Waldorf Protein: tutte le proteine del wavetable, senza grassi aggiunti
L’ultimo rampollo della casa tedesca, famosa per portare avanti la tradizione PPG nella sintesi a wavetable, è un synth piccolo ed economico ma con una gran voce e delle grandi potenzialità creative. Un best-buy annunciato, praticamente…
Waldorf esordì nel 1989 con il primo Microwave, sintetizzatore ibrido in cui due oscillatori digitali che leggevano delle tabelle di forme d’onda alimentavano i successivi stadi VCF e VCA in tecnologia analogica. La casa nasceva per portare avanti il sogno nato col PPG Wave 2, ovvero il synth ibrido pensato nel 1981 da Wolfgang Palme: prodotto nelle versioni Wave 2.2 e Wave 2.3, questo strumento era diventato in poco tempo uno dei re indiscussi della sintesi dei primi anni ’80.

Se il synth aveva un suono strepitoso, la sua affidabilità era però problematica: questo, unito ai successivi progetti che Palme non riuscì mai a far decollare (la proto-workstation Realizer su tutti) e all’affermarsi di strumenti digitali di costo assai più basso come lo Yamaha DX7, portò PPG al fallimento del 1987.
Waldorf nacque allora per iniziativa del distributore tedesco di PPG per riprendere l’avventura sonora della stirpe Wave proprio lì dove era terminata: il Microwave si basava infatti sullo stesso concetto e su un chip dedicato pensato dallo stesso Palme, anche se la architettura complessiva non era la stessa tra i due strumenti.
Negli anni successivi Waldorf si diede poi agli strumenti interamente virtuali con Microwave II e Microwave XT (due incarnazioni dello stesso progetto), Q, microQ, Blofeld, fino ad arrivare al contemporaneo Iridium, ma non mancò comunque di impiegare ancora le architetture ibride per le sue macchine più pregiate come Q+, Quantum e recentemente M (quest’ultimo reincarnazione del Microwave I), e al contempo di produrre sintetizzatori software molto pregevoli come Largo e Nave.
Oggi arriva Protein, il più economico Waldorf di sempre, con un piede ben ancorato nel passato e l’altro invece ben proiettato nel futuro: scopriamolo insieme.
Protein
Siamo davanti a un sintetizzatore polifonico a otto voci fortemente ispirato dal primo e storico Microwave (MW I), programmabile, leggerissimo (900 grammi) e dallo street-price di circa 320 Euro. Logico quindi che, dati questi numeri, la tecnologia impiegata sia interamente digitale ma per favore evitiamo almeno stavolta la stucchevole retorica che vorrebbe tutti i synth digitali sprezzantemente ridotti al concetto di “VST in una scatola”: Protein è uno strumento a tutto tondo, con una sua voce grande e convincente, le sue manopole di controllo fisico, il suo display e un completo set di ingressi e uscite.
Chiaramente la lezione dei Roland Boutique deve aver pesato nelle scelte di posizionamento tecnico e commerciale di Protein perché l’opzione di realizzare un’unità table-top compatta e di basso prezzo è probabilmente quella vincente per raggiungere quei musicisti che sempre di più si confrontano con vincoli di budget e di spazio. Inoltre un oggetto di questo tipo è anche più adatto a stimolare l’impulse-buy, la voglia di aggiungere un colore nuovo alla propria tavolozza sintetica senza dover affrontare grandi sacrifici.
Con Protein, Waldorf ha voluto ricreare i classici oscillatori digitali a wavetable di MW I, preservando tutte le loro idiosincrasie che nascevano dalla ancora acerba tecnologia numerica dei tardi anni ’80 e in particolar modo dall’implementazione dell’ASIC (Application-Specific Integrated Circuit) che era stato sviluppato appositamente per quello strumento. Gli oscillatori di Protein lavorano dunque a una frequenza di campionamento interna di 250 kHz come nello strumento di riferimento, ed è stato modellizzato anche il comportamento degli otto DAC che convertivano in analogico il loro segnale prima di arrivare al VCF.
Le wavetable di Protein sono le stesse del Microwave, identiche al bit a quelle originali e mantenendo invariati gli artefatti sonori dati dalla quantizzazione a 8 bit e dall’aliasing tipici di quegli anni. Ciascuna wavetable contiene 64 waveform.
Anche il filtro di Protein è stato modellizzato con l’intento di riprodurre la sonorità tipica dei VCF basati sui chip CEM impiegati allora ma mentre MW I era dotato di un filtro esclusivamente LPF a 24 dB/Oct qui le possibilità sono molteplici: una differenza non da poco, che già esclude che Protein sia un clone diretto dell’antenato e che gli dà una marcia in più rispetto a esso. È stata qui prevista anche la possibilità di “starare” virtualmente il tracking del cutoff e della risonanza voce per voce, al fine di simulare il comportamento tipico di un Microwave leggermente scalibrato.
Da qui in poi le strade di Protein e Microwave divergono decisamente, fino a dar luogo a due strumenti dalle possibilità e timbriche molto diverse: nel nuovo nato Waldorf ha voluto espandere le capacità di modulazione con una modulation matrix, nonché includere anche elementi tratti dall’esperienza di Iridium quali due effetti in uscita (MW I ne era privo), la possibilità di lavorare in modalità politimbrica e in stack di suoni, un versatile arpeggiatore/sequencer.
Hardware
Protein abita in un compatto contenitore contraddistinto dal colore azzurro intenso della scocca in plastica e dal nero del pannello frontale realizzato in metallo (se avete visto il PPG sopra, adesso sapete il perché di questa scelta cromatica). Su quest’ultimo campeggiano 20 manopole (tra potenziometri normali ed encoder), più un encoder principale a corsa infinita con funzione turn&click. La pressione su tale encoder serve per confermare il valore assegnato a un parametro, oppure per passare ciclicamente da un parametro all’altro. Completano la dotazione della UI 10 pulsanti retroilluminati e un piccolo ma efficace display OLED con proprietà alfanumeriche e grafiche.
La dotazione di manopole, pur essendo buona e certamente non risicata, non offre ancora la possibilità di avere una configurazione “one knob per function”, ovvero una manopola per ciascuna funzione. In Protein diventa quindi necessario usare la funzione Shift di cui sono dotate quasi tutte le manopole, oppure usare l’encoder principale e spostarsi tra più parametri. Questo ovviamente ha un riverbero sulla immediatezza dell’editing, ma sinceramente con le dimensioni che ha lo strumento è evidente che più di così non si riusciva a fare.
Il piccolo pannello posteriore ospita le uscite audio L ed R/Mono su jack standard, l’uscita cuffia su mini-jack, la porta USB-C per alimentazione e flusso MIDI, l’interruttore e le porte MIDI In e Out su mini-jack.

