Moog Messenger, il monofonico da battere in fascia budget
È il primo mono della Moog dell’era InMusic: per questa ragione tutti lo attendevano al varco con atteggiamento critico, ma il piccolo Messenger non si fa affatto intimorire e scodella sul tavolo una serie di features, sonore e funzionali, assai interessanti. E il suono Moog? Tranquilli, c’è anche quello…
Povero Moog Messenger! All’epoca del suo annuncio (maggio 2025) sui social-media gliene dissero di tutti i colori ancor prima di poterlo vedere, toccare, suonare: “Nuova cinesata?”, “Nel 2025 mi sembra un synth inutile e senza carattere”, “Sembra un Behringer ma costerà 10 volte tanto”, “A quando il Moog whatsapp?”, per arrivare all’apoteosi di “Solita minestra riscaldata … unica differenza il supplemento di prezzo per il marchio…”.
La colpa di Messenger per suscitare tutto questo qualunquismo preconcetto? Semplice, essere il primo Moog monofonico dell’era InMusic, la multinazionale basata nel Rhode Island (USA) che possiede, tra gli altri, i brand Akai Professional, Alto Professional, Denon Professional, M-Audio, Marantz Professional, Numark, Rane e Stanton. Ora, io comprendo che veder finire un piccolo e rispettatissimo marchio storico nelle mani di una grande compagnia possa far temere il peggio agli appassionati meno aperti alle novità, ma la realtà è che sin dalla morte del grande Bob Moog avvenuta nel 2005 l’azienda era già cambiata parecchio sotto il management di Mike Adams. Era stata così intrapresa una strada maggiormente commerciale che l’aveva portata a sfornare prodotti molto “pop” e attenti alle tendenze del mercato internazionale, primi tra tutti il Mother 32 e tutti i moduli di simile form-factor che gli sono succeduti, che strizzavano fortemente l’occhio al mondo Eurorack pur non condividendone le dimensioni. Niente di male, intendiamoci, anche perché da tale era sono scaturiti autentici capolavori quali per esempio è a mio parere Matriarch.
Qui però ci occupiamo della realtà tecnica dei prodotti e non delle chiacchiere sui cambi di proprietà, e quindi non ha alcun senso farsi guidare dai pregiudizi nel valutare Moog Messenger: indipendentemente da dove esso sia costruito e di chi sia il proprietario del brand, qui conta solo come è fatto, quali valori restituisce al musicista che lo ha acquistato e come suona. E proprio questo è ciò che andremo a scoprire nelle prossime righe.
L’articolo è completato dalle belle demo di Daniele Chierichetti di DSK Synth Lab, in collaborazione col quale è stato preparato.
Moog Messenger
Siamo davanti a un sintetizzatore monofonico programmabile realizzato in tecnologia interamente analogica per quanto riguarda la catena di generazione sonora. L’architettura di Messenger e alcune sue funzioni si discostano in maniera sensibile dai precedenti strumenti Moog e in questo è molto probabile che l’influenza di InMusic si sia manifestata, ma in modo niente affatto negativo: il carattere e l’approccio di Moog alla sintesi sono qui rispettati, per cui potremmo dire che siamo davanti a una evoluzione senza stravolgimenti, con l’obiettivo evidente di andare oltre alle funzioni che ci si aspetterebbe da un Moog entry-level ma senza per questo finire in territori alieni e in fondo nemmeno desiderati da chi si rivolge a questo marchio.
L’impianto sonoro è dunque garantito da due VCO dalle forme d’onda tradizionali ma con in più la spezia del waveshaping, un filtro multimodo, due inviluppi e due LFO. Niente effetti, niente waveform “strane”, niente sapori digitali. E niente display, se per questo: le notevoli doti di versatilità di Messenger sono infatti accedute sempre tramite pressioni dei tanti pulsanti orizzontali di cui è dotato e indicate dal loro illuminarsi in un classico color ambra.
