Universal Audio Apollo X | Gen 2: tutto quello che c’è da sapere
Una nuova serie di interfacce audio premium su bus Thunderbolt, DSP multipli a bordo per far girare oltre 200 plug-in di alta qualità, latenza ridottissima, preamplificatori micro Unison. Ma… cosa cambia rispetto alla serie precedente? Scopriamolo qui.
Squadra che vince non ci cambia, d’accordo, però si può sempre renderla ancora più forte. Così devono aver pensato in Universal Audio quando hanno deciso di migliorare ancora la generazione X delle loro interfacce Apollo, quella uscita nel 2018 e contraddistinta dal colore titanio scuro dei frontali.
Ora si torna al chiaro con dei faceplate in color alluminio naturale e a una inedita forma ovale dei pulsanti, in modo che questa nuova, seconda generazione si possa riconoscere a colpo d’occhio.
Cosa è stato migliorato dunque? Molte cose, e molte più di quante si possa immaginare a un’occhiata superficiale. Certo, siamo sempre davanti a interfacce audio di categoria premium basate su bus Thunderbolt, adatte a lavorare sia in ambiente Mac che Windows. La gamma è molto completa e si articola su:
• modelli desktop a due e quattro ingressi (Apollo Twin X e Apollo x4):

• modelli da rack a sei e otto ingressi adatti soprattutto al project studio (Apollo x6, x8 e x8p):

• un modello per grandi studi con 16 In e 16 Out solo linea su DB-25 e che può essere usato anche per mixaggio di audio immersivo 9.1.6 (Apollo x16);
• un modello per il live e gli studi che usano audio-over-IP con 16 In e 16 Out su Dante, possibilità di networking fino a quattro unità (64 canali in totale), connessioni digitali stereo di I/O in formato AES per la connessione a outboard professionali, uscita stereo analogica per il monitoraggio (Apollo x16D).
I punti forti di questa gamma erano e rimangono la dotazione di preamplificatori adattivi Unison che modificano le proprie caratteristiche hardware in funzione dell’emulazione di preamp hardware caricata; i processori DSP a bordo per far girare i famosi plug-in UAD (circa 200 titoli!) in maniera accelerata localmente senza pesare sulla CPU del computer; la bassissima latenza garantita dal bus Thunderbolt e dall’architettura complessiva che consente di monitorare il segnale processato dai plug-in emulativi come se si stesse usando un hardware analogico; una costruzione e un suono di prim’ordine; la possibilità di usare fino a quattro unità (anche diverse tra loro) sullo stesso bus in daisy-chain per espandere gli ingressi e le uscite.
Su questo impianto si inseriscono ora le novità che andiamo a vedere qui sotto, e che non riguardano le Apollo con bus USB: queste ultime rimangono infatti invariate.
Le novità di Apollo X | Gen 2
Anzitutto la conversione da analogico a digitale e viceversa – vero cuore e motivo di esistere di ogni interfaccia audio – è stata ora ulteriormente migliorata. Va detto che un salto di qualità molto importante era già stato fatto con la serie X: prima del 2018, la conversione delle Apollo si poteva definire solamente “buona” mentre i modelli X di sei anni fa erano già entrati a pieno titolo nel novero delle interfacce davvero ottime e bensuonanti, con una timbrica dinamica, molto viva, cristallina senza tuttavia diventare sterile e fredda, o viceversa troppo calda o colorata come certa concorrenza.
Con la nuova Gen 2 le performance si alzano ancora, anche se al momento il costruttore non divulga i dati di quali chip di conversione siano stati usati e di quali circuiti li supportino: la conversione, ricordiamolo, non dipende solo dal chip adottato ma anche da come è stato implementato l’intero circuito e da una pluralità di componenti circostanti i convertitori, tra cui il sottosistema di clock, importantissimo soprattutto per il contenimento del jitter. Le prestazioni di gamma dinamica in D/A sono leggermente crescenti tra i modelli desktop (129 dB), i modelli x6, x8 e x8p (130 dB) e i modelli x16 e x16D (133 dB), a indicare che il complessivo path di I/O e conversione presenta qualche differenza specifica.