Pur essendo Protein uno strumento economico, va rilevata la assai soddisfacente dotazione di cavetteria accessoria: nella confezione ci sono infatti gli adattatori da mini-jack a connettore MIDI tradizionale, un bel cavo USB da USB-C a USB-A e addirittura un isolatore galvanico! Quest’ultimo va impiegato se, usando Protein in collegamento a un computer, si rileva il tipico ronzio modulato dei loop di massa digitale che spesso si verificano in questi casi. Si tratta di un problema che per esempio affligge spesso gli utenti dei Roland Boutique e che è strettamente configuration-dependent: con alcuni computer si verifica e con altri no, ma se il vostro sistema ne è afflitto le uniche soluzioni sono 1. non usare la porta USB e andare di MIDI al suo posto, oppure 2. impiegare un isolatore galvanico che permette il traffico dati USB pur mantenendo le due masse elettriche (dello strumento e del PC) isolate tra loro. Il dongle-isolatore fornito da Waldorf vi permetterà quindi di risolvere all’origine la cosa, senza lasciare a voi l’onere di ricercare un dispositivo simile e permettendovi di risparmiare i circa 15 € del suo costo di acquisto: considerando che Protein si alimenta solo da USB, è un tocco di grande correttezza tecnica e commerciale da parte di Waldorf!
La catena di sintesi
Protein dispone di due oscillatori che come detto sopra sono modellati per replicare esattamente il comportamento timbrico di quelli di MW I, artefatti introdotti dall’ASIC del 1989 inclusi.
Il cuore timbrico di Protein viene acceduto con i tre knob del riquadro Wavetable: col dial Table si sceglie tra 64 wavetable, separatamente per Osc1 e Osc2. Un’opzione Link consente anche di selezionarle contemporaneamente per entrambi gli oscillatori, e va ricordato che in MW I questa era l’unica opzione offerta dalla macchina originale: inutile sottolineare come la possibilità di Protein di selezionare le wavetable separatamente per ciascun Osc aggiunga parecchia flessibilità timbrica in più. Non è invece prevista la possibilità di caricare wavetable-utente.