Questa è una scelta old-school fatta, oltre che per questioni di contenimento dei costi, probabilmente per non turbare il tradizionale cliente Moog con segnali che indichino un allontanamento troppo forte dai modelli estetici e comportamentali di Minimoog e Multimoog, ai quali è innegabile che questa macchina si rifà: le wheel per esempio sono molto simili, e così anche le manopole e la grafica. L’estetica comunque è contemporanea e senza gli accenti vintage che invece caratterizzano Grandmother e Matriarch, a testimonianza che questo è uno strumento diverso sia per timbrica che per operatività.

La costruzione evidenzia un pannello metallico di ottima fattura con scritte bianche dalla eccellente leggibilità sul fondo nero a buccia d’arancia, mentre la scocca è in materiale plastico molto ben stampato e rigido. Le manopole si muovono con un ottimo feeling, né troppo lasco né troppo duro e offrono un perfetto “interfacciamento” con le dita del sintetista. Gli altri comandi sono realizzati coi tastoni retroilluminati precedentemente descritti e con dei commutatori a bilanciere che permettono di selezionare diverse opzioni con un movimento up/down. La loro azione è segnalata da piccoli LED affiancati, ancora di un bel colore ambra. I 16 tasti numerati e posti sopra la tastiera normalmente servono a selezionare le patch memorizzate, ma durante alcune operazioni cambiano funzione e vengono impiegati per programmare profondità di modulazione o il groove dell’arpeggiatore/sequencer di Messenger,
La tastiera è di tipo full-size da due ottave e mezza (32 tasti, Fa/Do), sensibile alla velocity e all’aftertouch, con comandi di trasposizione di +/- due ottave. Chiaramente la sua estensione è frutto di una scelta di contenimento delle dimensioni e quindi del costo, ma in uno strumento di questo tipo la preferisco di gran lunga così a una ipotetica tastiera mini da tre ottave che per fare bassi e lead sarebbe stata totalmente fuori luogo. E poi la tastiera di Moog Messenger è a mio personalissimo avviso molto, molto valida, dall’action appena più resistente della media e pienamente adatta a supportare il carattere sonoro dello strumento da un punto di vista esecutivo.
Il pannello posteriore è molto ricco di connessioni e rende Messenger uno strumento versatile e tra l’altro assai ben integrabile in un sistema Eurorack: nell’incavo che protegge i connettori troviamo uscita audio su jack sbilanciato, uscita cuffia, ingresso audio per una eventuale sorgente esterna che confluisce nel mixer prima del VCF, prese per pedale di sustain e pedale di espressione con funzione assegnabile, sei porte minijack per l’interfacciamento col mondo modulare (Clock In/Out, CV In/Out, Gate In/Out), connessioni MIDI In e Out su DIN pentapolare e tramite USB-C (non porta fuori l’audio, sorry…), presa per l’alimentatore esterno.

Insomma, la costruzione è molto valida, non ci sono economie selvagge a discapito della usabilità o della qualità percepita dall’utente e pertanto da questo punto di vista Moog Messenger viene promosso a pieni voti: chi si aspettava uno sbracamento sulla qualità costruttiva per colpa della “cura InMusic” deve ripassare dopodomani.
Catena di sintesi
La catena di sintesi di Messenger è tradizionale ma con diversi guizzi di novità rispetto alla tradizione Moog. Gli oscillatori sono due, entrambi accordabili sui piedaggi di 32/16/8/4’ con in più un controllo Freq per VCO 2 con escursione da -7 a +7 semitoni e possibilità di scordatura fine nelle regolazioni a cavallo dello zero. Le forme d’onda sono regolabili con continuità per entrambi grazie a una manopola Waveshape: il comando prevede posizioni per onda triangolare (a ore 11), dente di sega (ore 12), impulsiva (da ore 13 in poi). In più, quel che è davvero nuovo e interessante è la possibilità di piegare l’onda triangolare su sé stessa grazie a un wavefolder che impiega una configurazione ibrida diodi/transistor. In pratica il wavefolding si manifesta per posizioni inferiori alle ore 11 del knob Waveshape, dando luogo a un suono sempre più imballato, metallico e ricco di armoniche superiori. Qui Moog dimostra di aver imparato la lezione data da Arturia coi suoi synth della serie Brute, a comprova della sua capacità di rinnovarsi.
