Pigments: Arturia stavolta “clona” solo se stessa e ottiene un synth totalmente innovativo

Dopo anni di emulazioni virtuali dei più famosi hardware del passato, adesso la francese Arturia presenta un soft-synth ottenuto assemblando idee per lei totalmente nuove insieme ad alcuni moduli già presenti sui propri prodotti. Il risultato è un synth digitale nuovo, versatile, eclettico e pieno di vita. E fino al 10 gennaio si può usare gratis!

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La catena di sintesi | Sequencer, arpeggiatore, memorie | In provaConclusioni


Per anni il nome Arturia è stato sinonimo di soft-synth emulativi: la casa transalpina si è costruita una solida reputazione tra i musicisti PC-based coi suoi cloni di Minimoog, Yamaha CS80, Oberheim SEM e Prophet-5/VS (solo per citarne alcuni), e ha permesso a migliaia di appassionati di entrare in contatto con il suono di strumenti che altrimenti in hardware non avrebbero potuto incontrare mai.

Ma adesso evidentemente dalle parti di Grenoble devono aver sentito il bisogno di creare un sintetizzatore completamente nuovo, magari recuperando alcuni moduli già presenti in alcuni loro cloni e soprattutto una filosofia che a ben guardare era già presente nel polifonico hardware Origin: quest’ultimo infatti era un synth DSP-based che permetteva all’utente di assemblare una catena di sintesi basata su numerosi modelli di oscillatore e filtro desunti dai precedenti soft-synth di casa Arturia, dando così vita a una macchina proteiforme e infinitamente riconfigurabile.

Entra Pigments: in annuncio oggi 11 dicembre 2018 e direttamente in prova su queste pagine è un soft-synth per Mac e Windows fornito negli standard AAX, AU, VST2 e VST3. La regola è dunque “Multipiattaforma”, come del resto sono sempre i software Arturia. Il suo prezzo sarà di 149 Euro ma chi possiede una licenza V-Collection potrà godere di offerte personalizzate che gli verranno recapitate direttamente in mail. Inoltre, fino al 10 gennaio 2019 chiunque potrà scaricare e usare Pigments liberamente da questo link per conoscere il prodotto al meglio:

https://www.arturia.com/support/pigmentsgetfree

Questa versione avrà comunque un’attivazione limitata nel tempo.

 

La catena di sintesi

Il test si è svolto in assenza del manuale di istruzioni per potervi dare le informazioni su Pigments il giorno stesso del suo annuncio e quindi, data la complessità e vastità di funzioni a disposizione in questo soft-synth, non tutto potrebbe essere documentato pienamente. Un tanto premesso per il dovere di serietà che abbiamo costantemente nei vostri confronti, andiamo a dare un’occhiata molto, molto da vicino, come nostra abitudine da sempre: Pigments è un sintetizzatore che combina la sintesi sottrattiva della catena VCF/VCA con due Engine di generazione, ciascuno impostabile in modalità Analog o Wavetable: nel primo caso si hanno tre VCO e nell’altro un oscillatore a wavetable. I tre VCO hanno struttura tradizionale con sinusoidale, triangolare, dente di sega, quadra a simmetria variabile, controlli di intonazione Coarse e Fine, sync, un ulteriore generatore di rumore e controlli di modulazione.

L’Engine Analog

L’Engine a wavetable invece si basa su diversi folder di forme d’onda complesse (Building Waves, Natural, Processed, Synthesizers, Transform) il cui repertorio va da waveform “pure” generate matematicamente a suoni campionati, a riproduzioni di waveform di sintetizzatori famosi. Notevole anche la possibilità di importare wave proprie. È possibile scansionare le diverse waveform che compongono la wavetable in modalità discreta o continua, morphando una wave nell’altra, ed è possibile visualizzare tali waveform in 2D o 3D (per seguire forma d’onda e sua evoluzione nel tempo contemporaneamente). Una volta che la wavetable è stata selezionata, si può impostare per essa il punto di inizio lettura e poi modularla con le tecniche di Frequency Modulation (lineare o esponenziale), Phase Modulation (con sorgente di sync impostabile tra Key, Mod Osc, Self e Random), Phase Distortion (sei modalità autonome) e Wavefolding.

