Universal Audio Apollo x6, l’interfaccia audio ideale per l’elettronica

Non costa due lire, d’accordo. Ma per un project-studio che faccia seriamente, la sua combinazione di funzioni, connettività, processing, qualità audio e stabilità è una tentazione irresistibile. Conosciamola meglio…


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Perché è importante una buona interfaccia audio | La serie Apollo X | Apollo x6 | Il pannello frontale: controlli, display e connessioni | Il pannello posteriore e le connessioni | DSP e plug-in | In prova | ConclusioniScheda tecnica|


Diciamolo subito: siamo davanti a un’interfaccia audio che costa circa 2.500 Euro, richiede connettività Thunderbolt su PC Mac e Windows, offre un ampio corredo di I/O, ha funzioni di monitor controller e offre una elevata capacità di processing tramite i plug-in proprietari UAD che possono girare al suo interno e non sulla CPU del computer grazie alla presenza interna di sei DSP Sharc. Siete ancora lì, a leggere? Oppure state pensando “tanto per me un carrarmato del genere è inutile, mi bastano due ingressi e due uscite, e per l’interfaccia audio voglio spendere il meno possibile”?

In questo articolo, al di là del test di un pezzo di ferro, voglio condividere con voi il mio percorso personale e le mie riflessioni maturate in 23 anni di esperienza con l’hard disk recording, per farvi capire quanto valore aggiunto possa dare un dispositivo come questa Apollo x6 a uno studio domestico evoluto, soprattutto in situazioni di produzioni elettroniche. Ma prima di tutto dobbiamo capire…

 

Perché è importante una buona interfaccia audio

L’interfaccia audio, come ampiamente noto, è quel device che da un lato converte i segnali analogici in formato digitale e li porta all’interno del PC per essere registrati in DAW (conversione A/D), e che dall’altro porta fuori dal PC i segnali presenti nella DAW e li converte in analogico per consentire il monitoraggio delle varie fasi di sound design, composizione, produzione, registrazione, mixaggio, e infine mastering (conversione D/A). Per fare queste operazioni l’interfaccia audio ha bisogno di un bus per collegarsi al computer, e negli anni si sono usati in proposito FireWire (IEEE 1394), USB e Thunderbolt nelle loro varie versioni. Serve anche un pezzettino di software (il driver) che si incarica di far dialogare l’interfaccia audio con il sistema operativo del PC e quindi rendere i suoi I/O utilizzabili dalla DAW.

Da questa definizione ne discendono quattro cose:

– Che la qualità audio dei segnali analogici che vengono registrati è determinata totalmente dalla qualità della conversione A/D dell’interfaccia: tale qualità non è più modificabile a posteriori (quindi meglio che sia buona!) e sarà percepita da chiunque ascolti quella registrazione.

– Che la qualità audio di ciò che si monitora (segnali registrati + synth software generati dentro la DAW) dipende totalmente dalla qualità della conversione D/A dell’interfaccia: tale sezione non avrà alcun riflesso qualitativo sul master finale che sentiranno gli altri, se lo si esporta direttamente dalla DAW, ma viceversa avrà un grosso peso su quanto sente il fonico-musicista durante tutte le fasi della lavorazione perché è “la voce” del PC che si sta usando.

– Che la scelta del bus di collegamento è l’elemento-chiave per determinare cosa potrà e cosa non potrà fare un’interfaccia audio in termini di numero di I/O gestibili, risoluzione e tempi di latenza.

– Che la stabilità del driver dell’interfaccia influenza pesantemente la stabilità di tutto il sistema di registrazione digitale.

Va poi osservato che negli anni, dentro l’interfaccia audio come l’abbiamo definita sopra sono state aggiunte altre funzioni, non strettamente indispensabili da avere all’interno in quanto possono anche essere fornite tramite altri dispositivi, ma comunque connesse al processo di registrazione ed elaborazione digitale del suono:

– preamplificazione microfonica, per collegare direttamente diversi tipi di microfoni e portarli al livello necessario ai convertitori per svolgere il loro lavoro;

– elaborazione interna di plug-in, per far girare dentro uno o più DSP presenti dentro l’interfaccia audio dei processori e strumenti virtuali di alta qualità senza pesare sulla CPU del computer;

– gestione del monitoraggio dello studio, del routing da mandare in ascolto e del volume di riproduzione.

Ecco, la serie Apollo X di Universal Audio Digital (UAD) nasce proprio per indirizzare con un alto livello qualitativo tutte queste necessità e, offrendo tutte queste funzioni, si propone di diventare il centro nevralgico dello studio. Logico quindi che se si condivide tale approccio, sia ragionevole decidere di investire una cifra importante del proprio budget per godere di prestazioni elevate e certezza operativa in ogni momento della lavorazione audio.

