Regali di Natale? Con le novità 2018!

Si avvicinano Natale e Capodanno, e quindi è il momento sia di pensare ai doni che di fare bilanci dell’anno appena trascorso. Niente di meglio dunque che stilare una lista di regali (da fare e anche da ricevere, se siete bravi di scrivere la vostra letterina a “Babbo Natale”…) proprio sulla base delle novità del 2018 che hanno suscitato più discussione e interesse su Synth Cafè. Questa è dunque la nostra lista, ma su Facebook sentitevi liberi di continuarla e integrarla con le vostre proposte: unica condizione è quella che i prodotti citati siano targati 2018!

 

La t-shirt di Synth Cafè (21,50 €)

Per chi vuole spendere poco ma fare comunque un regalo molto “synthetico” ecco a voi la nuova maglia di Synth Cafè, prodotta dalla creatività di Riccardo Sabatini e la qualità di Asatt. La maglia, serigrafata a mano da Feli Che, è attualmente disponibile in pre-order e la produzione partirà da metà gennaio. È in 100% cotone jersey prelavato da 185 g/m², ha colletto a costine 7/8″ senza cuciture e fettuccia sul collo e sulle spalle, spalle e giromanica con taglio europeo, doppie cuciture sulle maniche e sulla base. Per ordinarla: https://goo.gl/forms/GaCRrkjNMSFcGKhn2

 

Waves plug-in (da 29 $)

Waves non sta simpatica a tutti, e questo sia perché ha una politica di mail promozionali al limite dell’invadenza sia perché ha talmente tanti di quei prodotti che si è auto-inflazionata il catalogo con troppi compressori, troppi EQ, troppo di tutto. Eppure è un peccato chiuderla qui, perché Waves ha in catalogo sia plug-in poco interessanti sia delle vere e proprie gemme emulative che vanno davvero bene: è proprio su questi ultimi prodotti che vi consigliamo di puntare la vostra attenzione se volete fare o farvi un regalo di Natale valido e utile spendendo i canonici 29 dollari ai quali vengono proposti a rotazione molti prodotti. Attendete dunque il momento e prima o poi potreste mettere le mani su SSL G-Master Buss Compressor, i compressori in stile 1176 ed LA-2A di Chris Lord Alge (CLA Compressors), il validissimo H-Delay Hybrid Delay, l’eterno L2 Ultramaximizer, l’ottimo e classico SSL G-Equalizer, e molti altri ancora.

 

VCV Rack 2.0 (99,00 $)

VCV Rack è stata finora una piattaforma freeware per lo sviluppo e il play di sintetizzatori virtuali in parte originali e in parte clonati da modelli realmente esistenti in hardware. Il numero di versione sempre pari a “zero.qualcosa” ha indicato chiaramente che secondo il suo sviluppatore Andrew Belt il prodotto fosse una beta ancora pronta per il suo rilascio ufficiale, ma adesso cambia tutto. VCV Rack, oltre a una futura versione 1.0 che resterà free, debutta con una versione 2.0 in formato payware che soddisfa alcune importanti richieste finora avanzate dall’utenza: il prodotto sarà disponibile come VST2 a 64 bit, e probabilmente anche nei formati AAX, AU e VST3. Saranno possibili istanze multiple all’interno dello stesso progetto della DAW, automazione dei parametri, rendering offline, pilotaggio via MIDI, aggancio al trasporto della DAW e audio multicanale. Decisamente un salto in avanti, con il prezzo che certamente non è più zero ma che rimane ancora abbordabilissimo.

 

Arturia Pigments (149 €)

Pigments è il nuovo soft-synth di Arturia, e stavolta non è un modello emulativo ma una completa e originale macchina a wavetable. Qualcuno ha detto che una copia fuori tempo massimo di Serum, qualcun altro di Massive, ma noi pensiamo che questa realizzazione Arturia abbia un voicing personale e soprattutto un’operatività chiara e immediata che gli danno delle carte molto valide da giocare contro i competitor sopra citati. Potete leggere qui il nostro test completo, e all’interno dell’articolo c’è anche il link per scaricare gratuitamente la versione full di prova, attiva fino al 10 gennaio 2019: insomma, potete farvi il regalo di Natale dopo averlo provato con comodo fino alla Befana…

 

IK Multimedia UNO Synth (220 € circa)