L’Engine Wavetable

Valida la possibilità di copiare Engine 1 su Engine 2 o viceversa, con o senza i dati di modulazione: questo consente di duplicare al volo un motore sonoro che si giudica particolarmente riuscito e raddoppiare così lo spessore della patch, magari facendo poi delle modifiche di dettaglio su ciascuno dei due Engine per differenziarli e “aprire” ulteriormente lo spettro timbrico.

Veniamo ora al capitolo filtri: questi sono due, indipendenti e configurabili in maniera continua (!) tra serie e parallelo grazie a un controllo a manopola e non a un selettore di modalità. Ciascun Engine di generazione può anche godere di routing proprio in quanto dispone di una manopola Filter Mix che dosa quanto del suo segnale va a Filter 1 e quanto a Filter 2. Si possono così creare configurazioni di filtraggio estremamente complesse, magari lasciando inalterata una Wavetable mentre l’altro Engine configurato in modalità Analog passa attraverso un tradizionale passa-basso risonante (giusto per fare un esempio). Nel comparto filtri è dove si vede di più l’eredità dei precedenti soft-synth di Arturia: i modelli a disposizione sono infatti otto, e tre sono prelevati da Mini-V (passa-basso Moog 24 dB/Oct), SEM-V (State Variable Filter a 12 dB/Oct) e Matrix-V (multimodo con sette opzioni). Vi sono poi altri cinque filtri denominati MultiMode (un diluvio di opzioni), Surgeon, Comb, Phaser, Formant. Con questo corredo di filtraggio (e ricordiamoci che se ne possono ingaggiare due contemporaneamente, anche di tipo diverso) Pigments ha a disposizione praticamente qualsiasi tipo di voicing di possa chiedere allo stadio di filtro di un synth.

La sezione filtri

Dopo i filtri e l’amplificatore, il segnale confluisce in uno stadio FX con due effetti Insert (A e B) e uno in mandata. I due effetti Insert possono essere configurati in serie o parallelo. Per ciascun effetto è disponibile una molteplicità di algoritmi, dalle modulazioni tradizionali come chorus e flanger, a echi, riverberi, panner, e così via.

La versatile sezione FX

Veniamo alle modulazioni, gestite tramite una serie di tab a fondo schermata denominate MIDI, Envelopes, LFO, Functions, Random, Combinate e Macros. Ciascuna di esse gestisce graficamente le tante sorgenti di modulazione di cui dispone Pigments, e che aggiungono ulteriore peso alla sua sterminata versatilità: abbiamo Pitch Bend, Portamento, tre inviluppi ADSR con Decay e Release loopabili, tre LFO con regolazione continua della waveform, tre Function multipoint variabili nel tempo secondo regole complesse e loopabili (già viste per esempio su CMI-V), tre diversi tipi di generatori random (Turing, Sample&Hold, Binary), una funzione Combinate ove due sorgenti vengono appunto combinate (scusate il bisticcio…) tra loro secondo regole matematiche, e infine quattro Macro che permettono di controllare più parametri contemporaneamente con un unico comando.

La sezione inviluppi

 

Una delle complesse Functions attivabili

 

Le Combinations

Una fascia intermedia tra la struttura “VCO/VCF/VCA” (fatemela chiamare così per semplicità) e la struttura delle sorgenti di modulazione permette di vedere l’azione di queste ultime in maniera animata in tempo reale. Ogni modulatore ha il suo colore, ed è forse per questo che il synth si chiama Pigments. L’effetto non è solo scenografico ma consente di tenere d’occhio l’intervento nel tempo delle modulazioni e quindi l’evoluzione del suono.

 

Sequencer, arpeggiatore, memorie

Come spesso accade per i soft-synth Arturia, anche qui vi sono degli ulteriori pannelli rispetto alla pagina di sintesi, da attivare con una pressione di icone dedicate. Premendo quindi Seq si accede al completo arpeggiatore/sequencer a step. È possibile editare sequenze che si sviluppano su sei “lane” (corsie) perché appunto per ogni step è possibile modificare più parametri: Pitch, Octave, Velocity, Trigger Probability, Gate Lenght, Slide. In questa maniera è possibile creare sequenze molto articolate, sia seguendo le modalità di sequencing più classiche dell’epoca vintage, che emulando la struttura delle sequenze in stile TB-303, che infine arrivando al sequencing probabilistico di questi anni.

