Suonobuono Polyvera, un polysynth con wavetable, sampler e filtri analogici che farà girare tante teste
Un prodotto-boutique che nasce con una ben precisa intenzione: riportare in vita il suono ruvido e sgranato, eppure musicalissimo e affascinante, dei synth digitali con filtri analogici degli anni ’80/’90. A realizzarlo è un italiano che vive in Svezia, col suo brand Suonobuono animato unicamente dalla passione.
(testo aggiornato al 18/03/2025)
Suonobuono è un marchio-boutique che fa capo a Stefano Sorrentino, un capace ingegnere italiano che lavora da anni in Svezia nel mondo hi-tech e che nel tempo libero è anche recording musician con alcuni titoli ben piazzati nelle classifiche dance. Con questo brand Stefano ha già realizzato negli anni il compressore nABC+ (qui la nostra review) e LAZER, un controller MIDI/CV basato sui gesti e il movimento.
Adesso Suonobuono alza decisamente la posta e presenta un sintetizzatore polifonico ibrido (oscillatori digitali + filtri analogici) destinato a far girare tante teste per l’eccellente mix di buone idee e possibilità sonore che contiene.
Il nome della macchina è Polyvera ed è un synth in formato desktop capace di sei voci di polifonia che promette di fondere al suo interno la gratificante ruvidità del digitale vintage con il calore di un suono analogico ma moderno.
Polyvera nasce dopo uno sviluppo durato quattro anni, e che anzi è ancora in corso nelle sue fasi finali visto che il prodotto non è definitivamente pronto per il lancio sul mercato. Stefano Sorrentino tuttavia girerà l’Italia proprio in questi giorni con alcuni esemplari di pre-produzione, per cui desideriamo darne qui notizia in anteprima italiana.
L’ispirazione per i due oscillatori che stanno in cima alla catena di sintesi deriva, come detto, dal grintoso suono dei primi digitali, quelli degli anni ‘80 in cui le limitazioni degli hardware dell’epoca introducevano artefatti che col tempo si sono rivelati portatori di una timbrica grintosa e inimitabile, sporca ma organica e viva grazie anche all’abbondante apporto dell’aliasing. Stefano ha quindi studiato i wavetable vintage di Akai, E-MU, Ensoniq, PPG, Roland, ne ha fatto il reverse-engineering, e infine ne ha riprodotto e talvolta addirittura esagerato i difetti che ne caratterizzavano il suono. L’utente avrà comunque, tramite un parametro Style con diverse opzioni, la possibilità di scegliere per ciascun oscillatore una timbrica vintage, oppure contemporanea e di alta purezza.
Dei due oscillatori, il primo è un puro wavetable (presenti tabelle di ispirazione analogica e digitale) e include anche un sub-oscillatore, mentre il secondo può essere a wavetable o a campionamento, con possibilità di importare campioni dell’utente o di acquisirne direttamente dallo strumento. A questo proposito, sul retro della macchina si trova uno slot per SD Card che permette di importare wavetable e sample dentro Polyvera.
Il comparto oscillatori supporta anche funzioni di modulazione di frequenza, modulazione ad anello, sync, phase retriggering e generazione di rumore. Un comando Drift può essere ingaggiato per emulare l’instabilità di accordatura tipica degli oscillatori analogici, permettendo così a Polyvera di sconfinare anche in territori emulativi dei vintage-analog.
I due oscillatori digitali possono essere entrambi ruotati al filtro, di cui ci occuperemo tra un attimo, oppure avviati a due routing diversi: in particolare, Osc 2 (wavetable/sampler) può anche essere mandato allo stesso VCA di Osc 1 ma saltando il filtro, oppure a un proprio VCA e inviluppo. Questo consente la creazione di timbriche “sdoppiate” che hanno evoluzioni nel tempo diverse, una sorta di layering all’interno della stessa catena di sintesi. Il comparto oscillatori è dotato del primo dei due display OLED di cui il synth italo-svedese è dotato, proprio perché evidentemente si è ritenuto che una sezione così complessa meriti un proprio dispositivo di controllo permanente.