Piccolo, portatile, completamente progettato e prodotto in Italia e soprattutto realmente analogico: è il ritratto del primo sintetizzatore hardware di IK Multimedia, realizzato in collaborazione con la Soundmachines di Davide Mancini. UNO Synth è un completo sintetizzatore monofonico con due oscillatori, originale filtro multimodo a 12 dB/Oct, arpeggiatore, sequencer a pattern, delay e un completo editor/librarian multipiattaforma che ne estende la versatilità. Il suo suono è bello, dritto e aperto, infuso di brivido e vitalità come si ricerca nel real-analog. Il rapporto prezzo/funzioni/suono/dimensioni è imbattibile! Se volete leggere il nostro test completo di UNO Synth, ecco il link: http://newmusicalinstruments.it/2018/10/ik-multimedia-uno-synth-piccolo-analogico-e-imbattibile/

 

Modal Skulpt (299 €)

La Modal Electronics è un’azienda britannica che ha rilasciato alcuni tra i sintetizzatori più importanti, innovativi e costosi degli ultimi anni (i modelli 002 e 008), ma recentemente si è fatto il suo nome soprattutto per il piccolo Skulpt: quest’ultimo è un synth virtual analog con quattro voci e ben otto oscillatori per voce. Questa caratteristica consente a Skulpt di fare dei portentosi Unison, ma anche di operare in modalità duofonica e polifonica con risultati molto vari e un suono personale che non somiglia a niente altro. Vi sono un filtro multimodo a stato variabile, tre generatori di inviluppo, una matrice di modulazione a otto slot, due LFO, sequencer e arpeggiatore, 128 memorie di patch e 64 per le sequenze, tastierino musicale integrato, possibilità di polychain tra più unità, alimentazione via USB o sei batterie stilo, editor multipiattaforma, coperchio integrato. Finora Skulpt è stato disponibile tramite Kickstarter e proprio Synth Cafè si è reso protagonista di un interessante group-buy di 20 unità. Ora però sta iniziando la distribuzione attraverso i normali canali “analogici” e adesso lo strumento è importato e distribuito nei negozi italiani da Midiware.

 

Behringer Neutron (299 € circa)

Neutron è il synth che ha sparigliato le carte del mercato dei synth analogici semimodulari low-cost, e ha dimostrato a tutti che Behringer non è solo “quella dei cloni”: si tratta infatti di un progetto originale a due oscillatori, filtro multimodo a 12 dB/Oct, due ADSR e un LFO, stadi di overdrive e delay e soprattutto una completa patch-bay che permette al Neutron sia di riconfigurare i propri moduli in percorsi diversi da quelli normalizzati in fabbrica, sia di integrarsi con un sistema Eurorack e anzi fornire ad esso preziosi moduli utili a costruire un sistema più completo senza spendere un patrimonio. Le doti di funzionalità ed economicità di Neutron però servirebbero a poco se questa macchina “non suonasse”: a per fortuna Neutron “suona”, eccome se suona: ha un timbro personale, versatile, potente, penetrante eppure eufonico. E se il pannello rosso a qualcuno non piace, bisogna ammettere che è molto in tema col periodo natalizio! Qui il link al nostro completissimo test: newmusicalinstruments.it/2018/07/behringer-neutron-la-nuova-stella-del-semimodulare-low-cost/

 

ADAM T7v (399 € la coppia)

Puntuale come una cambiale, ritorna ogni settimana su Synth Cafè la domanda “Raga che monitor compro?”. Finora in fascia bassa c’era un “buco” tra i circa 300 Euro dei modelli entry-level che abitualmente raccomando (PreSonus Eris E5 e JBL LSR305) e i più completi e realmente full-range Focal Alpha 65 (sui 560 €): in mezzo, ovvero nella fascia a cavallo dei 400 Euro, c’erano finora diversi modelli in vendita, ma nulla che realmente giustificasse la maggior spesa rispetto ai primi e non facesse rimpiangere di non aver alzato il budget per arrivare ai secondi. Adesso però è sbarcata la nuova serie T di ADAM: il modello T7v offre tantissimo in rapporto al prezzo e garantisce una buona discesa in basso grazie al woofer da 7” in polipropilene e il cabinet piuttosto grande. In alto è il solito tweeter in tecnologia U-ART a farla da padrone in termini di articolazione e dettaglio (bruciate la casa a quelli che vi dicono che il nastro trapana le orecchie 😉 …). Il risultato globale è un monitor completo, rivelatore e dalle insospettabili qualità musicali per questa fascia di prezzo. Fate un regalo al vostro studio, compratevi un monitor che vi faccia sentire bene tutti gli altri strumenti che avete. A breve arriverà anche il nostro test completo su questo interessantissimo diffusore da studio.