Il sequencer a step

Se si invoca l’arpeggiatore, tutte le possibilità di editing sopracitate rimangono, con l’ovvia esclusione della lane Pitch che viene sostituita dall’algoritmo di arpeggio (As Played, Up, Down, Up&Down Inc, Up&Down Exc, Random).

Infine le memorie: da sempre un valore aggiunto dei soft-synth Arturia che ha poi fatto scuola anche presso molti altri sviluppatori, in questo caso il banco di memoria è già riccamente popolato da 645 preset ma sicuramente c’è da attendersi ulteriori espansioni. Intanto si può fare il browsing per categorie strumentali oppure selezionare i preset in base a tag basate su categorie e stili sonori (per esempio Acid, Agressive, Complex, Quiet, ecc…). Quest’ultima modalità si rivela estremamente utile per navigare velocemente e soprattutto proficuamente nei tanti suoni di Pixel.

La gestione dei preset

 

In prova

Arturia Pigments non è un synth vorace sulla CPU, e con il processore i7-7700k usato per il test il relativo meter lo vedi muoversi appena. Questa è una buonissima notizia anche in questa epoca di CPU potenti, perché spesso abbiamo progetti pieni di tracce, strumenti ed effetti virtuali, e allora se arriva un singolo soft-synth a “papparsi” gran parte della torta della potenza di calcolo poi diventa difficile gestire fluidamente il tutto. Dal punto di vista sonoro Pigments ricorda prima di tutto i PPG serie Wave e certi modelli Waldorf da essi derivati, con il suo suono di cristallo trasparente e rotondo, mobile ed elegante. Stiamo parlando soprattutto di suoni percussivi e pad, ma anche nei bassi le parole che vengono alla mente del sintetista navigato sono “PPG” e DX7”. Pigments non si muove insomma nei territori dell’emulazione analogica, e anche quando vuole farlo i factory preset ti portano poi in una reinterpretazione digitale e attuale dei suoni del passato. Per intenderci, parliamo di “digitale bello” e non di quel “digitale che nun je la fa’” a suonare bene. Oltre alle sonorità da digitale classico però Pigments è anche una bella macchina da EDM e da suoni complessi, sgranati, presenti e proiettati in avanti. Effetti, sequencer e Functions complesse aiutano tantissimo in questo risultato, ma è proprio il timbro di base a essere già di per sé attuale, mobile, complesso. La sensazione comunque è che Pigments possa fare davvero tantissime cose e che le probabili espansioni di preset tematici che usciranno potranno portarlo ciascuna in una direzione diversa. Dal punto di vista della programmazione, lo strumento è facile da usare anche nella sua complessità grazie all’interfaccia chiara, ben organizzata (l’esperienza Arturia si fa sentire!) e riscalabile a piacere in funzione della dimensione del proprio monitor. È comunque possibile perdersi per ore e ore ad esplorare le varie possibilità offerte, soprattutto grazie all’enorme versatilità della sezione di modulazione, del routing e varietà dei filtri, delle diverse combinazioni di effetto, ma forse soprattutto della grande versatilità di modulazione della wavetable.

Conclusioni

Dati il suo prezzo di 149 Euro (al netto degli sconti sopra citati per i proprietari di V-Collection) e le caratteristiche tecnico-sonore, Arturia Pigments dovrà vedersela sul mercato con nomi importanti della sintesi virtuale come NI Massive, Waldorf Nave e Xfer Records Serum. È probabilmente quest’ultimo il soft-synth con le maggiori somiglianze, ma rispetto a tutti i sui competitor Pigments ha molte carte da giocare sul fronte della semplicità d’uso, chiarezza dell’interfaccia grafica, suono classicamente elegante eppure attualissimo, modelli di filtraggio famosi, ricchezza di modulazioni, basso peso sulla CPU. Il “manico” di Arturia nel creare soft-synth si vede tutto!

 

Promo ufficiale

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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