La wavetable selezionata compare sul display con la sua rappresentazione grafica relativa alla waveform in quel momento attiva, e quando poi ci si sposta lungo la tabella con la manopola Wave tale rappresentazione grafica cambia di conseguenza: questo è un grande aiuto alla programmazione perché permette di stabilire un rapporto causa/effetto tra la waveform selezionata e il suo suono.

Un’altra manopola denominata Env Amount permette di modulare in positivo e negativo il punto di lettura della tabella – e quindi la waveform in quel momento attiva – con un inviluppo ADSR dedicato. Tramite Shift queste due manopole diventano i controlli per il volume dell’oscillatore e per dosare la modulazione della wavetable con la velocity.
Il riquadro Pitch permette di regolare per ciascun Oscillatore l’intonazione per Semitone (+/-24) e Detune (+/-100 cents). Le due funzioni secondarie Scale e Chord permettono di eseguire accordi con un solo tasto su una scala a scelta dell’utente. Vi è poi un knob Glide che gestisce il portamento normale o legato. Con comandi presenti solo a display, ciascun oscillatore può essere sganciato dal keytrack di tastiera, e inoltre di può regolare la profondità del Pitch Bend a 0 a 12 semitoni.
Il VCF di Protein è multimodo, con possibilità di selezionare le opzioni Low-Pass 24 dB/Oct, Low-Pass 12 dB/Oct, Low-Pass 24 dB/Oct, High-Pass 24 dB/Oct, High-Pass 12 dB/Oct, Drive e Bypass. Se le opzioni di filtraggio LPF ed HPF sono ovvie e dispongono dei tradizionali controlli di Cutoff e Resonance, Drive va spiegato un tantino meglio in quanto è un saturatore con possibilità di scelta tra cinque modelli diversi:
- PNP genera una distorsione tipica di un circuito basato su transistor bipolari;
- Tube simula la distorsione asimmetrica di un circuito valvolare;
- PickUp simula la saturazione tipica dei pick-up chitarristici e il risultato è massimamente efficace quando si usa in ingresso un segnale modulato in livello;
- Diode genera una tipica distorsione dei circuiti basati su questi componenti rettificatori;
- Crunch infine è un modellatore di forme d’onda sinusoidali: genera suoni simili alla FM che possono risultare estremamente distorti.

Va evidenziato che il Drive è selezionabile solo in alternativa agli altri tipi di filtro e non contemporaneamente ad essi, probabilmente per limiti della potenza di calcolo a bordo.
Il filtro dispone di una manopola Env Amount, e anche in questo caso siamo davanti a un ADSR dedicato che può essere usato con profondità di modulazione positiva o negativa. Con lo Shift si accede poi a tre funzioni accessorie: Track gestisce il tracking di tastiera del cutoff nel range -100/+100%; Dirt dosa in volume un rumore in input al filtro che si aggiunge al suono degli oscillatori; Vel regola infine l’azione della dinamica di tastiera sul cutoff, sempre su una scala bipolare con valori -100/+100%.
Torniamo un attimo sul generatore Dirt perché esso, ben lungi dall’essere limitato al solo rumore bianco con la configurazione Static, offre ulteriori opzioni interessanti:
- Crackle simula il rumore casuale della lettura del vinile;
- Geiger genera brevi impulsi di rumore casuali, simili appunto a quelli di un contatore Geiger;
- Click crea un singolo impulso di rumore di breve durata;
- Burst 1/2/3 generano anch’esse brevi impulsi di rumore di diversa durata e di sapore diverso
- Ring attua una modulazione ad anello tra i due oscillatori.
Complessivamente queste modalità possono rivelarsi utili soprattutto per rendere il suono più “analogico” aggiungendo una componente di rumore al suono pulito degli oscillatori, oppure se fate Industrial o Trip-hop e volete suoni sfrigolanti e metallici a vario titolo.
Successivamente al filtro il segnale passa nell’amplificatore, che conta anche lui sul proprio ADSR dedicato e che ha controlli di livello e panpot. Sono interessanti le cinque opzioni di panpot denominate Random 1/5, che permettono un posizionamento casuale sempre più marcato sul panorama stereo per ciascuna nota eseguita.

