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Waldorf Microwave 1 Plug-in: il ritorno virtuale di un synth leggendario

‍Il suono sferragliante eppure eufonico della sintesi a wavetable fu una delle più grandi fascinazioni degli anni ’80. Reso popolare dal mitico PPG Wave e ripreso subito dopo dal Waldorf Microwave che – almeno in parte – si basava sul lavoro degli stessi sviluppatori, ritorna oggi in forma virtuale con un plug-in che promette di emulare tutte le più minime sfumature dell’hardware originale. Come andrà?

 

La bellezza del suono del Waldorf Microwave originale (in seguito denominato Microwave I per distinguerlo dai modelli successivi), derivava dalla sua natura ibrida, metà synth digitale e metà analogico, con una conseguente serie di fattori tecnologici complessi: il geniale concetto di leggere una dopo l’altra 64 waveform generate digitalmente e diverse tra loro, più una tecnologia digitale ancora selvaggia e immatura, più ancora la sua fusione con gli stessi chip per VCF e VCA realmente analogici che equipaggiavano i grandi polysynth dell’epoca appena precedente. In questa maniera si univano tecnologicità e calore, metallo e seta. Non è una robetta che puoi emulare facilmente solo in software, e infatti i successivi Microwave II e XT che invece erano basati solo su un codice che girava su DSP non suonavano altrettanto magici, tridimensionali e ricchi a mio parere.

Il Waldorf Microwave I originale

Fast-forward ai giorni nostri: emulare in software uno strumento del genere non è affatto facile e richiede un sacco di sforzo di modellazione, proprio per cogliere tutti i complessi aspetti della architettura ibrida citata sopra. Nonostante questo la stessa Waldorf ha voluto cimentarsi nella pericolosa impresa. Arriva Microwave 1 Plugin: come dichiara la casa “Questo progetto pluriennale è stato un lavoro di passione. Waldorf Music ha analizzato e modellato gli strumenti originali fino ai minimi dettagli sonori di ogni aspetto dell’hardware.‍ Il suo suono unico si basava su progetti digitali e analogici proprietari molto prima che fossero concepite le generazioni successive di strumenti basati su DSP”.

 

Un modeling fino all’ultimo bit

‍Lo strumento originale era basato su un chip proprietario denominato Waldorf ASIC (da “Application-Specific Integrated Circuit”) progettato con l’aiuto dello stesso Wolfgang Palm che era stato il creatore del PPG originale. Adesso Waldorf Music ha analizzato e ricreato il comportamento di questo circuito integrato all’interno del nuovo plug-in, a costo di seguirne l’impostazione davvero unica. Come l’originale infatti, il plug-in esegue la sintesi interna con una frequenza di campionamento di 250 kHz (sì, 250 kiloHertz, non è un errore), indipendentemente dalla frequenza di campionamento della DAW. Le forme d’onda digitali ricreate sono state confrontate bit per bit con l’originale per essere identiche al 100%. Il rumore di fondo della macchina digitale è stato ricostruito con tutti i suoi artefatti: ricordiamo infatti che il Microwave lavorava con waveform di 8 bit e che le ridotte risoluzioni di rappresentazione e di calcolo generavano tonnellate di “sporcizia digitale” che però era e rimane fondamentale per definire il super-caratteristico suono della macchina. È stata ricreata anche la generazione non-interpolata del pitch.

Tutte le wavetable del Microwave I sono state incluse e sono basate sulla codifica originale e identiche bit-per-bit all’originale. Gi sviluppatori si sono anche assicurati di riprodurre con la massima fedeltà la quantizzazione a 8 bit e l’aliasing dell’hardware, che tanto contribuiscono a creare “quel” suono digitale.

 Waldorf-Microwave-1-Plugin-La-pagina-oscillatori

È stato modellizzato quindi il mixer digitale degli oscillatori e del generatore di rumore, compreso il famoso Overflow Bug che per certi settaggi di volume faceva andare gli oscillatori in distorsione brutale, contribuendo al suono caratteristico suono della macchina. Il modello prosegue tenendo in conto anche il comportamento dei convertitori digitale-analogico in uscita agli oscillatori dell’hardware originale, incluse le loro tipiche non-linearità.

Da notare che il modello di riferimento aveva otto voci di polifonia, e qui Waldorf ha voluto mantenere tale specifica per non alterare il carattere dello strumento e le interazioni tra le sue voci.

