Universal Audio Mix Tape Pro: guida ai plug-in che servono davvero per il bundle “giusto”
Da qualche tempo UAD fa una promo semplicemente pazzesca: 10 11 dei loro ottimi plug-in a 100 € circa. Ma quali scegliere per avere il massimo della funzionalità, evitare doppioni e insomma… essere a posto coi plug-in per sempre?!?
L’Universal Audio Mix Tape Pro è un bundle di 10 plug-in che l’utente può comporre a proprio piacimento scegliendoli da una lista di oltre 45 tra i migliori della casa americana. In periodo di promo, come quello attuale, il Mix Tape Pro è spesso offerto a 99 $, che col cambio e l’IVA fanno poco più di 100 € e in più recentemente UAD ha aggiunto la possibilità di aggiungere gratuitamente anche un 11esimo titolo: insomma, un prezzaccio pazzesco se si considera che si tratta di alcuni tra i migliori plug-in emulativi in commercio.
Va ricordato che inizialmente Universal Audio realizzava plug-in solamente nel formato proprietario per le proprie interfacce audio Apollo, che hanno tutte un DSP a bordo e quindi possono far girare gli effetti senza appoggiarsi alla CPU del computer. All’epoca della loro introduzione (2012) tutto questo aveva moltissimo senso perché i DSP utilizzati avevano tanta più potenza di elaborazione audio rispetto ai processori generici per PC, e questo consentiva di sviluppare plug-in con algoritmi molto raffinati e quindi molto bensuonanti. UAD era arrivata ad avere circa 200 plug-in in catalogo dedicati alla sola utenza Apollo, ma a partire dal 2022 alcuni di essi hanno cominciato a essere portati anche in nativo per poter girare su qualsiasi CPU che equipaggi un computer Mac o Windows: questo ha aperto di fatto il mondo UAD ai proprietari di qualsiasi interfaccia audio.
Se quindi ora i plug-in Universal Audio sono per tutti, il problema diventa però orientarsi, ovvero scegliere i titoli migliori e soprattutto più utili in generale. Certo, qualcuno obietterà che i plug-in sono come le mutande e ognuno dovrebbe scegliere la variante più adatta a sé. A mio avviso è però innegabile che ci siano dei processori che sono diventati standard de facto, dei colori sonori codificati da 70 e più anni di storia della registrazione moderna che stanno bene un po’ in tutte le produzioni, in tutti i generi.
Le basi, insomma. E per aiutarvi a scegliere queste basi ho pensato di fare questo articolo-guida che raccoglie gli 11 plug-in UAD che a mio avviso sono dei must-have e con cui comporre il Mix Tape Pro ideale. Prima però, ci vuole una riflessione…
Ma quanti plug-in ti servono… Davvero?
Ci fu un tempo in cui i plug-in buoni costavano 200 € l’uno e prima di comprarli ci pensavi tre volte, ma da quanto i prezzi medi si sono abbassati a poche decine di Euro per ciascun titolo, in molti utenti è scattata la bulimia da acquisto compulsivo, complici anche le promo assassine che periodicamente tentano perfino l’utente più virtuoso. In questo quadro si inseriscono poi anche i freeware, alcuni dei quali onestamente molto pregevoli, che favoriscono ulteriormente l’accumulo di plug-in.
Finisce così che ti ritrovi con almeno quattro compressori 1176-style, nove riverberi diversi e cinque/sei EQ, dei quali fai fatica a capire le differenze timbriche e che forse non userai mai.
Io credo allora che sia utile cercare di avere un solo plug-in per tipo (per esempio un solo compressore FET, un compressore ottico, un EQ attivo, un EQ passivo, ecc…) in modo da concentrarsi su di esso, conoscerlo bene, saperlo spremere fino in fondo. Esattamente come si faceva quando c’erano solo i processori hardware che costavano soldoni e, a meno di essere uno studio multimilionario con budget per comprare muri e muri di outboard, dovevi accontentarti di averne pochi e usarli a fondo.
Quello dei plug-in è infatti davvero uno di quei campi in cui “tante possibilità = nessuna possibilità” nel senso che avendone troppi si rischia di saturare il proprio tempo e la propria attenzione per provarli tutti, e così facendo perdere la strada della creatività. Naturalmente stiamo parlando soprattutto della situazione del producer domestico, mentre per uno studio pro avere tanti colori e tante sfumature di ogni tipologia di processore ha tutto il senso del mondo perché bisogna essere sempre pronti a soddisfare qualsiasi richiesta dei clienti.
Io personalmente ho scelto di concentrarmi su pochi plug-in emulativi, e in questo Universal Audio fornisce alcune delle migliori repliche degli hardware originali. Certo, poi magari servirà aggiungere anche alcune “chicche” che non emulano nulla e che possono essere preziose per fare lavori particolari: penso a cose come Oeksound Soothe2 (soppressore di risonanze), FabFilter Pro-Q (EQ innovativo con rappresentazione grafica interattiva) o a qualche granulatore. Ma ripeto, il “nucleo” del processing di uno studio virtuale oggi può ruotare tutto attorno ai 10 11 plug-in dell’UAD Mix Tape Pro che ho selezionato per voi. Vediamoli insieme, raggruppati per tipologia.
Channel Strip
SSL 4000 E Channel Strip
Quella di UAD è una delle migliori emulazioni di un canale del mixer che ha scolpito il rock e il pop dagli anni ’80 a oggi. Ha un pre che satura in maniera intensa e affascinante se spinto, un EQ disponibile in due varianti (Black, chirurgica e “punchy” che regala carattere, precisione ed energia; Brown, più musicale e morbida) e infine una sezione dinamica in tecnologia VCA (gate/expander e compressore) estremamente reattiva e aggressiva per emulare i chip dbx dell’hardware originale, ma comunque controllabile con precisione. È forse il channel strip per eccellenza, si può usare su quasi tutte le tracce per dare coesione ma anche controllo millimetrico sul suono, per “posizionarlo” dove desidera il fonico in termini di spettro e di dinamica.