L’annuncio si concentra sulle migliorate prestazioni della sezione di conversione D/A, cosa utile a tutti perché influenza il suono percepito in fase di monitoring, ma che farà particolarmente piacere a chi usa molti soft-synth (perché in questa maniera il loro suono percepito in monitoraggio migliora), a chi fa mastering e a chi lavora tanto con l’immersivo. In una FAQ comunque la casa afferma che anche la conversione A/D è stata migliorata senza fornire altri dettagli, per cui sarà interessantissimo provare di persona le due generazioni a confronto per capire i progressi effettivi. Contiamo di farlo a breve in un test comparativo, e inoltre cercheremo anche di avere maggiori dettagli da parte del costruttore sulle tecnologie di conversione effettivamente implementate.
Sono supportate risoluzioni fino a 24 bit/192 kHz e, sui modelli rack, il clock si basa su due diversi oscillatori al quarzo, uno per le sampling rate multiple di 44,1 kHz e uno per quelle multiple di 48 kHz, in modo da avere sempre un jitter bassissimo.
Una nuova feature molto interessante nei modelli desktop è la possibilità di bypassare i preamplificatori microfonici in maniera hardware, disinserendoli dal percorso del segnale quando si registrano sorgenti di livello linea. Questo migliora la pulizia dei segnali provenienti da synth, drum machine e outboard analogici. Questa feature era presente nella serie precedente solo sui modelli rack. Riguardo ai preamp, va segnalato che essi sono rimasti gli stessi delle Apollo X prima generazione.
Sempre in tema di preamplificazione, una nuova funzione Assistive Auto-Gain si incarica di impostare il guadagno ottimale di tutti i canali di ingresso a gain variabile in maniera contemporanea, semplicemente alla pressione di un tasto: il sistema basato su UAD Console infatti rileva i volumi medi in ingresso e propone un gain compatibile con le escursioni dinamiche rilevate e con un target in termini di bis deciso dall’utente. Il sistema funziona anche gestendo il gain staging dei plug-in UAD abilitati Unison che emulano i pre di API, Neve ed SSL.

Altre nuove funzioni contenute nella rinnovata UAD Console sono le Plug-in Scene, il Monitor Controller e la funzione di gestione dell’audio immersivo. La prima di queste funzioni viene ovviamente dal concetto di “scena” presente già da molti anni nei mixer digitali per il live e che permette di memorizzare e richiamare l’intera configurazione di tutti i canali del mixer. Ora questa possibilità arriva anche nelle interfacce Universal Audio e quindi si può memorizzare un’intera configurazione di plug-in su più canali della Console, e poi richiamarla manualmente o tramite un comando MIDI gestibile anche da una DAW, per esempio in una situazione live di half-playback o con un controller capace di emettere Program Change al tocco di un tasto fisico. La cosa è poi utile anche in studio mentre si fa tracking o mixing perché consente di provare l’effetto complessivo di diverse catene di plug-in sullo stesso suono e fare confronti A/B in tempo reale. In particolare, diventa immediato sentire l’effetto dei diversi emulatori di preamp sul segnale in ingresso.
Particolare attenzione è stata data alle configurazioni di ascolto per audio immersivo, con la possibilità di fare Bass Management gestendo un’uscita fisica filtrata LPF a piacere verso il sub, più le altre verso i satelliti con a loro volta una filtratura HPF e un livello indipendenti per ciascuno speaker. È anche possibile mettere in Solo ciascun singolo canale. Con la tab Speaker Utilities è poi possibile gestire livello e Solo di ciascuna uscita. Sono supportate due configurazioni alternative per il monitoraggio in stereo e una per il monitoraggio immersivo.

Una delle nuove feature più popolari di questo rilascio sarà sicuramente il supporto nativo di Sonarworks, che permette di far girare il popolare sistema di correzione elettronica dell’acustica ambientale direttamente sul DSP della Apollo e quindi di non impegnare la DAW in questo ruolo: a questo proposito va segnalato che il peso di una correzione per due canali è pari a circa il 6% di un DSP, ovvero molto basso e capace di non sottrarre risorse significative ai plug-in di elaborazione audio. Sonarworks può essere applicato al monitoraggio in cuffia, in cassa stereo e anche in modalità multicanale. La latenza applicata dalla correzione per due canali stereo è di 1,6 msec a 44,1 kHz di sampling rate, quindi trascurabile.