I due VCO sono completati dal sub-oscillatore agganciato a VCO 1 e capace di generare diverse forme d’onda: questo è abbastanza inusuale, e anche in synth blasonati talvolta la waveform del sub-osc è fissa mentre qui c’è il solito comando a escursione continua che permette di variare tra triangolare, quadra, fino ad arrivare a una impulsiva col 2% di duty-cycle. Nella successiva sezione mixer troveremo poi dei controlli di volume separati per i due VCO e per il sub-oscillatore, in modo da gestire indipendentemente l’apporto di ciascuno al suono finale.

La sezione di modulazione dei VCO contribuisce ad espandere la versatilità dei generatori di Messenger: tramite una manopola Mod Amount capace di escursioni positive o negative è possibile infatti regolare la modulazione secondo quattro diversi percorsi, selezionabili in alternativa con uno dei cursori a bilanciere. In particolare, è possibile modulare:
- la frequenza di Osc 2 con quella di Osc 1 (FM classica);
- la frequenza di Osc 2 con l’inviluppo del filtro;
- la waveform di Osc 2 con l’inviluppo del filtro;
- la frequenza del sub-oscillatore con l’inviluppo del filtro.
La gamma di sfumature timbriche ottenibili in questo modo è molto vasta e interessante, e inoltre se si ingaggia il Sync di VCO 1 su VCO 2 la seconda posizione di modulazione garantisce il tipico suono gracchiante ottenibile con questo circuito quando si varia il tuning dell’oscillatore syncato. Complessivamente i VCO di Messenger offrono quindi un’ottima potenza di fuoco, e all’ascolto appaiono stabili, ricchi di armoniche, potenti.
Un comando Glide posto sopra le ruote di pitch e modulazione gestisce il portamento: esso può operare in maniera esponenziale, a tempo costante o velocità costante, ed essere attivabile solo se si suona legato. La scelta di queste opzioni si effettua con il pulsante Settings e poi premendo uno dei 16 pulsanti di richiamo delle patch.
Arriviamo quindi al mixer, che oltre ai citati potenziometri separati per i volumi di VCO 1, VCO 2, e sub-oscillatore, ha un quarto pot per dosare anche il livello di un generatore di rumore bianco. Va sottolineato come qui, a differenza di altri strumenti Moog, il mixer di questa macchina non è pensato per saturare e i vari comandi di livello hanno guadagno unitario quando la manopola è posizionata a volume massimo. Vengono meno quindi le cautele di non spingere troppo il volume degli oscillatori pena l’avere un suono distorto in ingresso agli stadi successivi, ma non crediate che per questa ragione Messenger non sia capace di suoni imballati.
Semplicemente, qui bisogna procedere diversamente: al suono saturo ci pensa il circuito di feedback che, grazie alla manopola FB/Ext In dosa il ricircolo del segnale che viene prelevato dall’uscita del mixer e rimandato al suo ingresso. Se però vi è una sorgente esterna connessa al jack Ext In, il circuito di feedback viene interrotto e al suo posto si gestisce il volume di tale segnale esterno.