 

La serie Apollo X

In giro dal 2018, la serie Apollo X nasce come evoluzione del precedente range Apollo e si compone di diversi modelli che si differenziano sostanzialmente per un differente numero di ingressi/uscite e per il numero dei DSP montati a bordo per far girare i plug-in UAD. Vi sono viceversa dei punti-chiave che sono condivisi da tutta la serie:

– elevata qualità audio, sia in A/D che in D/A;

– bus Thunderbolt 3 per garantire il massimo oggi possibile in termini di ridottissima latenza e stabilità del sistema;

– preamplificatori microfonici Unison che emulano le personalità timbriche di famosi preamp boutique dei decenni passati grazie a un’architettura che va a modificare sia la configurazione hardware del circuito di preamplificazione che il comportamento modellizzato in software di tali preamp. Modificare il comportamento hardware tra l’altro ha la funzione di caricare con un’impedenza diversa i microfoni collegati alla Apollo, e quindi ne influenza la risposta;

– connettività ADAT per espandere il numero di I/O base;

– funzioni di monitor controller.

Sicuramente la mancanza di connettività USB dispiacerà a diversi utenti PC: se infatti il bus Thunderbolt è presente da anni sui Mac, esso è più raro sul mondo PC, e in particolar modo è spesso assente sui portatili. Con questa nuova serie X infatti UAD ha optato per una scelta no-compromise sul bus in modo da permettere una latenza bassissima già nelle normali operazioni di registrazione/riproduzione che passano per il buffer della DAW. Ma ciò che è più importante è che grazie alla profonda integrazione hw/sw del sistema e alle prestazioni del Thunderbolt tale latenza scende ulteriormente nel live monitoring e mentre si suonano gli strumenti virtuali perché attraverso l’applicazione UAD Console (che si interpone tra driver e DAW) i segnali vengono ruotati direttamente all’hardware senza passare per il buffer della DAW: si arriva così a latenze dell’ordine di 1,1 msec in monitoraggio usando 96 kHz di sampling rate di progetto. Inoltre grazie al fatto che i plug-in girano direttamente nell’hw Apollo e che si controllano con l’app Console, essi possono essere utilizzati in real-time mentre si registra senza aggiungere ulteriore latenza a tale numero, al contrario di quanto accadrebbe se si usassero in insert su un normale ingresso della DAW.

In un articolo separato andremo a conoscere tutte le funzioni del potente applicativo Console, che è essenziale per sfruttare appieno tutte le numerose potenzialità di Apollo X, ma intanto andiamo a conoscere la serie:

– il modello Apollo Twin X è l’entry-point della serie, ha configurazione da tavolo, possiede due In e quattro Out analogici e può venir fornito con due o quattro DSP interni per i plug-in;

– il modello Apollo x4 è ancora un’interfaccia desktop, ha quattro In e sei Out analogici ed è equipaggiato con quattro DSP di elaborazione interna;

– i modelli Apollo x6 (6 In/8 Out), Apollo x8 (8 In/10 Out), Apollo x8p (8 In/10 Out) sono tutti modelli da rack dotati di sei DSP di elaborazione interna per i plug-in UAD e si differenziano tra loro solo per il numero di ingressi/uscite analogiche e quello dei preamplificatori microfonici (due nel modello x6, quattro in x8 e otto in x8p). In questa maniera ciascuno può scegliere la configurazione di I/O più vicina al proprio modo di lavorare e soprattutto pagare solo il numero di preamp che effettivamente userà: se non si registra mai con più di uno o due microfoni per esempio, il modello x6 è l’ideale;

– il modello Apollo x16 infine è il top della serie in quanto offre prestazioni di conversione ancora migliorate rispetto agli altri modelli ma non è dotato di alcun ingresso microfonico in quanto è pensato soprattutto per studi professionali che abbiamo bisogno di 16 In/18 Out solamente di linea.

UAD Apollo x6 - Le unità rack della serie

Per tutti i modelli è interessante notare che c’è sempre una coppia di uscite analogiche L/R in più rispetto agli ingressi in quanto esse sono denominate Monitor e destinate principalmente alla connessione diretta ai monitor dello studio. Di default sarà a questa coppia di uscite che verrà mandato il segnale in ascolto e su di esse agirà il comando di volume della sezione monitor controller dell’interfaccia. Ad ogni modo il routing del monitoring è completamente configurabile via app UAD Console e tra l’altro i modelli da rack possono essere utilizzati anche in impieghi surround per gestire sistemi di ascolto fino a 7.1 canali, il tutto con un controllo unificato del livello di playback.

È anche importante rilevare come il sistema UAD permetta di usare più unità Apollo insieme in modo da espandere sia il numero di ingressi/uscite a disposizione, grazie alla capacità di mettere in cascata fino a quattro interfacce sul bus Thunderbolt.

 

Apollo x6

Dopo le presentazioni “di famiglia” ormai sapete già parecchio anche sul modello x6, ma andiamo comunque a guardarlo più da vicino col metodo che a me tanto piace della disamina analitica.