Avalon VT-737 Tube Channel Strip
È la prima delle mie scelte “strane”: può sembrare uno slot sprecato nel bundle perché non è immediatamente comprensibile come colore, non ha un suono “ovvio”. Ma proprio per questo è utilissimo perché questo Avalon è il re del suono polished moderno, pilastro del pop, R&B e Hip-Hop soprattutto di provenienza americana. Come l’hardware da cui deriva offre una preamplificazione valvolare calda ma incredibilmente pulita, non scontata. Ad essa abbina un compressore valvolare morbido e un equalizzatore passivo che è molto naturale: la sua arma segreta è la banda degli alti, che è impostabile su quattro frequenze di taglio. Tra queste, quella estrema marcata 32 kHz riesce a dare una ariosità incredibile, rendendo più vivo e presente anche un suono di base povero di armoniche. Se l’SSL serve a far “bucare” la traccia nel mix, l’Avalon serve a renderla lussuosa e patinata.

Helios Type 69 Preamp and EQ Collection
Altra scelta “strana”, ma solo in apparenza: questo channel strip composto solamente da pre ed EQ ha il carattere grezzo, colorato, un po’ primitivo dei banchi usati all’inizio della storia del rock moderno da Led Zeppelin, Jimi Hendrix e Pink Floyd. Ha una saturazione armonica unica nei medio-bassi e un EQ a bande fisse molto energetico. Può essere usato per uno stampo analogico molto 3D a chitarre, bassi e overhead.

Equalizzatori
Pultec Passive EQ Collection
È l’unico equalizzatore “puro” che ho scelto nel bundle, ma solo perché coi channel strip appena citati avrete tre altri EQ tra cui scegliere. Questa ottima riproduzione del Pultec EQP-1A vi fa accedere all’equalizzatore musicale per eccellenza, celebre per il trucco di attenuare ed enfatizzare la stessa frequenza bassa contemporaneamente, creando un low-end enorme ma pulito. Regala inoltre una fascia alta dolce, mai tagliente. I suoi interventi sono di ampio respiro, con campane di intervento larghe e morbide. Si completa perfettamente con gli EQ chirurgici di channel strip come l’SSL 4000 E: usi l’SSL per correggere e togliere in maniera mirata le frequenze offending e il Pultec subito dopo per dare una spinta di bellezza e “colore” al sound globale. Sui bassi può dare un ooomph pazzesco.

Compressori
È il comparto ove vi consiglio di investire di più perché esistono tanti tipi di compressore diversi con tecnologie diverse, e ciascuna di essi merita di essere avuta, capita e usata dove serve. Inoltre va ricordato che con la presenza del channel strip SSL visto sopra il bundle dà accesso anche alla compressione basata su VCA che offre un’opzione ulteriore a quelle che stiamo per vedere qui sotto.
Teletronix LA-2A Leveler Collection
L’hardware originale è basato su un sistema ottico a fotocellula, e offre quella tipica compressione program-dependent che è fluida e trasparente. Livella le performance vocali o di basso in modo così facile da risultare sempre naturale all’orecchio anche quando in realtà si spinge tanto. È vero che UAD ne offre una versione totalmente free ma la Collection presente nel bundle fornisce tutte e tre le versioni dell’hardware storico (Original, Silver e Gray) che hanno sfumature sonore, tempi di risposta e comportamenti della saturazione molto diversi tra loro. Questo fornisce una palette molto ampia e versatile dello stesso tipo di compressione, che mette la parola fine a ulteriori necessità di comp ottico.