Modulazioni
Oltre alle modulazioni locali a routing fisso che abbiamo visto parlando dei rispettivi moduli di sintesi di Protein, la macchina dispone di una semplice ed efficace matrice di modulazione a otto percorsi. Questo è un altro upgrade rispetto a MW I che non disponeva di una simile soluzione. In Protein quindi si si sceglie lo slot della matrix con l’encoder principale, dopodiché con due encoder dedicati si impostano Source e Target mentre con la manopola Amount si dosa l’intensità di modulazione, positiva o negativa.

Si tratta di un sistema molto semplice ed estremamente efficace, anche perché la lista di sorgenti e destinazioni è molto ben scelta:
Tra le cose che mi sono piaciute e che trovo meritevoli di menzione troviamo la possibilità di usare tutti i tre ADSR dedicati per essere ruotati a qualsiasi destinazione disponibile; i due LFO già combinati con l’azione della Modulation Wheel o dell’Aftertouch; infine, la possibilità di selezionare dieci MIDI CC diversi come sorgenti esterne per favorire il controllo di Protein da sequencer hardware o DAW.
I due LFO a disposizione sono regolabili in velocità (eventualmente con aggancio al clock), waveform (Sine, Triangle, Pulse, Saw, Saw Up, Sample & Hold) e possibilità di operare individualmente per voce o complessivamente per patch: la prima opzione garantisce un suono più mosso e organico in caso di accordi, la seconda una modulazione più “compatta” e sincronizzata per tutte le note suonate.
Infine, in basso a destra sul pannello di Protein vi è un enigmatico Flavour dial, ovvero una manopola che offre una macro-modulazione che altera in maniera lieve ma percettibile il pitch, la wave position e probabilmente qualcos’altro. Il manuale non è molto generoso di spiegazioni in tal senso e conclude sbrigativamente con un “Ma perché tutte queste infinite spiegazioni? Ruotate la manopola e divertitevi!”: a noi fa venire in mente il knob Vintage che a un certo punto Dave Smith introdusse nei suoi synth degli ultimi anni per renderli più “musicalmente instabili” e quindi più simili al carattere magari impreciso ma generoso delle macchine d’epoca.

Effetti
Come detto sopra, questo piccolo Waldorf dispone di due generatori di effetto prima delle uscite, come è diventato standard attendersi negli strumenti digitali al fine di avere l’effettistica che diventa parte integrante della patch e viene memorizzata con essa. Gli algoritmi a disposizione sono gli stessi per FX1 ed FX2 e sono: Chorus, Flanger, Phaser, Tremolo, Drive, Compressor, EQ parametrico a quattro bande, Delay, Reverb.
Alcuni algoritmi come Chorus, Phaser e Drive offrono diverse opzioni di voicing, mentre altri come il compressore, il delay e il riverbero hanno un “colore” unico e quindi non offrono la possibilità di scegliere tra più versioni dello stesso effetto. Da notare che se un algoritmo è impiegato su FX1 non è possibile selezionarlo su FX2.
Arpeggiatore, sequencer, modi di voce, gestione
L’arpeggiatore è tradizionale, con le sue modalità Up, Down, Up-Down, Down-Up, Down | Up, Random. Le note arpeggiate possono essere ribattute tra una e quattro ottave, essere regolate in tempo di Gate e in Swing. Manca purtroppo la funzione Latch per sostenere l’arpeggio anche quando si staccano le mani dalla tastiera.
Il sequencer è un modulo che opera in logica step fino a 32 passi. Per ciascuno step la nota si imposta da tastiera MIDI, mentre lunghezza del pattern, durata del singolo step e direzione di lettura della sequenza sono ovviamente comandate dal display di Protein. Lo stesso display serve anche per rappresentare graficamente la sequenza, spostarsi tra gli step con l’encoder principale ed editare la nota selezionata.

Protein può gestire le proprie otto voci di polifonia sia in Single Mode, in cui è attiva una sola patch per volta, sia in Multi Mode in piena analogia con l’antenato Microwave. In Multi Mode si gestiscono fino a quattro layer sonori, raggiungibili con gli omonimi pulsanti posti in alto a sinistra.
Ciò che è interessante è che la modalità Multi può lavorare secondo più logiche denominate Layered mode, Round Robin, Random Robin e MIDI Split. Il Layered mode è quello che permette di sovrapporre più layer per ciascuna nota suonata in modo da creare suoni stratificati e complessi. Round Robin assegna ogni nota successiva in ingresso a un layer diverso in modo da creare sequenze che cambiano anche timbricamente. Random Robin fa la stessa cosa, ma i diversi layer timbrici vengono triggerati in ordine casuale dalle note in ingresso. Infine, MIDI Split permette di assegnare i diversi layer ad altrettanti canali MIDI in ingresso, garantendo a Protein un completo comportamento politimbrico.