Apollo x6 è dunque un’interfaccia audio da rack con un ingombro di una unità (1U) con uno chassis interamente in metallo e parecchio sviluppato in profondità. La costruzione è pienamente meritevole del termine “professionale” per la qualità dei materiali, la robustezza e sicurezza di funzionamento che evidenziano i comandi frontali, l’ottima fattura dei connettori e la generale sensazione di pregio costruttivo. L’unico appunto che qualcuno potrebbe sollevare è che l’alimentatore è esterno ed è costituito da un power brick dalle dimensioni piuttosto importanti: in proposito va però osservato che, oltre ai già noti benefici dell’uso di alimentatori esterni (maggiore economicità costruttiva, maggiore facilità di certificazione CE, eliminazione di gran parte dei disturbi potenzialmente indotti da un alimentatore interno) qui non ci sarebbe nemmeno stato lo spazio per collocare una sezione di alimentazione all’interno dello chassis senza dover andare su un contenitore rack alto 2U.

UAD Apollo x6 - L'interno

L’interfaccia UAD è capace di registrare con sampling rate comprese tra i 44,1 e i 192 kHz, essendo quindi in grado di lavorare sui più comuni formati di risoluzione standard e hi-res. Assolutamente degno di nota l’accorgimento progettuale di usare due diversi cristalli oscillatori al quarzo per derivare le diverse sampling rate, uno per i multipli di 44,1 kHz e l’altro per quelli di 48 Khz, allo scopo di ridurre il jitter e quindi migliorare la qualità sonora.

Il channel-count indicato da UAD è 16 x 22, ovvero 16 ingressi su 22 uscite, ed è così suddiviso:

Ingressi

  • sei canali analogici con ingresso Line bilanciato, con possibilità per i primi due canali di essere convertiti in Mic bilanciato e accogliere microfoni con alimentazione Phantom, oppure Instrument sbilanciato per strumenti passivi con circuito di uscita ad alta impedenza (chitarre, bassi, piani elettrici);
  • otto canali di ingresso digitale in formato ADAT, con possibilità di gestire sampling rate (SR) fino a 96 kHz tramite collegamento S/MUX, oppure quattro canali ADAT a 192 kHz;
  • due canali di ingresso digitale in formato S/PDIF, con supporto di SR fino a 192 kHz.

Uscite

  • otto uscite analogiche Line bilanciate, di cui due denominate Monitor;
  • due uscite stereo per cuffia (totale quattro canali), indirizzabili separatamente rispetto al Monitor;
  • otto canali di uscita digitale in formato ADAT, con possibilità di gestire sampling rate (SR) fino a 96 kHz tramite collegamento S/MUX, oppure quattro canali ADAT a 192 kHz;
  • due canali di uscita digitale in formato S/PDIF, con supporto di SR fino a 192 kHz.

Una nota molto interessante e destinata a semplificare non poco il lavoro in studio: a differenza di altri prodotti meno versatili, Apollo x6 permette di tenere collegati contemporaneamente ai primi due ingressi sia le sorgenti linea che i microfoni. Ciascuna di queste due fonti ha infatti un suo ingresso fisico dedicato sul pannello posteriore, che poi verrà scelto al momento della registrazione direttamente dal pannello frontale o da UAD Console. Lasciare i microfoni connessi all’interfaccia anche quando si vogliono usare gli input di linea è una grossa comodità quando la Apollo è inserita in rack, e non occorre dunque fare un noioso attacca/stacca ogni volta. Gli ingressi Instrument invece, quando rilevano un jack inserito, danno la precedenza a questo segnale.

 

Il pannello frontale: controlli, display e connessioni

L’analisi del frontale evidenzia un layout intuitivo che permette di operare direttamente sull’interfaccia, ma non va dimenticato che essa può anche essere messa lontano e operata integralmente attraverso il sw Console: qui sarà questione di gusti, ma personalmente mi fa piacere poter agire manualmente sui due pomelli fisici per dosare direttamente il gain dei preamp e il livello di ascolto in monitor, nonché di guardare i bei peak meter rappresentare i livelli di ingresso e monitoraggio.

Da sinistra, il pannello ospita il logo UA che si illumina ad apparecchio acceso, un microfono di talkback che è “nascosto” nel frontale, e poi i due jack TS per gli ingressi Instrument 1 e 2 a 1 MOhm di impedenza. Segue il manopolone che controlla il gain dei preamplificatori degli ingressi 1 e 2, e che ha tre funzioni:

  1. ruotandolo imposta il guadagno in un range di 65 dB;
  2. premendolo sceglie se controllare Input 1 o Input 2;
  3. mantenendolo premuto per due secondi entra in Unison Gain Stage Mode.

Quest’ultima modalità può essere attivata quando in Console si inserisce un plug-in dotato della funzione Unison, e in tal caso possono esserci a disposizione fino a tre parametri di guadagno posti in punti diversi del circuito. Con il canale in questa modalità si possono allora controllare tutti e tre i parametri, ciclando tra di essi con pressioni successive della manopola.

I controllo di gain è circondato da una corona di LED che si illuminano progressivamente in verde man mano che si alza il gain. Se ci si trova in Unison Gain Stage Mode i colore cambia tra arancione, ambra e verde a seconda di quale dei tre stadi di guadagno si sta controllando.