1176 Classic Limiter Collection
Probabilmente IL compressore per eccellenza, e comunque il modello a FET più veloce e famoso al mondo. Ha un attacco fulmineo in grado di mordere i transienti e un carattere che aggiunge distorsione armonica e grit a qualsiasi traccia, specialmente rullanti e voci rock e soulful. È l’esatto opposto dell’LA-2A: mentre l’LA-2A accarezza il suono, lo plasma e lo modella con dolci e sapienti mani, l’1176 lo schiaccia e lo spinge in avanti con forza, concentrandosi sulla pura energia e saturazione. Anche in questo caso, UAD ne fornisce una versione gratuita limitata al modello standard, ma la Collection che vi consiglio fornisce tre modelli diversi. Le differenze pratiche sono ancora più evidenti rispetto al caso dell’LA-2A perché qui i tre modelli a disposizione si riferiscono ad altrettante revisioni storiche radicalmente diverse dell’hardware originale progettato da Bill Putnam Sr: Rev A “Bluestripe” (la più aggressiva, distorce molto facilmente), Rev E “Blackface” (ha un circuito più lineare e silenzioso e un suono leggermente più scuro, solido e “grosso” sulle medio-basse) e AE 1176 40th Anniversary (con un più morbido rapporto di compressione di 2:1 tempi di attacco fissati a valori più lento).

Empirical Labs EL8 Distressor Compressor
Il Distressor è un progetto piuttosto moderno (del 1995) che ambisce a unire in un’unica macchina le caratteristiche sonore dei migliori compressori vintage del passato, ma aggiungendo anche un controllo totale sulla distorsione armonica. Il risultato è un processore camaleontico che, grazie alle sue modalità di distorsione programmabile e alle curve di compressione uniche, può emulare l’1176, l’LA-2A o diventare un mostro distruttivo a sé stante. Lo si usa su strumenti che richiedono un controllo dinamico estremo ma personalizzato, come per esempio riprese di room di batteria o voci ultra-dinamiche. Insomma, il Distressor va dove gli altri compressori vintage non arrivano, serve dove gli altri non ce la fanno.

SSL 4000 G Bus Compressor
Come dice il suo nome non è un compressore da traccia individuale: è la leggendaria “colla” (Glue) da inserire sul Master Bus (o al limite su uno stem) per rendere coeso il mix e trasformare tutte le tracce separate in un’unica cosa. Se c’è da avere un unico master bus compressor, da 40 anni è questo. E la versione UAD ne restituisce un’esperienza d’uso virtuale davvero simile all’hardware.
Riverberi
I riverberi piacciono sempre sulla carta o magari ascoltati da soli, ma poi capirli e usarli senza ingolfare, confondere il mix non è sempre facile. Devono sì dare ambienza, ma senza diventare protagonisti separati dal suono che rivestono. Meglio quindi andare sui classici e spingere forte sul pedale della complementarietà: pochi titoli ma buonissimi, da usare in maniera ragionata senza fare un minestrone di ambienze miste solo perché la DAW te lo permette.
Capitol Chambers
È uno degli ultimi titoli di UAD, che segna uno stacco netto col passato: se i loro plug-in iniziali emulavano un solo hardware iconico, i nuovi emulano spesso un intero ambiente, un’intera catena di ripresa con tutti gli “ingredienti” che ne formano il suono. Questo plug-in riproduce l’acustica delle camere d’eco sotterranee dei Capitol Studios di Los Angeles. Offre uno spazio acustico reale, ultra-naturale, con una densità e un decadimento dei medi che avvolgono lo strumento o la voce senza mai impastare il mix. Si possono scegliere le varie Chamber degli studi originali con caratteristiche sonore molto diverse, mentre la ripresa del riverbero può essere fatta con diversi microfoni. Uso raccomandato: voci in primo piano, jazz, soul, generi acustici, folk, cantautorato, o comunque ove serve dare un senso di spazio vero e tridimensionalità fisica. Un titolo di grande valore in qualsiasi collezione di plug-in.