Eccoci arrivati al VCF, vero “cuore sonoro” di ogni sintetizzatore e dei Moog in particolare. È un classico transistor-ladder passa-basso a 24 dB/ottava? Certo, ci mancherebbe! Ma non è solo questo: in una mossa di differenziazione dai suoi predecessori, Messenger ha anche un comando Mode che permette di impostare il filtro anche per lavorare come LPF 12 dB/Oct, BPF a quattro poli e infine HPF a due poli. Queste possibilità si traducono in una flessibilità inedita per un sintetizzatore compatto Moog, e aprono la strada a diversi “trucchetti” di programmazione gustosi: col filtro LPF a 2 poli (che qui può arrivare all’autooscillazione, a differenza dei disegni Oberheim) e tanta risonanza si raggiungono suoni acidi, aperti, raspanti, di rara cattiveria. Con l’HPF col cutoff al minimo e la risonanza alta si dona al suono una botta in basso che è come un cazzotto allo stomaco. Infine con il BPF settato con profondità dell’inviluppo negativa si ottengono suoni ovattati, quasi “sommersi” che poi si aprono in un suono da formante vocale che sembra “tirare indietro” il groove.

I comandi a pannello del VCF comprendono quindi la grande manopola del cutoff, la risonanza, il controllo di profondità di modulazione positiva o negativa dell’inviluppo dedicato, la manopola che invia la frequenza di Osc 2 a modulare la frequenza di cutoff, e infine il tasto che attiva il tracking di tastiera per il cutoff.
Il VCF di Messenger è anche compensato in risonanza, se lo si desidera. Che cosa vuol dire questo? Che premendo il tasto Res Bass si attiva un circuito che, all’aumentare della risonanza, compensa la perdita di volume sui bassi che tale aumento induce. Il suono di Messenger rimane quindi sempre presente, sonoro e aggressivo anche se si alza molto il comando di Resonance, a differenza di quanto accadeva in molti synth vintage (della casa e non). L’impatto di questo singolo comando sulla timbrica dello strumento è enorme, e nel parere di chi scrive è spesso molto positivo perché contribuisce a mantenere sempre e comunque il suono “in-ya-face”.
È tutto? Non proprio: una sibillina scritta [KB Assign] sopra quest’ultimo tasto indica che esso può assumere una funzione alternativa. La tastiera infatti può trasformarsi in sorgente di modulazione non più per la frequenza di cutoff bensì per altri parametri di pannello. Si procede così: si preme il tasto in questione per due secondi e poi, quando esso lampeggia, si muove il potenziometro relativo al parametro che si vuole modulare e lo si ruota della escursione che si desidera dargli. I 16 pulsanti con cui si di solito si scelgono i programmi diventano un indicatore della profondità di modulazione impostata.
Siamo arrivati agli inviluppi, e anche qui le novità non mancano pur in un quadro apparentemente abituale: i due circuiti sono dei tradizionali ADSR, uno cablato in maniera fissa al VCF e l’altro al VCA. Entrambi hanno un tasto che permette di asservire la loro azione alla dinamica di tastiera. Inoltre i due inviluppi sono loop-abili e quindi abilitabili alle modulazioni cicliche invece che operare one-shot. Questi pulsanti hanno anche un’altra funzione: se premuti per più di due secondi l’azione del relativo inviluppo può andare a modulare qualsiasi parametro di Messenger, basta muovere la relativa manopola per assegnarlo. Scopriamo dunque che le modulazioni possono essere assai più articolate e complesse rispetto a quanto permesso dall’impiego dei soli percorsi fissi visibili a pannello. Una breve nota, infine, per il pulsante Multi-Trig che permette il retriggering degli inviluppi anche quando si suona legato, se questo è il comportamento desiderato.