La sua attivazione è definita “set&forget”, nel senso che dopo la misurazione ambientale e l’attivazione del profilo di correzione così calcolato, per tutte le successive sessioni di lavoro non sarà necessario fare o richiamare nulla. La funzione sarà rilasciata a novembre 2024 e richiede l’acquisto di una licenza addizionale denominata Apollo Monitor Correction Add-on e venduta a 79$ anche se si possiede già Sonarworks. Va notato che la integrazione con Sonarworks sarà disponibile anche sulle Apollo X di prima generazione, compresa la piccola Twin X USB. Di particolare rilievo l’informazione che, secondo Universal Audio, la loro implementazione di Sonarworks è destinata a suonare meglio, grazie ai loro filtri e all’allineamento temporale che girano sul DSP delle Apollo e non sulla CPU del computer.

Le uscite per cuffia sono state migliorate e ora hanno ancora più capacità di pilotaggio di cuffie “difficili”. Nei modelli da rack, che hanno due porte cuffia, sarà possibile far girare due profili di Sonarworks indipendenti in modo da correggere due cuffie di marca e modello diversi.
I nuovi bundle software
Le interfacce Apollo Gen 2 vengono fornite con diversi bundle software, a seconda del modello. La prima delle due scelte a disposizione è il bundle Essentials+ che offre una dotazione-base di oltre 20 plug-in più l’Auto-Tune Realtime Access, perfetto soprattutto per cominciare a lavorare appena si estrae la Apollo dalla scatola e si vuol prendere confidenza con le sue potenzialità. Sarà sempre possibile integrare in seguito tale bundle di partenza, soprattutto attingendo alle tante offerte scontate che UAD fa con grande frequenza.
In fase di acquisto iniziale si può poi optare per un secondo bundle molto più completo e capace di portarvi avanti nel tempo. Riguardo a quest’ultima opzione va notato che i modelli Apollo Twin X DUO, Twin X QUAD, x4, x6, x8 e x8P accedono al pacchetto Studio+ (50 plug-in), mentre i modelli x16 e x16D accedono al pacchetto Ultimate+ (100 plug-in). Vista la contenuta differenza di prezzo tra le versioni Essentials+ e quelle con i bundle più completi, pari a circa il 10% del prezzo dell’interfaccia base, vale sicuramente la pena di orientarsi verso le versioni più dotate in termini di software se si pensa di sfruttare a fondo tutto l’ecosistema dei plug-in.
Qui di seguito vediamo i contenuti dei diversi pacchetti:

Requisiti di sistema
Come requisiti generali, anzitutto bisogna ovviamente disporre di un computer con porta Thunderbolt e un cavo Thunderbolt 3 o 4 (da acquistare a parte) perché le Apollo X Gen 2 sono interfacce audio con porta Thunderbolt 3. Serve poi una connessione Internet per scaricare il software e autorizzare i plug-in UAD, 25 GB minimo di spazio disco e 100 GB raccomandati.
In ambito macOS serve una porta Thunderbolt 1, 2, 3 o 4 disponibile: le connessioni a macchine con Thunderbolt 1 o 2 richiedono un adattatore da Apple Thunderbolt 3 a Thunderbolt 2 da acquistare a parte. I sistemi operativi supportati sono 10.15 Catalina, 11 Big Sur, 12 Monterey, 13 Ventura, Sonoma 14.
Nel mondo Windows le cose sono un filo più rilassate perché la richiesta di OS è per Windows 10 64-bit edition o Windows 11. Vi deve essere sul computer una porta Thunderbolt 3 o 4 disponibile.
Purtroppo i sistemi AMD non sono testati dalla casa con dispositivi UAD Thunderbolt. Sebbene i sistemi non testati potrebbero funzionare, essi non sono supportati da Universal Audio.
