shift permettono di accedere all’editing dei loro parametri. Richiamo e salvataggio dei preset sono possibili con altri pulsanti dedicati.

Arturia Astrolab Data Wheel

Aperto alle connessioni

Astrolab è dotatissimo sul fronte dei collegamenti: le uscite stereo come detto sono su due jack TRS, mentre lo strumento accetta anche segnali in ingresso su connettore combo XLR/jack TRS che può preamplificare un microfono o lavorare a livello linea per entrare con altri synth o processori. Sono ben quattro le prese jack per pedali, di cui una per pedale di espressione, una per sustain e altre due assegnabili. Le connessioni MIDI sono su tradizionale DIN pentapolare ma anche su USB 3.0 attraverso un connettore USB-C. Quest’ultima porta permette la connessione a un computer per un editing più articolato tramite software, ed è anche in grado di trasportare 5 Volt/2 A. Una seconda porta in format USB-A permette invece di collegare una chiavetta di memoria USB o un disco esterno per lo storage di dati: in questo caso il formato elettrico-logico è quello dell’USB 2.0 e il connettore fornisce 5 V/0,5 A per alimentare anche hard disk portatili.

Lo strumento è sincronizzabile con sorgenti di MIDI clock esterne, sia tramite la porta MIDI che quella USB. Esiste anche un metronomo interno attivabile quando si registra sul sequencer/looper.

Astrolab dispone infine di connessione Bluetooth per far riprodurre attraverso le sue uscite il segnale di qualsiasi sorgente BT: può essere comodo per esempio per studiare pezzi in play sul cellulare e suonarci sopra.

Arturia ASTROLAB connessioni

Il motore software

Astrolab può caricare dalla sua memoria una libreria di 1.300 suoni che derivano dai migliori preset della V Collection e Pigments. Il tempo di caricamento di un suono è di 0,2 secondi, a meno di quelli che impiegano campioni di grandi dimensioni. I quattro encoder di editing timbrico visti prima sono dotati ciascuno di un ring colorato RGB per indicare i valori memorizzati e sono denominati Brightness, Timbre, Time e Movement: la loro effettiva funzione varia però in funzione del preset selezionato. Si tratta di encoder sensibili al tocco, e quindi il valore del parametro cui sono assegnati viene visualizzato nel display quando li si sfiora. Hanno una risoluzione molto alta e pari a 12 bit, rispetto agli abituali 7 bit della maggioranza dei comandi MIDI: questo garantisce un editing molto fine e preciso.

In Astrolab sono disponibili anche preset denominati Multi, costituiti da due parti timbriche separate. In questo caso gli encoder possono essere dedicati all’editing della Parte 1, della Parte 2 o di entrambe, e il loro colore varia per segnalare questa situazione. Ogni preset dispone del proprio generatore, poi passa nei due effetti FX A ed FX B e poi confluisce in mandata nel Delay e nel Reverb prima di essere equalizzato in uscita. Gli effetti disponibili nei moduli EFX sono Chorus, Flanger, Phaser, Overdrive, Bit Crusher, Wave Folder, Waveshaper, Low Pass, High Pass, Band Pass, Comb filter, Equalizer, Stereo Pan, Wah, Compressor, Twin Amp, Rotary. Il Delay ammette algoritmi di Tape Delay e Digital Delay, mentre il riverbero ha algoritmi Digital Reverb e Room.

La polifonia di Astrolab è tra otto e 16 note quando usato con algoritmi di polysynth, una nota per suoni di monosynth e 48 note per suoni di piano e organo. Non devono stupire le sole otto voci polifoniche con i più complessi algoritmi di polysynth (CZ V, DX7 V, Emulator V, Jun-6 V, Jupiter-8 V, Mellotron V, Modular V, OB-Xa V, Pigments, Vocoder V): il costruttore ha fatto tutti gli sforzi possibili per garantire allo strumento un comportamento da macchina hardware e non da “software travestito”, e quindi la latenza è contenuta sotto i 7 millisecondi grazie a uno sfruttamento ottimale delle risorse del processore. Anche la velocity è codificata a 12 bit invece che a sette, per assicurare una resa della dinamica molto naturale e senza scalini.

Arturia Astrolab

L’integrazione col computer

L’utente può cercare nuovi preset attraverso l’interfaccia del già noto software Analog Lab, ascoltarli attraverso le uscite di Astrolab e quando un preset piace esso può essere downloadato nella memoria interna della macchina hardware. Analog Lab può quindi editare i preset all’interno di Astrolab, ma è possibile anche invertire questo flusso e usare Astrolab come controller hardware per Analog Lab. Inoltre, se l’utente possiede la versione full del soft-synth che si sta editando (per esempio Mini V), vi è la possibilità di accedere a ogni parametro della catena di sintesi, salvare il preset e poi scaricarlo su Astrolab.

Arturia inoltre non ha dimenticato anche l’utenza mobile e tramite l’app Astrolab Connect si possono cercare i preset, costruire playlist ed acquistare nuovi suoni da uno store dedicato.

Arturia Astrolab Connect

Conclusioni

Siamo alla preview di questo importante e interessante strumento: sulla carta promette tantissimo, soprattutto perché permette di sposare l’immediatezza dello strumento hardware con l’infinita profondità di editing e di salvataggio permessa dai software. Pare estremamente interessante in particolare il suo abbinamento con la V Collection perché l’ipotesi di editare finemente i suoni su PC e poi averli presettati ma comunque modificabili su un synth da portare in giro è estremamente affascinante.

Una futura prova su strada permetterà di verificare se l’integrazione è così naturale e intuitiva come oggi appare dalle specifiche, e se Astrolab suonerà diretto, potente e immediato come da sempre è nel DNA degli strumenti fisici. Al momento lo strumento appare molto convincente, pur a fronte di un prezzo non basso. Esso tuttavia è ben più che giustificato a fronte della potenza e versatilità timbrica che il sistema è in grado di esprimere. Aspettiamo Astrolab con trepidazione, attratti anche dalla sua bellezza.

Per informazioni: Midiware

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 1200 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.