Veniamo alle modulazioni cicliche: gli LFO di Messenger sono due, di cui il primo è quello più articolato mentre il secondo ha un’unica waveform triangolare e passa sempre per la modulation wheel. LFO 1 dunque ha una manopola per la regolazione della sua velocità di oscillazione ma può anche essere messo in Sync col clock interno della macchina o con quello proveniente via MIDI, ha forma d’onda regolabile su quattro opzioni (triangolare, dente di sega diretta o inversa, quadra), manopola per la profondità di modulazione positiva o negativa, e infine il “solito” bilanciere che ne destina la sua azione a cutoff, frequenza di VCO 2, waveform di VCO 1 o waveform del sub-oscillatore. Sembra tutto, ma in realtà con una pressione prolungata del comando KB Reset se ne può anche dirigere l’azione a qualsiasi comando di pannello, basta ruotarlo. LFO 2 invece, come detto ha solo onda triangolare, un comando per la sua velocità di oscillazione, tre pulsanti che ne attivano l’azione verso i VCO, il cutoff o il livello del VCA (attivabili anche in combinazione) e poi è il musicista a dosarne l’intensità con la modulation wheel durante la performance.
Arpeggiatore, sequencer, memorie
Moog Messenger dispone di un arpeggiatore e un sequencer, attivabili in alternativa e i cui settaggi vengono salvati insieme alla memoria di patch.
L’arpeggiatore riproduce le note di un accordo tenuto premuto sulla tastiera secondo un pattern configurabile. Il selettore Direction, quando impostato su Rnd o Pat, attiva l’arpeggiatore e vi sono a disposizione diverse modalità operative: in particolare, Rnd riproduce le note tenute in ordine casuale mentre Pat riproduce le note secondo un pattern configurabile nel menu Settings. Il pulsante Arp permette di usare i pulsanti PGM 1-16 per programmare un ritmo specifico nel quale ciascun 16esimo della battuta può essere attivato o disattivato, e tale ritmo viene salvato per patch.

Arp Pattern offre 13 pattern predefiniti tra cui Up, Down, Order Played, Non-Serial Random, Leapfrog Up/Down, Inner -> Outer e Pedal Tone (che alterna la nota più bassa con la successiva nota ascendente/discendente/casuale), mentre Arp Octave seleziona il range e il movimento di ottava per l’arpeggio. Le opzioni includono None, ripetizioni del pattern fino a 4 ottave, o assegnazioni casuali di nota fino a 4 ottave sopra. Il pulsante Hold agisce come latch per l’arpeggiatore, mantenendo le note attive fino al suo rilascio.
Dal canto suo, il sequencer permette la registrazione di una sequenza di note fino a 64 step, registrate in modalità step o in tempo reale. In step recording è anche possibile inserire un Tie (legatura alla nota precedente) tenendo premuto Hold, oppure una pausa premendo il pulsante Direction a destra. La sequenza così creata può essere editata in modalità Seq, dove i pulsanti PGM 1-16 (combinati eventualmente con Page per sequenze maggiori di 16 passi) rappresentano gli step. È possibile mutare uno step o sostituire la nota tenendo premuto il pulsante dello step e suonando una nuova nota sulla tastiera. La sequenza in riproduzione può essere trasposta dalla tastiera, con la nota C5 (secondo Do sulla tastiera del Messenger) come punto di non-trasposizione.
Questo modulo ha anche altre funzioni molto interessanti: anzitutto è disponibile una funzione Swing, e soprattutto il sequencer supporta funzioni avanzate per la variazione dinamica dei timbri e dei pattern ritmici. Con Parameter Record è possibile registrare modifiche ai controlli del pannello (sia knob che switch) su specifici step della sequenza. Solo un valore di parametro può essere memorizzato per step, consentendo sequenze con movimenti timbrici dinamici.
Note Prob abilita il cambiamento probabilistico delle note per step selezionati. La probabilità che la nota sequenziata venga sostituita con una nota alternativa (pescata dal Note Pool descritto subito sotto, oppure casuale) è impostata tramite il controllo Tempo (da 0% a 100%). Note Pool permette all’utente di definire un set di 16 note al massimo tra le quali il sequencer sceglie le note alternative.
Per quello che riguarda i mutamenti di ritmica si usa lo stesso approccio: Gate Prob abilita infatti cambiamenti ritmici probabilistici. Esso determina la probabilità che il gate per un determinato step abilitato venga suonato o ignorato.