Protein ha spazio per 360 preset, indifferentemente singoli o multi-layer, il cui browsing può essere effettuato in stretta sequenza numerica o filtrando le patch per diverse categorie impostate dalla casa e che poi si selezionano quando si salva il singolo preset.
Il MIDI permette di gestire fino a quattro canali in ingresso, accetta controlli di tipo MPE per il pilotaggio individuale delle modulazioni delle otto voci, e infine permette di associare dei comandi CC a ciascuna manopola in modo da garantire una profonda possibilità di controllo timbrico anche da master keyboard, sequencer o DAW.
Utilizzo e suono
Protein si presenta come uno strumento bello e fatto bene, con un’ottima sensazione di robustezza e solidità costruttiva che non è comune in questa fascia di prezzo. Le manopole, pur in plastica, sono robuste e non ballano, gli encoder a step hanno un’azione sicura senza alcuno sfarfallio del valore impostato, il display risponde con immediatezza mostrando valori e grafici relativi a qualsiasi operazione di editing si stia effettuando a pannello. Tutto questo rende l’editing molto immediato e intuitivo. L’unica cosa che non mi ha convinto delle scelte di UI fatte per Protein è la gestione degli inviluppi: poiché il piccolo pannello frontale non ha consentito di ospitare manopole separate per Attack, Decay, Sustain e Release, si rende necessario regolare uno stadio di inviluppo alla volta attraverso la manopola dell’inviluppo che si sta editando. Per esempio, se vogliamo regolare l’Attack dell’ADSR del filtro, si ruota la manopola Filter del comparto Envelopes. Quando si è finito con l’Attack ci si sposta al Decay o al Sustain tramite l’encoder Select e si torna ad agire sulla stessa manopola che fino a quel momento aveva gestito lo stadio precedente. Questo rallenta un pochino la fase fondamentale dello scolpire l’andamento nel tempo del suono, quella in pratica in cui si decide se il preset che stiamo editando avrà attacco immediato o lento, se sarà percussivo o sostenuto, se il release sarà lungo o molto breve. È ben vero che in poco tempo si fa l’abitudine a muoversi tra i vari stadi con il Select, ma se ci fosse stato spazio per quattro dial dedicati sarei stato più contento.
Questa però l’unica vera critica che mi sento di rivolgere all’interfaccia di questa macchina, perché per il resto ci si muove benissimo: se gli utenti Microwave avessero avuto a disposizione il pannello di editing di Protein avrebbero fatto festa per due settimane!