Proseguendo verso l’area display troviamo sei pulsanti metallici, piccoli ma precisi, che governano altri aspetti di configurazione dei canali 1 e 2: selezione tra le porte Line, Mic e Hi-Z; attivazione della Phantom a +48 V sull’XLR del microfono; inversione di fase; attivazione di un filtro passa-alto con fc a 75 Hz e pendenza di 12 dB/Oct per eliminare il rumble associato a calpestii, ronzii di rete e altri disturbi indesiderati; attivazione di un pad di -20 dB sui soli ingressi Mic per evitare saturazioni dei preamp in caso di segnali di SPL molto elevata; funzione Link per collegare i canali 1 e 2 e renderli così un unico ingresso stereo a comandi unificati. Tutti questi pulsanti tranne quello della selezione ingressi hanno un LED integrato che segnala il loro stato.

UAD Apollo x6 - Frontale lato sinistro

Il display a fianco dei pulsanti offre l’indicazione luminosa della presa attiva sul canale 1 o 2 in quel momento selezionato, e in caso di attivazione della modalità Unison Gain Stage Mode, quale dei tre parametri U1/U2/U3 è in editing sul manopolone Preamp.

Se vi state chiedendo dove siano gli analoghi comandi per gli ingressi 3/4/5/6, la risposta è… Non ci sono, non esistono, perché gli ingressi da 3 a 6 sono solo di linea a livello fisso per cui non vi è alcun parametro da controllare per essi. Può sembrare una limitazione, ma in realtà è una diretta discendenza della scelta di aver dotato x6 di due soli preamplificatori sui primi due canali. Tra l’altro tali preamp sono anche bypassabili, per cui in caso si abbia la necessità di registrare solo sorgenti di linea si può godere della prestazione più trasparente possibile: va infatti evidenziato come ormai in quasi tutte le interfacce più economiche lo stadio preamplificatore a guadagno variabile sia sempre inserito prima del convertitore A/D, senza possibilità di bypassarlo sia che si usi la porta microfonica che quella di linea. In queste macchine quindi si ha sempre uno stadio di preamplificazione in serie al segnale, anche quando non occorrerebbe. Lode quindi a Universal Audio per aver inserito la possibilità di bypassare completamente i preamp di Apollo x6, a testimonianza di una mentalità costruttiva veramente professionale e di un forte orientamento di questo modello all’uso con strumenti elettronici.

Tornando al display, compaiono qui dei LED-ladder a 10 segmenti con funzione di peak-meter: ve ne sono sei per gli I/O da 1 a 6, due inattivi (lo schermo è lo stesso usato per le versioni a otto canali di input/output), più altri due sempre attivi sull’uscita Monitor a sottolineare la sua centralità nella architettura Apollo. Sullo stesso display sono presenti anche indicazioni luminose sulla frequenza di clock e sulla sua sorgente interna o esterna (con diversi codici-colore per segnalare eventuali problemi del clock esterno). Un pulsante Meter determina se sui primi LED-ladder verranno visualizzati i livelli di input o quelli di output, mentre gli due altri pulsanti Alt e Fcn richiedono qualche spiegazione in più: Alt in particolare permette di collegare ad Apollo x6 due set di monitor distinti, di cui il primo collegato appunto ai jack Monitor e il secondo ai jack di uscita 1 e 2. In questa configurazione, che si imposta tramite app Console, la pressione del tasto Alt commuta l’ascolto sulla prima o sulla seconda coppia di monitor, permettendo dunque di alternarli a seconda della necessità.

Non è tutto, perché anche una terza coppia di monitor può essere collegata, in questo caso ai Line Out 3 e 4, e allora è possibile programmare il tasto a funzione assegnabile Fcn per attivare essa. In alternativa, Fcn può essere programmato per mettere il segnale di monitoraggio in mono, per attenuarlo al volo di una quantità di deciBel definibile dall’utente o infine per attivare il talkback grazie al microfono integrato presente sul frontale. Come si vede, le funzionalità di monitor controller di Apollo x6 sono molto avanzate e consentono di evitare l’uso di una box esterna da dedicare a questo scopo, mantenendo quindi il segnale “pulito” e riducendo a zero la necessità di ulteriori connessioni.

UAD Apollo x6 - Frontale lato destro

La manopola Monitor imposta il livello di monitoraggio quando ruotata, mentre se premuta mette in Mute le uscite Monitor in quel momento attive. La corona di LED che la circonda segnala il livello di ascolto della porta Monitor quando illuminata in verde, il muting degli out quando è rossa, il livello delle porte Alt 1 quando è arancione, e infine il livello delle porte Alt 2 quando è ambra. Se invece è attiva una delle funzioni Dim, Mono o Talkback, la corona lampeggia. Ancora a fianco troviamo due porte cuffia su jack stereo da 6,35 mm, ognuna con la sua manopola di volume dedicata: di base queste due uscite replicano il segnale presente sulle uscite Monitor, ma è possibile creare per esse dei cue-mix indipendenti usando l’app Console oppure collegandole a bus separati della DAW. Il test della x6 ha evidenziato come il livello di uscita di queste porte non sia altissimo, consigliando quindi l’adozione di modelli ad alta sensibilità e bassa impedenza. Il pannello è chiuso a destra da uno switch di alimentazione dal piacevole gusto vintage e soprattutto dal funzionamento netto e sicuro. Al momento di spegnimento/accensione si possono distintamente udire i rumori dei relè che attaccano/staccano le connessioni in modo da garantire la totale assenza di bump nei monitor e di qualsiasi altro fastidio.