Come ultimo comando da segnalare, Gate Lenght determina la durata del gate sia nel funzionamento del sequencer che dell’arpeggiatore.
Come si diceva sopra, tutti questi dati vengono salvati a livello di memoria di patch: Messenger permette di memorizzare 256 preset, organizzati in 16 banchi da 16 patch. I banchi 1-15 contengono 240 preset di fabbrica (organizzati per categorie come Classic Bass, Hard Lead, Arps, Keys, FX, ecc…).
Utilizzo
Prima di passare alle demo audio di Daniele Chierichetti che trovate qui sotto, fatemi passare in rassegna le qualità di Moog Messenger che sono emerse nelle circa due settimane in cui ho potuto provarlo: la costruzione come detto è eccellente, senza sbavature e senza che nemmeno l’1% delle funzionalità sia pregiudicato dall’ottimizzazione dei costi al quale il progetto è stato certamente sottoposto. Ovvio che dispiaccia la scelta dell’alimentatore esterno, ma per il resto Messenger ha tastiera ottima, pannello molto robusto, comandi dall’eccellente feeling tattile.
L’operatività è molto intuitiva e per buona parte la macchina si naviga anche senza leggere il manuale. Naturalmente le funzioni accessibili con una combinazione di tasti sono meno facili da comprendere da soli, ma è sufficiente una passata di istruzioni perché sono comunque realizzate in maniera pratica. Alla fine, in uno strumento come questo l’assenza di un display non viene percepita come vera e propria mancanza perché si tratta di una macchina semplice, diretta, immediata.
Alla prova del suono, Messenger dimostra subito di “suonare tanto”, in ossequio a quel carattere molto americano e molto potente che subito viene in mente quando si pronuncia la parola “Moog”. La timbrica è dunque grande, energica, con dei bassi che hanno una bella spinta e una bella dinamica. L’elefante nella stanza naturalmente è il paragone coi modelli maggiori, e qui bisogna fare un piccolo sforzo di saggezza: se Messenger suonasse uguale a Matriarch o Minimoog questi ultimi non avrebbero più ragione di esistere, e nemmeno si giustificherebbe il divario di prezzi rispetto allo strumento in prova su queste pagine. Per cui sì, d’accordo, una differenza timbrica a favore dei modelli maggiori ancora c’è, e si focalizza su una dinamica leggermente maggiore e una migliore estensione verso i bassi più profondi e le armoniche superiori. Ma si tratta di una differenza contenuta, col DNA Moog che Messenger comunque possiede e riesce ad esprimere al 100%.
Quindi, piuttosto che riflettere su ciò che “non c’è” meglio pensare a ciò che c’è: anzitutto il VCF rinnovato genera entusiasmo, perché tra l’opzione del passa-basso a 12 dB/Oct e la compensazione della risonanza la palette timbrica si allarga tanto e fornisce nuove idee, nuove ispirazioni per uno strumento Moog. Gli oscillatori poi sono sani, potenti, definiti: il wavefolding è una spezia in più e ben venga, ma personalmente non la ritengo fondamentale nel delineare il sapore tradizionale di questa macchina. Rispetto ai monofonici più economici della concorrenza, la maggior spinta, il maggior “peso fisico” di Messenger si sentono tutti e contribuiscono a dare pieno senso alla differenza di prezzo. Questo strumento magari non sarà un campione di raffinatezza, di suono levigato ed eufonico, ma ha una botta tutta sua che gli dà un forte perché.
Infine, grandissima utilità (a parere di chi scrive) arriva dalla possibilità di memorizzare le patch, dall’arpeggiatore e soprattutto dal sequencer che, grazie a trasposizione e probabilità, è davvero creativo.
