Supercritical Synthesizers Redshift 6: il più bel poly-analog del momento?
Grazie a un uso sapiente del controllo digitale su circuiti realmente analogici, questo nuovo synth finlandese promette un suono ricco ed affascinante come quello dei polifonici degli anni ’80 ma al contempo offre una piattaforma capace di andare molto, molto oltre a questo riferimento. Scopriamone insieme i dettagli.
Redshift 6 è un sintetizzatore polifonico a sei voci realmente analogico, realizzato da quella Supercritical Synthesizers con sede a Tampere (Finlandia) che finora aveva prodotto due moduli in ambito Eurorack, il Demon Core Oscillator e il Neutron Flux Filter. Il punto di partenza per la ricerca sonora di Supercritical risiede probabilmente nella casata Juno dei Roland vintage (osservate quale sigla formano le tre parole “Demon Core Oscillator”…), ma da lì il viaggio è tutto in territori inesplorati grazie a una tecnologia di controllo digitale che ai tempi non era nemmeno ipotizzabile.
Il risultato è quello che Supercritical definisce un “Variable Character Synthesizer”, ovvero uno strumento che grazie a un comando dedicato può assumere caratteri sonori completamente diversi agendo sul comportamento degli oscillatori, dei filtri, degli inviluppi e sul gain staging all’interno della catena di sintesi.
Come funziona e cosa offre la sintesi di Redshift 6
Abituati come siamo alle architetture tradizionali non è facile capire subito come funziona la macchina, ma di base Redshift 6 è un sintetizzatore analogico a sei voci in formato desktop con una catena di sintesi basata su un singolo oscillatore: ricordate il riferimento ai Juno, ove con vari accorgimenti un solo DCO generava waveform ricche e complesse? Si prosegue con un VCF, un VCA, quattro inviluppi, quattro LFO e una sezione effetti basata su DSP posta al termine degli stadi real analog. Fin qui la palette sonora sembrerebbe molto “normale” e anzi piuttosto limitata, senonché… Senonché il Demon Core Oscillator può assumere diversi comportamenti grazie al controllo digitale multiperiodico (MDCO) e quindi arriva a generare una waveform equivalente a quella di più oscillatori (fino a un massimo di 16), ciascuno controllabile in pitch, ampiezza e fase!
Al momento il blocco oscillatori è organizzato secondo una modalità di funzionamento definita Classic Engine, che dà luogo al suono e ai comandi di un DCO con due Wave separate, selezionabili tra sawtooth e quadra con PWM variabile. Le due Wave possono essere regolate in rapporto di volume (equivale al classico comando di Mix tra due oscillatori indipendenti), Detune e Stack. Quest’ultimo comando è particolarmente interessante perché può essere spinto a generare sette oscillatori per Wave 1 e otto oscillatori per Wave 2 (totalizzando quindi ben 15 oscillatori per nota!). I tre comandi appena descritti godono di altrettante manopole fisiche sul frontale, per un loro accesso diretto e immediato:

Il filtro è un passa-basso a 24 dB/Oct, e fin qui tutto regolare. Ma la cosa sorprendente è che se può cambiare la personalità sonora col comando Character, che al momento ammette cinque comportamenti distinti:
• Liquid
• Crisp (un VCF a stato variabile dal carattere brillante)
• Fat (ispirato al ladder filter di Moog)
• Sour (acido e influenzato probabilmente dal TB-303)
• Mean (un filtro definito “molto instabile, dal cattivo comportamento e distorsione”)

Il fatto di poter disporre di più profili di filtraggio è una cosa assolutamente comune nei Virtual Analog e più in generale nei synth digitali, ma è assolutamente rara nei veri analogici come questo perché in qualche modo il controllo digitale deve andare a riconfigurare il circuito analogico reale. Per fare un esempio, l’unico synth che viene in mente che possieda una versatilità comparabile è il poderoso Oberheim OB-X8.
Insieme al controllo Character è poi presente anche quello di Drive, che appunto comanda l’ammontare della saturazione analogica del filtro. Anche in questo caso i due comandi sono così importanti per il comportamento di Redshift 6 che si meritano due manopole dedicate sul frontale.
Altri comandi dedicati sono quelli relativi ai parametri vitali del filtro: sulla destra del pannello del synth Supercritical troviamo quindi quattro manopole dedicate rispettivamente a Cutoff, Resonance, Env Amount e Mode. Quest’ultimo può variare la modalità di operazione del filtro in maniera continua quando l’Engine lo ammette. Al momento, con l’Engine Classic è possibile passare con continuità tra LPF, BPF ed HPF.

L’accesso completo a tutti i parametri della catena di sintesi avviene tramite un modello di controllo molto intelligente: il display da 2,7” a colori è contornato di otto manopole a corsa infinita e modalità turn&click, la cui funzione varia a seconda della pagina di editing in cui ci si trova.

L’accesso alle diverse pagine avviene con cinque pulsantoni posti alla base del pannello e dedicati rispettivamente a DCO, VCF, AMP, Perform, Mod Matrix:

La gestione della matrice di modulazione è altrettanto intuitiva: una serie di pulsanti posti alla base del display costituiscono le sorgenti, mentre il loro abbinamento alle destinazioni di modulazione si ottiene tenendo premuto il tasto della sorgente che si desidera impiegare e ruotando al contempo la manopola relativa al parametro di destinazione. Un controllo fine della matrice di modulazione è poi ottenibile premendo il pulsante dedicato Mod Matrix.