 

Il pannello posteriore e le connessioni

Il fatto di trovarsi davanti a un’unità di taglio nettamente pro è ben evidente dall’analisi del pannello  posteriore, austero ma ricco di tutte le connessioni necessarie in uno studio anche ben equipaggiato. Stavolta ci spostiamo da destra a sinistra e troviamo subito gli XLR per i due ingressi microfonici 1 e 2. Segue un po’ di spazio vuoto (che invece sui modelli x8 e x8p si riempie con i rispettivi quattro e otto input micro), e poi sei jack TRS per gli ingressi bilanciati di linea.

UAD Apollo x6 - Posteriore analog

Seguono poi altri otto jack TRS, stavolta per le uscite bilanciate Monitor e Line 1/6. Da notare che queste ultime sono marcate sul pannello come Alt/Surround perché oltre che poter essere impiegate come uscite di monitoraggio alternative, esse possono anche alimentare un sistema di ascolto multicanale. Nulla comunque vieta di usarle come semplici uscite verso un mixer, un sommatore, oppure come mandate verso unità di effetti esterni che poi rientreranno dagli input. Le uscite Monitor possono essere settate per lavorare a +4 dBu o -10dBV di livello di riferimento in modo da adattarsi sia a diffusori monitor con ingresso professionale che consumer. Le uscite Line invece hanno un livello nominale di +20 dBu che è il default del sistema, ma possono essere portate via Console a un livello di +24 dBu se c’è la necessità di interfacciare Apollo x6 con mixer da studio e registratori a nastro degli anni passati che usavano livelli di riferimento più elevati.

UAD Apollo x6 - Posteriore digital

La parte sinistra del pannello posteriore si incarica delle connessioni digitali: vi sono anzitutto una coppia di ingresso/uscita stereo S/PDIF su pin RCA; i BNC per Word Clock In/Out e il pulsante per terminare su un carico di 75 Ohm il Clock In; le porte ADAT di ingresso e uscita con capacità S/MUX per andare oltre ai 48 kHz di sampling rate  previsti originariamente dal formato senza perdere gli otto canali che è capace di trasportare (se si resta entro i 96 kHz). Segue poi una card su cui sono presenti due porte Thunderbolt 3 su connettore USB-C: la prima porta è per collegare Apollo x6 al computer, mentre l’altra può essere usata per un collegamento in daisy-chain a una seconda Apollo. Da notare che su Mac è possibile collegarsi anche a porte host TH1 e TH 2 tramite adattatori, mentre su PC serve obbligatoriamente una connessione TB 3 nativa. Il pannello è chiuso dal connettore multipolare per l’alimentazione.

 

DSP e plug-in

Una parte importante dell’appeal dei sistemi UAD Apollo è costituita dai plug-in proprietari della casa e dalla loro capacità/necessità di girare esclusivamente sui DSP interni alle interfacce audio serie Apollo e/o sugli acceleratori serie Satellite. Negli anni la casa ha sviluppato un portfolio di plug-in molto ricco e variegato, che si è fatto una eccellente reputazione per offrire alcune tra le migliori riproduzioni in software di hardware vintage. I plug-in sono sviluppati sia direttamente, sia in partnership con alcune tra le più prestigiose software house del nostro settore, e il risultato è che sono disponibili più modelli per ciascuna tipologia di hardware emulato: troviamo dunque tanti preamp, equalizzatori, compressori, tape simulator, delay e riverberi diversi, tra i quali c’è spesso l’imbarazzo della scelta.

Ogni interfaccia UAD nasce con una data configurazione di DSP, la quale limita in maniera hardware il numero di plug-in gestibili contemporaneamente. Ciascuno dei diversi plug-in in listino (sono oltre 200, incluse tutte le varianti) ha un suo peso sui DSP, per cui non è possibile affermare a priori quanti plug-in gireranno in contemporanea su ciascun modello Apollo in quanto tutto dipende da quali di essi si selezionano.

Una chart della casa disponibile qui riporta però l’occupazione percentuale di DSP di ciascun plug-in, sia nell’uso in mono che in quello stereo, e quindi consente di farsi un’idea a priori di quale hardware UAD scegliere. La Apollo x6 della nostra prova ha sei DSP di tipo Sharc ADSP-21469 di produzione Analog Devices, per cui ha le spalle ben larghe per supportare numerosi plug-in allo stesso tempo.