 

Spectrasonics Omnisphere 2.5 (399 €)

No, non è un errore: Omnisphere è in questa lista perché, nonostante esista dal 2008, è stato upgradato nel corso del 2018 a una nuova versione 2.5 che cambia moltissime cose in questo famoso soft-synth, e per certi versi lo rende una proposta completamente nuova: le patch ora hanno quattro layer timbrici e non due, vi sono 100 nuove wavetable, nuovi filtri a stato variabile, una matrice di modulazione raddoppiata, otto LFO e 12 inviluppi. In più è supportata una nuova modalità di sintesi granulare che espande ulteriormente le tipologie di suoni raggiungibili da Omnisphere. 1.000 nuove patch sono fornite per sfruttare le nuove caratteristiche, portando il numero complessivo di suoni forniti a oltre 14.000. Ma la novità più grande della versione 2.5 è certamente la Hardware Synth Integration: grazie ad essa, oltre 30 synth hardware tra i più famosi (Moog, Dave Smith Instruments, Roland, Korg, Novation, Nord, Access, Studiologic, Sequential) sono pre-mappati alla catena di sintesi di Omnisphere senza che l’utente debba compiere tediose operazioni di assegnazioni MIDI. Questo rende l’editing di Omnisphere pressoché uguale a editare i suoni sul synth hardware collegato, perché i parametri di quest’ultimo vengono automaticamente assegnati a quelli di Omnisphere e il software adegua la struttura della propria catena di sintesi in funzione della macchina hardware collegata! Ciò porta l’esperienza d’uso a un livello davvero esaltante. Per i proprietari di Omnisphere 2, il passaggio a 2.5 è gratuito, ma anche per chi non possiede il prodotto il prezzo di acquisto de “la madre di tutte le workstation” è assolutamente abbordabile e vale fino all’ultimo cent richiesto.

 

Native Instruments Maschine MkIII (599 €)

La terza iterazione della serie Maschine include anzitutto l’attesissima interfaccia audio a bordo del controller, che così ora dispone di una voce propria (anche se resta una periferica del computer, perché è tuttora escluso l’impiego stand-alone): vi sono due In di linea e un In microfonico, nonché due Out con risoluzione 24 bit/96 kHz. I pad percussivi RGB sono ora più grandi, vi sono due schermi a colori già visti come concetto sulla precedente Studio, nuovi pulsanti dedicati che rendono più veloce il workflow, pulsanti Open e Save dedicati per eseguire le più frequenti operazioni sui file senza toccare il mouse. Sul fronte dei comandi fisici vi sono le otto manopole sensibili al tocco già viste sulla Studio e la nuova Strip capacitiva per gestire pitch, modulazioni e scratch. Se desiderate una beat-box e non disdegnate l’uso del PC come centro di controllo, Maschine è un package difficilmente battibile nella sua fascia di prezzo. Inoltre può comandare tutti gli strumenti virtuali che supportano lo standard NKS, di Native Instruments ma anche di tante altre marche. Mandate al diavolo quelli che vi dicono “ma è solo un controller, troppi soldi!” perché perdono di vista la profonda integrazione hardware/software di questo potentissimo e fortemente creativo sistema.

 

Novation 49 SL MkIII (599 €)

Novation rinnova la sua gamma di tastiere master più evolute con questa terza versione MkIII, e cambia tutto: accanto a un keybed come sempre di altissima qualità compaiono adesso una forte integrazione con Ableton Live, un sequencer a pattern con otto tracce e automazione memorizzabile, un arpeggiatore e un completo set di connessioni che oltre al classico MIDI include ora anche due porte CV/Gate per il controllo (via comandi di bordo o sequencer) di macchine in standard Eurorack. In questa maniera, SL MkIII si propone come centro di controllo fisico per chi abbia un sistema hardware anche discretamente complesso e abbraccia l’approccio DAW-less per chi lo desideri. In Novation hanno fatto un ottimo lavoro per integrare in questa macchina tutte le più recenti istanze provenienti dal mercato, e quindi ci aspettiamo che ben presto le SL MkIII (esiste anche la versione 61 tasti) diventeranno molto diffuse. A brevissimo noi di New Musical Instruments pubblicheremo un test di questa validissima macchina, quindi restate in ascolto!