Le interfacce Apollo X Gen 2 richiedono UAD Software v11.5.0 come versione minima.
Alcuni luoghi comuni sulle Apollo che non sono veri
Cogliamo l’occasione dell’annuncio di questa Gen 2 per sfatare alcuni luoghi comuni sulle interfacce audio UAD Apollo che sono duri a morire anche se completamente privi di fondamento.
Per usare le Apollo ci vuole un Mac, su Windows non vanno bene.
Falso: l’affermazione nasce probabilmente nasce dal fatto che le Apollo usano il bus Thunderbolt, e questo è standard su Mac da una decina di anni ma resta poco diffuso in ambito Windows. Nei portatili, in particolare, sono molto rari i notebook Windows che nascono con porte Thunderbolt e sono tutti di alta gamma, mentre nei Mac il Thunderbolt è di serie su tutti i modelli di MacBook.
Nell’ambito dei computer fissi la questione è diversa: mentre per i Mac fissi non c’è problema, per i computer desktop o tower in ambito Windows serve cercare un modello dotato di una scheda madre che supporti Thunderbolt, o in alternativa che possa ospitare una scheda add-on che aggiunga la funzionalità Thunderbolt al sistema. Bisogna insomma pensarci quando si compra il PC.
Serve anche scegliere un cavo Thunderbolt che non dia problemi: si va sul sicuro con gli Apple, ma se ne possono usare anche altri, certificati e di buona qualità, come per esempio il mio Cable Matters acquistato su Amazon. Da evitare invece cavi Thunderbolt di dubbia provenienza, oppure cavi USB-C con il connettore uguale al Thunderbolt ma privo dell’icona del fulmine.
Una volta che si è in possesso dell’hardware informatico adatto, una corretta installazione dei driver necessari è tutto ciò che serve per far funzionare una Apollo su Windows: chi scrive gestisce senza problemi e senza crash una Apollo x6 prima generazione da tre anni, e il computer che la ospita è un normalissimo Windows 10 con un processore Intel i7700K e motherboard ASUS del 2017. In sintesi: chi dice che le Apollo non girano su Windows ripete un luogo comune, ma non sa davvero cosa sta dicendo.
Ma Universal Audio sta abbandonando le interfacce con DSP a bordo, il futuro è Spark e i plug-in nativi!
Falso: è ben vero che nel 2022 Universal Audio ha rilasciato alcuni dei propri plug-in, originariamente sviluppati per i DSP delle Apollo, anche in versioni “native” capaci di girare direttamente sulle CPU dei computer Mac e Windows, ma questo non implica automaticamente che stia abbandonando le versioni dei suoi software basate sui DSP delle Apollo.
Il primo rilascio dei plug-in nativi avvenne a marzo 2022, in forma di offerta in abbonamento: era il pacchetto Spark appunto. Esso nel tempo è cresciuto, e mentre al rilascio i plug-in inclusi erano circa una ventina, attualmente Spark conta ben 46 titoli. Man mano che escono nuovi titoli in formato nativo dal porting di quelli per DSP, essi vengono inseriti automaticamente nel piano Spark senza ulteriori costi per l’utente. Con un unico abbonamento da 99$/anno si può quindi accedere a un importante subset dell’offerta di plug-in per Apollo e usarli con qualsiasi interfaccia audio di qualsiasi marca. Nel tempo i plug-in UAD nativi sono diventati disponibili anche in acquisto, oltre che in abbonamento, e spesso vengono offerti in bundle dal prezzo fortemente scontato grazie alla sempre vivacissima politica commerciale della casa americana.
Nel frattempo però UAD non ha alcuna intenzione di abbandonare le versioni basate su DSP e sviluppate espressamente per Apollo: la serie precedente di interfacce è durata sei anni, ovvero parecchio tempo nel mondo dell’audio digitale, e il lancio della nuova Gen 2 testimonia, nell’interpretazione di chi scrive, che UAD intende proseguire su questa architettura ancora per molti anni a venire. Sì, magari tra 10 anni forse abbandoneranno i DSP, ma nel frattempo chi ha investito su questa piattaforma avrà registrato, effettato e monitorato con bassissime latenze per 10 anni grazie proprio a quei DSP: non possiamo passare tutta la vita ad aspettare “la prossima cosa”!