 

La parte analogica

La modellizzazione a valle degli oscillatori si occupa di emulare la rimanente parte della catena di sintesi, che dal VCF in poi è realmente analogica. In particolare, va rilevato che esistono due varianti hardware di Microwave I perché il costruttore ha cambiato chip di filtraggio analogico (e anche tante altre cose…) in corso d’opera: le due Rev. A e Rev. B si distinguono infatti perché la prima usava i chip Curtis CEM 3389 mentre la seconda i CEM 3387. Questo portava ad avere un timbro leggermente più brillante e definito nella Rev. A, secondo il parere di alcuni: il nuovo Microwave 1 Plugin in proposito usa i benefici della tecnologia virtuale in quanto sono modellizzate entrambe le revisioni hardware ed è possibile scegliere se farlo suonare come la Rev. A o la Rev. B.

Waldorf-Microwave-1-Plugin-La-pagina-del-filtro

Anche la modellizzazione della gestione del livello e del pan è molto fedele all’originale, con la riproposizione del comportamento “stepped” causato dalla ridotta risoluzione di calcolo dei parametri di controllo. La stessa logica è stata usata anche per riprodurre il comportamento di inviluppi ed LFO: sono infatti stati ricreati il comportamento di questi circuiti basandosi sul codice originale del processore di controllo Motorola 68000 e si è tenuto conto anche delle micro-variazioni nei tempi dovuti alle limitazioni dell’hardware originale. Tutti gli stadi degli ADSR possono essere modulati. Questo vale anche per il caratteristico Wave Envelope a otto stadi, con punti di key-off e looping impostabili dall’utente.

Va segnalata anche la possibilità di creare fino a quattro tabelle di intonazione a scelta dell’utente e poi memorizzare quella desiderata all’interno di un preset. È inoltre possibile impostare individualmente il tuning di Cutoff e Resonance per ciascuna delle otto voci di polifonia disponibili per emulare il comportamento di un hardware in condizioni non perfette di taratura.

 

Plug-in Vs. hardware

Da qui in poi il nuovo Microwave 1 Plugin prende il volo rispetto all’hardware emulato, permettendo l’accesso più immediato e agevolato a tutta la sua catena di sintesi. L’interfaccia del software è infatti completamente scalabile ed è capace di rivelare molti aspetti del motore di sintesi che prima erano nascosti nell’hardware originale dalla sua interfaccia scarna e difficile da usare a causa di una sola manopola di controllo e un display di 2 x 16 caratteri senza possibilità di grafica. Qui invece l’interfaccia supporta un processo di modifica del suono intuitivo con rappresentazioni grafiche delle wavetable, degli inviluppi e delle curve di risposta del filtro, utilizzando anche animazioni per le modulazioni e le posizioni di riproduzione della wavetable.

Waldorf Microwave 1 Plugin - L'editing delle wavetable.

Inoltre l’utente può ora modificare facilmente le wavetable esistenti e crearne di nuove utilizzando le tabelle di controllo interne. Tutte le wavetable originali sono disponibili con le loro strutture di controllo e il catalogo completo di waveform originali. Inoltre, possono essere anche create delle waveform-utente all’interno del plug-in. Infine vi sono ulteriori modalità di randomizzazione per la modifica delle wavetable.

Il Multi Mode gode di una pagina di programmazione a sé stante e dotata di una chiara grafica che ricorda quella di un mixer a otto canali: in questa maniera è facile creare suoni in layer con fino a otto suoni individuali, oppure creare split di tastiera con punti assegnabili per zona di tasti e intervallo di velocity. Ogni canale ha parametri di volume, panning, detuning, trasposizione e accordatura.

Waldorf-Microwave-1-Plugin-Il-Multi-Mode

Tutti i factory sound originali Single e Multi Mode sono contenuti nel plug-in, insieme a cinque soundset addizionali dell’epoca e due nuovi banchi di preset sviluppati per l’occasione con uno spirito più moderno. È possibile importare nel plug-in i file dump dell’hardware, sia in formato MIDI che SysEx originali. Inoltre, il plug-in può essere utilizzato per controllare l’hardware originale, diventando l’editor su computer per i fortunati che dispongono della macchina fisica: questa funzione è importantissima perché rende questa nuova uscita Waldorf nel mondo virtuale assai interessante anche per chi vuole continuare a usare il proprio hardware.