Demo di Daniele Chierichetti – DKS Synth Lab
Conclusioni
Avevamo aperto questa recensione di Moog Messenger con le parole di chi lo gufava sui social ancor prima di averlo sentito. Fatemela dunque concludere con quanto io stesso avevo risposto già allora: “finirà come con l’annuncio del passaggio di Moog a InMusic e poi del Muse: prima tutti a stracciarsi le vesto dicendo che “Moog è morta”, e poco tempo dopo c’è la fila per comprarlo, “Ohhh, bellissimo!”, “Alberga!”, e via socialando…”.
Bene, è proprio così: Messenger sta già andando molto bene nelle vendite, e questo perché lo strumento mantiene la promessa di dare accesso al classico suono Moog a un prezzo contenuto in un package molto pratico sul palco e in studio, con ottime capacità di editing e delle aggiunte come la resonance compensation, il filtro multimodo e il sequencer che alzano l’asticella delle funzionalità attese da un Moog.
La timbrica Moog c’è, assolutamente. Nessun “voglio ma non posso” viene incluso nel prezzo del Messenger, che invece si conferma strumento degno del blasone del suo marchio. Questa timbrica naturalmente deve piacere e servire, perché nel mix può prendersi una grossa parte di attenzione, dinamica, spettro. Ma questo vale appunto per tutti i Moog, per cui se questa è la vostra strada sonora e questo è il vostro budget allora Moog Messenger si propone come scelta seria, affidabile e molto conveniente.
E meno male che Moog doveva essere morta…
Prezzo e distribuzione
Moog Messenger ha un prezzo di 699,00 € fino al 31/12/2025. Dopo tale data il prezzo consigliato sarà 849,99 €. Per informazioni: Midiware srl
Specifiche fornite dal costruttore
TYPE: Monophonic Analog Synthesizer
SOUND ENGINE: Analog
NUMBER OF KEYS: 32
TYPE OF KEYS: Semi-Weighted with Velocity and Aftertouch
CONTROLLERS: Pitch Bend, Mod Wheel, Velocity, Aftertouch
POLYPHONY: Monophonic
ANALOG SOUND SOURCES:
2x Variable Waveshape Voltage-Controlled Oscillators with Wavefolder, 1x Variable Waveshape Sub Oscillator, 1x Analog White Noise Generator, 1x External Input/Mixer Feedback
ANALOG SIGNAL PROCESSORS:
1x Voltage-Controlled Multimode Moog Transistor Ladder Filter with Selectable Resonance Compensation, 1x Voltage-Controlled Amplifier
ENVELOPES: 2x ADSR Loopable Envelopes
LFOS: 1x Selectable Waveshape LFO (LFO 1), 1x Triangle Wave LFO (LFO 2)
PRESETS: 256 patches – 16 banks, 16 patches per bank
ARPEGGIATOR/SEQUENCER: 64 step sequence saveable per-patch
AUDIO INPUT: 1x 6.5mm TS
AUDIO OUTPUT: 1x 6.5mm TS, 1x 6.5mm TRS Headphone
MIDI I/O: DIN In, DIN Out, USB-C
CV/GATE CONNECTIONS: 6x 3.5mm TS – CV/Gate In, CV/Gate Out, Analog Clock In/Out
PEDAL INPUTS: Sustain, Expression (6.5mm TRS)
WEIGHT: 4.95 kg
DIMENSIONS: 58.50 width x 32.16 depth x 9.65 height (cm)
POWER: Included 12V DC (Center Positive) Power Supply, 100-240V AC 50/60 Hz

A parte che l’ho preso ad agosto, non mi frega niente dei “social” che non seguo, e che considero il cancro di internet. Meta più degli altri.
Mai comprerei qualcosa, oppure no, su opinioni di persone che si sentono investite di poter giudicare tutto in base a rancori o partigianeria. Perché questo sono questi social.
Anche di One erano uscite opinioni su quanto male suonasse, no?
E poi perché sputare sui Behringer? Costano forse troppo poco?