Così come accadeva in molti wavetable-synth degli anni ‘80 e primissimi ‘90, anche qui gli oscillatori digitali vengono abbinati a dei filtri realmente analogici. In questa maniera si aggiunge alla miscela di Polyvera l’altro elemento caratterizzante di quelle macchine: Stefano ci ha confidato che ha utilizzato dei chip che sono repliche europee dei famosi CEM 3320. Non si deve fare tuttavia l’errore di pensare che tutti i filtri basati su un certo chip suonino tutti uguali, e difatti il design di Sorrentino è diverso da quello del filtro del Sequential Pro-One che pare essere un po’ il modello di riferimento tra i progettisti per i VCF derivati dal 3320. Attraverso un progetto a topologia variabile, Suonobuono ottiene ben otto modelli di filtro diversi all’interno di Polyvera, e questo guardate che è un risultato niente affatto banale per un sintetizzatore analogico, mentre sarebbe stato facilissimamente ottenibile con un virtual analog.
Il filtro di questo synth può essere portato in saturazione e poi in distorsione oppure usato clean, con possibilità di raggiungere l’autooscillazione. Il filtro LPF può anche essere completato da uno stadio di distorsione realmente analogica post-filtraggio. Le timbriche ottenibili spaziano quindi da quelle analogiche più classiche a cose più sperimentali e selvagge. In ogni caso il costruttore tiene a ribadire che “La combinazione di oscillatori digitali dal suono vintage e dei caldi filtri analogici proprietari di Polyvera è la chiave del suo suono personale”. In un altro passaggio della press-release preliminare si parla di “panorami sonori complessi, cori sintetici e bassi ruvidi e texturizzati”. I comandi a disposizione del filtro sono per cutoff, risonanza, selezione di uno degli otto modelli disponibili, filter drive, FM, tracking regolabile. Il VCF è seguito da un VCA con controllo di livello e vi sono due ADSR cablati direttamente su questi due moduli.
Un terzo ADSR è poi disponibile per usi di modulazione ed è anche loopabile, insieme a tre LFO che sono indipendenti per ciascuna voce (ma possono anche essere usati come LFO unico di patch) e che sono syncabili al tempo. Le modulazioni sono gestite tramite una modulation matrix a otto slot.
La catena di sintesi si conclude con due effetti: FX1 include chorus, delay e phaser, mentre FX2 è basato su algoritmi di riverbero con modulazione ispirati dai modelli degli anni ‘80.
Le funzionalità sono completate da un arpeggiatore di tipo classico e da un sequencer a 32 step polifonici. Il sequencer ammette registrazione in tempo reale o a step, e possibilità anche di automatizzare il movimento dei parametri sul pannello. Il fronte MIDI si segnala per il supporto MPE, attualmente di gran tendenza, mentre la generazione ammette anche la modalità binaurale (già vista su UDO e Oberheim) che dimezza la polifonia reale perché usa una coppia di voci pannate a destra e sinistra per dare una maggiore spazialità.

L’aspetto costruttivo vede una costruzione basata su un case di alta qualità in alluminio, con una creativa e bella anodizzazione di pannello: il progettista dice che ha preferito adottare questa soluzione anziché quella del case in acciaio verniciato (molto diffusa sui synth di pari fascia) perché è assai più bella e di effetto, nonostante sia costosa e difficile da produrre su un pannello di queste dimensioni.
32 tra potenziometri ed encoder formano il cuore dei controlli di Polyvera, insieme a un secondo display OLED per l’impostazione dei parametri diversi da quelli degli oscillatori. Vi è anche una pulsantiera per i comandi di menu che raddoppia le sue funzioni come tastierina musicale. Il pannello posteriore ospita ingressi e uscite stereo, connessioni MIDI su tradizionali DIN pentapolari e USB, presa cuffia, la citata porta SD Card, presa per alimentatore esterno, presa per pedale di espressione.
Prezzo e disponibilità
Dopo un primo annuncio a settembre 2024, Suonobuono Polyvera è diventato ordinabile dal 18 marzo 2025 al prezzo di 1.498 € IVA inclusa. Il primo batch di produzione per chi si sarà prenotato per tempo sarà disponibile a partire da fine giugno 2025. Per maggiori informazioni e per l’acquisto si può consultare il sito web suonobuono.net.
Nel frattempo io, che valuto questo synth davvero molto interessante e affascinante in base alle caratteristiche preliminari, ho già chiesto a Stefano Sorrentino un esemplare di Polyvera per una review approfondita, e spero di potervelo raccontare al più presto. Stay tuned!