A conferma di ciò, in occasione del lancio di questa Gen 2 un rappresentante di Universal Audio ha infatti dichiarato che il DSP costituisce il “backbone”, ovvero la spina dorsale dell’ecosistema Apollo, forte di oltre 200 plug-in sviluppati appositamente. Si continua a usare i DSP Analog Devices serie SHARC, e da questo punto di vista la Gen 2 mantiene invariate le potenze di calcolo della prima generazione perché secondo il rappresentate UAD sopra citato continuano a fare il loro lavoro. Ricordiamo in questa sede che lavorare con un DSP integrato, insieme al bus Thunderbolt, permette di ridurre la latenza del sistema a livelli trascurabili e sostanzialmente inottenibili con plug-in nativi che girino sulla CPU del computer e il normale USB 2.0 come bus. La combo DSP + Thunderbolt offre quindi la possibilità di lavorare in tempo reale con preamplificazione ed effettistica come se si utilizzassero degli outboard analogici. Questo è vieppiù importante in fase di tracking, ove grazie alla tecnologia Unison è possibile preamplificare ed equalizzare il segnale in registrazione come se si usasse un pre completamente analogico. A questo proposito, Bill Putnam jr, fondatore e CEO di Universal Audio, ha uno statement molto bello: “Crediamo che i migliori strumenti audio possano ‘scomparire’ e dare l’impressione di essere semplicemente parte del processo creativo. Le nuove interfacce Apollo X mirano a spingere ulteriormente questo concetto, riunendo il meglio dei suoni analogici e digitali in un modo che risulti sia stimolante che fluido, per lasciare che la vostra musica sia al centro della scena”. Una affermazione di marketing, certo, ma che ha una profonda verità tecnica e musicale.

Prezzi e disponibilità
Abbiamo parlato di prodotti premium, per cui è implicito che i prezzi siano proporzionati a tale collocazione di mercato. In proposito pubblichiamo una griglia-prezzi che non è ufficiale ma che riflette con buona approssimazione quelli che saranno gli street-price dei vari store on-line, al lordo di eventuali sconti:
| Modello (prezzi in Euro) | Essentials+ Edition | Studio+ Edition | Ultimate+ Edition |
| Apollo Twin X DUO | Gen 2 | 1.319 | 1.649 | N/A |
| Apollo Twin X QUAD | Gen 2 | 1.649 | 1.979 | N/A |
| Apollo x4 | Gen 2 | 2.199 | 2.529 | N/A |
| Apollo x6 | Gen 2 | 2.749 | 3.079 | N/A |
| Apollo x8 | Gen 2 | 3.189 | 3.519 | N/A |
| Apollo x8p | Gen 2 | 3.849 | 4.179 | N/A |
| Apollo x16 | Gen 2 | 4.399 | N/A | 5.499 |
| Apollo x16D w/Dante® | 3.299 | N/A | 4.399 |
Inoltre abbiamo avuto in anteprima la notizia che il distributore italiano Midiware sta organizzando un roadshow per far conoscere la serie Apollo X Gen 2 all’utenza italiana I tre eventi in programma saranno l’occasione perfetta per scoprire in dettaglio tutte le caratteristiche delle nuove interfacce Apollo X di seconda generazione e dell’ecosistema UAD, con il contributo del product specialist Universal Audio Pedro De Sousa e si svolgeranno col seguente calendario:
• Milano, 26 novembre 2024 (martedì) dalle 17 alle 20 presso LePark;
• Roma, 28 novembre 2024 (giovedì) dalle 16 alle 19 presso il nuovo showroom Midiware;
• Napoli, 29 novembre 2024 (venerdì) dalle 16 alle 19 presso Nut Academy.
Per partecipare è necessario registrarsi gratuitamente alla pagina https://midiware.com/slide/3526-apollodays2024
Noi contiamo di provare il prima possibile una interfaccia audio di questa serie, per cui restate sintonizzati!
Per informazioni: Midiware