Se la potenza di bordo non dove essere sufficiente, si può espandere il sistema collegando allo stesso bus Thunderbolt un’altra Apollo (e in tal caso aumenteranno sia il numero di DSP che anche gli I/O complessivamente a disposizione), oppure una unità Satellite: queste sono box di accelerazione esterna che contengono esclusivamente DSP e che quindi sono destinate ad aumentare la potenza di calcolo di un sistema UAD se ve ne è necessità. Attualmente il catalogo della casa prevede una versione di Satellite a quattro DSP e una a otto. Una di queste unità permette inoltre di lavorare coi plug-in UAD anche senza una Apollo collegata al computer, il che è comodo se ci si deve spostare magari con un laptop ed eseguire un mix di materiale già registrato in precedenza.

Attualmente le interfacce Apollo in commercio sono disponibili esclusivamente nella versione Heritage Edition, che si distingue per avere una dotazione di plug-in piuttosto ricca. Il bundle-base di Apollo x6 denominato Realtime Analog Classics Plus comprende infatti:

  • UA 610-B Tube Preamp & EQ
  • Marshall Plexi Classic Guitar Amp
  • Ampeg SVT-VR Classic Bass Amp
  • UA 1176LN Limiting Amplifier (Legacy)
  • UA 1176SE Limiting Amplifier (Legacy)
  • Pultec EQP-1A EQ (Legacy)
  • Pultec Pro EQ (Legacy)
  • Teletronix LA-2A Leveling Amplifier (Legacy)
  • Fairchild 670 Compressor (Legacy)
  • Precision Enhancer Hz
  • Raw Distortion
  • Precision Channel Strip (Precision Mix Rack Collection)
  • Precision Reflection Engine (Precision Mix Rack Collection)
  • Precision Delay Mod (Precision Mix Rack Collection)
  • Precision Delay Mod L (Precision Mix Rack Collection)
  • RealVerb Pro Custom Room Modeler

UAD Apollo x6 - Heritage plug-in

A questi plug-in l’Heritage Edition Bundle aggiunge infatti altri 10 prodotti:

  • UA 1176 Classic Limiter Collection
  • Teletronix LA-2A Classic Leveler Collection
  • Pultec Passive EQ Collection
  • Fairchild Tube Limiter Collection
  • Teletronix LA‑3A Audio Leveler
  • UA 610 Tube Preamp & EQ Collection
  • Helios Type 69 Preamp & EQ Collection
  • V76 Preamplifier
  • Oxide Tape Recorder
  • Pure Plate Reverb

Nell’ottica di mantenere ancora leggibile questa recensione e non trasformarla in una sorta di tesi di laurea, non è possibile dar conto qui delle prestazioni di tutti i plug-in inclusi e analizzare almeno i più significativi di quelli a pagamento, ma in prossimi articoli su New Musical Instruments ci sarà l’occasione per passare in rassegna l’ambiente UAD in dettaglio. Qui basta intanto osservare che già nella dotazione-base la Apollo x6 è dotata di preamp, compressori ed equalizzatori di eccellente qualità e varietà che mettono subito in condizione di lavorare. Sarà poi possibile demandare a momenti successivi la valutazione e l’acquisto di plug-in più specialistici, anche perché UAD ha sia una politica di versioni trial che di sconti periodici che garantisce a ogni suo utente di ritagliarsi la collection di plug-in a lui più congeniale.

La gestione dei plug-in, il loro acquisto/autorizzazione, la ricerca/installazione di versioni aggiornate e soprattutto il carico puntuale gravante sui DSP interni in funzione dei plug-in in quel momento caricati nel progetto sono tutti rappresentati nella app UAD Meter & Control Panel Application

UAD Apollo x6 - Il software di gestione

 

In prova

La Apollo x6 è stata utilizzata a lungo prima di stendere queste righe, impiegandola all’interno di un set-up basato su Windows 10 e Cubase Pro 11. L’interfaccia ha dimostrato stabilità assoluta, non andando mai a generare crash del Cubase o peggio del sistema intero, dando quindi la sensazione che i driver sono scritti bene e non risentono di stress dovuti al carico.

Le operazioni di set-up di Apollo x6, una volta che la porta Thunderbolt del PC è configurata correttamente e ha i suoi driver aggiornati, sono semplici e lineari.

Per un primo test-drive non è necessario imparare a usare l’app Console e ci si può limitare a far vedere gli I/O dell’Apollo alla DAW: in questa condizione si ha subito l’occasione di apprezzare il suono di prima classe di questa interfaccia, che così ti dimostra subito il perché del suo prezzo. La qualità timbrica, sia in A/D che in D/A è difatti nettamente superiore a interfacce audio di prezzo basso e anche medio, e questo lo senti anzitutto in un suono complessivamente “bello” anche senza stare a cercare i dettagli, senza tirare le orecchie per analizzare questo o quel parametro. La timbrica è tridimensionale, diretta, lucidissima e presente, molto “vera”. Non senti quel velo di distanza, di indeterminatezza che spesso accompagna i suoni una volta che sono finiti In The Box, visto che una registrazione di un synth ti restituisce in ascolto tutto il punch, la vividezza e presenza dell’hardware originale: troppo spesso accade che, con un’interfaccia audio di livello non eccelso, il gran suono di un gran synth “lo perdi” una volta che è stato registrato, ma questo certamente non accade qui.