I comandi non sono molti, è vero, ma sono ben organizzati e ben pensati, per cui l’editing va via veloce. Soprattutto, risultano immediati la selezione e il tweaking della wavetable e del suo punto di lettura, cosa che garantisce la possibilità di fare facilmente e intuitivamente la ricerca timbrica sulla componente più importante della catena di sintesi di queste macchine.
Valida è anche la gestione della matrice di modulazione, davvero immediata e intuitiva, e buona deve definirsi la gestione degli effetti. Mi sono soffermato sugli aspetti di usabilità perché nel caso di synth piccoli e con un numero non altissimo di comandi fisici c’è sempre il rischio di un editing lento e farraginoso che alla fine “ti fa passar la voglia”: qui questo non accade, e complessivamente l’interazione con Protein è molto piacevole.
Venendo alla timbrica devo dire che è interessante e qualitativa: la macchina non affatto suona “piccola” e con poca dinamica come certe realizzazioni in fascia budget della concorrenza, e al contrario il suono di Protein è tonico, grande, bello. La sua impronta rimane sempre digitale perché pur essendoci un’ottima organicità manca ancora un po’ di quella plasticità, quell’opulenza donata dai filtri realmente analogici di Microwave I e più recentemente di Waldorf M. Questo però non deve stupire né deludere: il prezzo di vendita di questo piccolo Waldorf certamente non autorizza a pretendere il suono di otto canali di voce real-analog di modelli che costano tanto di più, ma nondimeno la timbrica è ottima, classica e ben impostata. Il suono è più moderno di Microwave, e questo per tutte le modifiche all’impostazione originale che Waldorf ha voluto qui implementare: i vari modelli di filtro a disposizione donano grande ricchezza di opzioni e i due passa-basso sono effettivamente diversi, complementari tra loro. Quando si tira la risonanza dell’LPF 24 dB/Oct esso “fischia” meno rispetto all’LPF del Microwave, e personalmente ritengo che questa sia una caratteristica positiva perché nel vecchio strumento non tutte la corsa dei comandi del filtro era pienamente gestibile a fini strettamente musicali.
Le timbriche mosse e cangianti tipiche della sintesi a wavetable ci sono tutte e Protein si conferma capace di sonorità metalliche, cinematiche e ambientali con una facilità disarmante. Ma proprio quando pensi che la macchina sia tutta qui, ecco che l’uso di waveform più tradizionali e un maggiore ingaggio dell’ottimo filtro dimostrano che questo piccolo Waldorf è capace anche di timbriche più classiche, diciamo da “synth vintage rivisitato”.
Molto belle sono le possibilità di layering di più timbri, soprattutto se si ingaggiano le modalità di rotazione casuale o sequenziale delle timbriche insieme all’arpeggiatore o al sequencer: queste, combinate con un uso sapiente del delay, possono dare luogo a vere e proprie magie fatte di suoni poliedrici e con molto movimento.
Buoni i parametri-chiave della timbrica: dinamica, compattezza della pasta sonora, estensione e apertura in alto, solidità e punch in basso. Ripeto, non sento le limitazioni di un synth economico, Protein ha una timbrica di qualità.
Alla fine del test rimane solo il sogno che prima o poi Waldorf rilasci un editor per PC/Mac capace di gestire l’intero suo motore sonoro in una schermata, ma comunque anche solo restando in hardware lo strumento è piacevole e completo da utilizzare, senza quel leggero senso di frustrazione che in passato altri synth dal pannello di piccole dimensioni e pochi comandi fisici mi hanno lasciato.
Conclusioni
Gran bel synth, questo Protein! Personalmente ritengo che chi desidera uno strumento hardware con cui darsi alla sintesi wavetable trovi in esso il punto di accesso ideale: suono, usabilità e personalità sono pienamente centrati, mentre il prezzo è davvero davvero ottimo. Il mercato oggi ha diverse offerte nel campo dei synth digitali piccoli e di basso costo, ma il mix di funzioni di Protein appare comunque vincente, soprattutto coniugato com’è alla “classicità rivisitata” della sua timbrica. Se siete alla ricerca di uno strumento digitale ma non glaciale, retro-futuristico, capace di coniugare innovazione con uno spirito vintage che affonda nei tardi anni ’80, questo piccoletto di casa Waldorf dovrebbe stare molto in alto nella vostra shopping list.
Caratteristiche tecniche
Tipologia: sintetizzatore digitale polifonico a wavetable
Polifonia: otto voci
Politimbricità: quattro parti, con modalità Stacked, Round Robin, Random Robin e MIDI-split. Possibilità di lavorare in Mono e in Legato
Oscillatori: due, modellizzati secondo quelli di Microwave I, 64 wavetable
Filtro: multimodo (Low-Pass 24 dB/Oct, Low-Pass 12 dB/Oct, High-Pass 24 dB/Oct, High-Pass 12 dB/Oct, Drive)
Inviluppi: 3 x ADSR
LFO: 2
Matrice di modulazione: a 8 percorsi indipendenti
Effetti: 2 moduli, ciascuno con algoritmi di Reverb, Delay, Chorus, Phaser, Flanger, Drive, EQ, Compressor, Tremolo
Performance features: Advanced Arpeggiator, Step-sequencer with up to 32 steps, Chord & Scale modes, MPE Compatible, MIDI CC Learn
Memoria: 360 preset, funzioni di selezione per Category, import/export delle patch tramite MIDI SysEx
Connessioni: Uscita audio stereo con jack da 6,35 mm con connessioni mono e stereo. Uscita cuffie mini TRS. Ingresso e uscita MIDI su mini-jack TRS Tipo A (due adattatori per prese MIDI DIN inclusi). USB Tipo C per alimentazione e connessione MIDI USB. Aggiornamenti firmware tramite USB.
Dimensioni: 252 mm di larghezza x 170 mm di profondità x 48 mm di altezza (compresi i comandi)
Peso: 0,9 kg
Street-price: 319 €
Distributore per l’Italia: Sound Wave Distribution srl