Il concetto di roadmap di evoluzione
Fin qui le funzioni presenti sin dal lancio del prodotto, che lo rendono un polifonico analogico monotimbrico con tradizionale catena di sintesi in sottrattiva.
Per il futuro però Supercritical ha già una roadmap che prevede il rilascio di altri Engine che potranno far suonare la macchina in maniera completamente differente, nonché l’aggiunta di numerose altre funzioni già pianificate e ancora da implementare in codice. Siamo qui molto lontani dal vapourware di altri costruttori che talvolta annunciano dei prodotti anni prima di averli realmente disponibili, o che magari talvolta non usciranno nemmeno mai.
Il concetto di “roadmap” è invece molto interessante e molto concreto perché proviene dai piani di sviluppo che redigono molte aziende di produzione in numerosi settori industriali. In informatica per esempio sono diffusissime le roadmap per disegnare l’evoluzione negli anni di una data linea di processori (per averne conferma provate a digitare in Google la stringa “Intel CPU roadmap”). Supercritical Synthesizers ha fatto lo stesso, e sul proprio sito afferma:
“Per i primi sei mesi di Redshift 6, ci concentreremo sul completamento dell’esperienza-utente del synth. Dopodiché, inizieremo a sfruttare appieno l’hardware flessibile e a creare ancora più funzionalità mai viste su un synth analogico”.
La roadmap pubblica che è stata sviluppata prevede quindi i seguenti prossimi passi:
Febbraio 2025: USB MIDI, nuove destinazioni di modulazione, miglioramenti all’usabilità, nuovi factory preset, tuning fine del comportamento di tutti i controlli.
Primavera 2025: rilascio di un nuovo FX Engine (un digital delay), nuovo VCF Engine (Phaser), trasmissione e ricezione delle patch e dei parametri di editing via MIDI SysEx, nuovi controlli (Part Volume, VCA Env Velocity, LFO Fade In), supporto dei MIDI Program Change.
Estate 2025: Rilascio del funzionamento multitimbrico, supporto MPE, Clock interno o via MIDI, arpeggiatore, nuovi FX Engine (Reverb, Chorus), miglioramento all’accesso dei preset.
Fine 2025: tre nuovi DCO Engine (Partials, Phase Sync, Drum), due nuovi VCF Engine (Formant e Pole Mixing), introduzione delle macro, utilizzo dei MIDI CC come sorgenti di modulazione, voice chaining, supporto MIDI Tuning Table, supporto del MIDI 2.0, attivazione della modalità sequencer, nuove funzioni di gestione dei preset (preview, tagging, filtering)
Come si vede si tratta di un piano molto ambizioso e capace di proiettare questa macchina verso vette di versatilità davvero inedite (specie nella sua fascia di prezzo). Tutto ciò tuttavia sarebbe inutile se il synth già oggi non offrisse una funzionalità comunque completa e se non suonasse bene. Quelli di Supercritical però sembrano essere gente seria, tanto che già con questo primo rilascio Redshift 6 sembra suonare davvero molto bene in base alle demo che si sentono on-line, e le sue funzionalità sono piuttosto complete. La roadmap quindi, ben lungi dal fornire le date di completamento di un progetto ancora immaturo, al contrario ne disegna un’evoluzione che lo rende ancora più desiderabile.
L’hardware
Fisicamente Redshift 6 si presenta come una unità tabletop di dimensioni non piccole: il synth misura infatti 378 x 254 mm in pianta, e questo lo rende facilmente gestibile ed editabile. L’altezza è contenuta in 63 mm, mentre i lati sono in materiale traslucido rosso che riporta il logo della casa. Il tutto ha un aspetto molto intrigante.

Sul pannello posteriore vi sono sei uscite analogiche su jack 6,35 mm, raggruppate a due a due in tre coppie stereo, la presa cuffia, il MIDI In/Out su DIN, la connessione USB e la presa per l’alimentatore esterno. Come si diceva sopra attualmente la macchina è monotimbrica ma col futuro aggiornamento dell’estate 2025 sarà possibile avere funzionalità politimbriche e dedicare ciascuna uscita a una voce hardware.

Prezzo e distribuzione
Siamo davanti a un boutique synthesizer dal concetto particolare, le elevate prestazioni timbriche e costruzione in piccola scala. Tutto questo conduce a una distribuzione che si avvale di pochi retailer on-line (tra cui i più importanti a livello europeo sono certamente Music Store Professional, Schneidersladen e Thomann) e un prezzo di 1.277 €, considerando l’IVA italiana del 22%. Non si tratta di una cifra elevata in rapporto a quanto Redshift 6 offre, a come suona e alle sue potenzialità di espansione futura, e anzi lo rende parecchio attraente.
Naturalmente questo synth, già acquistabile e disponibile, dovrà vedersela con marchi più famosi e distribuiti in maniera più capillare, ma a nostro parere già ora appare come una delle più belle realtà analogiche di questo 2025 e come tale è destinato a calamitare l’attenzione degli appassionati più attenti. Speriamo di poterlo avere presto in prova per avere conferma delle impressioni suscitate da questo primo ascolto e dalle sue caratteristiche, e per raccontarvi in dettaglio delle sue prestazioni: stay tuned!
Per informazioni: Supercritical Synthesizers
Demo audio di Supercritical Synthesizers
Disclaimer
Questo articolo non costituisce una recensione ed è redatto sulla base delle informazioni rese disponibili da Supercritical Synthesizers e Miller Music and Media Ltd al 13/01/2025. Rimandiamo lo sviluppo di ulteriori valutazioni sullo strumento a una prossima review, nel caso che lo strumento risulti disponibile per un test.