L’estensione è eccellente, e colpisce sia il basso stabile e roccioso senza mai diventare abbondante o peggio lungo, sia l’estremo acuto che appare esteso e levigato, eufonico e dettagliatissimo al tempo stesso.

Anche la registrazione microfonica appare impeccabile, pur senza ancora invocare i benefici di cui sono capaci i preamp Unison quando abbinati al plug-in “assassino”: senza alcun processing in ingresso infatti i preamplificatori di bordo si dimostrano trasparenti e molto lineari, senza particolari derive timbriche personali ma al contrario dotati di molto gain senza andare in crisi e senza proporre una interpretazione personalistica. Vedremo in articoli futuri come questa prestazione possa poi essere ribaltata tramite i plug-in Unison che emulano preamplificatori famosi del passato, e come la timbrica possa diventare caratterizzata, grossa, classica e al contempo grintosa rispetto alla configurazione senza processing software.

Ecco, questa è senz’altro una delle killer-feature di questa serie Apollo, e cioè la possibilità di cambiare personalità già in fase di registrazione variando il suono del preamp, offrendo un carico variabile al microfono e quindi influenzandone la risposta, e al contempo dando a cantante e fonico il monitoraggio con le caratteristiche timbriche finali determinate dalle emulazioni dei plug-in Unison, il tutto in tempo reale.

UAD Apollo x6 - L'applicativo Console

L’altra killer-feature è però dedicata ai grandi utenti di strumenti virtuali caricati nella DAW, ed è assai meno apparente e citata nella pubblicistica della casa: grazie all’app Console infatti è possibile ruotare i soft-synth direttamente a uno dei canali di monitoraggio in tempo reale di Console, saltando il buffer della DAW e quindi abbattendo quasi del tutto la loro latenza. Oltre alle porte fisiche di Apollo x6 infatti la DAW vede anche otto canali di uscita denominati Virtual 1/8 che poi si ritrovano come ingressi nel mixer di monitoraggio di Console. Basta allora, all’interno della DAW, ruotare i soft-synth a un canale di uscita Virtual e non al Master per ritrovarseli in ascolto dentro Console con una latenza nettamente minore di quella ottenibile se passassero per il mixer della DAW stessa.

In questa maniera si ha la nettissima sensazione di suonare uno strumento hardware, con un’incisività e un’immediatezza mai sentite prima in un soft-synth. Chiaramente questo riguarda la fase di creazione, composizione e registrazione, mentre poi in mix non cambia nulla, ma si tratta di un passo avanti enorme nella sensazione che riceve il musicista appunto mentre crea i suoni, studia le parti, registra: finalmente sembra essersi squarciato il velo, il diaframma trasparente che da sempre separa l’esecutore dal sintetizzatore virtuale che sta suonando dentro al PC.

Certo, stiamo parlando di variazioni di pochi millisecondi in termini di latenza, visto che già facendo il tradizionale monitoring dalla DAW il bus Thunderbolt e l’implementazione hardware della interfaccia UAD garantiscono ritardi molto bassi. Eppure vi garantisco che la latenza sostanzialmente a zero di quando si lavora sulla Apollo col suo monitoring hardware crea una differenza che si percepisce assai nettamente e rende più immediato, fluido il rapporto tra il musicista e i suoi strumenti ITB. Uno dei principali motivi di disaffezione dal lavorare in DAW, che recentemente ha riportato molti sintetisti a lavorare con synth hardware, viene a cadere, e questo ti fa tornare a suonare con la massima soddisfazione i più bei soft-synth disponibili. Inoltre anche gli strumenti software possono essere processati in tempo reale dai plug-in UAD, ottenendo una visione immediata del suono “già lavorato” come se si stesse operando su un sintetizzatore fisico in abbinamento a una catena di pedali e processori hardware da rack.

Ultima citazione per le capacità di gestione del monitoraggio di Apollo x6: grazie alla manopola di volume immediatamente raggiungibile, nonché alla funzionalità di Mute, commutazione tra più coppie di diffusori tramite comandi fisici dedicati e talkback, questa è davvero una box che fa venir meno l’esigenza di un monitor controller dedicato. Anche il mixaggio dei segnali monitor in tempo reale fatto in hardware sui DSP di Apollo, e non invece in software dalla DAW, rende assai potente questa interfaccia nel monitoraggio e più in generale in tutta la gestione in studio.

 

Conclusioni

Un’interfaccia audio come la Apollo x6 ti cambia la vita: il suo suono molto bello e molto fedele fa registrare e monitorare in maniera nettamente migliore; l’uso di plug-in già in fase di ripresa contribuisce a farti creare subito il suono finale e quindi influenza in positivo la performance; la riproduzione dei soft-synth attraverso i canali Virtual acquisisce una vividezza timbrica e una sensazione di immediatezza durante l’esecuzione che rendono pienamente soddisfacente l’uso di strumenti virtuali; i plug-in UAD sono tanti e tali che possono tranquillamente tenere su da soli una produzione altamente professionale, e già con la dotazione del bundle Heritage Edition si parte molto bene; le funzionalità di monitor-mixing e monitor controller dell’abbinata sw Console + hw Apollo danno la bellissima sensazione di avere tutto il controllo dello studio sotto le dita.