 

La prima prova del suono

Ho confrontato il Microwave 1 Plugin col mio personale Microwave rev. B in ottimo stato di conservazione e funzionamento, e devo dire di essere rimasto davvero colpito: molto, troppo spesso i plug-in emulativi suonano abbastanza diversi dallo strumento hardware originale, al netto delle solite fesserie di chi magari non ha buonissime orecchie e allora se la cava sparandoti il solito “sfido chiunque a distinguerli in un mix” che ormai è una formuletta bollita da forum Internet ma priva di reale significato quando si è in studio. In realtà molti plug-in li sgami subito mentre suoni perché sono più piatti, meno vitali e meno “veri” dello strumento che vorrebbero emulare.

Qui no, il Microwave 1 Plugin suona davvero convincente perché appunto è vivo e mosso, proprio come lo strumento originale. Importando lo stesso SysEx in entrambi gli strumenti, spesso il risultato è di una similitudine spiazzante, e davvero fai fatica a distinguere l’hardware dal plug-in: credo che sia la prima volta che mi capita! Le maggiori differenze le percepisci soprattutto sui suoni percussivi, ove il mio Microwave hardware sembra avere inviluppi più veloci e il filtro che si chiude un po’ di più, ma potrebbe dipendere da una taratura dei VCF del mio esemplare. I bassi invece, vera bestia nera di tantissimi plug-in, qui ci sono quasi immutati, belli, con spinta.

Per ottenere una comparazione davvero attendibile tra hardware e software ho dovuto settare con molta accuratezza i livelli per ottenere lo stesso volume di ascolto, perché l’esperienza dimostra che anche 0,5 dB di differenza sono capaci di far sembrare “migliore” lo strumento che in realtà suona solamente più forte: ebbene, avuta questa accortezza le maggiori differenze sono state appunto quelle di maggiore apertura del VCF del plug-in che ho citato sopra, ma il punch c’è tutto. Anzi, chiudendo leggermente il filtro nella versione virtuale, il timbro dei due Microwave si somiglia davvero, davvero molto. Qualcuno ha rilevato che il plug-in è molto “cliccoso” con l’attacco a zero, ma attenzione che anche il MW originale si distingueva per essere una macchina che cliccava tantissimo in attacco.

In conclusione questo mi pare uno di quei rarissimi casi in cui il software non fa rimpiangere quasi per nulla l’hardware, e questo è un risultato davvero notevole. Potendo usare ancora l’hardware, io manterrei comunque questa scelta perché c’è ancora un ineffabile 5% che il software non coglie, ma quando lo strumento originale non c’è per motivi di budget o di spazio questo Microwave 1 Plugin può validamente prenderne il ruolo. Magari in una futura prova approfondiremo di più simiglianze e differenze, ma per ora posso dirmi parecchio soddisfatto.

 

Prezzi e mercato

Microwave 1 Plugin è disponibile come VST, VST3, AU e AAX per macOS e Windows a un prezzo promozionale introduttivo di € 119,00 per 10 giorni, che salirà in seguito a € 149,00. Sul sito del costruttore è disponibile una demo pienamente funzionante per 30 giorni, in modo che l’utente possa valutare compiutamente il prodotto.

Qualcuno ha già commentato che si tratta di un prezzo poco competitivo rispetto ai moderni soft-synth a wavetable, da Serum a Pigments, ma io credo che Microwave 1 Plugin giochi semplicemente in un altro campionato: le poche voci di polifonia e la deliberata assenza di effetti sono un richiamo alle tipiche sonorità dei synth hardware di qualche decennio fa e quindi si va su questo prodotto se si vogliono proprio quei suoni. E se per caso vi state chiedendo se tali suoni siano ancora attuali, la mia risposta è un convinto sì: nella musica elettronica di oggi trovano spazio timbriche che ormai abbracciano quasi un secolo di innovazione, dall’Hammond al piano Rhodes, fino ai synth analogici degli anni ’70 e i digitali degli ’80 come DX7 e D-50. Oggi abbiamo la maturità per affiancare queste macchine ai modelli più moderni, e abbiamo finalmente capito che l’ultimo synth uscito non rende immediatamente obsoleto tutto ciò che è venuto prima di esso. Il suono del Microwave rimane quindi estremamente bello, eufonico e prezioso per alcune parti e alcuni generi musicali, e in questo senso il plug-in aiuta sia chi ha l’hardware a gestirlo meglio, sia chi non lo ha mai potuto acquistare ma ne ha sempre ammirato il carattere particolarissimo fatto di seta e metallo come si diceva in apertura.

Rimando una valutazione più approfondita a un eventuale futuro test esteso, ma fin d’ora per me questo Microwave 1 Plugin è un convinto sì.

 

Per informazioni: https://waldorfmusic.com/microwave/

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 1200 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.