 

Korg Prologue (1.290 € ca. versione 8 voci, 1.590 € ca. versione 16 voci)

Il Prologue di Korg è uno dei grandi sintetizzatori polifonici realmente analogici usciti quest’anno e rappresenta una proposta davvero interessante e originale grazie al suono personale e ad alcune soluzioni tecniche innovative: anzitutto vi sono due VCO tradizionali con forme d’onda quadra, triangolare e sawtooth e funzioni di waveshaper, ring modulation, sync e cross modulation. Vi è poi Multi Engine, ovvero un terzo oscillatore ma stavolta digitale, con tre modalità operative: Noise, Variable Phase Modulation/VPM, User. In quest’ultima modalità l’oscillatore digitale potrà essere riconfigurato a piacere tramite un editor, secondo le esigenze e capacità di programmazione dell’utente. Prologue è poi completato da un VCF passa-basso a 2 poli, circuito Drive integrato per la saturazione, filtro passa-alto a frequenza fissa con comando On/Off, VCA con ADSR dedicato al controllo del volume, secondo ADSR dedicato alla modulazione del VCF/di Osc 1 e Osc 2/del singolo LFO disponibile. Vi sono anche due blocchi di effetti: Modulation Effect (8 algoritmi di Chorus, 3 Ensemble, 8 Phaser, 8 Flanger + uno programmabile in futuro dall’utente!!!) e Delay/Reverb Effect (12 algoritmi di Delay, 10 di Reverb). La macchina in definitiva è davvero un progetto innovativo, che forse merita ancora di essere scoperto fino in fondo come merita. E il prezzo è assolutamente competitivo in rapporto a quanto offerto e alle potenzialità sonore.

 

Moog One (6.699 € ca. versione otto voci, 8.699 € ca. versione 16 voci)

Natale è anche il momento giusto per sognare, oppure per farsi un regalo da sogno se si hanno le disponibilità economiche “giuste” 😉 Quale sogno è dunque migliore dell’ultimo dream-synth di Moog? Il polifonico One è stato appena presentato eppure è già un’icona del panorama delle macchine odierne: generazione real-analog su otto o 16 voci, tre VCO di nuova progettazione per ciascuna voce, due filtri analogici, una doppia sorgente di analog noise, un mixer con external input, quattro LFO, tre generatori d’inviluppo.  Ogni sezione timbrica fra le tre disponibili (Synth 1, Synth 2 e Synth 3) può essere gestita da tastiera in modo split o layer, sfruttando le cinque ottave sensibili a dinamica e aftertouch. Ogni sezione timbrica ha il proprio arpeggiatore e il proprio sequencer, per suoni stratificati di grande movimento e complessità. Moog One ospita inoltre una sezione effetti Eventide. Il monumentale cabinet è in legno di frassino, il pannello è in alluminio spazzolato e ospita 73 potenziometri e 144 interruttori per il controllo diretto dei parametri più significativi. In aggiunta, ciascun modulo operativo è dotato di un interruttore “More” con il quale far comparire sul display full color i menu di parametri aggiuntivi.

Per vedere sulla nostra pagina Facebook la demo di Moog One fatta da Enrico Cosimi all’ultimo Soundmit di Torino seguite il link https://www.facebook.com/newmusicalinstruments/videos/254747305145313/

 

Due ultimi consigli, totalmente gratuiti

Il primo consiglio che ci sentiamo di darvi, è quello di approfittare di queste vacanze natalizie per leggere fino in fondo e con attenzione il manuale dello strumento più potente, complesso e ancora inesplorato che avete: vanno bene i gruppi Facebook nei quali fare le domande, vanno bene i video tutorial oggi tanto di moda, ma nulla sostituirà mai la conoscenza di prima mano, quella conoscenza approfondita che solo voi stessi potete maturare studiando a fondo lo strumento che possedete e che certamente vi è costato sacrifici. Leggete dunque con attenzione il suo manuale, e solo così ne diverrete davvero padroni.

Il secondo consiglio è quello di non comprare nulla che non vi serva davvero: va bene il clima natalizio, vanno bene le offerte speciali ancora in corso, ma fate in modo che la GAS (Gear Acquisition Syndrome) non si impossessi di voi e non vi faccia buttare soldi in cose che non vi servono davvero, che non siano in grado di dare suoni nuovi o un nuovo workflow alla vostra musica. Perché gli strumenti musicali sono appunto “strumenti” della nostra creatività, null’altro.

Buone Feste a tutti!

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 800 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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