Spesso vedo che molti musicisti, specialmente se operanti in uno studio personale, spendono assai malvolentieri quattrini per un’interfaccia audio di alta qualità: in fondo sembra che si possa fare tutto anche con una macchinetta da poche centinaia di Euro, e questo perché il digitale odierno non suona mai veramente “male” e al contrario di primo acchito pare sempre soddisfacente. Ma la prestazione base di un’interfaccia entry-level viene qui superata di molto, sia in termini di pura qualità sonora che poi resterà per sempre nelle nostre produzioni, sia in termini di possibilità, funzioni, stabilità. Ecco dunque che a chi sta facendo seriamente con la musica elettronica, che sta investendo cifre importanti nell’acquisto di sintetizzatori hardware e di licenze software faccio una fortissima esortazione a considerare quanto centrale sia un prodotto come questo nel proprio set-up.

Le UAD Apollo X possono essere un game-changer assoluto in uno studio personale, e questa x6 in particolare mi appare come il prodotto ideale per il producer elettronico grazie a un buon numero di I/O che sono utili sia per gestire processori hw esterni da usare mandata, sia per fare mix in multicanale. Va citata anche la grande possibilità di espansione del sistema, sia aggiungendo canali di I/O con altre Apollo o convertitori ADAT, sia con le sterminate possibilità di processing offerte dal catalogo dei plug-in UAD.

Il prezzo? Sì, non sono pochi soldi, ma in rapporto a quanto offerto e all’utilità che un prodotto del genere può restituire al musicista, meglio comprare un synth di meno e investire su un’interfaccia di questo calibro: vi ripagherà alla grande negli anni a venire.

 

Scheda tecnica

Prodotto: Universal Audio Apollo x6

Tipologia: interfaccia audio Thunderbolt con acceleratori DSP integrati

Dati tecnici dichiarati dal costruttore:
Inputs

Line Inputs: 6 Balanced ¼” TRS
Microphone Inputs: 2 Balanced XLR
Instrument (Hi-Z) Inputs: 2 Unbalanced ¼” TS
Digital Inputs (Optical TOSLINK): ADAT: 8 channels @ 44.1 – 96 kHz, ADAT: 4 channels @ 176.4 – 192 kHz
Digital Inputs (RCA): S/PDIF: 2 channels @ 44.1 – 192 kHz

A to D Conversion
Mic Preamps:
Dynamic Range: 122 dB (A-weighted)
THD+N: -115 dB (0.00019%)
Frequency Response: 20 Hz – 20 kHz, ±0.05 dB
Line Inputs: Dynamic Range: 123 dB (A-weighted)
THD+N: -113 dB (0.00022%)
Frequency Response: 20 Hz – 20 kHz, ±0.04 dB

Outputs
Line Outputs:
6 Balanced ¼” TRS
Monitor Outputs: 2 Balanced ¼” TRS
Headphone Outputs: 2 Stereo ¼” TRS
Digital Outputs (Optical TOSLINK): ADAT: 8 channels @ 44.1 – 96 kHz, ADAT: 4 channels @ 176.4 – 192 kHz
Digital Outputs (RCA): S/PDIF: 2 channels @ 44.1 to 192 kHz

D to A Conversion
Line Outputs: Dynamic Range: 127 dB (A-weighted)
THD+N: -118 dB (0.00011%)
Frequency Response: 20 Hz – 20 kHz, ±0.07 dB
Monitor Outputs: Dynamic Range: 129 dB (A-weighted)
THD+N: -118 dB (0.00012%)
Frequency Response: 20 Hz – 20 kHz, ±0.06 dB
Headphone Outputs: Dynamic Range: 125 dB (A-weighted)
THD+N: -102 dB (0.00080%)
Frequency Response: 20 Hz – 20 kHz, ±0.05 dB

Apollo X Series System Requirements
ALL:
Thunderbolt 3 cable (not included), Internet connection to download software and authorize UAD plug-ins, 6 gigabytes available storage, Quad Core i7 or better processor recommended.
MAC: Available Thunderbolt 1, 2, or 3 port, Thunderbolt 1 and 2 connections require an Apple Thunderbolt 3 to Thunderbolt 2 Adapter (not included), macOS 10.12 Sierra, 10.13 High Sierra, 10.14 Mojave, 10.15 Catalina, or 11 Big Sur.
PC: Available Thunderbolt 3 port, Windows 10 (64-Bit Edition).

Dimensioni (L x P x A): 48,26 x 34,29 x 4,45 cm
Peso: 4,08 kg

Prezzo: 2.590,00

Distributore: Midiware

Giulio Curiel

Giornalista della storica rivista Strumenti Musicali dal 1993 al 2016, ho scritto oltre 1200 articoli su synth, studio technology e computer music. Se non so di cosa parlo, sto zitto.

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