Lexicon 224 Digital Reverb
È il più famoso e usato riverbero algoritmico degli anni ’80: finto sì, ma bellissimo e diventato “vero” perché lo abbiamo ascoltato in migliaia e migliaia di dischi realizzati da allora a oggi. I suoi algoritmi possono creare code lunghe, modulate, lussureggianti e ricche di fascino lo-fi a 12-bit, perfette per dare quell’effetto “sospeso nel tempo” tipico di tastiere e voci. Il Lexicon 224 celebra l’effetto artificiale larger than life. Se la traccia ha bisogno di una Room vera si usa il Capitol, mentre se si ha bisogno di una coda calda, sognante ed eterea che fluttua nel mix si apre il Lexicon. Paradossalmente, la mancanza di dettaglio dovuta all’architettura a 12 bit del 1978 si traduce in un calore incredibile e, soprattutto, fa sì che il riverbero si fonda perfettamente dietro lo strumento senza mai impastare le frequenze alte del mix. Perfetto ancora oggi per voci rock e dance, synth, rullanti, drum machine, e ovunque ci sia bisogno di un suono sintetico e organico insieme.
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Special guest
A-Type Multiband Dynamic Enhancer
Questo è un colpo basso, una carta calata recentemente da UAD: il Dolby A era il processore per la riduzione del rumore del nastro analogico che nel 1965 costituì il primo prodotto vincente dell’omonimo marchio. Si trattava di una sorta di exciter dinamico a quattro bande basato su un processo “encode/decode”: nella fase di registrazione il segnale era amplificato dinamicamente nelle componenti che più facilmente si sarebbero trovate a combattere con l’hiss del nastro analogico, riuscendo quindi a staccarsi da esso. In fase di riproduzione la risposta timbrico-dinamica corretta veniva poi ripristinata, ma il rumore restava ben lontano dal segnale utile. Il Dolby A era un riduttore di rumore da studio per impiego esclusivamente professionale, mentre i successivi Dolby B, C ed S erano destinati al mercato dei registratori analogici domestici, tipicamente a cassette. Senonché… Se lasci un oggetto del genere in mano ai fonici, questi inventeranno un modo non ortodosso di usarlo! Fu così che negli anni ’70 alcuni sound engineer tanto famosi quanto creativi pensarono di usare solo la fase di encoding del Type-A per esaltare le altissime frequenze in modo dinamico, donando una “freschezza” e una brillantezza impossibili da ottenere con un EQ normale a voci e chitarre.
Il plug-in di UAD consente di replicare questo comportamento e anche qualcosa di più, attraverso cinque modi operativi distinti: 1. Excite applica la compressione multibanda enfatizzando i dettagli più nascosti. È l’arma segreta per far “saltare fuori dal mix” una voce principale o per dare un’articolazione pazzesca a una chitarra acustica o a un pianoforte, a costo di spararne gli alti. 2. Expand: È la modalità di decodifica pura del Dolby A, può servire se si hanno ancora nastri in bobina codificati in quel formato. 3. Air: Focalizza l’azione del processore solo sull’estremo superiore dello spettro audio. È perfetto per dare quel senso di respiro intimo e moderno alle voci meno sparate, ai cori o agli overhead di batteria. 4. Crush: Questa modalità va oltre l’hardware originale. Trasforma il circuito in un compressore a banda singola (basato su tecnologia FET) molto aggressivo. È pensato per stravolgere e “distruggere” i suoni, ideale per dare mordente e grinta a sintetizzatori e loop di batteria. 5. Gated: Mette un noise gate davanti al compressore in modalità Crush e per esempio può servire per ricreare istantaneamente il famosissimo effetto di rullante gated tipico degli anni ’80 (pensa al suono di batteria di Phil Collins).
Complessivamente Type-A non è un processore facile da capire, ma può fare delle cose che un EQ o un compressore tradizionale si sognano. Molto creativo, può essere un’addizione di grande valore al vostro bundle.

Siete d’accordo?
In questa selezione ho trascurato deliberatamente due categorie di plug-in del catalogo UAD: gli strumenti virtuali e gli amp-simulator. L’idea era quella di fare un bundle centrato solo sugli outboard-chiave che possono servire in qualsiasi studio, mentre per quello che riguarda gli strumenti e gli amplificatori ognuno ha il suo gusto, il suo “suono”. Inoltre il mio parere è che nei processori emulativi di outboard famosi Universal Audio riesca a dare davvero il meglio, a realizzare algoritmi che sono superiori a gran parte della concorrenza.
Ciò non toglie che qualcun altro potrebbe avere gusti o necessità diverse, per cui vi invito a tenere questa mia come una selezione di base utile nella maggioranza dei casi, ma magari a modificarla con questo o quel processore che a voi è maggiormente utile.
Fatemi sapere cosa ne pensate, e se siete d’accordo con la mia selezione!
Per informazioni
I prodotti Universal Audio sono distribuiti in Italia da Midiware
